Visualizzazione post con etichetta Mediterraneo-Francia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mediterraneo-Francia. Mostra tutti i post

sabato 25 aprile 2026

DA CALA GALERA A HIERES, AGUADULCE, GIBILTERRA

 Domenica 5 aprile salpiamo finalmente da Cala Galera per Hieres a 241 miglia, vento debole siamo in alta pressione 1026 mb, mare calmo proseguiamo a vela con l’aiuto del motore. Siamo in  4 a bordo Angelo, Cristina, Fabrizio ed il sottoscritto, facciamo turni di 2,30 ore con parziale sovrapposizione di mezz’ora per chi monta.

Tutto fila liscio fino alla Giraglia, dove passato il faro e orientata la prua su Hieres, sentiamo un po' di onda in prua e vento da WSW sui 17 nodi, di notte buio pesto sento un sferagliamento che dura circa un minuto e poi silenzio, ho pensato che forse con la chiglia ho preso qualcosa, una rete? Che poi si è liberata da sola, invece al mattino Fabrizio va a prua e vede che manca l’ancora, purtroppo quello sferagliamento che avevo accusato nel turno di notte erano i 100 metri di catena che se ne andavano; come è potuto succedere tutto ciò? Con i movimenti della barca sull’onda di prua, si era sciolto il nodo che legava l’ancora al bittone di prua e contemporaneamente si era allentata la frizione sul salpancore. Facciamo buon viso, visto che la catena andava sostituita, ma dispiace per l’ancora una spade da 35 kg che avevamo comprato nel 2023 negli USA, perché ci era stata rubata la Bugel originale in Inox.



L’ultima notte a 50 miglia da Hieres,


riceviamo la visita della Guardia Costiera, mettono in acqua il loro gommone ci avvisano di proseguire la nostra rotta a 4 nodi e salgono a bordo in 5, chiedono dove andiamo e per quale motivo, documenti della barca e documenti personali, piccola ispezione a bordo e alla fine ci rilasciano una copia del verbale e se ne vanno.

Alle 8.15 entriamo nel Porto di Hieres, Port S. Pierre,  facciamo carburante ed andiamo al posto assegnatoci dal cantiere Amel (43°04.851’N 6°09.496’E).

Ci mettiamo subito all’opera per ordinare nuova ancora e catena, alla fine la soluzione migliore viene ordinata ad Aguadulce e consegnata in marina; ad Hieres riceviamo invece la conferma  che non fanno più assistenza e manutenzione alle vecchie barche come il Super Maramu.

Mercoledì 8 aprile lasciamo Hieres per dirigerci ad Aguadulce a 565 miglia, il golfo del Leone è mansueto, poco vento e mare calmo.



alba e tramonto

Sabato 11 aprile montiamo i due tangoni in previsione di un rinforzo di vento da est, quindi in poppa, infatti alla sera misuriamo 14 nodi ed il genoa tangonato con la mezzana ci fanno raggiungere i 6,5 nodi di velocità senza motore.

Arriviamo ad Aguadulce domenica 12 aprile alle 12.00 e ci fermiamo al molo del rifornimento per fare l’accettazione, il rifornimento lo rimandiamo a Gilbilterra in quanto più economico. Ci spostiamo al molo assegnatoci (36°48.886’N 2°33.652’W).

Durante la sosta dobbiamo fare alcune riparazioni al genoa e scopriamo che a Licata è stato inferito nella canaletta sbagliata, un po' più stretta, non c’è verso di tirarlo giù, dobbiamo inventarci qualcosa: acquistiamo due grossi morsetti e stringiamo due tavolette di legno in prossimità dell’inferitura, poi leghiamo un cima ai due morsetti e facciamo forza con il salpaancore ed un po' alla volta il genoa viene giù, qundi cuciamo del nastro da vele sulle cuciture che avevano ceduto e tiriamo su il genoa nel canale corretto.


cena al ristorante

La catena e l’ancora nuove ci vengono consegnate mercoledì mattina, stendiamo la catena sul molo del distributore e montiamo i segnacatena, poi infiliamo la catena nel pozzo, assicuriamo il terminale al golfare nel gavone con un pezzo di cima in modo che in caso di emergenza si possa tagliare, fissiamo l’ancora con la girella e l’operazione è completata.

