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martedì 6 marzo 2018

NAVIGAZIONE VERSO SRI LANKA 05-03-2018

Ora che abbiamo superato il primo terzo delle 1150 miglia che ci porteranno in Sri Lanka, possiamo dire che la scelta di partire il 2 marzo nonostante il vento debole è stata azzeccata.
È vero che 30 delle prime 55 ore di navigazione le facciamo a motore, a 1400 giri/min., riuscendo a spegnerlo solo per brevi tratti; in compenso il mare è piatto, a volte liscio come l'olio, quello amato dai "Ferri da stiro". Il primo way-point è a 352 miglia da Langkawi, 10 miglia a sud delle Isole Nicobare, ma per evitare una zona che secondo le previsioni ha totale assenza di vento, allunghiamo la traiettoria verso nord. Mossa vincente: non solo riusciamo a fare un po' più di vela, ma siamo anche fuori dalla traccia principale delle navi che escono ed entrano nel Canale di Malacca. Buone le performances di Refola: a motore (1400 giri) 6.5 nodi, a vela 4-5 nodi (di bolina larga) con 5-6 nodi di vento apparente. Carena pulita e vele nuove danno i loro risultati!
Nel primo tratto abbiamo attraversato, ad intervalli quasi cadenzati, fiumi di corrente con direzione N-NE, larghi circa 300-400 metri, che provocavano piccole mascarene ben visibili (di giorno) anche da lontano. Durante l'attraversamento registriamo una deriva di 15°; passato il "fiume", tutto torna regolare fino a quello successivo, circa 5 miglia più avanti.
Nelle prime lunghe ore a motore ho fatto più volte i conti sulla nostra autonomia di carburante, ipotizzando che la situazione si protraesse identica fino all'arrivo, ma a circa 100 miglia dalle Nicobare il vento si stabilizza come speravo da nord, sugli 8-9 nodi; la nostra velocità media sale a 6.5-7.5 nodi, e finalmente possiamo spegnere il motore, ridando carica alle batterie col generatore.
Ogni sera alle 22.00 locali (14.00 UTC) abbiamo un appuntamento radio con Grande Laguna a Mestre: purtroppo la propagazione è difficile, noi sentiamo a tratti anche bene, ma lui avverte appena la nostra presenza e risultiamo incomprensibili. Speriamo migliori nel prosieguo...
Lilli ed io ci siamo adeguati facilmente ai turni, frutto di una consolidata esperienza. Di notte turni di 3 ore: comincio io dalle 21 a mezzanotte, poi Lilli fino alle 3, io fino alle 6, poi Lilli. Di giorno le guardie sono più lunghe ma più flessibili, tenendo conto degli orari fissi: alle 9 colazione, alle 13 pranzo, alle 18.30 aperitivo, alle 20 cena. Lilli prepara la colazione e rassetta, io cucino pranzo e cena. Un'organizzazione perfetta!
Devo dire che questo inizio di stagione molto "soft", con venti leggeri e la luna piena che rischiara quasi tutta la notte, ci conferma una volta di più che è così che a noi piace vivere la barca, non solo come mezzo per spostarci, ma per il gusto di navigare: stare nel mare infinito, sentire la spinta del vento sulle vele, assecondare il rollio e guardare l'orizzonte, ascoltando le nostre musiche preferite.

