venerdì 29 luglio 2016

PNG: MIOKO ISLAND, KALILI HARBOUR

3°26.380'S 151°56.080'E
Domenica 24 luglio lasciamo Rabaul diretti al Duke of York Group, un piccolo arcipelago a 24 miglia, formato da 13 isole che racchiudono una laguna.
Percorse a motore le 10 miglia di uscita dalla baia di Rabaul, navighiamo con un bel vento sui 15-16 nodi, al traverso, e in due ore siamo alla pass est, Matnauru Passage; abbiamo il sole alto alle spalle e si distinguono bene i fondali, entriamo a vela in acque sicure e profonde fino alla baia ad ovest di Mioko Island; alle 12.20 caliamo l'ancora davanti al villaggio, su un fondale di 8-9 metri, con sabbia chiara (4°13.762'S 152°27.379'E).
Il posto è splendido e ben riparato: la laguna è calma e trasparente, verso SW si vede la barriera corallina, si sente il rumore del mare che frange, con il sole i fondali intorno prendono tutte le colorazioni dal blu intenso all'azzurro chiaro, dal verde intenso al verde chiaro.
Si avvicinano timidamente due canoe di ragazzini, che rimangono ad una certa distanza e solo quando Lilli li saluta sorridendo si decidono ad avvicinarsi. Notiamo nel loro comportamento un rispetto ed una educazione, che per esempio i ragazzini delle Trobriand non avevano. "I like Coke" dice uno di loro, il più piccolino; Lilli gli porge una lattina e poco dopo il più grande, sempre dalla canoa e quasi scusandosi, chiede: "Possiamo andare, madam?" Altro che alle Trobriand, dove per mandarli via bisognava quasi cacciarli a forza giù dalla barca!
Quando scendiamo a terra Jack, un giovane sulla trentina, ci fa da guida attraverso il paese: belle case con tanto spazio curato intorno, tutti ci salutano, spesso ci danno la mano, ma non abbiamo stormi di ragazzini che ci inseguono.
Ci sono le scuole materne ed elementari, due chiese, la Cattolica e la United Church; è domenica e la maggior parte della gente è a casa; molti qui, compreso Jack, lavorano a Kokopo, partono il lunedì e rientrano al villaggio il venerdì sera.
Nelle isole del gruppo ci sono diverse piantagioni di palme da cocco, i locali ci dicono che sono di proprietà delle due chiese presenti, ed i proventi vanno alle loro sedi centrali.
Il giorno seguente facciamo un giro con il dinghy fino alla barriera sud per vedere i coralli, ma c'è ancora vento sui 15-18 nodi e un po' di onda, così torniamo verso la pass est, a nord di Mioko, dove troviamo bei coralli in acque calme.
Prima di partire chiediamo alla gente del villaggio se possiamo avere delle banane e papaie: il nostro desiderio viene esaudito immediatamente, per due caschi di banane e tre papaie spendiamo 30 kina (circa 10€) e un kg di riso.
Per la bellezza del posto e la cortesia e discrezione degli abitanti, raccomandiamo Mioko Island davvero caldamente a tutti i velisti che navigano da queste parti.
All'alba di martedì 26 luglio salpiamo per una tappa di 60 miglia, fino a Kalili Harbour, sulla costa sud occidentale dell'isola di New Ireland, che si affaccia nel mare di Bismark. Usciamo dalla laguna del Duke of York Group attraverso Unurum Passage, la pass di NW, ben cartografata sia da C-Map e da Navionics, con profondità mediamente sui 10 metri.
Purtroppo siamo costretti a dare motore: solo 6 nodi di vento, in poppa, che annullano anche il vento apparente di velocità. In pratica mare piatto e zero vento, sotto un sole che picchia; per tentare di difenderci montiamo il tendalino grande, ma il caldo è comunque asfissiante.
La nostra meta è una piccola baia chiusa dal reef, cui si accede tramite un passaggio largo circa 70  metri, orientato sui 50°. Arriviamo verso le 15: il sole è ancora alto, alle nostre spalle, ma oscurato dalle nuvole sotto costa. In pratica non si vede un tubo, il mare rispecchia il grigio del cielo e non si riescono a distinguere i colori, solo grazie a piccole onde che frangono riusciamo ad individuare  tratti di reef affiorante. A complicare l'atterraggio provvedono le cartografie Navionics e OpenCPN, entrambe spostate di 0,6 M verso NW. Su entrambi i sistemi registriamo la traccia, che mostrano Refola che naviga a terra! Per fortuna la C-Map invece è corretta, ed abbiamo una buona immagine satellitare che ci dà la certezza delle acque sicure.
