lunedì 26 ottobre 2026

Da La Rochelle a Gibilterra: tra il respiro dell’Oceano e i fantasmi delle orche

 1. La partenza e la morsa del Golfo di Biscaglia

La partenza è fissata per le 8:20 di sabato 10 ottobre. Lasciamo alle nostre spalle il porto di La Rochelle con una brezza benevola: 10 nodi da Nord-Nord-Ovest che ci prendono al traverso. Impostiamo la rotta a 240°, la barca risponde con grazia; randa, genoa e mezzana sono a segno e filiamo leggeri a 6 nodi, senza il minimo ausilio del motore. È la magia pura della vela.

Il mare, tuttavia, sa essere imprevedibile. Verso le 20:00 il vento svanisce all’improvviso, soffocato in una bonaccia piatta di appena 1-2 nodi. Non c’è scelta: ammainiamo le vele e facciamo sentire la voce del motore, proseguendo a secco di vele nel buio.

Alle 4:00 del mattino il vento torna a farci visita, alzandosi da Sud-Est con circa 8 nodi. Tiriamo fuori di nuovo la nostra tela (randa, genoa e mezzana) e, aiutati da 1600 giri di motore, riprendiamo un buon passo tra i 6 e i 7 nodi. Ben presto però, il vento e l’onda si orientano sulla nostra prua, costringendoci a fare dei bordi. Ma il risultato è mediocre: l’onda in prua frena continuamente la barca, con 2200 giri al motore la velocità si aggira sui 3-3,5 nodi.



2. Strategia spagnola: all’ancora a Puerto Marina Española

In mare la flessibilità è virtù. Decidiamo di cambiare strategia: anziché incaponirci contro vento e mare per doppiare subito il temibile Capo Finisterre, puntiamo verso la costa nord della Spagna in cerca di un ridosso.

Prora su 222°: la rotta per Puerto Marina Española. Con randa e motore a 2000 giri la barca torna a respirare, viaggiando a 5-6 nodi. Alle 12:00 del 12 ottobre, entriamo nel grande porto. Tra le banchine non scorgiamo un ormeggio adatto a Refola, così scegliamo la soluzione più marina: diamo fondo all'ancora nella parte ovest della baia (43°42.496’N - 7°28.140’W).

Qui tiriamo il fiato. Ci riposiamo, riordiniamo le idee e attendiamo il momento giusto per ripartire.

3. L'ombra delle orche e la rotta per Baiona

Allo scoccare della mezzanotte, leviamo l'ancora. Davanti a noi ci sono 200 miglia di navigazione verso Baiona. La mente è fissa su un pericolo concreto: le orche. I bollettini e le notizie degli ultimi venti giorni riportano numerosi attacchi a imbarcazioni da diporto, tutti concentrati a ridosso della costa.

Strategia di prevenzione: tracciamo una rotta d'altura, facendo un largo giro intorno al capo per restare ben al largo e ridurre al minimo le probabilità di incontro. La scelta si rivela vincente, non scorgiamo alcuna pinna. Al calar della sera, veniamo premiati da un vento che finalmente gira a Nord. È il momento della vela pura: armiamo il genoa tangonato e ci lasciamo spingere dal vento in poppa sui 15-20 nodi.


Alle 9:15  del 14 ottobre facciamo il nostro ingresso al marina di Baiona; ci fermiamo al distributore per il pieno di carburante, per poi recarci all'ormeggio che ci hanno assegnato (42°07.383’N - 8°50.713’W).

Riconosciamo ogni pontile: avevamo fatto sosta qui all'andata, il 20 aprile 2026. Conosciamo già la mappa dei supermercati, la lavanderia, i bagni e le docce. Ci concediamo due notti di stop fermi in porto, utili per rigenerare il corpo e lo spirito.

4. In rotta verso la Rocca di Gibilterra

Venerdì 16 ottobre 2026, salutiamo Baiona. Di fronte a noi c'è un gran salto: 526 miglia fino a Gibilterra.

Molliamo gli ormeggi alle 9:00. Ad accoglierci, fuori, c'è un vento da Nord di 10-12 nodi e un mare formato, con un'onda di un metro che ci insegue. Il vento non tarda a rinforzare, stabilizzandosi sui 20 nodi da Nord-Ovest. Sapevamo che questa tappa sarebbe stata una cavalcata in poppa, sostenuta dal ventone, per questo ci eravamo preparati a dovere armando i due tangoni per tenere il genoa ben aperto a farfalla.

