giovedì 13 agosto 2026

Tra le nebbie e le vette delle Lofoten: da Bodø a Å

C’è un cambio di guardia a bordo. Con il saluto a Sergio e l’arrivo dall’Italia di Marten e sua figlia Alice, il nostro equipaggio si rinnova giusto in tempo per cogliere un regalo raro nel Nord della Norvegia: una splendida e limpida giornata di sole.


È la mattina di mercoledì 5 agosto. Alle 9.10 lasciamo l’ormeggio di Bodø con la prua puntata verso ovest, pronti ad attraversare il braccio di mare che ci separa dall’arcipelago delle Lofoten. Una rotta di 57 miglia che si annuncia perfetta: 10 nodi di vento da Nord che ci baciano al traverso, mentre un mare calmo e disteso specchia il cielo azzurro. Non appena ci lasciamo alle spalle i primi isolotti e gli scogli affioranti, spegniamo il motore. Il silenzio della vela avvolge la barca. Issiamo tutto la tela a disposizione e iniziamo a scivolare veloci sull’acqua a 7,5 nodi.

Intorno alle 14.00, come spesso accade da queste parti, il mare cambia voce. Il vento rinforza fino a 15 nodi e ruota a Nord-Ovest, sollevando un’onda di un metro che iniziamo a prendere direttamente al mascone di dritta. La barca accellera il passo: con genoa, randa e mezzana ben a segno, sbanda con eleganza e tiene la rotta a 8 nodi in una bolina larga impeccabile.

Alle 17.30 la silhouette incantata di Røst si fa vicina. Entriamo e ci affianchiamo al molo libero (67°30.476’N 12°04.544’E). Scesi a terra per sgranchirci le gambe dopo le miglia accumulate, veniamo accolti dal silenzio quasi spettrale delle isole fuori stagione di pesca: le strade sono deserte, il piccolo supermercato è già chiuso. Torniamo in quadrato per il solito briefing serale sulle carte e sui bollettini meteo.

La prua contro l'onda: la rotta per Værøy

Il giorno seguente le condizioni cambiano. Il meteo prevede un vento “sul naso” di circa 20 nodi, ma la rotta per Værøy conta appena 21 miglia. "Si può fare", ci diciamo.

Giovedì 6 agosto, alle 11.00 spaccate, molliamo gli ormeggi. Bastano pochi metri oltre il canale protetto d'ingresso perché il mare ci sveli un volto più duro: 18-20 nodi da Nord-Est spingono un’onda corta di un metro sferzandoci dritta in prua. Imposto il motore a 2400 giri per dare spinta; la barca avanza a 5,5 nodi ma l'onda incrociata la scuote continuamente, facendo sbandare e battere la prua. A farne le spese è la povera Alice, che paga il tributo al battesimo del mare con i primi sintomi di mal di mare.

Alle 14.30 conquistiamo finalmente il porto di Værøy e c'incuneiamo nell'unico posto disponibile (67°39.632’N 12°42.105’E). Appena toccata la terraferma, la nausea di Alice svanisce e la voglia di esplorare prende il sopravvento. Ci allacciamo gli scarponi e puntiamo dritti verso la vetta del monte Håheia. La salita è ripagata da panorami mozzafiato, dove le scogliere cadono a picco su un oceano dai toni cobalto. Torniamo a bordo alle 20.30, dopo una tappa al supermercato locale per fare cambusa. I contatori segnano cifre da vera maratona: 23.581 passi, 57 piani di dislivello e quasi 18 chilometri macinati a piedi.







Verso Moskenes e la sfida del Reinebringen

Marten ed Alice rimarranno a bordo soltanto per pochi giorni ed hanno un desiderio bruciante: vivere le Lofoten al massimo. Decidiamo così di ripartire subito il giorno dopo per Moskenes, una breve tratta di 17 miglia.

Venerdì 7 agosto attendiamo che il cielo si schiarisca e alle 14.00 molliamo i cavi. Il sole torna a farci compagnia e un vento costante da NW sui 10-12 nodi ci regala una navigazione da manuale: randa, genoa e mezzana ancora una volta spiegate, filiamo leggeri a 6,5 nodi. Alle 17.30 siamo a Moskenes, ormeggiati al lato esterno del pontile riservato alle imbarcazioni in transito (67°53.854’N 13°02.509’E).

