lunedì 7 settembre 2026

Tra fiordi, maree e cannoni: diario di rotta da Finnsnes a Lødingen

 Ci sono giorni in cui il mare del Nord sembra voler fare pace con il mondo. È il 31 agosto, ore 10:00, quando stacchiamo le cime dall’ormeggio di Finnsnes. Il sole ci regala un tepore inatteso, il vento da sud-ovest soffia leggero attorno ai 6 nodi e lo specchio d'acqua dinanzi a noi è completamente calmo. Accendiamo il motore a 2200 giri per coprire le 16 miglia che ci separano dall’ancoraggio di Revshamna. Alle 12:40 siamo a destinazione: filiamo la catena al centro della baia (69°09.332’N 17°31.299’E), un angolo di mondo silenzioso e perfettamente protetto. Enrico, catturato dalla trasparenza dell'acqua e dalla quiete del posto, non resiste: un tuffo rapido, due bracciate nell'acqua gelida, per rinfrancare lo spirito.



L'incaglio e la deviazione imprevista

Il mattino del 1° settembre ci ricorda subito che in barca la sicurezza non è mai scontata. Alle 9:30, mentre salpiamo l’ancora per fare rotta verso Flakstadt (33 miglia più a sud), la chiglia tocca il fondo: siamo incagliati sulla sabbia. Manteniamo la calma e usiamo l'astuzia marinara. Laschiamo il boma,   con Enrico a cavalcioni sull'estremità: con il suo peso fuori bordo la barca sbanda quel tanto che basta per smuovere la chiglia dal fondo e guadagnare di nuovo l'acqua profonda.

In assenza quasi totale di vento — appena 2 nodi da ovest-sud-ovest — riprendiamo la marcia a motore sui 2000-2100 giri. Alle 14.40 facciamo il nostro ingresso a Flakstadt. Appena il tempo di fissare i cavi che veniamo gentilmente invitati a salpare di nuovo: l'indomani è attesa una grande nave commerciale che occuperà l'intero pontile.

Senza perderci d'animo, individuiamo un'alternativa a 10 miglia di distanza: Skrolvik. Raggiungiamo il piccolo porto dopo una giornata intensa, con 45 miglia di percorrenza. Ci affianchiamo a un pontile decisamente sgangherato sulla sinistra dell'ingresso: non ci sono bitte decenti, manca l'acqua e non c'è corrente elettrica. Ma per una notte tranquilla e senza vento, ci adattiamo volentieri (69°04.025’N 16°48.803’E) .

Il piacere della vela verso Harstad

Il 2 settembre salpiamo alle 10:00, zizzagando con attenzione tra le secche che affiorano insidiose appena fuori dal porto di Skrolvik. La destinazione del giorno è Harstad, a 18 miglia.

La partenza è pigra, con un debole aliseo da sud-ovest di circa 4 nodi. Dopo un'ora, però, il vento rinforza e sale a 10 nodi: è il momento che aspettavamo. Tiriamo fuori randa e genoa e partiamo di bolina. Refola accelera decisa e scivola sull'acqua a 6,1 nodi con un passo magnifico. Alle 12:30 siamo già ormeggiati al pontile di transito di Harstad (68°48.111’N 16°32.753’E).


Harstad si rivela una cittadina incantevole, con un marina impeccabile: navigatori e visitatori trovano servizi pulitissimi, oltre ad acqua ed elettricità incluse nell'ormeggio. Il giorno seguente (3 settembre) decidiamo di concederci una lunga escursione a terra per sgranchirci le gambe.




Seguiamo un sentiero costiero perlopiù pianeggiante, arricchito da suggestive passerelle in legno. Raggiungiamo la pittoresca chiesetta arroccata sul capo a sud-est della penisola di Åsan e ci spingiamo oltre, desiderosi di vedere da vicino l'imponente cannone installato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, una guardia armata ci informa che l'accesso è consentito solo su prenotazione; ci accontentiamo di uno scatto fotografico. La camminata ci porta anche a visitare i resti del campo di prigionia tedesco: un luogo carico di silenzio e memoria, dove migliaia di prigionieri russi persero la vita. Il contapassi a fine giornata segnerà ben 18.542 passi (circa 14 chilometri).