Intorno alle 12:00, mentre guadagniamo il largo staccandoci dalla costa, il cuore salta un battito. Sento un colpo sordo e deciso sullo scafo.

Un istante dopo, l'inconfondibile pinna dorsale di un'orca taglia l'acqua a pochi metri da noi. Seguono minuti interminabili, spesi a scrutare il mare attorno alla barca con il fiato sospeso, temendo un secondo impatto sul timone. Il mare, fortunatamente, tace. L'animale scompare nelle profondità e l'attacco non ha seguito. Siamo in prossimità del campo eolico marino, all’altezza di Viana du Castelo. Trasmettiamo sul sito ORCAS.PT  la posizione dell’attacco: 41°43N 9°4’W.


Manteniamo la nostra rotta prudenziale a circa 30 miglia dalla costa e l'Atlantico non ci riserverà più altri incontri indesiderati.

Se il vento apparente supera raramente i venti nodi, il vento reale (sommato alla velocità con cui avanziamo) tocca spesso i 30-32 nodi. Il mare cresce di conseguenza: onde imponenti di 2-3 metri spingono la barca in entusiasmanti e continue planate verso Sud.


5. L'ingresso a Gibilterra e i dati della tappa

Avvicinandoci allo Stretto, il mare ci offre l'ultimo grande regalo: una corrente a favore di circa 2 nodi che ci trascina veloci verso il Mediterraneo.


Alle 16:20 del 19 ottobre arriviamo al distributore nei pressi di Marina Bay per fare il pieno di carburante. Il bilancio della tappa è eccellente:

         · Consumo di carburante: 173 litri

         · Ore totali di navigazione: 79 ore

         · Ore a motore: 40,4 ore

         · Consumo medio: 4,28 litri/ora

Per la notte non c'è disponibilità di ormeggi nei marina vicini, ma la cortesia del personale del distributore ci salva: ci concedono di rimanere affiancati alla banchina fino al mattino seguente, quando dovremo necessariamente andare altrove.

Al distributore faccio un incontro singolare: l’amico navigatore Antonio Sanson, conosciuto in Nuova Zelanda, mentre stava facendo anche lui il giro del mondo, era qui a fare carburante, in partenza per un nuovo giro del mondo, ci siamo salutati e abbracciati.


La mattina dopo, 20 ottobre, cerchiamo un posto dove spostarci. Verso sera dobbiamo accogliere Anna, un’amica di Max che resterà con noi per le tappe in Mediterraneo. Concordiamo una sosta di qualche ora al marina di El Saladillo, nella baia di Algeciras. Riforniremo la cambusa e verso sera, imbarcata Anna, punteremo la prua verso le Baleari, a Maiorca.


domenica 11 ottobre 2026

Dover e La Rochelle

 Giovedì 1° ottobre

Partiamo da Newcastle alle 9:15; dopo la chiusa facciamo rifornimento di carburante. La nostra destinazione è Dover, distante 280 miglia.

Il vento all’inizio è sui 5 nodi da SE, proprio sul naso, ma verso mezzogiorno gira a SW e rinforza — prima a 10 e poi a 15 nodi — permettendoci di aprire tutte le vele e spegnere il motore. Alle 22:30 gira a SE, quindi ancora sulla nostra rotta: togliamo il genoa e proseguiamo con randa e mezzana cazzate a ferro. Verso mezzanotte gira a Sud, rimettiamo il genoa con il contributo del motore di 1700 giri,  il mare mosso e un’onda massima di un metro. Abbiamo dovuto fare molti cambiamenti di rotta per evitare i numerosi campi eolici offshore.

Il giorno successivo Il vento rinforza da Sud a 22-24 nodi. Riduciamo la randa, togliamo la mezzana e spingiamo con il motore a 2.200 giri.


Sabato 3 ottobre arriviamo alle 9:30. Come da prassi facciamo il pieno di carburante e ci dirigiamo all’ormeggio (51°07.084’N 1°19.144’E). Le miglia effettivamente percorse sono state 324, a fronte delle 280 calcolate sulla rotta teorica. Rifornimento 173 litri, ore motore effettuate 39.  Il consumo medio è stato di 4,44 litri/ora: non male!





