lunedì 2 novembre 2026

Il ritorno di Refola in Italia tra vento e pesca

 

Da Gibilterra alle Baleari

Alle 23.15 di martedì 20 ottobre salpiamo da Gibilterra. Un vento da NW sui 10 nodi ci preannuncia che abbiamo scelto bene il timing della partenza: randa genoa e mezzana sono subito a segno, e con l’ausilio del motore a 1500 giri filiamo a 6,2 nodi.



All'una di notte il vento rinforza tra i 16 e i 18 nodi. Tangoniamo il genoa, spegniamo il motore e lasciamo che sia solo la forza del vento a spingerci alla stessa identica velocità. Alle 4:00 del mattino il maestrale rinforza ulteriormente a 20-22: Refola fende le onde e vola tra i 7 e gli 8 nodi. Proseguiamo con questo ritmo entusiasmante fino al pomeriggio successivo, quando verso le 16:00 il vento decide di concedersi una pausa, calando a 8-10 nodi. Ricorriamo di nuovo al motore, portandolo gradualmente dai 1600 fino a 1900 giri.

Alle 4:00 del 23 ottobre il vento torna a trovarci, questa volta da sud-ovest con un'intensità di 10-12 nodi. Genoa e mezzana ci riportano a filare a 6-7 nodi, per poi accelerare di nuovo verso le 8:00 del mattino quando il vento raggiunge i 24 nodi, spingendoci a oltre 7 nodi e mezzo. Continuiamo così fino a sera, quando alle 20:00 la brezza svanisce di colpo lasciando solo 2-3 nodi di aria e un’onda fastidiosa. Ammainiamo tutta la tela e per l'ultimo tratto ci affidiamo al motore. Stiamo aggirando ad Ovest la costa di Maiorca, per poi passare a Nord, Sabato 24 ottobre, alle 6:50 del mattino, entriamo a Port Pollensa .

Ma prima di raccontare l’arrivo voglio rivelare l’aspetto più eccitante di questa tappa: la pesca. Il Mediterraneo ci ha trattato con una generosità mai vista prima: ogni volta che caliamo la traina in acqua, la frizione del mulinello comincia a cantare. Max, che aveva fatto della pesca la sua principale attività, è in uno stato di pura estasi e fibrillazione.




 Tra tonni e lampughe è un susseguirsi continuo di ferrate, recuperi mozzafiato e manovre acrobatiche con il raffio per tirare le prede a bordo. Nonostante diversi esemplari riescano a guadagnarsi la libertà a un soffio dalla cattura, il bilancio finale è clamoroso: una ventina di tonni e 6 lampughe. Segue un incessante lavoro di sfilettatura, confezionamento sotto vuoto e stivaggio nel freezer di bordo. Se non fosse che il viaggio sta quasi per finire, la cambusa per l'inverno sarebbe stata assicurata.

Ci affianchiamo al distributore di Marina Pollensa in attesa dell'apertura delle 8:00. Fatto il pieno, ci spostiamo al nostro ormeggio finale a (39°54.314’N 3°05.218’E).


I numeri di questa tappa:

Miglia percorse:               507

Ore di navigazione:          79 ore (di cui 48,5 a motore)

Gasolio consumato:         202 litri

Consumo medio:             4,16 litri/ora

Port de Pollensa ci accoglie con il suo marina moderno e un centro abitato vibrante e pieno di vita. Giochiamo in casa: è il luogo dove vive Max e dove lavora Anna, quindi tutti ci conoscono e ci salutano con calore. Ci concediamo una giornata di meritato riposo, tra bucati, pulizia e ultime spese di cambusa. Lunedì 26 siamo pronti a mollare gli ormeggi per l'ultima, decisiva tappa che ci riporterà in Italia, a Cala Galera. 