Alle 13.00 di mercoledì 15 aprile partiamo da Aguadulce con destinazione Gibilterra a 146 miglia, vento leggero sui 4-6 nodi e mare calmo ci consentono di arrivare a Gibilterra verso le 12.30, di giovedì, dobbiamo aspettare un’oretta per attendere il turno del rifornimento, paghiamo il gasolio detassato a 1,56 €/litro.



Poi ci spostiamo poco più avanti all’Ocean Village, ottimo marina con servizi impeccabili, (36°08.891’N 5°21.257’W).

A Gibilterra facciamo un po' di cambusa all’ottimo supermercato Morrison ed il giorno seguente visto che siamo in ritardo sulla tabella di marcia, prendiamo la finestra buona per ripartire alla volta di Baiona a 515 miglia.

giovedì 2 agosto 2012

Toulon

43:07.06N 5:55.52E

Giovedì 2 agosto riprendiamo la nostra rotta verso occidente, spostandoci
a Toulon, dove ci raggiungeranno i nuovi ospiti. Passiamo la notte in
rada, e il giorno dopo entriamo al marina di Toulon per ricevere prima
Elena, compagna di Franco, e poi Giorgio e Renata, ormai provetti marinai
su Refola. L’equipaggio è completo; la prima tappa prevede navigazione
notturna fino alla Spagna. Diamo una ripassata a norme e dispositivi di
sicurezza a bordo, organizziamo i turni di guardia, 2 ore in coppia a
partire dalle 22. Sono attivi, ovviamente, radar e AIS. Uno sguardo al
meteo ci conferma che un’alta pressione si è instaurata sul mediterraneo
occidentale e così quando partiamo, alla sera di sabato 4, ci facciamo
tutto il Golfo del Leone a motore.

lunedì 30 luglio 2012

A Hyeres, ancora lavori a bordo

43:04.46N 6:09.31E
Alle 10.30 di domenica 29 luglio molliamo gli ormeggi e imbocchiamo il
canale di uscita, lungo e ben segnalato, che dal marina di Port Napoleon
sbocca in mare nel golfo di Fos. Verso la fine del canale ci sono a dritta
numerosi segnali che indicano i bassi fondali attigui; ci siamo passati
già tre volte, ma teniamo gli occhi ben aperti. A un certo punto qualcosa
di strano attira la nostra attenzione: sporgono dall’acqua due alberi con
un genova lacero … una barca quindi, un ketch come il nostro, era andato a
morire in queste acque basse … un brivido nella schiena e un senso di
pena, come si trattasse di un animale ferito.
Appena in mare, superato il turbamento, issiamo le vele e filiamo sospinti
da 15-20 nodi di vento da W. Alle 15,30, dopo essere stati ancora una
volta incantati dalle Calanques di Marsiglia ci fermiamo a Port Miou, al
riparo dall’onda e dal vento, per concederci un pomeriggio di meritato
riposo.
Ripartiamo di buon’ora la mattina dopo, con un bel vento da WNW sui 20-25
nodi, e alle 13.30 siamo davanti al marina di Hyeres, trafficatissimo e
graffiato da un vento teso, con raffiche a 25-30 nodi.
I ragazzetti del marina (non ben addestrati, che invece di risponderti al
VHF si sbracciano urlando al vento dal nuovo pontile di ‘accoglienza’) ci
gridano che non c’è posto; piuttosto contrariati da questi modi davvero
poco marinareschi, ci mettiamo all’ancora appena fuori dal porto. Verso
sera fissiamo l’appuntamento con il meccanico e la capitaneria del marina
ci rimedia un posto per 3 giorni (80 €/notte).
Il meccanico, bravo e onesto (Denis Guir Tel 0614149118) ci fa un lavoro
egregio: cambio olio e filtri, pulizia dei condotti dell’acqua del motore
e del generatore, tensione delle cinghie, registrazione valvole e
controllo iniettori.