lunedì 5 marzo 2018

LANGKAWI ADDIO MALESIA

Come detto il 22 febbraio siamo partiti lasciando un pezzetto di cuore a Pangkor, ma questa è la vita dei marinai: oggi qua, domani là, ed è tempo di riprendere il nostro viaggio.
Dopo poche miglia, alle 18.00, ancoriamo a Pulau Talang. Lo scorso anno, proprio qui, abbiamo toccato col timone uno scoglio, da cui questa volta ci teniamo a debita distanza... (5°24.458'N 100°20.487'E, 9 metri di acqua su fondale di sabbia-fango). A parte lo scoglio, si ripete lo stesso copione: arriva un temporale con pioggia e raffiche a 20-25 nodi che mette alla prova la nostra linea di ancoraggio, ma la tenuta è perfetta e dopo un'ora tutto si placa.
Con il buio inizia l'attività dei pescatori; già all'imbrunire vediamo centinaia di barche, di tutte le dimensioni, lasciare la costa e dirigersi al largo. La loro massiccia presenza fa sì che navigare di notte in queste acque (peraltro basse, con fondali tra i 6 e i 10 metri) sia davvero sconsigliabile: troppo alto il rischio di prendere una rete con la chiglia o peggio ancora con l'elica.
Ne abbiamo avuto prova pur essendo fermi all'ancora, nella piccola baia che si affaccia sul canale tra l'isoletta di Talang e la terraferma. Noi siamo ridossati all'isola, lasciamo il canale completamente libero, Lilli è già andata a dormire ed io sono seduto in pozzetto, a gustarmi il mio toscano. Ad un tratto nel buio vedo avanzare lentamente verso Refola un gruppo di 3 luci lampeggianti, bianca-verde-rossa, proveniente da sud. Inizialmente penso che qualche pescatore, incuriosito dalla nostra presenza, si voglia avvicinare, e aspetto che cambi direzione... invece l'accostamento continua imperterrito. "Se fosse un malintenzionato non si muoverebbe con le luci accese", penso. Ad ogni buon conto mi preparo per accoglierlo con una torcia potente e aspetto acquattato in pozzetto, fino a quando le luci si fermano davanti alla prua della barca. A questo punto percorro velocemente il passavanti, accendo la torcia pronto a chiedere minaccioso "Ehi, che ci fai lì?", ma mi accorgo che si tratta di un'asta galleggiante, con le 3 luci lampeggianti! La prendo in mano e vedo che è legata ad una lunga serie di boe. "Una rete alla deriva che ha perso il suo pescatore", penso. La faccio scorrere lungo la fiancata di Refola, dalla parte del canale, e la vedo procedere verso nord con il suo seguito di boe. Credo che sia tutto finito, come pure il mio sigaro, e mi accingo a lasciare il pozzetto per andare a dormire, quando vedo avvicinarsi un peschereccio, non proprio piccolo, cabinato sui 15 metri. Di colpo tutto mi è tutto chiaro: l'asta lampeggiante era la capofila di una grande rete che il peschereccio lascia trasportare dalla corrente e segue lentamente, tenendone la parte terminale. Refola ancorata si è trovata nel percorso ed i due pescatori faticano non poco per evitare che la rete avvolgesse la catena e la barca stessa. Ma ci riescono e si allontanano, dopo avermi rivolto un incomprensibile saluto. Posso andare finalmente a dormire!
La breve tappa all'isola di Talang ci permette il giorno successivo di raggiungere prima del buio l'estremità NE di Penang. Navighiamo il canale ad est dell'isola, passando sotto due grandi ponti che la collegano alla terraferma; la luce libera è 25 metri, la nostra barca ne occupa 20, però il passaggio fa sempre una certa impressione.
Ancoriamo davanti alla città di Georgetown nell'area segnalata dalle croci di Sant'Andrea, a sud del porto dei traghetti (5°24.458'N 100°20.487'E, fondale fangoso di 9 metri).
Un altro temporale serale rinfresca l'aria, mentre per tutta la serata fuochi d'artificio e botti in città fanno pensare a qualche festa, o al prosieguo del capodanno cinese.
All'alba riprendiamo la navigazione, dopo aver impiegato una buona mezz'ora a lavare la catena intrisa di fango. Questa volta il vento sui 10 - 14 nodi da NE ci assiste per tutto il percorso, 63 miglia fino a Langkawi. È un piacere assaporare un po' di vela dopo tante ore a motore; alle 16.45 entriamo nel Royal Yacht Club.
Oltre al completamento della cambusa, abbiamo ancora qualche lavoretto da fare: in primis il nostro terzo frigorifero, che ha smesso di funzionare subito dopo la partenza. Il tecnico di Pangkor che vi era intervenuto già l'anno scorso, sostituendo la piastra del vaporizzatore (fatta arrivare appositamente dall'Italia), aveva quest'anno completato il lavoro rifacendo l'isolamento dei tubi che avevano una eccessiva condensa. Sembrava tutto a posto, ma dopo essere partiti da Pangkor, la piastra ha smesso di ghiacciare.
Il tecnico che chiamiamo al Royal Yacht Club di Langkawi dà l'impressione di essere più esperto e sentenzia: "Qui non circola il gas, probabilmente a causa di un'otturazione". Effettivamente, dopo un paio di interventi, riesce ad eliminare il blocco e a rendere il frigo di nuovo funzionante. Speriamo che duri!
Un altro lavoro in programma è la preparazione di due tubi per lanciare i razzi di segnalazione (ne occorrono due perché i razzi a paracadute sono di misure differenti), da poter dirigere in caso di necessità anche ad altezza d'uomo.
Questo stratagemma di autodifesa è stato suggerito all'amico Tonino del Magic da un comandante di navi conosciuto a Sri Lanka lo scorso anno. Tonino si preparava ad affrontare la navigazione verso il Mar Rosso e l'esperto comandante gli ha consigliato: "Lanciare i razzi in orizzontale è un buon deterrente per eventuali incontri indesiderati". Anche se il Mar Rosso noi lo evitiamo, ho pensato che il dispositivo potrebbe venire utile anche a noi. Lilli, che non può vedere qualcosa che assomiglia ad un'arma nemmeno in fotografia, non nasconde le sue perplessità...
La lista continua con la sostituzione di due rivetti sulla testa del tangone (tranciati), la sostituzione del filtro del gasolio del motore (che perde giri sopra i 2400), l'inverter (che va in blocco). Poi ci sono i preparativi per la traversata di 1145 miglia fino a Sri Lanka: montaggio delle life-lines, fissaggio del gommone in coperta, lavaggio della sentina, rifornimento di gasolio.
Abbiamo da divertirci e coordinarci con i giri per la cambusa ed evitare di stare al sole nelle ore più calde.
Da Stanley, un simpatico cinese conosciuto lo scorso anno, noleggiamo un catorcio di auto per 40 RM al giorno (circa 8 €), che può fermarsi in ogni momento, ma ha l'aria condizionata che funziona.
Il capitolo cambusa è importante, come sempre, ma questa volta dobbiamo pensare ad un approvvigionamento stagionale, almeno per alcuni prodotti come alcolici e birra che qui a Langkawi possiamo comprare Duty Free.
Compriamo frutta e verdura al mercato, in quantità che possa durare circa un mese; al supermercato alcuni prodotti indispensabili per i nostri menù: 12 litri di olio d'oliva extravergine, 30 scatole di pelati, 30 kg. di pasta, 6 kg. di riso, fagioli in scatola, fagioli e lenticchie secchi, tonno in scatola e formaggi vari di origine australiana, solo per indicare le voci più consistenti.
Per la carne abbiamo testato lo scorso anno un negozio "Sailors" gestito da una coppia sudafricana, che lavora la carne importata dal Sudafrica e la congela in piccole confezioni sotto vuoto: abbiamo fatto scorta di bistecche, macinato, hamburger, salsicce, pollo, tanto da riempire il nostro capiente freezer.
Dulcis in fundo, abbiamo scoperto lo scorso anno un negozio cinese, vicino all'aeroporto, che vende gli alcolici senza i limiti imposti dalla dogana e senza registrare alcunché. La nostra scorta stagionale comprende 120 bottiglie di vino, la maggior parte importato dall'Italia, 432 lattine di birra, 8 litri di gin, 5 litri tra brandy, rum, Pernaud.
Per fortuna Refola ha grandi spazi e riusciamo a stivare il tutto.
Da diversi giorni sto monitorando il meteo, per verificare che il monsone di NE spiri regolare e ci consenta di arrivare in Sri Lanka senza sorprese. Generalmente in marzo inizia ad indebolirsi e comparire a volte un debole SW. Le previsioni danno per i primi di marzo vento debole, sui 5-8 nodi, con qualche punta a 10; solo dopo il 7 il monsone di NE rinforza sui 15 nodi. Sono un po' indeciso: non mi sorride l'idea di andare a motore per miglia e miglia, ma neanche quella di rimandare la partenza di almeno 4-5 giorni. Alla fine, visto che tranne l'inverter (che non sono riuscito a riparare) tutti gli altri lavori sono completati, sciolgo la riserva e decido: prenderemo il largo venerdì 2 marzo ed avanzeremo piano piano ... forse la fortuna ci aiuterà con qualche "refolo" inaspettato!

venerdì 23 febbraio 2018

Addio, Pangkor!