Dover si presenta come una città carina, con un bel centro pulito e curato. Facciamo un po’ di cambusa per la barca e poi il briefing per decidere come procedere con le prossime tappe. La permanenza a bordo di Lorenzo è agli sgoccioli, il 7 ottobre deve rientrare a casa. Guardando le previsioni meteo notiamo una finestra utile che permette di arrivare il 7 direttamente a La Rochelle, saltando le soste previste a Cherbourg e Brest. La decisione è immediata: si parte domani!

Domenica 4 ottobre partiamo con destinazione La Rochelle, distante 504 miglia. Alle 8:00 molliamo l’ormeggio. C’è un vento leggero sui 3-4 nodi da SE e procediamo a motore. Qui dobbiamo fare i conti con il traffico navale e le correnti di marea. Siamo fortunati: la rotta tracciata su Navionics rimane confermata e non dobbiamo modificarla per dare precedenza a navi o altri mezzi. La corrente varia (6 ore a favore e 6 ore contraria), il mare si mantiene poco mosso con un'onda massima di 50 cm. Unica nota dolente: ce la siamo fatta tutta a motore!






Mercoledì 7 ottobre arriviamo alle 10:45  al pontile del carburante, con 511 miglia effettive e alle 11:45 ci spostiamo al pontile 50 dell’Amel (46°08.885’N 1°10.016’W). I dati parlano da soli: 332,79 litri di gasolio consumati in 70 ore di motore, per una media di 4,75 litri/ora, media accettabile, ma le 70 ore motore sono la conseguenza dell’alto consumo di carburante. Una doccia e un pranzo fuori sono la conclusione perfetta per salutare Lorenzo, che riesce a ripartire puntuale per casa.

A La Rochelle dovevamo eseguire i lavori di riparazione all’elica di prua. Le premesse sembravano buone: alla nostra richiesta, il cantiere Amel ci ha risposto che pur avendo disponibili i pezzi di ricambio necessari, non potevano intervenire direttamente, indirizzandoci a un loro partner locale, che ci ha messo a disposizione un posto al pontile Amel e ha inviato un tecnico il giorno successivo. Purtroppo, come era già successo a me, nemmeno il tecnico è riuscito a smontare il dispositivo dell’elica di prua. La soluzione consigliata è stata dunque quella di rimpiazzare/riparare il tutto alla prossima alata in secco. È una conclusione per me amara, visto che siamo nel "cuore" del mondo Amel. Ma le cose sono profondamente cambiate rispetto al 2004 quando ci hanno consegnato Refola : non ci sono più l’assistenza e l’attenzione al cliente di un tempo, devo farmene una ragione.

Sabato 10 ottobre Max ed io affrontiamo la prossima tappa del trasferimento verso Baiona, distante 456 miglia. Buon vento a noi!

sabato 3 ottobre 2026

Diario di Bordo: Da Ålesund a Newcastle passando per le Shetland

 Prima Tratta: Verso l'arcipelago delle Shetland (Ålesund - Lerwick)

La nostra avventura ha inizio all'alba, precisamente alle 6:20, quando molliamo gli ormeggi da Ålesund ancora immersi nel buio. L'obiettivo iniziale è ambizioso: cercare di arrivare alle Shetland entro la sera del secondo giorno di navigazione. In realtà, la barca si dimostra così veloce che, se non avessimo deliberatamente rallentato l'andatura per evitare un arrivo notturno rischioso, avremmo toccato terra persino prima.

Nel primo tratto, protetti dal canale riparato dalle isole, il vento da ovest soffia sui 12-15 nodi ma risulta completamente "sul naso", impedendoci di spiegare le vele. Solo verso mezzogiorno, modificando la rotta per 220°, riusciamo a issare randa e genoa mantenendo 1600 giri al motore. Una volta usciti in mare aperto, però, l'onda lunga da ovest si fa subito sentire: un muro d'acqua di 2-3 metri con un periodo corto di appena 5-6 secondi.

Adottiamo quindi una strategia prudente: costeggiare la Norvegia fino all'altezza di Bergen per poi virare decisamente sulle Shetland non appena il vento gira a sud. Una scelta saggia, poiché il vento rinforza rapidamente a 30 nodi e non scende mai sotto i 20-25 per tutto il giorno successivo, costringendoci a continue riduzioni di velatura.



I benefici della nostra rotta si manifestano quando l'arcipelago delle Shetland inizia a fare da scudo naturale contro il sistema ondoso proveniente da ovest-sudovest. L'onda finalmente diminuisce, rendendo la navigazione decisamente più clemente. Gestiamo con cura le ultime miglia notturne, riducendo ulteriormente la velocità per goderci l'ingresso con la luce del giorno.