Con le previsioni che portano pioggia per l'indomani, Alice propone un'impresa audace da fare subito, in serata: la scalata al Reinebringen, la celebre cima che domina il fiordo di Reine, famosa per i suoi 2.000 scalini di pietra realizzati da una squadra di sherpa nepalesi.

Facciamo un aperitivo veloce, una cena rapida e via di corsa a prendere l’autobus delle 20.00 che ci lascia in prossimità dell’inizio del sentiero.


Ragazzi, questa volta è stata davvero dura. Altro che gradini: 2.000 veri e propri "scaloni" d'ordinanza, alti dai 30 ai 40 centimetri l'uno, che spaccano le gambe. Quando arrivo in cima, stremato ma felice, la prima cosa che devo fare è sfilarmi gli scarponcini da trekking per far respirare i piedi doloranti. Ma basta alzare lo sguardo per dimenticare la fatica: la vista sul fiordo, sulle vette affilate e sui villaggi illuminati dalla luce senza fine del nord è semplicemente fantastica.





Dopo le foto di rito riprendiamo la discesa. Ma la giornata non è ancora finita: arrivati in fondo alla scalinata, ci toccano altri 4 chilometri a piedi per rientrare a Moskenes.

Il bilancio finale dell'escursione parla da sé: 16.000 passi, 127 piani di dislivello e 16 chilometri. Rientriamo in barca alle 1.30 di notte, giusto in tempo per regalarmi due ore benedette di pediluvio rigenerante!

Alla scoperta della terraferma: Å, Nusfjord e Henningsvær

Per i due giorni successivi (9-10 agosto) decidiamo di concedere un po' di riposo alle vele e noleggiamo un'auto per esplorare l'interno delle isole.

La prima tappa è Å, il villaggio dal nome più corto del mondo posto all'estremità sud dell'arcipelago. Qui visitiamo l'affascinante Museo dello Stoccafisso, immergendoci nella storia millenaria di queste terre. Scopriamo così i ritmi della pesca del merluzzo, che tra dicembre ed aprile mobilita l'intera comunità: dai grandi ai bambini, tutti partecipano alla lavorazione. I pesci vengono decapitati, puliti e poi appesi all'aperto sulle enormi rastrelliere di legno a seccare al vento del Nord fino a giugno.




Proseguiamo poi verso Nusfjord, un borgo di pescatori incastonato tra le rocce che sembra uscito da una cartolina d'epoca, con le sue tipiche case rosse (rorbu) e il piccolo museo di imbarcazioni e attrezzi storici.







 Il nostro itinerario prosegue fino a toccare ampie spiagge dorate dove i camperisti si radunano e i windsurf affrontano la brezza dell'Atlantico. Rientriamo alla base di Reine verso le 19.00.


 




Lunedì 10 agosto punta a nord: visitiamo la vivace e pittoresca Henningsvær, con i suoi canali e le sue gallerie d'arte, prima di spostarci sulla costa occidentale delle Lofoten. Qui ci regaliamo un'ultima camminata di 19.800 passi (circa 15 km) lungo un sentiero pianeggiante e spettacolare che connette due magnifiche spiagge selvagge.








Alle 19.00 facciamo ritorno in barca. Dopo una cena condivisa tra risate e ricordi di questa intensa settimana, arriva il momento dei saluti. Marten ed Alice devono riprendere la strada di casa. Lasciano a bordo l'eco delle risate, l'energia delle grandi scarpinate e il ricordo di un'avventura tra mare e roccia che non dimenticheremo facilmente.

venerdì 7 agosto 2026

Da Svartisen alle Lofoten: Archi di luce, porti di pescatori e cambi di guardia

Lasciamo l’ormeggio di Svartisen alle 9.30 del mattino. Il cielo è cupo, la pioggia battente, e 18 nodi di vento da Ovest che soffiano proprio "sul nostro naso". Sembra l'inizio di una giornata complessa, ma il mare del Nord sa regalare magie improvvise: dopo poche miglia, le nubi si dileguano, regalandoci un arcobaleno meraviglioso e uno squarcio di sole splendente, quasi fosse il saluto d’arrivederci scagliato dalla grandiosità del ghiacciaio.