L'Odissea verso Cala Galera

Lunedì 26 ottobre, ore 8:30, si salpa. Sfruttiamo una buona finestra meteorologica che ci permette di schivare un forte vento da nord-ovest, sapendo però che ad attenderci ci sarà poca aria e tanto motore. Verso mezzogiorno apriamo la randa, ma il vento di 5-6 nodi, da nord-est, si posiziona proprio sul nostro naso.  Verso le 20:00 la brezza ruota a Sud e rinforza a 10-12 nodi. È il momento di aprire genoa e mezzana e, con il supporto del motore a 1500 giri, filiamo decisi a 7 nodi.


Anche in questo tratto il mare continua a regalarci i suoi frutti: 4 tonni e 2 lampughe finiscono ad arricchire le nostre riserve. La navigazione prosegue tranquilla fino a oltre le Bocche di Bonifacio, quando il vento decide di azzerarsi di nuovo, lasciando 2-3 nodi da Est. Ma il mare, si sa, ama riservare colpi di scena proprio prima del sipario.

L'ultima notte trasforma il rientro in una vera sfida di pazienza e marineria. Improvvisamente il vento rinforza da Nord, prima a 14 e poi a 20 nodi, provocando una fastidiosa onda di due metri, corta e ripidissima, che colpendo la prua rallenta continuamente la barca.

Nonostante spingiamo il motore a 2100 giri, non riusciamo a superare 2-3 nodi di velocità. Refola sembra quasi in balia degli elementi, con la rotta che viene deviata di 30-40 gradi ad ogni impatto con l’onda. In quei momenti, nel buio della notte, confesso di aver pensato: "Qualcuno non vuole farci arrivare... ce la fanno sudare davvero fino all'ultimo". Ma la perseveranza paga. Avvicinandoci alla costa italiana, a circa 14 miglia da terra, l'effetto fetch si riduce progressivamente, il mare si distende e possiamo finalmente riprendere un passo dignitoso a 5-6 nodi.


Giovedì 29 ottobre, alle 10:20 del mattino, la sagoma di Cala Galera ci appare all'orizzonte come un abbraccio caloroso. Il distributore è chiuso al nostro arrivo, così andiamo direttamente all’ormeggio che abbiamo prenotato (42°24.128’N 11°12.611’E).



Il giorno seguente completiamo il rifornimento e tiriamo le somme dell'ultima tratta:

Miglia percorse:               421

Ore di navigazione:          74 ore (interamente a motore)

Gasolio consumato:         308 litri

Consumo medio:             4,16 litri/ora

 

Epilogo di una grande navigazione

Si conclude così, nel migliore dei modi, un'avventura straordinaria iniziata il 5 aprile proprio da questo stesso ormeggio di Cala Galera. In questi mesi Refola e il suo equipaggio hanno tracciato una rotta indimenticabile: dalle coste italiane fino ai fiordi e ai vulcani dell'Islanda e poi, passando per le remote Isole Faroe, risalendo l'intera Norvegia fino ai paesaggi incantati dell'isola di Senja, per poi iniziare la discesa verso sud attraverso le Shetland, Newcastle, Dover, La Rochelle, la traversata del Golfo di Biscaglia fino a Baiona, il passaggio di Gibilterra e infine il ritorno al Mare Nostrum. Un grazie di cuore a tutti voi che ci avete seguito giorno dopo giorno attraverso questo blog, ma soprattutto un grazie immenso a ciascuno dei compagni di viaggio che hanno condiviso con me la vita di bordo, il timone, il freddo del Nord e il calore di questa indimenticabile avventura.

Buon vento a tutti!

lunedì 26 ottobre 2026

Da La Rochelle a Gibilterra: tra il respiro dell’Oceano e i fantasmi delle orche

 1. La partenza e la morsa del Golfo di Biscaglia

La partenza è fissata per le 8:20 di sabato 10 ottobre. Lasciamo alle nostre spalle il porto di La Rochelle con una brezza benevola: 10 nodi da Nord-Nord-Ovest che ci prendono al traverso. Impostiamo la rotta a 240°, la barca risponde con grazia; randa, genoa e mezzana sono a segno e filiamo leggeri a 6 nodi, senza il minimo ausilio del motore. È la magia pura della vela.