Alle 7:30 del 23 settembre arriviamo a Lerwick, ormeggiando al pontile del porto più a sud (60°09.245’N 01°08.461’W). 





Lerwick si rivela immediatamente una cittadina accogliente, ideale per i marinai, dotata di tutto il necessario a portata di mano. Il giorno successivo, in attesa di una finestra meteo più favorevole, ci spostiamo nella vicina ansa portuale a nord per fare il pieno di carburante.


Seconda Tratta: La traversata verso Newcastle (Lerwick - Newcastle)

Venerdì 25 settembre, alle 6:50, molliamo nuovamente gli ormeggi pronti per affrontare la rotta più lunga: 314 miglia teoriche per Newcastle che, a causa delle necessarie boline, diventeranno ben 455 miglia effettive.

Appena fuori dalla protezione del porto, un vento teso di 18-20 nodi da sud-sudovest ci dà il benvenuto. Ci attende una lunga e impegnativa bolina. La notte successiva le condizioni peggiorano ulteriormente: il vento sale costantemente a 25-36 nodi, con raffiche furiose fino a 40 nodi. Il Mare del Nord mostra il suo volto più severo, con un mare molto agitato e onde al mascone superiori ai 3 metri che mettono a dura prova l'equipaggio e l'imbarcazione.




Dopo averci martoriato per un giorno intero, la svolta tanto attesa arriva alle 18:00 di domenica 27 settembre: il vento finalmente gira a est. Questo improvviso favore ci consente di compiere un unico e liberatorio bordo di 94 miglia diretto verso l'obiettivo.

Lunedì 28 settembre, alle 7:00 in punto, arriviamo a destinazione. Prima di raggiungere il posto barca (54°59.676’N 1°27.16’W), dobbiamo attendere l'apertura di una chiusa per entrare nel marina. È stata una navigazione durissima, autenticamente "da Mare del Nord", ma la soddisfazione di averla completata con successo, senza subire alcun danno strutturale, ripaga di ogni sforzo.




Frank e suo nipote Johel sbarcano per fare ritorno a casa. Giusto il tempo di riposare che, martedì 29 settembre, il testimone passa ai nuovi membri dell'equipaggio: Max e Lorenzo, pronti a salire a bordo per la prossima tappa.


sabato 19 settembre 2026

Tra il respiro dei fiordi e il richiamo dell'Atlantico: da Svolvær ad Ålesund

Certi luoghi non sono semplici tappe sulla carta nautica, ma approdi dello spirito. Ritornare a Svolvær è stata una scelta dettata dal cuore dell'equipaggio: la solitudine delle baie nordiche sa essere sublime, ma dopo giorni di silenzio il desiderio condiviso era quello di ritrovare il calore della civiltà, il profumo del legno bagnato sui pontili e la vivacità dei porti di mare.

Svolvær ci ha accolti con la sua energia discreta. Ci siamo concessi due giorni di pausa rigenerante, camminando tra le antiche case in legno del villaggio dei pescatori e immergendoci nel silenzio suggestivo del museo del ghiaccio, prima di riprendere la rotta verso sud.










La rotta verso Bodø

Mercoledì 9 settembre, alle 8:10 del mattino, stacchiamo gli ormeggi. Davanti alla prua si stendono 58 miglia verso Bodø. Il vento soffia leggero da sud-ovest tra gli 8 e i 10 nodi: alziamo la randa e impostiamo il motore a 2.000 giri, tagliando un mare ancora addormentato.

Dopo un paio d’ore, l’aria cambia tono e il vento rinforza fino a 15 nodi. È il momento che aspettavamo: completiamo la velatura stendendo genoa e mezzana e riduciamo l'ausilio del motore a 1.600 giri. La barca trova subito il suo passo, stabilizzandosi su un'andatura fluida e costante di 7,3 nodi.

Alle 18:00 tocchiamo terra a Bodø. Sincronizzati come un meccanismo ben collaudato, andiamo subito al distributore per il pieno di carburante e ci trasferiamo all'ormeggio (67°16.883’N 14°22.318’E).

Il 12 settembre la famiglia di bordo si allarga: arrivano Frank e suo nipote Johel, portando energia fresca per dare manforte alle manovre. Resteranno con noi per le tappe più impegnative fino a Dover, in Inghilterra.