nella foto: il ketch affondato nel canale di Port Napoleon


sabato 28 luglio 2012

Refola lascia Port Napoleon

43:22.54N 4:49.79E

Il 27 luglio 2012, con Lilli e l’amico ligur-trentino Franco, torniamo a
Port Napoleon, dove Refola ha trascorso due stagioni di rimessaggio
invernale.
Ottimo marina, con servizi efficienti e un negozio di articoli nautici ben
rifornito, nel complesso abbastanza economico per il nostro 16 metri:
4.500 euro l’anno per il posto a terra, compreso alaggio e varo. Unica
nota dolente, un meccanico costosissimo e difficile, se si ha bisogno è
meglio rivolgersi altrove.
Comunque è un marina/rimessaggio che consiglio a chi volesse stanziare
nella zona di Marsiglia-Camargue.
Il 28 luglio Refola torna in acqua: come prevedibile, dopo 11 mesi a
secco, dobbiamo affrontare una miriade di piccoli problemi: il motore non
si accende perché la tensione della batteria è troppo bassa, il
pressostato del vaso di espansione al 2° giorno di funzionamento ha deciso
che è finito il suo corso, il log che ci indica la velocità della barca è
morto, il Navtex non riceve un messaggio che sia uno, il vecchio inverter
è morto pure lui (aspettandomelo, ne avevo già programmato la
sostituzione). Insomma, come sempre un sacco di lavoro per rimediare a
questi ed altri inconvenienti, che non mancano mai.
Se a ciò aggiungiamo la pulizia della coperta piena di polvere e terra, il
caldo e le zanzare, possiamo dire che i primi due giorni sono stati
abbastanza duri … ma come sempre ce l’abbiamo fatta, e domenica 29
lasciamo definitivamente Port Napoleon, diretti prima a Hyeres (per
revisione motore e generatore), poi alle Canarie, dove prevediamo di
arrivare ai primi di settembre. Da Gran Canaria, a fine novembre,
riattraverseremo l’Atlantico, per iniziare finalmente il nostro primo giro
del mondo.

mercoledì 31 agosto 2011

Refola torna a Port Napoleon

43:22.54N 4:49.79E
Dopo due giorni di sosta all’ancora in prossimità del porto di Bormes Las
Mimosas, domenica 21 con una leggera brezza raggiungiamo Hyeres dove
abbiamo appuntamento con il cantiere Amel. Ci sono ancora piccole
riparazioni da fare: il montaggio del motore del riscaldamento a gasolio,
spedito in precedenza alla casa per la revisione, un winch elettrico che
fa le bizze, il conta catena che dà i numeri (sbagliati) e gli scarichi
dei WC elettrici da sistemare; in pratica tutta la settimana rimaniamo in
porto a Hyeres, avvolti da un caldo opprimente: per fortuna che l’aria
condizionata all’interno della barca ci dà un po’ di sollievo…
Domenica 28 ci raggiungono gli amici amelisti Ornella e Umberto,
proprietari di Be Quiet 2 (sorella gemella di Refola), che dal 2008 si
trova a Trinidad; loro navigano ai Caraibi d’inverno e quest’estate sono
nostri graditissimi ospiti per qualche giorno.
Alle 15,15 lasciamo Hyeres e con un paio di lunghi bordi raggiungiamo la
baia di St. Elme a sud di St. Mandrier: ci stupiamo di trovarla quasi del
tutto vuota, ancoriamo e ci prepariamo a cenare. Ma poco dopo ci affianca
un gommone per chiederci di spostarci, di almeno 200 metri, perché siamo
troppo vicini alla zattera da cui spareranno, poco dopo, fuochi
d’artificio. E’ quasi buio, ma rifacciamo l’ancoraggio a debita distanza e
così, dopo cena, ci godiamo “in prima fila” lo spettacolo pirotecnico!
Lunedì 29, con vento da W sui 15 nodi, ancora alcuni bordi fino alla
calanque di Cassis; sostiamo per la notte alla boa nel particolarissimo
‘fiordo’ di Port Miou, il più profondo e riparato calanco della costa, a
circa 2 miglia da Cassis. Un tentativo di escursione a terra fallisce per
assenza della navetta promessa dal depliant di Port Miou, ma almeno
abbiamo fatto 4 passi!
Martedì 30 il vento è ancora da W sui 10-15 nodi, sempre di bolina ci
infiliamo nel golfo di Foss e bordeggiamo tra le navi all’ancora. Alle
20,30, poco prima del buio, ormeggiamo al pontile di accoglienza di Port
Napoleon.
Il 31 agosto la vacanza è finita: Refola ritorna all’asciutto, in attesa
del prossimo viaggio….