 Nel cuore del Tjeldsund a vela pura

Venerdì 4 settembre la Norvegia ci regala un’altra giornata splendida, illuminata da un bel sole limpido. Salpiamo da Harstad alle 9:25 diretti a Lødingen, distante 33 miglia. Il percorso prevede l'attraversamento dell'intero canale del Tjeldsund, una rotta insidiosa caratterizzata da passaggi stretti e correnti che possono arrivare anche i 4 nodi. Ma la pianificazione paga: studiando con cura le tavole di marea, sono riuscito a calcolare il timing perfetto per avere la corrente sempre a favore.

Il vento soffia fresco da nord-est tra i 16 e i 20 nodi. La nostra rotta permette di procedere al gran lasco, issiamo il genoa e la mezzana, spegniamo il motore e ci godiamo l'emozione della vela pura. Refola corre veloce sul filo dei 7-8 nodi, con continue strambate, per assecondare le curvature del tortuoso canale.

Alle 14:40 arriviamo a Lødingen e fermiamo la barca al pontile riservato al transito (68°24.943’N 15°59.608’E). Nel pomeriggio ci incamminiamo verso il faro situato a sud-est del paese,  dove vediamo un piccolo ed elegante marina per imbarcazioni minori, poi torniamo indietro per esplorare le vie del centro.



Ci trattieniamo a Lødingen anche per la giornata del 5 settembre, ricaricando le batterie e riordinando la barca. Domani, 6 settembre, ci attende una nuova sfida: 38 miglia per arrivare a Svolvaer.

giovedì 3 settembre 2026

Tra le ombre di Senja e la rotta verso Nord

23 – 25 Agosto: L'approdo a Ham e l'inaspettata generosità norvegese

La sveglia suona presto nel freddo mattino artico. Domenica 23 agosto, alle 6:45 precise, molliamo gli ormeggi e puntiamo la prua verso Ham, perla incastonata nell’isola di Senja. Il mare è uno specchio immobile, in assenza di vento; impostiamo il motore a 2000 giri, tagliando l'acqua a un’andatura costante di 7 nodi.

Verso le 11:00 il respiro del Nord inizia a farsi sentire: fa capolino un debole vento da Nord-Ovest sui 7 nodi . È il momento di dare tela. Apriamo randa e genoa, mentre riduciamo i giri del motore a 1700. Il cielo si mantiene grigio e coperto, stendendo sulla costa un velo d'argento, mentre un’onda di mezzo metro da Nord-Ovest accompagna il nostro rollìo. Alle 16:15 scivoliamo finalmente all'interno della baia e fermiamo le cime al pontile riservato al transito (69°24.999’N 17°09.892’E).




Ham ha una storia che si respira nell'aria: un tempo ruvido porto peschereccio, è stato oggi trasformato in un elegante resort di lusso. Intorno non si scorgono case tradizionali, solo le strutture ben curate del complesso, impreziosite da vasche idromassaggio all’aperto che si affacciano sulla baia fredda e profonda.





Il giorno seguente la cambusa chiama. Alla ricerca del supermercato più vicino, decidiamo di metterci in marcia a piedi, anche  per sgranchirci le gambe. Raggiunti i 6.000 passi, optiamo per tentare la fortuna con l’autostop. Si ferma un signore del posto che si trasforma nel nostro angelo custode: ci accompagna a fare la spesa e ci riporta alla barca per 900 corone. Considerato che l'ormeggio ad Ham è gratuito, ci sembra di essere a pari con i conti.

Il 25 agosto il vento soffia troppo forte per prendere il mare con sicurezza: restiamo fermi, godendoci un altro giorno di sosta nella quiete di Ham.

26 Agosto: La maestosità di Senjaopen

Mercoledì 26 agosto riprendiamo il mare diretti a nord, verso Senjaopen, una tappa di 17 miglia. Salpiamo alle 9:25 accompagnati da una bava di vento da Nord-Ovest sui 5 nodi e un mare appena increspato. Con il motore a 1800 giri manteniamo un'andatura rilassata di 6 nodi.

Alle 12:15 completiamo le manovre d'ormeggio lungo l'esteso pontile situato in fondo alla baia (69°28.403’N 17°29.413’E). Senjaopen rivela subito la sua anima operativa e industriale, tra cantieri, aziende locali e i colorati pescherecci ricoperti di reti. Ma a dominare su tutto è lo scenario naturale: la baia è abbracciata da montagne gigantesche e solenni, che sembrano tuffarsi verticalmente nelle acque scure.








27 Agosto: Husøy, l'avamposto del Nord

Giovedì 27 agosto salpiamo per raggiungere la meta più settentrionale di questa stagione: l'isola di Husøy, distante 13 miglia. La partenza è alle 9:25 con un vento leggero da Est-Sud-Est tra i 5 e i 7 nodi; spingiamo a 2000 giri il motore per avanzare a 7 nodi.