Il mare, tuttavia, sa essere imprevedibile. Verso le 20:00 il vento svanisce all’improvviso, soffocato in una bonaccia piatta di appena 1-2 nodi. Non c’è scelta: ammainiamo le vele e facciamo sentire la voce del motore, proseguendo a secco di vele nel buio.

Alle 4:00 del mattino il vento torna a farci visita, alzandosi da Sud-Est con circa 8 nodi. Tiriamo fuori di nuovo la nostra tela (randa, genoa e mezzana) e, aiutati da 1600 giri di motore, riprendiamo un buon passo tra i 6 e i 7 nodi. Ben presto però, il vento e l’onda si orientano sulla nostra prua, costringendoci a fare dei bordi. Ma il risultato è mediocre: l’onda in prua frena continuamente la barca, con 2200 giri al motore la velocità si aggira sui 3-3,5 nodi.



2. Strategia spagnola: all’ancora a Puerto Marina Española

In mare la flessibilità è virtù. Decidiamo di cambiare strategia: anziché incaponirci contro vento e mare per doppiare subito il temibile Capo Finisterre, puntiamo verso la costa nord della Spagna in cerca di un ridosso.

Prora su 222°: la rotta per Puerto Marina Española. Con randa e motore a 2000 giri la barca torna a respirare, viaggiando a 5-6 nodi. Alle 12:00 del 12 ottobre, entriamo nel grande porto. Tra le banchine non scorgiamo un ormeggio adatto a Refola, così scegliamo la soluzione più marina: diamo fondo all'ancora nella parte ovest della baia (43°42.496’N - 7°28.140’W).

Qui tiriamo il fiato. Ci riposiamo, riordiniamo le idee e attendiamo il momento giusto per ripartire.

3. L'ombra delle orche e la rotta per Baiona

Allo scoccare della mezzanotte, leviamo l'ancora. Davanti a noi ci sono 200 miglia di navigazione verso Baiona. La mente è fissa su un pericolo concreto: le orche. I bollettini e le notizie degli ultimi venti giorni riportano numerosi attacchi a imbarcazioni da diporto, tutti concentrati a ridosso della costa.

Strategia di prevenzione: tracciamo una rotta d'altura, facendo un largo giro intorno al capo per restare ben al largo e ridurre al minimo le probabilità di incontro. La scelta si rivela vincente, non scorgiamo alcuna pinna. Al calar della sera, veniamo premiati da un vento che finalmente gira a Nord. È il momento della vela pura: armiamo il genoa tangonato e ci lasciamo spingere dal vento in poppa sui 15-20 nodi.


Alle 9:15  del 14 ottobre facciamo il nostro ingresso al marina di Baiona; ci fermiamo al distributore per il pieno di carburante, per poi recarci all'ormeggio che ci hanno assegnato (42°07.383’N - 8°50.713’W).

Riconosciamo ogni pontile: avevamo fatto sosta qui all'andata, il 20 aprile 2026. Conosciamo già la mappa dei supermercati, la lavanderia, i bagni e le docce. Ci concediamo due notti di stop fermi in porto, utili per rigenerare il corpo e lo spirito.

4. In rotta verso la Rocca di Gibilterra

Venerdì 16 ottobre 2026, salutiamo Baiona. Di fronte a noi c'è un gran salto: 526 miglia fino a Gibilterra.

Molliamo gli ormeggi alle 9:00. Ad accoglierci, fuori, c'è un vento da Nord di 10-12 nodi e un mare formato, con un'onda di un metro che ci insegue. Il vento non tarda a rinforzare, stabilizzandosi sui 20 nodi da Nord-Ovest. Sapevamo che questa tappa sarebbe stata una cavalcata in poppa, sostenuta dal ventone, per questo ci eravamo preparati a dovere armando i due tangoni per tenere il genoa ben aperto a farfalla.

Intorno alle 12:00, mentre guadagniamo il largo staccandoci dalla costa, il cuore salta un battito. Sento un colpo sordo e deciso sullo scafo.