Nelle foto: l’arrivo a Port Miou e la calanque vista dall’alto



sabato 20 agosto 2011

Vacanze in costa Azzurra

43:07.61N 06:21.97E
La nostra vacanza in Costa Azzurra continua, sabato 13 dopo una puntatina
davanti al porto di Monaco, ritorniamo alla rada di Villafranche, verso
sera molte barche salpano e noi possiamo contemplare in piena pace la
bellezza di questo ancoraggio, nella cornice di tutti i paesini
illuminati.
Il 14 riprendiamo la navigazione per Cannes, siamo in campo di altra
pressione ormai da alcuni giorni ed i venti non superano i 5 nodi, a
motore raggiungiamo il porto di Cannes dove ci assegnano un posto tra 2
mega ferri da stiro; siamo stati in questo porto molte volte, ma sempre
senza barca, per visitare l’annuale mostra nautica, che si svolge a
settembre. In agosto, come ovvio, Cannes è molto animata, le vie pedonali
del centro sono piene di ristoranti affollati da turisti.
Il 15 finalmente arriva un po’ di vento, salpiamo Cannes con 15 nodi da E
al giardinetto e raggiungiamo l’ancoraggio davanti al porticciolo di Le
Poussail riparati dall’onda dall’isolotto privato di Ile d’Or, anche in
questa occasione alle 19 restiamo in poche barche e ci gustiamo un
tramonto rosso sorseggiando un gintonic ghiacciato.
Proseguiamo il 16 verso St. Tropez, purtroppo ancora senza vento; questo
tratto di mare è molto frequentato, si alza l’onda solo per il via vai di
grossi super yacht. In porto a St Tropez è naturalmente tutto prenotato,
per calare l’ancora il posto più vicino è a circa 1 miglio ad W del porto.
Ma non ci scoraggiamo e mentre Lilli rimane come quasi sempre a
controllare la barca, noi andiamo a terra con il nostro gommoncino
zigzagando tra i giganti, … qui la crisi si legge solo sui giornali!
Archiviato St Tropez, il 17 ci dirigiamo all’isola di Port Cross,
anch’essa affollatissima, soprattutto in prossimità dell’area di ormeggio
sui 2 vecchi pontili ed nel parco boe; ancoriamo nella parte più a W, un
po’ defilati dalla ressa su un fondale di 12 mt.
Alla sera il panorama e la brezza ci ripagano dell’affollamento.
Il 18 rientriamo a Bormes les Mimosas dove era iniziato il giro in barca
di Renata e Giorgio: anche loro hanno finito le vacanze e ritornano in
Italia.

Nelle foto: l’Ile d’Or, St Tropez





venerdì 12 agosto 2011

Indagine sulla sanità francese …

43:41.42N 07:17.32E
Di fare ritorno all’ospedale di Hyeres proprio non mi va e così il giorno
dopo, mercoledì 10, riprendiamo la navigazione in 5 a bordo, verso Nizza.
Una sosta alla famosa baia d’Agay, usata come ancoraggio nella storia, a
partire dagli antichi Romani fino alla II guerra mondiale, e l’11
arriviamo a Nizza, nel vecchio porto a due passi dal centro città. Venerdì
12 il Gianca ci lascia per rientrare a casa, mentre io avendo ancora il
pensiero dell’orecchio proseguo l’indagine sulla sanità
francese recandomi al pronto soccorso di Nizza; non vi sto a raccontare i
dettagli di questo sopralluogo, ma in sintesi estrema la sanità italiana è
di gran lunga superiore.
Dopo grandi peripezie, il giorno seguente riesco ad avere un appuntamento
con un otorino privato e finalmente arriva una diagnosi: non sembra ci
siano lesioni al timpano, ma una infiammazione della membrana, bisogna
continuare la cura antibiotica ed aggiungere un altro farmaco, permane il
divieto assoluto di far entrare acqua nell’orecchio.
Facciamo ritorno alla barca un po’ sollevati, ma il pensiero di non
potermi tuffare, neanche in caso di emergenza, mi fa sentire un po’
menomato, abituato come sono a controllare sempre la posizione
dell’ancora, a verificare il tipo di fondale, a poter far fronte ai
problemi che si verificano sotto la linea di galleggiamento.
Da domani sarà Lilli a scendere in acqua per controllare il corretto
posizionamento dell’ancora, tutti gli ancoraggi saranno eseguiti con il
grippiale perché, ahimè, il tarlo della catena che si spezza è sempre
presente …