All’1 di notte di lunedì 12 febbraio, dopo un viaggio di circa 30 ore, siamo di nuovo a Pangkor, Malesia, dove Refola ci aspetta da mesi. Dormiamo in albergo (economica sistemazione trovata dalla nostra fidata Ruz, segretaria del Marina) e ci mettiamo subito al lavoro, nonostante il cambio di fuso e soprattutto di clima ci faccia sentire degli zombie. Ma c’è un obbiettivo strategico: partire il prima possibile per affrontare l’oceano Indiano con il monsone di nord-est, che già a metà marzo comincia a dare segnali di instabilità.
I lavori “pesanti” (antivegetativa e lucidatura, oltre ad una piccola riparazione del timone scheggiato lo scorso anno) sono già stati assegnati ad Islam, affidabile professionista collaboratore del cantiere, che preavvisato e ben istruito ha anticipatamente preparato il lavoro: a tempo di record riusciamo a mettere in acqua Refola il 14 febbraio, a soli due giorni dal nostro arrivo!
Ma al di là della carena, la lista dei lavori è bella lunga: sostituzione del contaore motore, che si era bloccato alla fine della scorsa stagione, sostituzione del rubinetto del lavello nel bagno di prua, sostituzione della base del wc di prua, cambio olio e filtro di motore e generatore, controllo giranti, armamento del genoa e delle manovre, pulizia della coperta e degli interni.
E poi, come spesso accade, per ogni lavoro che si inizia si aprono due nuovi inconvenienti. È la legge di Murphy applicata a chi in barca fa i lavori in proprio… A completare il quadro, appena ormeggiati in banchina riscontriamo un guasto alla pompa della climatizzazione, e se trovare tecnici competenti è già di per sé difficile, figurarsi se ne hai bisogno durante le festività del capodanno cinese, in cui tutto o quasi è chiuso per 5 giorni (i musulmani chiudono anche loro, per solidarietà!)
Insomma, grondanti di sudore lavoriamo intensamente, senza sosta, dall’alba al tramonto. Facciamo amicizia coi nostri vicini di banchina, Fred e Christiane, che da 18 anni sono in giro per il mondo con una bellissima barca a motore (Nordhavn 46 “Arcturus”) molto marina, predisposta per lunghe navigazioni oceaniche. Sono cordiali e simpatici, e vedendoci faticare dalla mattina alla sera si mostrano estremamente solidali; d’altra parte, la loro barca ha i suoi anni ma è tenuta come un gioiello.
Finalmente arriva la fine delle nostre pene: lavori praticamente ultimati, condizionatore riparato, formalità burocratiche assolte. Possiamo partire!
Il 22 febbraio 2018 lasciamo definitivamente il nostro amato Pangkor Island Marina. Non per andare lontano; dovendoci riabituare alla navigazione faremo una piccola tappa di sole 15 miglia. Ma corta o lunga che sia la distanza, si tratta sempre di un addio, e questo è stato uno di quelli che fanno male…
Pangkor è stata la nostra “base” dal 29 ottobre 2016, quando arrivammo dopo una lunga navigazione (7 mesi in mare, 7800 miglia dalla Nuova Zelanda alla Malesia), per tirare in secco la barca in grande fretta e volare subito in Italia. Nella stagione 2017 invece, aspettando la consegna delle nuove batterie, siamo rimasti per la prima volta nel nostro viaggio fermi al marina 45 giorni di fila, una vita! Così è nata questa sensazione di essere “a casa”, resa più forte dalla cortesia di Ruz, del suo capo James e di tutto lo staff, sempre disponibili a risolvere qualsiasi problema. Quest’anno quindi, al momento dei saluti nell’ufficio del Marina, Lilli ed io siamo davvero emozionati. Esprimiamo a Ruz, e per suo tramite a tutto lo staff, la nostra gratitudine e il nostro apprezzamento per quanto ci siamo sentiti sempre assistiti e coccolati. Io sento un nodo alla gola e Lilli stenta a trattenere le lacrime, a cui cede senza ritegno quando Ruz le fa dono di una piccola spilla dorata, che le donne musulmane usano per fermare il velo. In quasi sei anni, non ci era mai successo di stabilire legami così forti, e di essere tanto dispiaciuti alla partenza.
Ci allontaniamo dall’ufficio con gli occhi umidi, Fred e Christiane sono pronti al pontile per darci una mano a mollare gli ormeggi. Addio, Pangkor!

sabato 12 agosto 2017

Ritorno a Pangkor

Domenica 6 agosto salpiamo da Ko Lipe diretti a Langkawi. Il vento è praticamente assente, 5-7 nodi da sud, dritti sul naso: diamo motore, ma almeno l’apparente sui 10-12 nodi ci rinfresca. Alle 15.30 siamo al nostro marina preferito, il Langkawi Royal Yacht Club.
L’indomani, per prima cosa, espletiamo le pratiche d’ingresso in Malesia. Di nuovo ci rivolgiamo per affittare un’auto al nostro “amico” Stanley. “Potresti darcene una un po' meglio dell’ultima volta, ma allo stesso prezzo?” gli chiedo. “Ok, vi accontento” risponde Stanley sorridendo. In effetti all’apparenze la “nuova” macchina fa una migliore figura, i finestrini elettrici funzionano, il tachimetro pure e l’accelerazione è migliore, ma il cruscotto ha alcune spie accese, di cui ignoriamo il significato, speriamo in bene…
Questo ritorno a Langkawi è dovuto sostanzialmente alle formalità burocratiche. Ci siamo però ripromessi di approfittare del duty free che non chiede passaporto per iniziare la scorta di vino e birra per la prossima stagione, e anche di comprare un po’ di carne nel negozio Sailor’s Sausage, per tastare se sarà il caso, nel 2018, di rifornirci qui [ad assaggio avvenuto, confermiamo che carne e salsicce sono buonissime: http://www.sailorsupplies.com/].
Ci resta una mezza giornata da dedicare al turismo, e decidiamo di andare alla Langkawi Cable Car, un’impressionante cabinovia che sale sulla Machinchang mountain, a nord ovest di Telaga. La giornata che era iniziata nel sole e con un bel cielo sereno, nel primo pomeriggio purtroppo perde punti: il cielo si annuvola progressivamente sempre più, facendoci perdere buona parte delle vedute panoramiche.
La visita risulta comunque interessante perché col biglietto della cabinovia si può accedere ad altre attrazioni presenti alla base dell’impianto; viaggi virtuali in 3D (sulle montagne russe, nell’era preistorica) e quello che abbiamo apprezzato di più, il 3D Art Langkawi. Un grande padiglione con più di cento opere, con effetti tridimensionali, realizzate da diversi artisti internazionali. Il padiglione è organizzato per temi: Aquarium, Safari, Egypt, Optic Illusion… Nella sezione Classic painting, quadri famosi sono riproposti con varianti spesso di grande effetto e ben realizzati. I dipinti, spesso di colori brillanti, non si limitano alle pareti verticali ma si estendono al pavimento e al soffitto, creando illusioni ottiche di rilievo. Bravi!