La grande traversata: 360 miglia verso Ålesund

Lunedì 14 settembre, ore 7:20: si salpa per una delle tratte più impegnative. Il piano iniziale guardava a Bergen, ma la realtà della navigazione richiede flessibilità. Patrizia ed Enrico hanno il volo di rientro per l'Italia il 17 settembre da Bergen: tirando le somme sui tempi e sulle incognite meteo, garantire l'arrivo via mare entro quella data sarebbe stato un azzardo. Decidiamo così di fare scalo ad Ålesund, distante 360 miglia, da dove potranno comodamente raggiungere l'aeroporto in tempo utile.

La partenza è accompagnata da un vento da ovest-sud-ovest sui 15 nodi. Con randa e motore a 2.200 giri procediamo per buona parte della notte, con una velocità di 6-7 nodi. Verso le 4:00 del mattino, il cielo cambia assetto: il vento ruota a sud-est e aumenta di intensità, arrivando ai 20 e i 25 nodi. Spegniamo il motore e lasciamo che sia solo la forza pura del vento a portarci, fino alle 16:00.

Successivamente il vento cala a 4 nodi e gira a sud-ovest. Torniamo a randa e motore a 2.300 giri: per mantenere una velocità che ci garantisca l’arrivo ad Alesund entro la sera del 16.

La pressione barometrica racconta meglio di qualsiasi parola l'instabilità di queste latitudini: siamo partiti con 1017 mb, ma poi la pressione cala continuamente, nell'arco di due giorni fino a toccare i 999 mb, quando il vento gira a nord-ovest e rinforza nuovamente tra i 18 e i 25 nodi. Randa e genoa ben aperti ci regalano un'andatura entusiasmante a 7,6 nodi.

Continuiamo così fino alle 12:00, quando il vento  ci gira un’altra volta sul naso, costringendoci ad avvolgere le vele e proseguire a motore a 2.000 giri.

Per quanto riguarda Il mare, lo troviamo clemente e protetto tra i canali dei fiordi (con un'onda di massimo un metro), più duro e formato nei tratti aperti, con onde da due metri.

Saluti e nuove rotte

Mercoledì 16 settembre, poco dopo le ore 13:00: Ålesund ci appare all'orizzonte. Come al solito rotta immediata al distributore per il pieno e poi via verso il pontile (62°28.408’N 6°09.305’E). Calcoliamo i consumi di carburante della barca: 289 litri, con una media di 6,33 litri/ora, superiore alle medie solite, ma d’altra parte abbiamo tenuto, quasi sempre, un sostenuto giri al motore: 2000-2300 .




Il giorno successivo è il momento dei saluti. Salutiamo Patrizia ed Enrico in partenza per Bergen: la condivisione di vita di bordo, turni di guardia e pasti caldi crea legami forti, e la loro assenza si farà sentire.

Ora gli sguardi tornano a concentrarsi sulla cartografia e sulle previsioni meteo. Davanti a noi si aprono 255 miglia di Mare del Nord fino alle remote Isole Shetland. Le mappe sinottiche mostrano una finestra meteo favorevole con partenza prevista per lunedì 21 settembre.

La rotta è pronta, lo spirito pure. Alla prossima!

lunedì 7 settembre 2026

Tra fiordi, maree e cannoni: diario di rotta da Finnsnes a Lødingen

 Ci sono giorni in cui il mare del Nord sembra voler fare pace con il mondo. È il 31 agosto, ore 10:00, quando stacchiamo le cime dall’ormeggio di Finnsnes. Il sole ci regala un tepore inatteso, il vento da sud-ovest soffia leggero attorno ai 6 nodi e lo specchio d'acqua dinanzi a noi è completamente calmo. Accendiamo il motore a 2200 giri per coprire le 16 miglia che ci separano dall’ancoraggio di Revshamna. Alle 12:40 siamo a destinazione: filiamo la catena al centro della baia (69°09.332’N 17°31.299’E), un angolo di mondo silenzioso e perfettamente protetto. Enrico, catturato dalla trasparenza dell'acqua e dalla quiete del posto, non resiste: un tuffo rapido, due bracciate nell'acqua gelida, per rinfrancare lo spirito.



L'incaglio e la deviazione imprevista

Il mattino del 1° settembre ci ricorda subito che in barca la sicurezza non è mai scontata. Alle 9:30, mentre salpiamo l’ancora per fare rotta verso Flakstadt (33 miglia più a sud), la chiglia tocca il fondo: siamo incagliati sulla sabbia. Manteniamo la calma e usiamo l'astuzia marinara. Laschiamo il boma,   con Enrico a cavalcioni sull'estremità: con il suo peso fuori bordo la barca sbanda quel tanto che basta per smuovere la chiglia dal fondo e guadagnare di nuovo l'acqua profonda.