Nella foto: tipica abitazione di un metalmeccanico francese sulla baia de
l’Argent –Faux

martedì 9 agosto 2011

Immersione galeotta

43:07.33N 06:21.78E

Essendo atteso un rinforzo di vento da NW 25-30 nodi con raffiche a 40,
l’ancoraggio dove siamo non è riparato, lunedì 8 ci spostiamo quindi di 10
miglia ad E di Cap Benat, nella baia a S del porto Bormes Le Mimosas dove
su un fondale 6 mt, vediamo affondare l’ancora completamente nella sabbia
e con 50 mt di catena dormiamo sonni tranquilli.
In verità un nuovo inconveniente ha scosso la nostra tranquillità: durante
il montaggio della lampada solare a poppa, mi è caduto in acqua il
coperchio della lampada e, nel tentativo di recuperarlo, mi sono caduti
anche gli occhiali da sole; risultato: entrambi giacevano bene in vista
sul fondo.
Mi armavo pertanto di pinne e maschera e, dopo aver recuperato un paio di
occhiali simili che giacevano anch’essi sul fondo, al secondo tentativo
risalivo con gli occhiali giusti ed il coperchio della lampada; MA … nella
manovra di recupero probabilmente non eseguivo la corretta compensazione e
alla fine della risalita riscontravo un leggero giramento di testa e una
piccola uscita di sangue dall’orecchio sinistro!
Il pericolo della perforazione del timpano è un inconveniente abbastanza
grave e così martedì 9, con il ritorno in barca di Giorgio e Renata,
approfittiamo della loro auto per recarci al pronto soccorso di Hyeres, a
circa 20 km.
Dopo una attesa di 3 ore , una breve visita ci dà la diagnosi: c’è il
sospetto di perforazione, ma per averne certezza occorre una visita
specialistica che ci viene fissata per il giorno dopo; nel frattempo, la
prescrizione è: divieto di acqua nell’orecchio e gocce antibiotiche.