Un istante dopo, l'inconfondibile pinna dorsale di un'orca taglia l'acqua a pochi metri da noi. Seguono minuti interminabili, spesi a scrutare il mare attorno alla barca con il fiato sospeso, temendo un secondo impatto sul timone. Il mare, fortunatamente, tace. L'animale scompare nelle profondità e l'attacco non ha seguito. Siamo in prossimità del campo eolico marino, all’altezza di Viana du Castelo. Trasmettiamo sul sito ORCAS.PT  la posizione dell’attacco: 41°43N 9°4’W.


Manteniamo la nostra rotta prudenziale a circa 30 miglia dalla costa e l'Atlantico non ci riserverà più altri incontri indesiderati.

Se il vento apparente supera raramente i venti nodi, il vento reale (sommato alla velocità con cui avanziamo) tocca spesso i 30-32 nodi. Il mare cresce di conseguenza: onde imponenti di 2-3 metri spingono la barca in entusiasmanti e continue planate verso Sud.


5. L'ingresso a Gibilterra e i dati della tappa

Avvicinandoci allo Stretto, il mare ci offre l'ultimo grande regalo: una corrente a favore di circa 2 nodi che ci trascina veloci verso il Mediterraneo.


Alle 16:20 del 19 ottobre arriviamo al distributore nei pressi di Marina Bay per fare il pieno di carburante. Il bilancio della tappa è eccellente:

         · Consumo di carburante: 173 litri

         · Ore totali di navigazione: 79 ore

         · Ore a motore: 40,4 ore

         · Consumo medio: 4,28 litri/ora

Per la notte non c'è disponibilità di ormeggi nei marina vicini, ma la cortesia del personale del distributore ci salva: ci concedono di rimanere affiancati alla banchina fino al mattino seguente, quando dovremo necessariamente andare altrove.

Al distributore faccio un incontro singolare: l’amico navigatore Antonio Sanson, conosciuto in Nuova Zelanda, mentre stava facendo anche lui il giro del mondo, era qui a fare carburante, in partenza per un nuovo giro del mondo, ci siamo salutati e abbracciati.


La mattina dopo, 20 ottobre, cerchiamo un posto dove spostarci. Verso sera dobbiamo accogliere Anna, un’amica di Max che resterà con noi per le tappe in Mediterraneo. Concordiamo una sosta di qualche ora al marina di El Saladillo, nella baia di Algeciras. Riforniremo la cambusa e verso sera, imbarcata Anna, punteremo la prua verso le Baleari, a Maiorca.


domenica 11 ottobre 2026

Dover e La Rochelle

 Giovedì 1° ottobre

Partiamo da Newcastle alle 9:15; dopo la chiusa facciamo rifornimento di carburante. La nostra destinazione è Dover, distante 280 miglia.

Il vento all’inizio è sui 5 nodi da SE, proprio sul naso, ma verso mezzogiorno gira a SW e rinforza — prima a 10 e poi a 15 nodi — permettendoci di aprire tutte le vele e spegnere il motore. Alle 22:30 gira a SE, quindi ancora sulla nostra rotta: togliamo il genoa e proseguiamo con randa e mezzana cazzate a ferro. Verso mezzanotte gira a Sud, rimettiamo il genoa con il contributo del motore di 1700 giri,  il mare mosso e un’onda massima di un metro. Abbiamo dovuto fare molti cambiamenti di rotta per evitare i numerosi campi eolici offshore.

Il giorno successivo Il vento rinforza da Sud a 22-24 nodi. Riduciamo la randa, togliamo la mezzana e spingiamo con il motore a 2.200 giri.


Sabato 3 ottobre arriviamo alle 9:30. Come da prassi facciamo il pieno di carburante e ci dirigiamo all’ormeggio (51°07.084’N 1°19.144’E). Le miglia effettivamente percorse sono state 324, a fronte delle 280 calcolate sulla rotta teorica. Rifornimento 173 litri, ore motore effettuate 39.  Il consumo medio è stato di 4,44 litri/ora: non male!