In assenza quasi totale di vento — appena 2 nodi da ovest-sud-ovest — riprendiamo la marcia a motore sui 2000-2100 giri. Alle 14.40 facciamo il nostro ingresso a Flakstadt. Appena il tempo di fissare i cavi che veniamo gentilmente invitati a salpare di nuovo: l'indomani è attesa una grande nave commerciale che occuperà l'intero pontile.

Senza perderci d'animo, individuiamo un'alternativa a 10 miglia di distanza: Skrolvik. Raggiungiamo il piccolo porto dopo una giornata intensa, con 45 miglia di percorrenza. Ci affianchiamo a un pontile decisamente sgangherato sulla sinistra dell'ingresso: non ci sono bitte decenti, manca l'acqua e non c'è corrente elettrica. Ma per una notte tranquilla e senza vento, ci adattiamo volentieri (69°04.025’N 16°48.803’E) .

Il piacere della vela verso Harstad

Il 2 settembre salpiamo alle 10:00, zizzagando con attenzione tra le secche che affiorano insidiose appena fuori dal porto di Skrolvik. La destinazione del giorno è Harstad, a 18 miglia.

La partenza è pigra, con un debole aliseo da sud-ovest di circa 4 nodi. Dopo un'ora, però, il vento rinforza e sale a 10 nodi: è il momento che aspettavamo. Tiriamo fuori randa e genoa e partiamo di bolina. Refola accelera decisa e scivola sull'acqua a 6,1 nodi con un passo magnifico. Alle 12:30 siamo già ormeggiati al pontile di transito di Harstad (68°48.111’N 16°32.753’E).


Harstad si rivela una cittadina incantevole, con un marina impeccabile: navigatori e visitatori trovano servizi pulitissimi, oltre ad acqua ed elettricità incluse nell'ormeggio. Il giorno seguente (3 settembre) decidiamo di concederci una lunga escursione a terra per sgranchirci le gambe.




Seguiamo un sentiero costiero perlopiù pianeggiante, arricchito da suggestive passerelle in legno. Raggiungiamo la pittoresca chiesetta arroccata sul capo a sud-est della penisola di Åsan e ci spingiamo oltre, desiderosi di vedere da vicino l'imponente cannone installato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, una guardia armata ci informa che l'accesso è consentito solo su prenotazione; ci accontentiamo di uno scatto fotografico. La camminata ci porta anche a visitare i resti del campo di prigionia tedesco: un luogo carico di silenzio e memoria, dove migliaia di prigionieri russi persero la vita. Il contapassi a fine giornata segnerà ben 18.542 passi (circa 14 chilometri).




 Nel cuore del Tjeldsund a vela pura

Venerdì 4 settembre la Norvegia ci regala un’altra giornata splendida, illuminata da un bel sole limpido. Salpiamo da Harstad alle 9:25 diretti a Lødingen, distante 33 miglia. Il percorso prevede l'attraversamento dell'intero canale del Tjeldsund, una rotta insidiosa caratterizzata da passaggi stretti e correnti che possono arrivare anche i 4 nodi. Ma la pianificazione paga: studiando con cura le tavole di marea, sono riuscito a calcolare il timing perfetto per avere la corrente sempre a favore.

Il vento soffia fresco da nord-est tra i 16 e i 20 nodi. La nostra rotta permette di procedere al gran lasco, issiamo il genoa e la mezzana, spegniamo il motore e ci godiamo l'emozione della vela pura. Refola corre veloce sul filo dei 7-8 nodi, con continue strambate, per assecondare le curvature del tortuoso canale.

Alle 14:40 arriviamo a Lødingen e fermiamo la barca al pontile riservato al transito (68°24.943’N 15°59.608’E). Nel pomeriggio ci incamminiamo verso il faro situato a sud-est del paese,  dove vediamo un piccolo ed elegante marina per imbarcazioni minori, poi torniamo indietro per esplorare le vie del centro.



Ci trattieniamo a Lødingen anche per la giornata del 5 settembre, ricaricando le batterie e riordinando la barca. Domani, 6 settembre, ci attende una nuova sfida: 38 miglia per arrivare a Svolvaer.