domenica 12 luglio 2026

L’arrivo a TRONDHEIM: tra luci d’alba, burrasche notturne e storia

 Il viaggio verso nord non è mai una linea retta, né una certezza. E’ un alternarsi continuo di cartoline indimenticabili e di momenti in cui l’oceano ti ricorda chi comanda, costringendoti a difendere la barca, con le unghie e con i denti. La nostra tratta verso Trondheim è stata esattamente questo.

Una partenza da incorniciare.

Martedì 7 giugno, la sveglia suona nel cuore della notte, ma quassù il concetto di oscurità è ormai sfumato. Alle 5.50 lasciamo Kristiansund. Il sole è già alto sull’orizzonte e dipinge un risveglio magico, regalando riflessi dorati e luminosi sulle facciate delle case circostanti. E’ uno spettacolo che riconcilia con il mondo e da solo vale il viaggio. Sfiliamo via nel silenzio del mattino, passando sotto il grande ponte che collega Gomalandet con Vollvatnet e impostiamo la prua con rotta 45°.





 Appena usciamo dal canale riparato, il mare ci accoglie calmo, mentre il vento si posiziona sui 10-12 nodi da NW, il mare è calmo. E’ l’assetto perfetto per Refola: inveliamo completamente Randa, genoa e mezzana, chiedendo solo  un piccolo, discreto contributo del motore a 1400 giri per mantenere il passo.



Verso le 11.00, però, l’atmosfera idilliaca svanisce, il cielo si fa grigio, pesante, coprendosi di nubi cariche di pioggia che iniziano a bagnare la coperta. Ma il vento tiene e alle 12.00 decidiamo che è il momento di spegnere il motore. Proseguiamo a vela, solo con genoa e mezzana. L’aria  rinforza, si stabilizza sui 15-18 nodi e comincia a regalare raffiche tese  a 25 nodi. Siamo entrati  nell’ultimo fiordo, il lungo corridoio d’acqua che conduce a Trondheim. A tratti una foschia densa e lattiginosa si srotola sulla superficie del mare, riducendo drasticamente la visibilità e costringendoci alla massima concentrazione al timone.



La notte del vento rabbioso

 Arriviamo a destinazione alle 18.30. Sotto una pioggerella sottile, fitta e continua, la prima sosta è al pontile del carburante per fare il pieno. Poi ci dirigiamo verso l’ormeggio. Il porto è affollato e  l’unico posto disponibile è un ormeggio all’inglese lungo la banchina aperta, con la fiancata della barca  completamente esposta al vento (63°25.960’N 10°22.396’E). Il vento, che era rimasto gestibile tra gli 8-14 nodi da ovest, verso le 20.00 l’aria inizia a soffiare rabbiosa, investendoci con raffiche a 25 e 30 nodi. Nel tentativo di proteggere la fiancata, posizioniamo tutti i nove parabordi sul lato destro di Refola. Con il passare delle ore la situazione peggiora: nella notte la tempesta picchia duro, raggiungendo raffiche a 35-40 nodi. E’ stata una notte lunga, passata a controllare le cime e a sussultare a ogni strattone. Il mattino successivo, placatasi la buriana, facciamo la conta dei danni: due parabordi persi e purtroppo una scalfitura sull’opera morta, nel punto in cui lo scafo ha baciato  la banchina. La mattinata ci riserva una piccola consolazione: avvistiamo e recuperiamo uno dei nostri parabordi alla deriva , rimasto fortunatamente all’interno del bacino portuale.

Giovedì, cessato finalmente il ventone, molliamo gli ormeggi per spostarci in un altro marina, distante circa un miglio. E’ una scelta decisamente migliore: l’ormeggio è più riparato e più vicino al centro cittadino.























Trondheim si rivela una città bellissima e piena di vita, un perfetto connubio tra modernità e storia, dotata anche di un’efficiente stazione ferroviaria che la collega al resto del paese. 



Ci concediamo il lusso di fare i turisti: visitiamo la maestosa Cattedrale di Nidaros, un capolavoro gotico che lascia senza fiato, e il vicino museo militare della guerra, un tuffo profondo nella travagliata storia di queste terre.











Sabato a bordo di Refola arriva l’amico Sergio, che si unisce al nostro equipaggio portando nuova energia. Domenica saremo pronti a mollare nuovamente gli ormeggi, pronti per fare rotta ancora più a nord. Prossima tappa: Stoksund, distante 62 miglia. La prua è già puntata verso il prossimo fiordo.

 

mercoledì 8 luglio 2026

ROTTA A NORD: LA QUIETE DI MOLDE E LE SFIDE VERSO KRISTIANSUND

Il viaggio di Refola lungo le coste norvegesi continua, regalandoci giornate di assoluta contemplazione alternate a momenti in cui il mare e la barca richiedono tutta la nostra prontezza.