Superato il primo canale, la natura addolcisce la sua morsa. Il vento ruota gradualmente a Sud-Ovest e cala sui 10-15 nodi: è il momento perfetto per dar voce alle vele. Tiriamo fuori genoa e mezzana e, con il supporto costante del motore a 1300 giri, avanziamo fino a Fore, dove facciamo ingresso alle 14.10.

È un porticciolo di pescatori schietto e verace. Ma proprio mentre manovriamo per entrare nel bacino, avverto un'anomalia ai comandi: l’elica di prua non risponde. Non poter governare la prua in uno spazio ristretto può essere pericoloso, così per non trovarmi in difficoltà inserisco prontamente la retromarcia . Per fortuna c’è un lungo pontile completamente libero proprio accanto all’ingresso, e così riesco a fare l’ormeggio sfruttando il vento  che ci spinge verso la banchina (66°54.449’N 13°36.266’E).

Una volta fissate le cime, do un'occhiata alla strumentazione: il monitor delle batterie segnala “batterie basse”. Un temporaneo black-out ha tagliato la corrente al thruster di prua. A bocce ferme provo nuovamente ad azionarlo e questa volta l’elica riprende regolarmente a funzionare. Tutto è bene quel che finisce bene, ma nei prossimi giorni terrò sotto stretta sorveglianza il sistema elettrico per capire la causa dell’inconveniente.

La vita a Fore scorre lenta, scandita dal lavoro sui pescherecci di ogni stazza e dal ritmo della grande gru da banchina per l'alaggio delle barche. L'aria profuma di sale, legno trattato e vita di mare.

Dopo una notte di riposo, sabato primo agosto alle 8.25 ci rimettiamo in rotta verso Bodø, distante 35 miglia. Partiamo in totale assenza di vento, ma presto da Ovest sale una brezza sui 12 nodi. Armiamo randa, genoa e mezzana: la barca si inclina leggermente trovando il suo passo ideale nell'acqua.

lunedì 3 agosto 2026

In rotta tra i fiordi: dalle ombre di Lurøy al blu profondo di Svartisen

Domenica 26 luglio. Silenzi e insidie tra le secche.

Alle 8.35 lasciamo l’ormeggio di Forvik, l’aria è immobile, la bonaccia ci avvolge in un velo quasi spettrale e il mare è uno specchio scuro. Non c’è una bava di vento, così avanziamo a motore, al ritmo regolare dei 1900 giri.



Poi verso mezzogiorno, il mare del Nord decide di svegliarsi: un vento teso da Est comincia a spingere a 12 nodi, con raffiche improvvise che toccano i 20 e increspano la superficie dell’acqua. E’ il segnale che aspettavamo. Spegniamo il motore e finalmente scende quel silenzio profondo e quasi sacro che solo la vela sa regalare. Inizia un percorso entusiasmante, una vera e propria danza di precisione: dobbiamo destreggiarci completamente a vela tra secche affioranti, scogli affilati e  segnali marittimi da interpretare al millimetro, guidati solo dal soffio del vento.


Alle 16.10, dopo ore di grande concentrazione, siamo a destinazione e ci assicuriamo al  primo pontile (66°25.240’N 12°50.370’E). Luroy ci appare insolitamente malinconica. Il marina sembra quasi abbandonato, avvolto in una atmosfera sospesa: la palazzina che ospita i servizi docce e bagni è sbarrata, il paese con il supermercato dista un’ ora e mezzo di cammino e piove continuamente. Con questo quadro non viene voglia di andare a spasso. Dietro all’edificio principale scorgiamo solo 4 case silenziose, un bar chiuso e una chiesetta con l’immancabile camposanto. Un giovane del posto passa di lì e ci approccia, spiegandoci con un pizzico di nostalgia che solo l’anno scorso, in questo stesso periodo, il marina brillava di vita e di imbarcazioni. Che sia colpa di questo cielo grigio?