Ovviamente tutto intorno è pieno di negozi di souvenir, ma il posto è talmente grande che non c’è troppa ressa. Abbiamo mangiato bene (indiano) e a prezzi modici.
Giovedì 10 agosto alle 9.00, dopo il rifornimento di gasolio effettuato questa volta comodamente in banchina, lasciamo Langkawi diretti all’isola di Bindan.
Navighiamo a motore, sempre per assenza di vento. Nel pomeriggio però, quando stiamo per arrivare all’ancoraggio prescelto, si alza un venticello da W, sui 10 nodi, che prendiamo al traverso. Sono le 15.30 e abbiamo anche la corrente a favore: decidiamo di saltare l’ancoraggio notturno e proseguire a vela fino a Penang, che dista 21 miglia.
Vi giungiamo alle 18.30 ed ancoriamo all’interno dell’area segnalata sul plotter, appena a sud del porto dei traghetti di Georgetown; fondale di sabbia-fango con ottima tenuta, 8-9 metri (5°24.457’N 100°20.546’E). Intorno a noi alcuni grossi pescherecci, ma c’è ampio spazio per stare alla ruota.
L’indomani appena fa luce ci prepariamo a salpare (abbiamo già avuto, non molto lontano da qui, l’esperienza di dover lavare la catena metro su metro) per una tappa discretamente lunga, sulle 65 miglia.
Fortunatamente la catena non richiede un lavaggio troppo impegnativo e salpiamo velocemente: alle 7.10 siamo già nel canale in direzione sud. Non c’è vento, avanziamo a motore, ma la corrente contraria non ci permette di superare i 5 nodi e mezzo di velocità, naturalmente al regime di risparmio di 1950 giri/min.
Finalmente verso mezzogiorno la corrente si inverte e diventa a favore, e vi si aggiunge anche una brezza da W-NW sui 10 nodi, che ci fa viaggiare a 7,5-8 nodi; alle 17 siamo all’altezza della piccola isola di Madang, la nostra meta odierna. Vista la levataccia del mattino, non mi azzardavo a proporre a Lilli un altro proseguimento. Rimango piacevolmente sorpreso quando è proprio lei, dopo aver consultato il plotter, a chiedermi: “Ma non ce la facciamo ad andare avanti fino a Pangkor?” Bravo il mio secondo! “Certamente -  le rispondo - mancano 16 miglia, in 2 ore siamo arrivati, ancoriamo fuori dal marina e sicuramente staremo meglio di qui, dove si rolla abbastanza”.
Così anche questa volta prolunghiamo la tappa giornaliera. D’altra parte, la nostra vacanza è praticamente finita a Ko Lipe, ora siamo in trasferimento e vogliamo arrivare in fretta per completare alcuni lavori, in primo luogo il motore del dissalatore da 220 V che dopo la partenza da Phuket a smesso di funzionare.
Alle 19.10 ancoriamo fuori dal Pangkor Island marina, giusto in tempo per non essere ricoperti d’acqua dal grosso temporale che ci seguiva da un po’. Dopo aver percorso 80 miglia in 12 ore, caliamo l’ancora su 3-4 metri, fondo sabbia-fango, ottima tenuta (4°12.803’N 100°35.549’E).
Siamo tornati alla base, la stagione di navigazione 2017 è finita. Un brindisi, una pasta e a nanna.