Il primo luglio, alle 9.25, dopo aver fatto il pieno di carburante, salpiamo da Alesund. Davanti a noi ci sono 35 miglia di mare per raggiungere Molde. Il vento è un sussurro leggerissimo da est che supera appena i 2 nodi; il mare una tavola d’argento che riflette il cielo del nord. Procediamo  a motore.



E’ la navigazione perfetta per staccare gli occhi dagli strumenti e riempirsi lo sguardo con il bellissimo panorama circostante: le montagne norvegesi si rincorrono lungo la costa, severe e maestose, specchiandosi nell’acqua calma. Intorno alle 15.00 la sagoma di Molde si fa vicina. Ad attenderci in porto troviamo una maestosa nave da crociera turistica all’ormeggio, ma a colpirci davvero è il formicaio di traghetti che fanno instancabilmente la spola da una sponda all’altra del fiordo, un vero e proprio sistema venoso di questa comunità costiera. Alle 15.20 Refola è bene ormeggiata in banchina. Scendiamo a terra per un giretto nel centro cittadino. Molde ci accoglie con una atmosfera calda, le sue strade sono piene di negozi  e discretamente animate, un contrasto piacevole dopo le ore di silenzio passate in mare.


Venerdì 3 luglio: quando il mare mette alla prova.

Alle 9.00 in punto salutiamo Molde. Molliamo gli ormeggi  e volgiamo la prua per Kristiansund distante  47 miglia. Fuori dal ridosso il mare ci accoglie con un vento al lasco sui 15-17 nodi.



La giornata ideale per andare a vela: l’andatura è comoda, la barca è stabile, la velocità promette bene. Ma chi va per mare sa che l’imprevisto è sempre in agguato. Il primo sussulto arriva quando decidiamo di spiegare le vele. Al momento di tirar fuori la randa il meccanismo si blocca: la vela non vuole saperne di uscire. Fortunatamente, il Super Maramu è una barca pensata per lunghi viaggi e quindi ben attrezzata anche per questo inconveniente. Senza perdere tempo eseguiamo la manovra a mano: sblocchiamo il tesa base, agganciamo una cimetta d’emergenza alla bugna, la fissiamo saldamente sulla piccola bitta sul boma ed il gioco è fatto. La randa è a segno. Sembra tutto risolto, ma il mare ha deciso di testare i nostri riflessi. Poco dopo un brivido: il pilota automatico salta improvvisamente. Niente panico, Refola ha una marcia in più grazie a due sistemi di pilota automatico completamente indipendenti. Attiviamo prontamente il secondo impianto, quello rotativo con la catena. Sembra andare tutto bene quando, con uno schiocco secco, la catena si rompe.

Dobbiamo timonare a mano, con un’onda formata di 1-1,5 metri che ci spinge al gran lasco. Chi naviga conosce l’insidia di questa andatura con mare in poppa: l’onda solleva la poppa, la barca tende a imbardare ed è quasi impossibile tenerla dritta. Per non rischiare e stabilizzare l’andatura , decidiamo di togliere tutte le vele. Poi, un po' alla volta, trovando punti di riferimento visivi più vicini sulla costa, ci facciamo la mano e torniamo in sintonia con la ruota. Impariamo ad assecondare l’onda, timonando muscolarmente, miglio dopo miglio.

L’abbraccio di Kristiansund

La tensione si scioglie quando finalmente entriamo nel canale di accesso. Passiamo sotto il grande e scenografico ponte che collega Innlandet a Kristiansund. Alle 16.50, con un sospiro di sollievo e l’orgoglio di chi ha superato la giornata con le proprie forze, ormeggiamo al pontile di Kristiansund (63°06.669’N 07°44.009’E).


Anche Kristiansund si rivela una cittadina deliziosa, viva, piena di negozi e molto frequentata. Ma per noi la priorità è la barca. La fortuna ci assiste: dopo un paio di tentativi riusciamo a scovare i pezzi di ricambio necessari per riparare la catena del pilota automatico. Così nei giorni successivi tra una pioggerella passeggiera e un’altra, ci mettiamo al lavoro nel pozzetto: sistemiamo la catena e riusciamo persino a riparare i motori elettrici della randa. Refola torna al massimo della sua forma.