Lunedì 27. L’energia vivace di Selsoyvik.

Dopo un intero pomeriggio passato in barca a girarci i pollici, ascoltando il tamburellare della pioggia sulla tuga, finalmente lunedì 27 luglio, alle 9.00, mettiamo di nuovo la prua al mare per una breve tappa di 12 miglia. Il vento da SE soffia morbido sui 9-10 nodi, procediamo a motore per velocizzare il trasferimento e alle 10.45 ormeggiamo all’interno del primo pontile di Selsoyvik (66°34.491’N 12°58.767’E).



L’impatto con Selsoyvik è immediato e rigenerante: un borgo delizioso, pieno di colore, anima e vitalità, che offre innumerevoli possibilità: si possono noleggiare biciclette, scivolare in canoa tra i canali o persino cimentarsi in un singolare campo da golf a 7 buche incastonato nel paesaggio costiero. A completare il quadro, un ben fornito supermercato proprio sulla banchina. Ne approfittiamo subito per sgranchirci le gambe: mettiamo a segno una camminata di circa 10.000 passi, inerpicandoci lungo la strada fino quasi alla sommità dell’isola, da cui si domina un panorama mozzafiato.


Mercoledì 29. Verso il gigante di ghiaccio.

Mercoledì 29 luglio ripartiamo per altre 24 miglia di navigazione, puntando verso uno dei luoghi più iconici della Norvegia: lo Svastissen, il secondo ghiacciaio  più grande del paese. Salpiamo alle 9.30,  sotto una pioggia battente. Un vento da sud sui 10 nodi ci accompagna inizialmente, per poi girare a Sud-Ovest ed affievolirsi sui 5 nodi. Tra le isole il mare resta piatto come un lago. Issiamo il genoa e la mezzana, lasciandoci scivolare leggeri fino all’imboccatura dell’Holandsfjorden, l’ultimo canale che conduce dritti al cuore della montagna.


Alle 14.30 siamo a destinazione. Con nostra grande sorpresa non ci sono altre barche ormeggiate: prendiamo posto sul lato opposto del pontile  riservato al traghetto, (66°42.589’N 13°42.481’E).



Proprio in quel momento, quasi a voler fare un regalo ai nostri sforzi, le nuvole si aprono ed esce un sole splendido che illumina la parete turchese e imponente del ghiacciaio. Una vista che ripaga di ogni goccia di pioggia presa. Sergio, sensibile alla temperatura dell’aria, decide di fare un bagno nell’acqua gelida.

Giovedì 30. Faccia a faccia con lo Svartissen.

Il giorno successivo, attendiamo con pazienza che il cielo finisca di scaricare acqua. Poco prima delle 14.00, finalmente, con scarponcini e zaino in spalla,  partiamo per l’escursione verso il ghiacciaio, il cielo è coperto di nuvole, ma la temperatura è perfetta per camminare.

































I primi 3,5 km scorrono facili su una strada sterrata, ma poi il terreno cambia radicalmente: il sentiero si fa impervio, risalendo rocce levigate dai secoli, con continui sbalzi di quota e passaggi dove occorre prestare la massima attenzione. Continuiamo a salire finchè  il sentiero tracciato non finisce, arrivando letteralmente ad un passo dalla lingua di ghiaccio, dove si respira un’aria primordiale e gelida. 

Alle 18.30 facciamo ritorno alla barca, stanchi morti, ma con il cuore pieno di meraviglia per l’impresa:  20.200 passi, 47 piani di dislivello e circa 15 km di cammino montano. 

Nel frattempo il traghetto di linea ha continuato a sbarcare un gran numero di escursionisti e la quiete iniziale ha lasciato il posto ad un continuo andirivieni. Anche altre barche sono sopraggiunte nel corso del pomeriggio: ora il pontile è completamente pieno e vivo.

Venerdì 31 luglio siamo pronti a lasciare Svastissen e a proseguire verso nord.