domenica 7 agosto 2011

Refola torna in acqua

43:00.30N 06:12.69E

Il 2 agosto andiamo finalmente in acqua, non senza un momento di
apprensione: la nuova struttura di rollbar sembra impedire il
posizionamento del grande travel lift che deve sollevare Refola … ma è
stato sufficiente fermare le pale dell’eolico per farlo salire oltre il
ponte del travel.
Ci dedichiamo agli ultimi lavori di bordo, la spesa, un po’ di pulizie,
mentre gli amici Renata e Giorgio che ci avevano raggiunto decidono di
farsi un giretto a Barcellona.
Sabato 6 agosto, con equipaggio di 3 (il sottoscritto, Lilli e Gianca)
salpiamo da Port Napoleon, con vento da SE 20-25 nodi, naturalmente sul
naso; affrontiamo il lungo canale di uscita a motore e ci sembra che la
barca fatichi a risalire il vento e il mare con un’onda ripida di 1 mt,
quasi fosse appesantita dalla nuova struttura a poppa … ma una volta
aperte le vele anche di bolina abbiamo ritrovato la Refola di sempre! La
soddisfazione poi si è completata nel verificare la ricarica delle
batterie dal 90 al 100%, senza l’uso del motore e del generatore, con
tutti i servizi in funzione.
Domenica 7 siamo alle Porquerolles, molto affollate in questo periodo;
durante la manovra di ancoraggio nella grande baia … , mentre arretro per
far agguantare l’ancora, la catena si spezza a circa 25 metri !!! sono le
19.30, abbiamo ancora circa 1 ora di luce, bisogna sbrigarsi: velocemente
armiamo l’ancora di rispetto, una Fortress in alluminio con 10 mt di
catena, recuperiamo la catena spezzata sul fondo di 6 mt, grazie all’acqua
limpida non facciamo troppa fatica ad individuarla, ed alle 20.30 la
catena era gia’ saldata con l’inserimento di una falsa maglia.
Cacchio, è la seconda volta che questa catena si spezza (stavolta a 3
maglie di distanza dal punto in cui si è rotta a giugno dell’anno scorso):
se l’altra volta avevamo dato la colpa ad un sasso che ha perfino piegato
la marra dell’ancora, questa volta l’ancora era regolarmente agguantata
nel fondale sabbioso. E allora? Comincio a pensare che la catena in
acciaio inox sarà anche più bella da vedere, ma è davvero meno affidabile
di quella in ferro zincato che ho dismesso. Per fortuna anche questa volta
tutto è andato bene, l’inconveniente si è risolto senza conseguenze,
tranne i miei continui rimugina menti su tipo di catena, spessore, uso
della frizione del salpancora etc etc…

lunedì 1 agosto 2011

Refola: lavori in corso...

43:22.54N 04:49.79E
Il 25 luglio 2011 siamo tornati a Port Napoleon per completare i lavori su
Refola, lavori importanti in preparazione del giro del mondo: scalini
sull’albero di maestra, nuova collocazione della zattera di salvataggio,
installazione di un generatore eolico da 350 w e di un sistema
fotovoltaico composto da 4 pannelli solari per un totale di 400 w, da
montare su un robusto rollbar che fungerà anche da sostegno per il
gommone, sostituendo le precedenti gruette. Con questa produzione di
energia, Refola dovrebbe essere mediamente quasi del tutto
autosufficiente!
Sono stato molto indeciso se deturpare la linea della barca, a poppa, con
una struttura così imponente, che poteva risultare davvero antiestetica;
dopo mille ripensamenti, però, ha prevalso la linea della sicurezza: in
caso di black out di motore e generatore ora abbiamo una produzione di
energia sufficiente per far funzionare luci, pilota automatico e
strumentazioni di bordo … insomma, forse ho sacrificato un po’ l’estetica,
ma per ottimi motivi.
Il progetto del rollbar è maturato dopo aver visitato e fotografato decine
e decine di barche, e studiato e valutato il gioco di forze, di pesi, gli
spessori e le forme: insomma, un grosso lavoro sia di progettazione che di
realizzazione..
Altra importante innovazione è stata la nuova collocazione della zattera
di salvataggio, posizionata in precedenza nel gavone del passavanti a
sinistra. Come ricorderanno bene gli amici che con noi hanno attraversato
l’Atlantico (che hanno dovuto esercitarsi ad estrarre la zattera in 30
secondi), l’operazione comportava una manovra con due persone e l’utilizzo
del winch elettrico per tirar su dal profondo gavone i 70 kg di zattera.
Ora invece abbiamo posizionato sulla battagliola (che su Refola è
interamente in tubolare) una gabbia che racchiude la nuova zattera a
involucro rigido, che può essere lanciata a mare con la semplice
rimozione di un pistoncino di fermo.
Tutti i lavori in acciaio sono stati eseguiti con impareggiabile perizia e
professionalità dall’amico Sergio Bonomo di TechInox, con il prezioso
contributo dell’amico Francesco Salvini per la progettazione e
l’esecuzione dei disegni; la fase di montaggio nonché tutti i lavori
collaterali del rimessaggio hanno avuto il determinante ed insostituibile
apporto degli infaticabili Giancarlo Lugli (detto Gianca) e Francesco, che
ha provveduto anche al trasporto della struttura a Port Napoleon.