lunedì 24 luglio 2017

Arrivo a Phuket e prime impressioni

Sono le 12.05 di sabato 22 luglio quando, recuperato il nostro coprigommone ed i nuovi copri-oblò, salpiamo dalla baia di Telaga: abbiamo 26 miglia da percorrere, manco a dirlo ancora a motore. Alle 16.15 arriviamo a Ko Lipe, l'isoletta più meridionale del Butang Group; ancoriamo nella parte nord, nel canale che la separa dalla maggiore isola di Adang, su un fondale sabbioso di 9-10 metri (6°29.872'N 99°18.030'E) .
In avvicinamento notiamo sulla spiaggia centinaia di piccole imbarcazioni, probabilmente di pescatori che solo verso sera iniziano la loro attività, ma quello che ci colpisce maggiormente sono i colori dell'acqua, dall'azzurro chiaro al blu, trasparente da vedere il fondo.
Ci eravamo ormai dimenticati che l'acqua può essere anche trasparente: se escludiamo qualche punto dalle parti dell'isola di Komodo, per riacciuffare un ricordo di acqua pulita dobbiamo tornare indietro a settembre 2016, quando eravamo nel parco di Raja Ampat a nord della Papua.
Finalmente facciamo il primo bagno della stagione, dopo due mesi! Con l'occasione ho voluto fare un controllo della chiglia. Un piccolo tarlo mi infastidiva da quando abbiamo lasciato Pangkor: al primo ancoraggio all'isola di Madang, durante la solita perlustrazione della piccola baia, ho sentito la barca toccare il fondo. Eravamo praticamente fermi, solo un po' di scarroccio per la corrente, lo scandaglio segnava 4-5 metri di fondo ma la visibilità era zero. Ebbene, dobbiamo aver urtato contro uno scoglio coperto da appena un metro e mezzo d'acqua e purtroppo non con la chiglia, ma con la punta del timone, che è strutturalmente più debole. Ecco la foto del danno, non gravissimo ma sempre sgradito. 
A parte questa amara constatazione, cui porremo rimedio tra un mesetto quando Refola uscirà nuovamente dall'acqua, il nostro ancoraggio si è rivelato piacevole e discretamente protetto dalla risacca.
Il giorno seguente riprendiamo la navigazione verso Phuket, per un'altra tappa giornaliera fino all'isola Ko Rok Nok, a 46 miglia; le autorità thailandesi permettono alcune soste nel loro territorio prima di formalizzare l'ingresso, ma non troppe e soprattutto entro 7 giorni dalla partenza da Langkawi bisogna registrare ufficialmente l'entrata.
Alle 15.30 arriviamo a destinazione. Ko Rok Nok è un parco naturale, il paesaggio suggestivo e l'acqua limpida.
Per evitare che le barche danneggino i coralli con l'ancora, nella baia sono posizionate diverse boe; ne prendiamo una di quelle più esterne, fondale di 33 metri, con un cimone molto robusto e soprattutto di recente installazione (7°12.847'N 99°04.374'E).
Poco dopo di noi arriva un catamarano, proveniente da nord, e prende una boa nelle acque più basse.
Naturalmente non rinunciamo ad un bel bagno ristoratore (anche se la temperatura dell'acqua è sui 27-28°) e ceniamo in pozzetto nella quiete più assoluta.
Sul portolano avevamo letto che essendo l'isola parco naturale viene richiesto il pagamento di una tassa di 500 bath (circa 13 €). Sarà forse perché è domenica, ma nel nostro caso nessuno è venuto a riscuotere, e per fortuna, visto che siamo totalmente sprovvisti di valuta locale.
Lunedì 24 luglio alle 8.20 molliamo l'ormeggio. Nel programma avevamo previsto prima di Phuket un'altra tappa intermedia, di 37 miglia; ma leggendo su www.noonsite.com gli orari di apertura degli uffici per il check-in abbiamo realizzato che in nessun caso saremmo riusciti a registrare il nostro ingresso nello stesso pomeriggio dell'arrivo. Gli orari sono infatti 9.00-12.00 e 13.00-15.00. Avremmo aggiunto un giorno ai 7 che siamo obbligati a passare fuori dalla Malesia, e visto che (tanto per cambiare) siamo di corsa optiamo per un tappone unico da 59 miglia che ci porta direttamente alla baia di Chalong, sul versante meridionale di Phuket, dove è previsto fare le pratiche per l'ingresso in Thailandia.
In avvicinamento arriva anche un po' di vento, prima sugli 8-10 nodi e quasi all'arrivo sui 15, ma ce l'abbiamo proprio sul naso, peccato, è troppo tardi per tirare qualche bordo.
Per entrare a Chalong, provenendo da sud, lasciamo a sinistra l'isola Ko Hi, dove c'è il mondo: paracaduti ed enormi bruchi gonfiabili trainati da potenti motoscafi, una spiaggia che sembra un formicaio, centinaia di turisti e numerosissime barche che fanno la spola per riportarli all'isola principale.
Imbocchiamo il canale tra Phuket e l'isola Ko Lon e alle 16.40 siamo a Chalong Bay: una baia immensa, piena di imbarcazioni di ogni genere e dimensione, diporto, pescherecci, turismo, navi cargo. Più che in mare ci sembra di essere su una pista di autoscontro.
La maggior parte delle barche sono alla boa, e molte boe sono in effetti libere, ma non si sa fino a quando, c'è il rischio che il legittimo titolare venga prima o poi a reclamarla.
Decidiamo quindi di ancorare in uno spazio libero dietro ad un grosso motoscafo, ma ci rendiamo presto conto che lo spazio è libero perché è il tratto delimitato dai segnali di accesso, infatti quando inizia il rientro delle orde turistiche vediamo barche sfrecciarci sia a destra che a sinistra, anche a notevole velocità. Ci spostiamo allora fuori dalla prima coppia di segnali, costituiti da 2 alti piloni in cemento, su un fondale di 5-6 metri (7°48.839'N 98°21.468'E).
Abbiamo ancora un po' di tempo prima del buio, così mettiamo in acqua il nostro dinghy e scendiamo a terra giusto per dare un'occhiata in giro ed agli uffici dove andremo domani, ma soprattutto per prelevare ad un ATM e acquistare una sim locale per la connessione internet.
Lasciamo il dinghy all'estremità esterna del lungo pontile in cemento lungo (circa un chilometro) che collega la terraferma ai diversi punti di attracco dei traghetti turistici, su cui trova posto anche una grande costruzione moderna, col tetto blu, che ospita gli uffici di dogana, immigrazione e Harbour Master. Restiamo nuovamente basiti dall'intensità del traffico turistico: una fila di spartani camioncini fa la spola per riportare ai loro pullman centinaia e centinaia di persone. Noi invece preferiamo andare a piedi (non solo non abbiamo i soldi per pagare il biglietto, ma nemmeno avremmo voglia di essere stipati come sardine insieme a tutta quella gente). Lilli dice: "Per farmi fare la turista in quel modo dovrebbero pagarmi, e tanto!". Ancora una volta ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati, ad essere qui per conto nostro, su una barca-casa tutta nostra, che ci porta dove vogliamo!

Preso un po' di denaro e la sim Thai, in tutta fretta ce ne torniamo su Refola per passare la prima notte all'ancora, nella baia di Chalong.

sabato 22 luglio 2017

Langkawi

Domenica 16 luglio lasciamo il nostro ancoraggio a sud di Georgetown diretti, con una sosta intermedia per la notte, a Langkawi. Di buonora iniziamo a salpare, già preparati a trovare la catena completamente infangata: armati di spazzole e canna di acqua dolce (la pompa dell'acqua salata per il lavaggio della catena ci dà poca pressione) impieghiamo un'ora di lavoro e quasi 150 litri per pulire e passare palmo a palmo 60 metri di catena. Alle 9 siamo liberi e riprendiamo il mare.
Per proseguire verso nord, a causa dei bassi fondali, dobbiamo tornare indietro sulla traccia già percorsa e aggirare a sud l'isoletta Jerojak. Passiamo sotto il secondo ponte che collega l'isola di Penang alla terraferma, anche questo con una luce libera di 28 metri, costeggiamo Georgtown e seguiamo il canale segnalato da coppie di boe (rosse a destra e verdi a sinistra) per circa 10 miglia.
In assenza di vento, navighiamo a motore fino a destinazione; approfittiamo del mare piatto per fare quattro giri di bussola e ricalibrare il pilota automatico; alle 15.45 diamo fondo su 8 metri, fondale di sabbia/fango, a nord-est dell'isola Bidan (5°45.018'N 100°17.375').
Sull'isola una piccola costruzione ci sembra inizialmente disabitata, ma la vediamo illuminarsi debolmente all'imbrunire. Ci abiterà qualcuno? Non vediamo anima viva…
Riprendiamo la navigazione l'indomani per le ultime 43 miglia che ci separano da Langkawi; come sempre vento scarso sui 5 nodi, ma verso mezzogiorno rinforza sugli 8-10; nonostante l'andatura al granlasco, con randa e genoa manteniamo una media di 6 nodi, grazie anche all'aiutino della corrente.
È la prima volta che proviamo le vele nuove della Lee Sail di Hong Kong: devo dire che sono fatte bene ed hanno un bel taglio, ancora un grazie a Davide Zerbinati, rappresentante in Italia di Lee Sail, che ci ha assistito nell'ordine e nella consegna.
Il vento si mantiene debole ma costante fino a 3 miglia dall'arrivo, quando imbocchiamo il canale sul versante sud-est di Langkawi, tra Pulau Tuba e gli isolotti Nyior Setali Laut e Nyior Setali Darat.
Alle 16.30 ormeggiamo al Royal Marina Yacht Club di Kuah, centro principale dell'isola.
Pensavamo ad un marina di serie C, perché sulla cartografia elettronica è segnalato male e senza dettagli, inoltre tutta la baia ha fondali bassi che si estendono molto al largo. Invece all'interno del marina i fondali sono circa 7-8 metri, c'è il distributore di carburante e perfino l'impianto per aspirare le acque nere, i pontili galleggianti sono di nuova fattura e molto robusti, circa 200 posti barca disponibili (con i finger, senza corpo morto). Anche i prezzi, come in tutta la Malesia, sono bassi: 150 RM (30 €) al giorno per un 53 piedi, compreso acqua ed elettricità.
Nella struttura a terra, oltre alla reception, c'è un hotel con piscina, alcuni bar-ristoranti e molti negozi.