Avanziamo lentamente all'interno della baia verso est per circa 500 metri, fino ad arrivare in prossimità di un piccolo molo in cemento, piuttosto fatiscente, caliamo l'ancora su 15-16 metri d'acqua, ottimo fondo di sabbia (3°26.380'S 151°56.080'E).
Dal molo un giovane si sbraccia per salutarci, e cerca di parlare, ma per la distanza non si capisce cosa vuol dire, dopo poco lo vediamo arrivare in groppa ad un tronco d'albero, pagaiando con le mani. Chiede di salire a bordo, come si fa a negarglielo? Victor ha 23 anni; gli chiediamo come mai non ha una canoa, ci risponde che sia la sua che quella di suo padre sono rotte, e ci vuole molto tempo per costruirne una nuova. Poiché abbiamo a bordo due canottini (tipo quelli per bambini), gli chiediamo se ne vuole uno e lui si mostra molto felice. Facciamo due chiacchiere, tra le altre cose ci racconta che da queste parti per sposarsi bisogna che i genitori dei due "fidanzati" prima diano il consenso, poi  si accordino sulla dote e sulle spese della festa. Qui sono le donne, per tradizione, a possedere la terra, e spesso lo sposo deve pagare somme ingenti alla famiglia della sposa, a volte anche 1000 Kina (350 €). Per fortuna, dice Victor, qui da noi sono sufficienti 200-300 kina.  Ascoltiamo con interesse, pensando che non troppo tempo fa le nostre tradizioni non erano molto diverse, a parte la proprietà della terra alle donne!
È ormai buio quando Victor decide di tornare a terra; non è mai stato su un canotto e non si fida molto, domanda : "ma è sicuro?" Esita a lungo prima di mollare la presa sulla barca, poi prende coraggio e, fra il divertito e il preoccupato, inizia a pagaiare di braccia verso la spiaggia.
Il mattino seguente ci avvicina una canoa. "C'è una festa al villaggio, e saremmo felici se voi partecipaste!" Insomma, un invito ufficiale! Lilli, reduce da una notte di febbre dovuta probabilmente ad un colpo di calore, preferisce restare in barca; andiamo Luciano ed io.
È una festa importante, con tanto di palco per le autorità, una cosa davvero difficile da immaginare in un piccolo villaggio di 150 abitanti.  Quando atterriamo col dinghy una sorta di "cerimoniere" viene ad accoglierci porgendoci il benvenuto alla "Festa delle mangrovie".  Subito gli consegniamo il nostro presente  per il villaggio, un martello con due scatole di chiodi zincati di diverse misure ed un kit di pronto soccorso, che il "cerimoniere" mostra di apprezzare molto.
C'è molta gente, anche dei villaggi vicini, i bambini indossano la divisa della scuola primaria; è la seconda edizione di questa festa, che ha lo scopo di promuovere la protezione e lo sviluppo delle mangrovie, piante che noi reputavamo infestanti ed invece sono utili non solo per impedire l'erosione delle coste, ma anche perché creano un habitat idoneo per pesci a rischio di estinzione. Qui la comunità ha creato una piccola serra per la coltivazione di piccole mangrovie, che una volta cresciute vengono trapiantate in acqua, in bassi fondali.
Dal palco, uno speaker la cui voce è amplificata da altoparlanti (!!!) presenta le autorità: circa 6-7 persone tra personaggi politici venuti in auto da Kavieng ed i chief dei villaggi vicini. Prima che salgano sul palco, a ciascuno di loro un gruppo di donne dona una ghirlanda di fiori. Poi i bambini della scuola elementare cantano l'inno nazionale, mentre viene innalzata la bandiera della Papua.


Infine le autorità si alternano al microfono, parlando in uno stile "politico" non dissimile da quello cui siamo abituati in Italia; alcuni di loro esprimono un ringraziamento per la nostra presenza, in quanto "ospiti internazionali". Mentre siamo in ascolto e anche noi applaudiamo come tutti, un locale ci chiede se conosciamo la loro lingua locale: "Assolutamente no, solo qualche parola, ma i discorsi dei politici sono uguali in tutto il mondo", rispondo, mentre il nostro interlocutore fa un cenno di assenso  e ride divertito.
Verso la fine degli interventi inizia a piovere; in quanto "ospiti internazionali", veniamo invitati sul palco, protetto da una tettoia, dove è stato preparato un rinfresco.
Ci intratteniamo un po', poi salutiamo le autorità, il chief del villaggio e facciamo ritorno in barca.
Dobbiamo infatti partire il pomeriggio stesso: ci aspetta una navigazione notturna, di 118 miglia, fino a Kavieng, capoluogo di New Ireland.