Dover si presenta come una città carina, con un bel centro pulito e curato. Facciamo un po’ di cambusa per la barca e poi il briefing per decidere come procedere con le prossime tappe. La permanenza a bordo di Lorenzo è agli sgoccioli, il 7 ottobre deve rientrare a casa. Guardando le previsioni meteo notiamo una finestra utile che permette di arrivare il 7 direttamente a La Rochelle, saltando le soste previste a Cherbourg e Brest. La decisione è immediata: si parte domani!

Domenica 4 ottobre partiamo con destinazione La Rochelle, distante 504 miglia. Alle 8:00 molliamo l’ormeggio. C’è un vento leggero sui 3-4 nodi da SE e procediamo a motore. Qui dobbiamo fare i conti con il traffico navale e le correnti di marea. Siamo fortunati: la rotta tracciata su Navionics rimane confermata e non dobbiamo modificarla per dare precedenza a navi o altri mezzi. La corrente varia (6 ore a favore e 6 ore contraria), il mare si mantiene poco mosso con un'onda massima di 50 cm. Unica nota dolente: ce la siamo fatta tutta a motore!






Mercoledì 7 ottobre arriviamo alle 10:45  al pontile del carburante, con 511 miglia effettive e alle 11:45 ci spostiamo al pontile 50 dell’Amel (46°08.885’N 1°10.016’W). I dati parlano da soli: 332,79 litri di gasolio consumati in 70 ore di motore, per una media di 4,75 litri/ora, media accettabile, ma le 70 ore motore sono la conseguenza dell’alto consumo di carburante. Una doccia e un pranzo fuori sono la conclusione perfetta per salutare Lorenzo, che riesce a ripartire puntuale per casa.

A La Rochelle dovevamo eseguire i lavori di riparazione all’elica di prua. Le premesse sembravano buone: alla nostra richiesta, il cantiere Amel ci ha risposto che pur avendo disponibili i pezzi di ricambio necessari, non potevano intervenire direttamente, indirizzandoci a un loro partner locale, che ci ha messo a disposizione un posto al pontile Amel e ha inviato un tecnico il giorno successivo. Purtroppo, come era già successo a me, nemmeno il tecnico è riuscito a smontare il dispositivo dell’elica di prua. La soluzione consigliata è stata dunque quella di rimpiazzare/riparare il tutto alla prossima alata in secco. È una conclusione per me amara, visto che siamo nel "cuore" del mondo Amel. Ma le cose sono profondamente cambiate rispetto al 2004 quando ci hanno consegnato Refola : non ci sono più l’assistenza e l’attenzione al cliente di un tempo, devo farmene una ragione.

Sabato 10 ottobre Max ed io affrontiamo la prossima tappa del trasferimento verso Baiona, distante 456 miglia. Buon vento a noi!

sabato 3 ottobre 2026

Diario di Bordo: Da Ålesund a Newcastle passando per le Shetland

 Prima Tratta: Verso l'arcipelago delle Shetland (Ålesund - Lerwick)

La nostra avventura ha inizio all'alba, precisamente alle 6:20, quando molliamo gli ormeggi da Ålesund ancora immersi nel buio. L'obiettivo iniziale è ambizioso: cercare di arrivare alle Shetland entro la sera del secondo giorno di navigazione. In realtà, la barca si dimostra così veloce che, se non avessimo deliberatamente rallentato l'andatura per evitare un arrivo notturno rischioso, avremmo toccato terra persino prima.

Nel primo tratto, protetti dal canale riparato dalle isole, il vento da ovest soffia sui 12-15 nodi ma risulta completamente "sul naso", impedendoci di spiegare le vele. Solo verso mezzogiorno, modificando la rotta per 220°, riusciamo a issare randa e genoa mantenendo 1600 giri al motore. Una volta usciti in mare aperto, però, l'onda lunga da ovest si fa subito sentire: un muro d'acqua di 2-3 metri con un periodo corto di appena 5-6 secondi.

