Ci sono giorni in cui il mare del Nord sembra voler fare pace con il mondo. È il 31 agosto, ore 10:00, quando stacchiamo le cime dall’ormeggio di Finnsnes. Il sole ci regala un tepore inatteso, il vento da sud-ovest soffia leggero attorno ai 6 nodi e lo specchio d'acqua dinanzi a noi è completamente calmo. Accendiamo il motore a 2200 giri per coprire le 16 miglia che ci separano dall’ancoraggio di Revshamna. Alle 12:40 siamo a destinazione: filiamo la catena al centro della baia (69°09.332’N 17°31.299’E), un angolo di mondo silenzioso e perfettamente protetto. Enrico, catturato dalla trasparenza dell'acqua e dalla quiete del posto, non resiste: un tuffo rapido, due bracciate nell'acqua gelida, per rinfrancare lo spirito.
L'incaglio e la deviazione imprevista
Il mattino del 1° settembre ci ricorda subito
che in barca la sicurezza non è mai scontata. Alle 9:30, mentre salpiamo
l’ancora per fare rotta verso Flakstadt (33 miglia più a sud), la chiglia tocca
il fondo: siamo incagliati sulla sabbia. Manteniamo la calma e usiamo l'astuzia
marinara. Laschiamo il boma, con Enrico a cavalcioni sull'estremità: con il
suo peso fuori bordo la barca sbanda quel tanto che basta per smuovere la
chiglia dal fondo e guadagnare di nuovo l'acqua profonda.
In assenza quasi totale di vento — appena 2 nodi da
ovest-sud-ovest — riprendiamo la marcia a motore sui 2000-2100 giri. Alle 14.40
facciamo il nostro ingresso a Flakstadt. Appena il tempo di fissare i cavi che
veniamo gentilmente invitati a salpare di nuovo: l'indomani è attesa una grande
nave commerciale che occuperà l'intero pontile.
Senza perderci d'animo, individuiamo un'alternativa a
10 miglia di distanza: Skrolvik. Raggiungiamo il piccolo porto dopo una
giornata intensa, con 45 miglia di percorrenza. Ci affianchiamo a un pontile
decisamente sgangherato sulla sinistra dell'ingresso: non ci sono bitte
decenti, manca l'acqua e non c'è corrente elettrica. Ma per una notte
tranquilla e senza vento, ci adattiamo volentieri (69°04.025’N 16°48.803’E) .
Il piacere della vela verso Harstad
Il 2 settembre salpiamo alle 10:00, zizzagando
con attenzione tra le secche che affiorano insidiose appena fuori dal porto di
Skrolvik. La destinazione del giorno è Harstad, a 18 miglia.
La partenza è pigra, con un debole aliseo da sud-ovest
di circa 4 nodi. Dopo un'ora, però, il vento rinforza e sale a 10 nodi: è il
momento che aspettavamo. Tiriamo fuori randa e genoa e partiamo di bolina. Refola
accelera decisa e scivola sull'acqua a 6,1 nodi con un passo magnifico. Alle
12:30 siamo già ormeggiati al pontile di transito di Harstad (68°48.111’N
16°32.753’E).
Harstad si rivela una cittadina incantevole, con un marina impeccabile: navigatori e visitatori trovano servizi pulitissimi, oltre ad acqua ed elettricità incluse nell'ormeggio. Il giorno seguente (3 settembre) decidiamo di concederci una lunga escursione a terra per sgranchirci le gambe.
Seguiamo un sentiero costiero perlopiù pianeggiante,
arricchito da suggestive passerelle in legno. Raggiungiamo la pittoresca
chiesetta arroccata sul capo a sud-est della penisola di Åsan e ci spingiamo
oltre, desiderosi di vedere da vicino l'imponente cannone installato dai
tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, una guardia armata ci
informa che l'accesso è consentito solo su prenotazione; ci accontentiamo di
uno scatto fotografico. La camminata ci porta anche a visitare i resti del
campo di prigionia tedesco: un luogo carico di silenzio e memoria, dove
migliaia di prigionieri russi persero la vita. Il contapassi a fine giornata
segnerà ben 18.542 passi (circa 14 chilometri).
Venerdì 4 settembre la Norvegia ci regala un’altra
giornata splendida, illuminata da un bel sole limpido. Salpiamo da Harstad alle
9:25 diretti a Lødingen, distante 33 miglia. Il percorso prevede
l'attraversamento dell'intero canale del Tjeldsund, una rotta insidiosa
caratterizzata da passaggi stretti e correnti che possono arrivare anche i 4
nodi. Ma la pianificazione paga: studiando con cura le tavole di marea, sono riuscito
a calcolare il timing perfetto per avere la corrente sempre a favore.
Il vento soffia fresco da nord-est tra i 16 e i 20
nodi. La nostra rotta permette di procedere al gran lasco, issiamo il genoa e
la mezzana, spegniamo il motore e ci godiamo l'emozione della vela pura. Refola
corre veloce sul filo dei 7-8 nodi, con continue strambate, per assecondare le
curvature del tortuoso canale.
Alle 14:40 arriviamo a Lødingen e fermiamo la barca al
pontile riservato al transito (68°24.943’N 15°59.608’E). Nel pomeriggio ci
incamminiamo verso il faro situato a sud-est del paese, dove vediamo un piccolo ed elegante marina
per imbarcazioni minori, poi torniamo indietro per esplorare le vie del centro.
Ci trattieniamo a Lødingen anche per la giornata del 5
settembre, ricaricando le batterie e riordinando la barca. Domani, 6
settembre, ci attende una nuova sfida: 38 miglia per arrivare a Svolvaer.