Ecco qua, in alcune foto, il risultato di questo immane lavoro:







domenica 21 novembre 2010

Port Napoleon

43:22.54N 4:49.79E
19 e 20 novembre, ad equipaggio ridotto - con me solo Lilli e Alain -
ultimo breve trasferimento per Refola: la portiamo a svernare, fuori
dall’acqua, a Port Napoleon (vicino a St. Louis du Rhone, Camargue).
Lasciata Hyeres, con tutta calma costeggiamo in direzione Ovest, ci
godiamo lo spettacolo delle Calanques , in questo periodo deserte;
passiamo la notte all’isoletta di Frioul, di fronte a noi Marsiglia, con
«La Bonne Mère» tutta illuminata, il cielo è pieno di nuvole tra cui fa
capolino la luna piena. La seconda giornata è segnata da cielo coperto e
temporali; ben protetti dalla nostra capottina attraversiamo il golfo di
Fos, e imbocchiamo i canali che ci portano a Port Napoleon, dove siamo
attesi da due splendidi stormi di fenicotteri rosa.
Ora Refola starà in secco per alcuni mesi, per prepararsi al prossimo
importante viaggio ad agosto 2011 : ritorno alle Canarie, traversata
atlantica e poi … Panama, il Pacifico ecc ecc ecc …

Nelle foto: le calanques di Marsiglia, il temporale, una finestra di luce





lunedì 15 novembre 2010

Hyeres

43:04.88N 6:09.46E
Attraversiamo metà Golfo del Leone, accompagnati da quel simpatico vento
da S che abbiamo chiamato ‘leone sudista’. Quando ci ha lasciato, al suo
posto è arrivata una meno aggressiva ‘leonessa’ da SE, vento tra i 15 e i
25 nodi, onde da 1 a 2 metri, in diminuzione avvicinandoci alla costa
francese.
La navigazione notturna, organizzata in turni da due ore in doppia, è
stata movimentata da 2-3 incontri ravvicinati con grandi barche a vela.
Una mostrava luci di via estremamente ambigue; di un’altra, dotata di AIS,
sappiamo vita, morte e miracoli. Si chiama “Athos of London”, lunghezza 63
metri, velocità 11 nodi (noi andiamo a 7-8), destinazione Antibes, rotta
58° (la nostra è 61°, quindi loro sono raggiungenti e intersecanti). Ci
sentiamo chiamare via VHF, “Refola, Refola, Refola…” e poi un
farfugliamento inglese … provo a chiedere di ripetere, ma la risposta è
ancora incomprensibile … vado a svegliare Lilli, l’interprete di bordo, ma
la sua chiamata resta senza risposta … pensiamo che gli sia passata la
voglia di chiacchierare e Lilli ritorna in branda. Restiamo in pozzetto
Alain, Paolo ed io, è mezzanotte e mancano circa 50 M all’arrivo … di
nuovo la chiamata “Refola, Refola, Refola…” , questa volta invito Alain a
rispondere in francese e così comincia una conversazione più simile ad un
interrogatorio che ad altro: dove andate, da dove venite, quanti siete a
bordo, qual è il vostro codice internazionale (call sign) … pensando di
parlare col mega yacht raggiungente, dico ad Alain di fare anche lui un
po’ di domande … e questi dicono di essere la marina francese … sempre
convinto che dall’altra parte ci siano i burloni di Athos of London,
insisto con Alain perché chieda se navigano a vela o a motore, e così lui
fa la domanda fondamentale “Vous etes à moteur ou à voile?” ma quelli
insistono “Noi siamo una stazione costiera !!!!”. Insomma, Refola piu’ o
meno come la nave della barzelletta, che pretendeva di far spostare il
faro …
Si è conclusa così, tra le risate, l’ultima notte di navigazione di
questo trasferimento: alle 8,30 di domenica 14 novembre entriamo al Marina
di Hyeres St. Pierre, appena prima che la leonessa da SE mostrasse le sue
unghie.
Da Las Palmas a Hyeres, passando per Madeira, abbiamo percorso 1808 miglia
in 23 giorni. Un grazie a tutto il valoroso equipaggio: Alain, Gianca,
Gigi,Lilli, Paolo.

Nelle foto : il castello sulla Playa de Tossa di notte, lo stesso, all’alba
                  tramonto sul marina di Hyeres