Altro segno evidente della vocazione turistica e della ricchezza dell'isola è il grande terminal -nazionale e internazionale - dei traghetti, che oltre agli uffici di immigrazione, Custom ed Harbour Master, ospita un grande centro commerciale con negozi e ristoranti, aria condizionata a go-go dappertutto.
All'esterno un grande parcheggio, curati giardini, fontane con giochi d'acqua e un'imponente scultura raffigurante un'aquila, che nonostante l'aspetto piuttosto minaccioso sembra dare il benvenuto a chi proviene dal mare.

Grazie all'indicazione di Gerard di Cassiopee (chiamare Stanley al +60 17 578 8632) noleggiamo per 4 giorni una macchina, un po' scassata per la verità, ma con l'aria condizionata perfettamente funzionante, al costo di 40 RM al giorno (8 €).
Dopo aver completato le pratiche di arrivo, ci dedichiamo alla visita dei vari duty free. Essendo isola di frontiera verso la Thailandia, Langkawi è porto-franco: vino, birra, alcolici, tabacco sono esentasse ed a prezzi dimezzati rispetto al resto del paese. Ci sono comunque limitazioni sulle quantità (3 stecche di sigarette, 5 casse di birra, 5 litri di alcolici a persona per un mese), e da novembre 2016 è stato attivato un sistema di controllo on line, che obbliga i negozianti a registrare gli acquisti effettuati dai clienti stranieri, insieme alle loro generalità. Abbiamo però notato, da bravi italiani, che in alcuni negozi non viene nemmeno richiesto il passaporto e questo potrà tornare utile il prossimo anno, quando uscendo dalla Malesia per affrontare l'oceano Indiano avremo bisogno di scorte mooolto consistenti.
Quest'anno invece prendiamo nota dei prezzi e compriamo qualche bottiglia, giusto per assaggiare e valutare il miglior rapporto qualità/prezzo; come supermercato il nostro preferito è Teow Soon Huat Duty Free, dove abbiamo trovato addirittura vasetti di capperi, finora assolutamente introvabili in Malesia!
Oltre a quella delle batterie, per fortuna conclusa felicemente, su Refola c'è un'altra storia infinita: quella della capottina. A bordo abbiamo ancora quella originale, datata come la barca 2004. Ha svolto un lavoro egregio, ci ha protetto da pioggia, vento e spruzzi per oltre 50.000 miglia, ma ormai, poverina, mostra i segni del tempo. Da un paio di anni saremmo dell'idea di cambiarla, abbiamo studiato il progetto per rifarla con alcune migliorie, traendo spunto da quella che l'amico Umberto Milici ha fatto fare per Be Quiet 2, gemella di Refola. Abbiamo chiesto preventivi in Italia, in Nuova Zelanda, e anche in Malesia. Chiedevano o troppi soldi, o troppo tempo, o addirittura che portassimo la barca in Italia … insomma, nulla di fatto finora.
Uno dei nostri riferimenti è proprio qui a Langkawi, riferimento un po' vago visto che una nostra mail di oltre un anno fa è rimasta senza risposta. Ma ora che siamo qui decidiamo di tentare un contatto diretto. Più facile a dirsi che a farsi, ma dopo una giornata di ricerche riusciamo finalmente ad ottenere il numero di cellulare di Chris, titolare della Yacht Worx, e a fissare un appuntamento. Piuttosto sbrigativamente ci fa un preventivo per la nuova capottina, ancora troppo alto (8000 RM, pari a circa 1700 €). Per il momento ci limitiamo a richiedergli alcune riparazioni al tendalino da sole e alla copertura del gommone, oltre alla confezione di quattro nuovi copri-oblò.
Fortunatamente riusciamo a dedicare una mezza giornata ad un giro esplorativo: andiamo a vedere, nella zona settentrionale dell'isola, la bella spiaggia di Tanjung Rhu (area in cui sembrano esserci belle zone di ancoraggio), ed a ovest il marina di Telaga.

Molto più spartano del Royal Yacht Club, il marina di Telaga occupa quasi interamente una baia molto protetta, cui si accede attraverso un canale stretto e non molto profondo. Purtroppo all'interno le acque sono sporche e stagnanti; c'è un negozio di ricambi e servizi nautici, Blueshelter, gestito da un gentile ragazzotto francese, Manu.
Sulla via del ritorno verso Kuah, a circa 3 km da Telaga, mangiamo ottimi gamberi giganti in un originale ristorante costruito intorno ad una barca a vela in disarmo!