Adottiamo quindi una strategia prudente: costeggiare la Norvegia fino all'altezza di Bergen per poi virare decisamente sulle Shetland non appena il vento gira a sud. Una scelta saggia, poiché il vento rinforza rapidamente a 30 nodi e non scende mai sotto i 20-25 per tutto il giorno successivo, costringendoci a continue riduzioni di velatura.



I benefici della nostra rotta si manifestano quando l'arcipelago delle Shetland inizia a fare da scudo naturale contro il sistema ondoso proveniente da ovest-sudovest. L'onda finalmente diminuisce, rendendo la navigazione decisamente più clemente. Gestiamo con cura le ultime miglia notturne, riducendo ulteriormente la velocità per goderci l'ingresso con la luce del giorno.

Alle 7:30 del 23 settembre arriviamo a Lerwick, ormeggiando al pontile del porto più a sud (60°09.245’N 01°08.461’W). 





Lerwick si rivela immediatamente una cittadina accogliente, ideale per i marinai, dotata di tutto il necessario a portata di mano. Il giorno successivo, in attesa di una finestra meteo più favorevole, ci spostiamo nella vicina ansa portuale a nord per fare il pieno di carburante.


Seconda Tratta: La traversata verso Newcastle (Lerwick - Newcastle)

Venerdì 25 settembre, alle 6:50, molliamo nuovamente gli ormeggi pronti per affrontare la rotta più lunga: 314 miglia teoriche per Newcastle che, a causa delle necessarie boline, diventeranno ben 455 miglia effettive.

Appena fuori dalla protezione del porto, un vento teso di 18-20 nodi da sud-sudovest ci dà il benvenuto. Ci attende una lunga e impegnativa bolina. La notte successiva le condizioni peggiorano ulteriormente: il vento sale costantemente a 25-36 nodi, con raffiche furiose fino a 40 nodi. Il Mare del Nord mostra il suo volto più severo, con un mare molto agitato e onde al mascone superiori ai 3 metri che mettono a dura prova l'equipaggio e l'imbarcazione.




Dopo averci martoriato per un giorno intero, la svolta tanto attesa arriva alle 18:00 di domenica 27 settembre: il vento finalmente gira a est. Questo improvviso favore ci consente di compiere un unico e liberatorio bordo di 94 miglia diretto verso l'obiettivo.

Lunedì 28 settembre, alle 7:00 in punto, arriviamo a destinazione. Prima di raggiungere il posto barca (54°59.676’N 1°27.16’W), dobbiamo attendere l'apertura di una chiusa per entrare nel marina. È stata una navigazione durissima, autenticamente "da Mare del Nord", ma la soddisfazione di averla completata con successo, senza subire alcun danno strutturale, ripaga di ogni sforzo.




Frank e suo nipote Johel sbarcano per fare ritorno a casa. Giusto il tempo di riposare che, martedì 29 settembre, il testimone passa ai nuovi membri dell'equipaggio: Max e Lorenzo, pronti a salire a bordo per la prossima tappa.


sabato 19 settembre 2026

Tra il respiro dei fiordi e il richiamo dell'Atlantico: da Svolvær ad Ålesund

Certi luoghi non sono semplici tappe sulla carta nautica, ma approdi dello spirito. Ritornare a Svolvær è stata una scelta dettata dal cuore dell'equipaggio: la solitudine delle baie nordiche sa essere sublime, ma dopo giorni di silenzio il desiderio condiviso era quello di ritrovare il calore della civiltà, il profumo del legno bagnato sui pontili e la vivacità dei porti di mare.

Svolvær ci ha accolti con la sua energia discreta. Ci siamo concessi due giorni di pausa rigenerante, camminando tra le antiche case in legno del villaggio dei pescatori e immergendoci nel silenzio suggestivo del museo del ghiaccio, prima di riprendere la rotta verso sud.










La rotta verso Bodø

Mercoledì 9 settembre, alle 8:10 del mattino, stacchiamo gli ormeggi. Davanti alla prua si stendono 58 miglia verso Bodø. Il vento soffia leggero da sud-ovest tra gli 8 e i 10 nodi: alziamo la randa e impostiamo il motore a 2.000 giri, tagliando un mare ancora addormentato.