Alle 12:30 avvistiamo il porto, ma l'ingresso ci è precluso: alcuni lavori di dragaggio ostruiscono il canale d'accesso. Ci adattiamo a sistemare la barca su un pontile galleggiante provvisorio all'esterno del bacino. È una sistemazione spartana: niente elettricità, niente acqua e nessun collegamento pedonale con la terraferma.

Verso sera, per guadagnare la riva e concederci due passi, ci ingegniamo e improvvisiamo una discesa audace dal pontile. Il borgo appare immobile e spettrale, con le strade deserte e il supermercato serrato. La fila di barche bene attrezzate conferma che Husøy vive di sola pesca, fiera nella sua solitudine artica.

28 – 31 Agosto: Rotta a Sud verso Finnsnes e nuovi arrivi

Venerdì 28 agosto segna l'inizio della discesa verso sud con una tappa più impegnativa, di 33 miglia, fino a Finnsnes. Salpiamo alle 9:25 sotto un sole splendente che tinge il mare di riflessi dorati. Nonostante l'assenza totale di vento, la luce estiva regala una prospettiva grandiosa. Manteniamo il motore a 2200 giri, avanzando veloci a una media tra i 6,8 e i 7 nodi.

Alle 14.30 siamo a destinazione e ormeggiamo in fondo al marina, quasi sotto l’imponente ponte (1.147 metri di lunghezza) che congiunge la terraferma all'isola di Senja. Una camminata di un paio di chilometri ci porta nel cuore della cittadina di Finnsnes, moderna ed operosa.



Qui ci fermiamo qualche giorno: domenica 30 agosto accogliamo un nuovo membro dell’equipaggio, Enrico, che insieme a Patrizia rimarrà a bordo fino a Bergen.

Lunedì 31 agosto, completato il pieno di carburante, Refola è pronta a puntare di nuovo la prua verso sud.

martedì 25 agosto 2026

Verso i Giganti di Pietra: da Svolvær al Silenzio del Trollfjorden

Svolvær, la capitale che pulsa nel fiordo

Martedì 18 agosto. Le raffiche più rabbiose del nord-est hanno finalmente concesso una tregua. Alle 14.00 molliamo gli ormeggi: il mare è una tavola  e un vento leggero di 10 nodi ci accompagna lungo la rotta. Tentiamo una breve incursione nella baia di Osan per fare rifornimento, ma l'assenza totale di segni di vita ci spinge a far prua senza indugi verso Svolvær.


Arriviamo alle 15.15. Con nostra grande sorpresa, la banchina è completamente libera ad attenderci (68°13.956’N 14°34.065’E). Svolvær mette subito in chiaro il suo ruolo di capitale delle Lofoten: è un centro vivace e moderno, dove i grandi palazzi, le luci dei ristoranti e i negozi affollati creano un contrasto energico con la natura selvaggia che abbiamo attraversato finora. Il porto è un andirivieni continuo di vita: i giganti del mare da crociera sbarcano centinaia di visitatori, mentre i traghetti tessono instancabili la tela dei collegamenti tra le isole.







Un amaro colpo al cuore e il miracolo dei fiordi

Giovedì 20 agosto. È tempo di riprendere il mare. Alle 8.45 lasciamo la banchina per dirigerci verso la piccola baia a ovest di Austerøya per il carburante. Sono appena 2 miglia di navigazione. "È una distanza minima, inutile tracciare la rotta sul plotter", penso tra me e me. Un peccato di leggerezza che, con il senno di poi, pagherò caro.


Basta un disattenzione, un segnale interpretato male nel labirinto di secche, e la barca si arresta con un rumore sordo: siamo incagliati. Con la marea in fase calante, liberateci con le nostre sole forze è un'impresa impossibile. Per un’attimo rimango frastornato, ma la fortuna ci viene in aiuto: due gommoni di escursioni turistiche sfrecciano poco distanti e intuendo al volo la nostra difficoltà, allertano la Guardia Costiera.

L'intervento dei soccorsi è fulmineo e impeccabile: prendono una drizza passante sulla testa dell'albero di maestra per sbandare la barca, mentre una cima a poppa ci tira lentamente fuori dall'incaglio. L’evento è stato un colpo al cuore durissimo, uno di quei momenti in cui ti senti uno straccio, ma fortunatamente Refola ha retto senza alcun danno.