Per completare le informazioni nautiche su Langkawi, per mettere la barca a terra ci sono due cantieri: il primo circa 4 miglia ad ovest del Royal Yacht Club di Kuah, dotato di grande travellift, Northern Shipyard (6°18.45'N 99°48.09'E); il secondo nella piccola isola di Rebak a sud-ovest di Langkawi, presso l'omonimo marina (6°17.492'N 99°41.699'E).
Sabato 22 luglio, con i documenti in regola per l'uscita dalla Malesia, lasciamo il marina; ci fermiamo brevemente per ritirare le nostre coperture a Telaga (dove Chris e suo fratello John vivono in barca)  e proseguiamo la nostra navigazione verso Ko Lipe, prima tappa di avvicinamento a Phuket.

lunedì 17 luglio 2017

Penang - Georgetown

Primo giorno in mare da novembre 2016: navigazione senza vento, a motore! La tappa è breve, circa 15 miglia, sufficienti per realizzare cosa vuol dire non essere più attaccati alla banchina, con l'aria condizionata 24h/24. L'aria intorno a noi è immobile e satura di umidità, ma il nostro umore, dopo tanta attesa, resta alto.
Alle 14.45, siamo a destinazione e, pressoché liquefatti, caliamo l'ancora ad est della piccola isola di Medang, su un fondo di sabbia-fango di circa 10-11 metri (4°25.195'N 100°19.099'E).
Il moto di marea e la corrente rendono l'ancoraggio non proprio perfetto, ma accettabile. Durante la notte un violento temporale con raffiche improvvise sui 25-30 nodi mi fa alzare e rimanere sveglio una mezzora, per tenere sotto controllo la tenuta dell'ancora. Lilli, nel frattempo, se la dorme alla grande.
Mercoledì 12 luglio alle 7 del mattino siamo pronti per salpare. Siamo ancora senza vento e avanziamo a motore, per fortuna con un po' di corrente a favore. Refola non si lamenta, ma secondo noi soffre un po' e pensa: "Ma dove mi avete portato? E quando proviamo le vele nuove?". Cara Refolina, vorremmo saperlo anche noi!
Giunti all'isola di Penang, passiamo sotto il primo dei due ponti che la congiungono alla terraferma. È lungo 14 chilometri e corre basso per alzarsi solo con due campate, luce libera 28 metri.

Già da lontano vediamo molti pescatori appostati sulle grandi basi dei piloni, ma non crediamo ai nostri occhi quando vediamo che metà del canale di passaggio (profondità circa 8 metri) è ostruito da reti! Con tutto il mare intorno, proprio qui? Passato il ponte accostiamo a sinistra passando tra Penang e l'isolotto Jerojak, ed andiamo ad ancorare circa 300 metri a sud del secondo ponte, profondità 7 metri, fondale fangoso (5°21.307'N 100°19.039'E).
Ancoraggio consigliatoci da Fabio di Amandla: "Siete a fianco di un piccolo marina, dove potete lasciare il dinghy, a 300 metri c'è il molo della stazione di polizia (così potete dormire tranquilli), il centro di Georgetown è a 6 km, raggiungibile facilmente con il servizio di Uber…"
Tutti gli aspetti positivi segnalati da Fabio si sono dimostrati veritieri, l'unica cosa che ha omesso di dirci è che il traffico sul ponte è incessante, sembra di essere all'ancora sotto il ponte di Brooklyn a New York! In compenso la protezione è a 360° e non c'è onda provocata da traghetti e barche veloci, come a nord davanti alla città.
Giovedì 13 abbiamo appuntamento in città proprio con Fabio e Lisa, arrivati già da alcuni giorni per controlli sanitari. Ispirato forse dal colore dell'acqua davvero poco invitante, prima di lasciare la barca decido di controllare lo stato del filtro della presa a mare (su Refola ce n'è una sola, per il raffreddamento dei vari apparati e per i WC). Le condizioni del filtro erano assolutamente penose: un denso strato di melma ricopriva incrostazioni, conchiglie bivulva, denti di cane, davvero non so come faceva l'acqua a passare. Sembrava non essere stato pulito da anni, mentre siamo in acqua da meno di un mese! Lilli ed io ci armiamo di santa pazienza e lo ripuliamo ben bene, prima di scendere a terra col dinghy.
Per raggiungere l'albergo dove alloggiavano i nostri amici prendiamo un passaggio da un gentile giovane che usciva dal marina insieme a noi. Fabio e Lisa conoscono bene Georgetown (Lisa ne è letteralmente innamorata): da bravi anfitrioni ci conducono a pranzo in un locale caratteristico, dove impastano a mano chilometri di noodles (versione asiatica dei nostro spaghetti e fettuccine), tirando la pasta con grandi macchine che a Lilli ricordano la "Imperia" della sua mamma.
Ogni tanto però, temo a beneficio dei turisti, la pasta viene battuta con un'enorme canna di bambù, che un giovane cuoco fa andare su e giù montandovi a cavalcioni.
La "pasta" viene servita con salse, carne, pesce, anatra… tutto molto buono, ai soliti prezzi stracciati cui siamo ormai abituati.
Il centro storico di Georgetown, definito Patrimonio Mondiale dell'Umanità dal 2008, è estremamente vivace e ricco di interesse; vi convivono in inestricabile mescolanza le comunità cinesi, indiane e autoctone. Botteghe di tutte le specie, artigiani di ogni sorta, ambulanti, tradizionali risciò quasi sempre condotti da anzianotti macilenti (quasi certamente più giovani di noi, ma non nell'aspetto). Le costruzioni sono tutte a due piani, in contrasto con la vasta area periferica, densa di grattacieli e di enormi palazzoni; il caldo ed il sole tagliano le gambe, appena possibile ci rifugiamo sotto i bassi e stretti portici delle vecchie residenze dei notabili. Ogni tanto, lo confessiamo, ci andiamo a riparare in grandi negozi dotati di aria condizionata, giusto per prendere una boccata di ossigeno.
Passiamo così tre giorni, girovagando (spesso boccheggiando) per le viuzze del centro e rientrando in barca verso il tramonto.



A parte il casuale passaggio del primo giorno, per il tragitto marina/città/marina abbiamo utilizzato, come suggerito da Fabio, il servizio taxi di Uber. Un'esperienza totalmente nuova per noi, inguaribili provinciali. È bellissimo: una volta scaricata l'applicazione sul telefono, diventa un gioco, estremante divertente. Tu apri la app, il sistema rileva la tua posizione, digiti la tua destinazione, in pochi secondi ti viene comunicato quanto devi aspettare (5-10 min. massimo), quanto costa (tra 8 e i 15 RM, 1,5-3 €), chi è il tuo autista, che esperienza ha etc etc. Come in un video gioco, puoi seguire sulla mappa il percorso che l'autista sta facendo per raggiungerti. E alla fine puoi valutare la corsa e l'autista! Non me ne vogliano i tradizionali tassisti, ma questo è un altro mondo.

martedì 11 luglio 2017

Mollati gli ormeggi!