Dopo un paio d’ore, l’aria cambia tono e il vento rinforza fino a 15 nodi. È il momento che aspettavamo: completiamo la velatura stendendo genoa e mezzana e riduciamo l'ausilio del motore a 1.600 giri. La barca trova subito il suo passo, stabilizzandosi su un'andatura fluida e costante di 7,3 nodi.

Alle 18:00 tocchiamo terra a Bodø. Sincronizzati come un meccanismo ben collaudato, andiamo subito al distributore per il pieno di carburante e ci trasferiamo all'ormeggio (67°16.883’N 14°22.318’E).

Il 12 settembre la famiglia di bordo si allarga: arrivano Frank e suo nipote Johel, portando energia fresca per dare manforte alle manovre. Resteranno con noi per le tappe più impegnative fino a Dover, in Inghilterra.


La grande traversata: 360 miglia verso Ålesund

Lunedì 14 settembre, ore 7:20: si salpa per una delle tratte più impegnative. Il piano iniziale guardava a Bergen, ma la realtà della navigazione richiede flessibilità. Patrizia ed Enrico hanno il volo di rientro per l'Italia il 17 settembre da Bergen: tirando le somme sui tempi e sulle incognite meteo, garantire l'arrivo via mare entro quella data sarebbe stato un azzardo. Decidiamo così di fare scalo ad Ålesund, distante 360 miglia, da dove potranno comodamente raggiungere l'aeroporto in tempo utile.

La partenza è accompagnata da un vento da ovest-sud-ovest sui 15 nodi. Con randa e motore a 2.200 giri procediamo per buona parte della notte, con una velocità di 6-7 nodi. Verso le 4:00 del mattino, il cielo cambia assetto: il vento ruota a sud-est e aumenta di intensità, arrivando ai 20 e i 25 nodi. Spegniamo il motore e lasciamo che sia solo la forza pura del vento a portarci, fino alle 16:00.

Successivamente il vento cala a 4 nodi e gira a sud-ovest. Torniamo a randa e motore a 2.300 giri: per mantenere una velocità che ci garantisca l’arrivo ad Alesund entro la sera del 16.

La pressione barometrica racconta meglio di qualsiasi parola l'instabilità di queste latitudini: siamo partiti con 1017 mb, ma poi la pressione cala continuamente, nell'arco di due giorni fino a toccare i 999 mb, quando il vento gira a nord-ovest e rinforza nuovamente tra i 18 e i 25 nodi. Randa e genoa ben aperti ci regalano un'andatura entusiasmante a 7,6 nodi.

Continuiamo così fino alle 12:00, quando il vento  ci gira un’altra volta sul naso, costringendoci ad avvolgere le vele e proseguire a motore a 2.000 giri.

Per quanto riguarda Il mare, lo troviamo clemente e protetto tra i canali dei fiordi (con un'onda di massimo un metro), più duro e formato nei tratti aperti, con onde da due metri.

Saluti e nuove rotte

Mercoledì 16 settembre, poco dopo le ore 13:00: Ålesund ci appare all'orizzonte. Come al solito rotta immediata al distributore per il pieno e poi via verso il pontile (62°28.408’N 6°09.305’E). Calcoliamo i consumi di carburante della barca: 289 litri, con una media di 6,33 litri/ora, superiore alle medie solite, ma d’altra parte abbiamo tenuto, quasi sempre, un sostenuto giri al motore: 2000-2300 .




Il giorno successivo è il momento dei saluti. Salutiamo Patrizia ed Enrico in partenza per Bergen: la condivisione di vita di bordo, turni di guardia e pasti caldi crea legami forti, e la loro assenza si farà sentire.

Ora gli sguardi tornano a concentrarsi sulla cartografia e sulle previsioni meteo. Davanti a noi si aprono 255 miglia di Mare del Nord fino alle remote Isole Shetland. Le mappe sinottiche mostrano una finestra meteo favorevole con partenza prevista per lunedì 21 settembre.

La rotta è pronta, lo spirito pure. Alla prossima!