Appena liberi ci dirigiamo al distributore di carburante e, con un profondo sospiro di sollievo, alle 12.30 facciamo prua verso uno dei luoghi più leggendari di queste latitudini: il Trollfjorden.

Nel regno dei Troll: la cattedrale di roccia

Arriviamo a destinazione alle 15.10 dopo 19 miglia di navigazione intensa. Inizialmente caliamo l'ancora nella parte più interna più interna del fiordo, ma appena vediamo liberarsi il piccolo pontile vicino alla centrale idroelettrica, ci spostiamo per ormeggiare all'inglese (68°21.774’N 14°55.884’E).











Il Trollfjorden non smentisce la sua fama. È una fenditura spaventosa e magnifica: uno stretto canale profondo tra i 50 e i 100 metri, racchiuso tra pareti rocciose verticali, alte centinaia di metri. Quando il sole inizia a calare, la sua luce calda incendia le vette affilate delle montagne, regalandoci uno spettacolo di rara maestosità.

Con l'arrivo della sera il flusso di visitatori svanisce, lasciandoci avvolti in un silenzio quasi sacrale. Solo verso mezzanotte il buio viene spezzato dall'incedere lento di una grande nave da crociera: entra nel fiordo con cautela, illumina le imponenti pareti di roccia con i suoi potenti fari da ricerca — sembra di essere in un set cinematografico — e poi scivola via di nuovo nel buio, restituendoci la pace della notte.

Ancoraggi di pace e accoglienze inattese

Venerdì 21 agosto. Lasciamo le pareti monumentali del Trollfjorden alle 9.35, diretti all'isola di Brottoya, distante 11 miglia. Il vento da nord-est soffia tra gli 11 e i 15 nodi, quasi costantemente sul nostro naso, obbligandoci a un'andatura a motore. Alle 11.20 diamo fondo all'ancora al centro di una baia perfetta: uno specchio d'acqua riparato e immobile (68°29.062’N 15°11.935’E).





Sabato 22 agosto. Il viaggio riprende verso nord con destinazione Sortland, a 16 miglia di distanza. Alle 9.50 facciamo rotta con un alito di vento da nord-ovest intorno ai 7 nodi. Alziamo randa e genoa e, supportati dal motore a 1500 giri, risaliamo di bolina a 6 nodi costanti. Quando il vento ruota a sud-ovest, la randa inizia a coprire il genoa: la ammainiamo prontamente e apriamo la mezzana. L'assetto è perfetto e Refola prosegue fluida e stabile.

Alle 12.00 facciamo ingresso nel porto di Sortland, ma ad attenderci c'è un fuori programma. Una nave militare è all'ormeggio e, non appena ci avviciniamo alla banchina, due soldati armati di fucile ci fanno segno di allontanarci: l'intera area portuale è interdetta alle imbarcazioni civili.

Senza fare una piega, invertiamo la rotta ed attuiamo il piano B: ormeggeremo oltre il grande ponte, in località  Maurnes, 3 miglia più avanti. Arriviamo alle 13.20. L'interno del pontile galleggiante è saturo di imbarcazioni locali; siamo costretti ad ormeggiare sul lato esterno (68°45.139’N 15°28.006’E). La brezza leggermente contraria tende ad allontanarci dalla banchina e ci fa tribolare non poco nelle manovre di avvicinamento, ma con pazienza e la giusta dose di mestiere riusciamo a mettere le cime a terra e a mettere in sicurezza la barca. Dopo il solito aperitivo, prepariamo la cena e ci prepariamo per il tappone di domani: 67 miglia fino ad Ham sull’isola di Senia.

 

martedì 18 agosto 2026

Verso Nord: Tra imprevisti, arte e silenzi nordici


Diario di bordo — Leknes, Henningsvær, Kabelvåg

Mercoledì 12 agosto: Leknes e l’arte dell’ormeggio

La vista di Reine sfuma alle nostre spalle mentre rimettiamo la prua verso Nord. La rotta segna 19 miglia verso Leknes. Mogliamo gli ormeggi alle 9.45: il mare ci accoglie calmo come una tavola, mentre un vento timido da Nord, attorno ai 5 nodi, ci accompagna. Manteniamo una velocità costante a motore, a 2.000 giri, tagliando un'acqua scura e profonda.

Alle 12.45 raggiungiamo il porto di Leknes che è stipato di imbarcazioni. Fortunatamente, proprio mentre cerchiamo una soluzione, un peschereccio accende i motori e sfila via, lasciandoci il posto giusto per infilare la barca (68°07.509'N 13°33.106'E).