Finalmente le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto, nel senso che uno alla volta siamo riusciti a risolvere i vari problemi di questa stagione (siamo o non siamo nel 2017?).
Uno sbalzo di tensione elettrica capitato mente stavano lavorando su alcune colonnine del pontile è stato probabilmente la causa dell'improvviso guasto al nostro caricabatterie da 30 A. Nessuno aveva avvisato che erano in corso lavori di manutenzione e che occorreva staccare i carichi, così al momento del ripristino, con la rete sotto carico, è arrivata la sovratensione. Non solo noi, ma almeno un altro paio di barche ne hanno fatto le spese, subendo danni ahimè difficili da dimostrare per imputarli al marina.
Contatto immediatamente il produttore del caricabatterie Dolphin, che mi rinvia al dealer di Singapore, per sentirmi dire che il guasto non è riparabile, che il mio modello non è più in produzione, e che avrei dovuto pertanto comprare un nuovo modello (di cui scopro tra l'altro che ha dimensioni maggiori e non troverebbe posto nella mia sala macchina).
Ho il nervoso a mille quando Ruz, la segretaria del marina, ci viene in soccorso: "Prova da Lee Electrical, forse te lo possono riparare…" E così è stato: Lee Electrical è un fornitissimo negozio di articoli elettrici; non potevano riparare il nostro caricabatterie, ma ci hanno segnalato un tecnico, Anthony Tan, cui  abbiamo telefonato seduta stante. "Lasciate alla Lee il pezzo - ci dice - passo a prenderlo, provo ad aggiustarlo, domani vi so dire". Il giorno successivo ci richiama: "Il caricabatterie è pronto, andate a prenderlo in negozio, il conto è 135 RM (27 €)". Cacchio, quante volte ci avranno dato come "impossibili" riparazioni che avevano solo bisogno di tecnici all'altezza? Vabbè, l'importante è aver risolto.
Anche il problema dei due motori fuoribordo è superato: sono rientrati, ambedue funzionanti, dopo la sostituzione di candele, olio, girante (del Tohatsu, cui è stato smontato e ripulito il carburatore), con una spesa di circa 120 €.
E veniamo alla spinosa questione delle batterie. Il 5 luglio ci arriva la fattura da pagare, ma notiamo che la consegna è prevista da 5 a 10 giorni lavorativi dopo il pagamento. Altre due settimane di attesa? Non è possibile! Manifestiamo tutto il nostro disappunto: ci rispondono che non dipende da loro, ma dal trasportatore. Lilli lancia un'idea: "E se andassimo noi a prenderle?"
Ancora una volta Ruz risolve la situazione, procurandoci per l'indomani mattina un pick-up a noleggio. E così giovedì 6 luglio ci cucchiamo 500 km di macchina (circa 8 ore, tra andata e ritorno), ma alle 16,30 le batterie sono a bordo di Refola. Da queste parti non lo dicono, ma noi sappiamo che "se la montagna non va a Maometto…"
La mattina di venerdì 6 luglio mi dedico al collegamento delle 12 nuove batterie (le vecchie le regaliamo ai ragazzi del marina, basta che vengano a prendersele), le lascio un paio d'ore a riequilibrarsi senza metterle in carica, poi provvedo a resettare il battery monitor Xantrex e nel pomeriggio … et voilà, anche l'operazione è completata.
Purtroppo è tardi per recarci in dogana e dall'Harbour Master per fare le pratiche di uscita, quindi la partenza è rimandata a lunedì.
Ma le sorprese non sono finite: ne abbiamo due belle e una così e così.
La prima bella è che sabato mattina sentiamo bussare sulla fiancata di Refola: è Leopoldo, arrivato fresco fresco (si fa per dire) dall'Italia. Sapevamo che doveva arrivare, ma non eravamo sicuri di incontrarlo prima di partire. Grandi abbracci e saluti, tante chiacchiere (finalmente si parla veneto). La sua barca, Yaya, è a secco nel nostro cantiere e Leopoldo la metterà a punto per affrontare l'oceano indiano, partendo da Jakarta, alla fine di agosto. In solitario, come il suo solito!
La seconda bella sorpresa è che il marina ha organizzato per domenica una festa, invitando a pranzo gli equipaggi di tutte le barche; nonostante siamo satolli di cibo dopo la cena di sabato sera a bordo di Cassiopee (cui Gerard e Claudine hanno invitato anche Leopoldo), tutti insieme ci rechiamo all'Hotel Sophera, dove troviamo un grande buffet, con grande varietà di pietanze, tutte molto buone. Peccato avere già la panza piena!

Ecco la nostra Ruz
Per l'occasione Lilli ha indossato il suo nuovo vestito in stile Hermès/indonesiano, acquistato in un grande magazzino locale, che le ha fatto ricevere un sacco di complementi!
Lunedì 10 luglio siamo finalmente pronti per partire. Prenotata la macchina con autista per andare di prima mattina a fare le pratiche di uscita, intendiamo salpare a mezzogiorno. No way! Ecco la terza sorpresa: la precisissima Ruz ci comunica che il vaporizzatore del terzo frigorifero (ordinato al negozio L'Altra Randa di Milano circa una settimana fa) è già arrivato. "Bene - diciamo noi - non abbiamo bisogno di quel pezzo adesso, lo puoi tenere qui fino al nostro ritorno?" "No - dice lei - poiché l'avete fatto arrivare come pezzo di ricambio (quindi esentasse), il pacco non può essere ritirato se la barca non è qui!".  Un altro impedimento alla nostra partenza! Ce la faremo mai a schiodarci di qui?
Ruz deve aver colto la nostra costernazione: "Non vi preoccupate, se aspettate domani mattina potete prima ritirare il pacco in dogana e poi registrare l'uscita". Ok, tutto rimandato a domani.
Finalmente martedì 11 luglio di buonora andiamo col taxi (l'autista è il marito di Ruz, tutto in famiglia) prima all'Harbour Master e poi in dogana, dove troviamo ad aspettarci il corriere DHL; 10 timbri su altrettanti fogli, ritiriamo il nostro pacco, completiamo le pratiche per la partenza e … siamo liberi!
A mezzogiorno, accompagnati dai saluti di Leopoldo, Gerard e Claudine, molliamo gli ormeggi!
La nostra prima meta è Penang, a circa 60 miglia, ma per evitare la navigazione notturna, faremo sosta per la notte all'isoletta Madang, vicina alla costa, a sole 15 miglia da Pangkor. Ma almeno saremo in mare!!!!!


PS. Una nota importante per chi si fa spedire in Malesia pezzi di ricambio. Qualsiasi articolo acquistato all'estero è esentasse a condizione sia espressamente indicata nell'indirizzo la seguente dicitura: "Yacht in transit ….. (nome della barca) - Ship's spare HC9800"