La giornata porta con sé una nota amara: proprio qui a Leknes l'elica di prua decide di piantarci in asso. Il meccanismo che muove le pale gira avuoto. Fino a La Rochelle — dove si trova la base dell’ Amel dovremo fare a meno di questo prezioso alleato. D'ora in avanti ogni manovra richiederà ancor più precisione, occhio vigile, spazio di evoluzione calcolato al millimetro e una massima prudenza nel valutare l'effetto del vento quando spinge via dalla banchina.

Ma il mare toglie e il mare dà: il 13 agosto approda a bordo Patrizia. Arriva dall’Italia portando con sé non solo un sorriso e calore, ma anche un prezioso e graditissimo rifornimento per la nostra cambusa. Leknes, del resto, è un marina sospeso nel nulla: nessuna casa, nessun negozio a portata di mano, solo una nastro d'asfalto dove scorre un discreto traffico.

Venerdì 14 agosto: Verso il fascino di Henningsvær

Venerdì 14 salpiamo alle 9.30 lasciandoci Leknes alle spalle, diretti a Henningsvær, a 18 miglia di distanza. Il cielo è grigio e carico di pioggia. Un vento da SSE tra i 12 e i 14 nodi ci spinge all'uscita del canale, per poi assestarsi attorno ai 10 nodi. Issiamo il genoa e la mezzana: la barca avanza sull'acqua a 5 nodi costanti.

Alle 13.00 entriamo nel cuore di Henningsvær. Trovare un ormeggio è un’impresa: ci incastriamo in un varco al centro del paese dove a fatica c'è spazio per i parabordi su entrambi i lati(68°09.273’N 14°12.280’E) .




Avevamo già visitato Henningsvær in auto qualche giorno fa, ma vissuta dal mare conferma tutto il suo magnetismo. È una meta amata e frequentata, specie da quando il ponte stradale l'ha collegata alla terraferma. La sua vera magia, tuttavia, sta nell'essere riuscita a evolversi: da duro villaggio di pescatori a vivace centro culturale. Ci perdiamo tra le sue vie, scoprendo laboratori dove il vetro viene soffiato a bocca e dove la terracotta prende forma in splendido vasellame. Ci soffermiamo davanti a una mostra fotografica toccante  veri e propri capolavori di luce e ombra  e visitiamo la Kaviarfactory, un’ex fabbrica di caviale convertita con coraggio in uno spazio d'arte contemporanea.

E poi c'è il suo celebre campo da calcio, sull’isolotto di Hellandsøya, alla fine del paese: un tappeto di erba sintetica, adagiato direttamente sulla nuda roccia, stretto tra il ruggito dell'Oceano e i secolari rastrelli in legno per l'essiccazione del merluzzo. Uno scenario surreale e indimenticabile.




Domenica 16 agosto molliamo gli ormeggi da Henningsvær per una breve traversata di 8 miglia verso Kabelvåg. Partiamo alle 9.50 avvolti da una pioggerella fitta e sottile. Il vento soffia da SE intorno ai 13 nodi; procediamo a motore a 2.000 giri con un mare poco mosso e un'onda di una trentina di centimetri che ci accompagna garbatamente in poppa.

Alle 11.20 individuiamo l'unico posto ancora libero al pontile di Kabelvåg e ci assicuriamo alla banchina (68°12.614’N 14°28.767’E)  . Il paese si raccoglie attorno alla piazza vicino al porto, ma essendo domenica tutto tace: i negozi sono serrati e le strade deserte.




Lunedì, purtroppo, veniamo raggiunti da una brutta notizia: Fabrizio deve lasciarci e rientrare d'urgenza in Italia. Per me è un colpo duro: perdo non solo un amico prezioso, ma anche un braccio destro insostituibile nelle manovre di bordo.

Patrizia ed io andiamo a visitare il locale acquario. È un tuffo affascinante nella vita del Nord: impariamo le rotte migratorie del merluzzo, i complessi rituali di corteggiamento e la fecondazione delle uova, ripercorrendo la storia della pesca e dei suoi uomini dall'Ottocento a oggi. Completiamo la giornata visitando la Cattedrale delle Lofoten: una maestosa struttura in legno stile neo-gotico , eretta nel 1898 per dare rifugio spirituale e accoglienza fino a 1.200 persone durante la dura stagione della pesca.





Martedì 18 agosto il cielo si riapre e non piove. Siamo pronti a salpare di nuovo: prua su Svolvær, distante appena 3 miglia. Il viaggio continua.