Sostiamo qui per tre giorni, godendoci il meritato riposo e la bellezza aspra dei paesaggi circostanti. Ora il cielo si sta schiarendo e martedì, al mattino presto, saremo pronti a mollare nuovamente gli ormeggi. Davanti a noi si prospetta una tappa impegnativa e affascinante: 87 miglia di mare per raggiungere Trondheim. La rotta è tracciata, il Nord ci chiama.

venerdì 3 luglio 2026

VERSO LA NORVEGIA: L'ATTERRAGGIO AD ÅLESUND

Lasciare le Isole Fær Øer ha sempre il sapore di un distacco netto, con la terraferma.  Il 17 giugno  molliamo gli ormeggi da Thorshavn alle 14:45 in punto, un orario calcolato al nanosecondo per evitare i picchi di corrente contraria, contenendola entro 2 o 3 nodi al massimo. Per le prime ore la navigazione ha richiesto pazienza e un'attesa vigile: sapevamo che solo dopo le 17:30 avremo potuto finalmente considerarci fuori da quel flusso invisibile che frena la barca, con Refola libera di raggiungere i 7 nodi di velocità.

Una volta in mare aperto, tiriamo fuori tutte le vele, a catturare il vento da SE. Tuttavia, l’angolo iniziale era stretto, troppo stretto per filare via lisci; siamo costretti a chiedere un piccolo aiuto al motore, che teniamo fisso a 1800 giri. È un ronzio regolare che ci accompagna fino a notte inoltrata, con un’onda al mascone di dritta di 1,5-2 metri.




Verso mezzanotte il vento ha deciso di assecondarci, girando dolcemente a sud. Abbiamo spento subito il motore. Nel silenzio improvviso che è seguito, rotto solo dallo sciacquio dello scafo, la barca ha ritrovato la sua vera natura. Abbiamo viaggiato così, cullati da un'andatura costante e generosa, fino alle 19:00 del giorno successivo, mantenendo una splendida media di 7-8 nodi. Ma il mare non regala certezze a lungo. Con il calare della sera il vento è tornato a farsi sentire da Sud-Est, piantandosi proprio sulla nostra traiettoria e costringendoci ad accendere nuovamente il motore.

La mattina del 19 il cielo cambia definitivamente volto. Puntuale come un appuntamento temuto e insieme desiderato, è arrivato il "ventone" che avevamo previsto studiando i modelli meteo. L'aria si è fatta tesa, il mare si è gonfiato. Abbiamo reagito subito riducendo la randa per stabilizzare l'assetto. Iniziamo così a risalire il mare di bolina, sbandati ma sicuri, volando a 8-9 nodi sotto lo schiaffo di un vento costante tra i 20 e i 24 nodi. È la vela pura, quella che fa stringere i denti e vibrare il timone.

 Poi, come spesso accade con la meta ormai a portata di sguardo, tutto cambia. Quando mancano appena 35 miglia all’arrivo, il vento gira improvvisamente a Est, affievolendosi in una brezza leggera di 5-8 nodi. Il problema? Ce lo ritroviamo dritto in faccia. Senza più portanza, non ci rimane che fare ordine sul ponte: chiudiamo tutte le vele, e proseguiamo a motore, puntando la prua  verso la costa norvegese.

L'ingresso nelle acque di Ålesund ci riserva l'ultima sorpresa della traversata. Prima ancora di varcare la soglia del porto, subiamo la visita della guardia costiera. Due ufficiali salgono a bordo con cortesia tutta nordica e ci accompagnano fino all’ormeggio. I documenti erano in ordine, i controlli superati senza il minimo intoppo. Siamo ufficialmente in regola: Refola è a posto, ed è finalmente pronta a riposare in terra norvegese.


Alesund è una città carina, frequentata dalle grandi navi turistiche che sbarcano migliaia di turisti ogni giorno. Lunedì 22 parte Denis e lunedi 29 arriva Leopoldo, un caro amico veneziano conosciuto in Pacifico; abbiamo quindi circa 8 gg. per scoprire Alesund. La prima visita la facciamo al Crazy Troll, una piramide alta 40 mt. con pallet di legno, si chiama ufficialmente Slinningsbålet (prende il nome dal molo di Slinningen dove viene costruita). È una tradizione spettacolare per celebrare la notte di mezza estate (Sankthansaften). Viene dato fuoco sulla sommità e a poco a poco brucia completamente. Vederlo bruciare dal mare in barca o dalla riva opposta è un'emozione unica!



Poi facciamo visita al famoso acquario, uno dei piu grandi del nord Europa, perfettamente integrato nella natura costiera. dove sono ospitati pinguini, foche, e lontre marine e ed una quantità di merluzzi giganti e pesci dell’Atlantico.                                                                           
 



Infine percorriamo la famosa scalinata di 418 gradini per andare sul monte Aksla e vedere un panorama eccezionale su Alesund.     




 Con l’arrivo di Leopoldo abbiamo il tempo di sostituire le spazzole del rulla randa che ci ha recuperato in Italia e il primo luglio siamo pronti a partire.                                                                          

                                   
                     

domenica 28 giugno 2026

DIARIO DELLE ESCURSIONI ALLE ISOLE FAROE

 Dopo aver saggiato la forza delle correnti e i capricci dell’Atlantico per guadagnare l’ormeggio sicuro di Thorshavn, la decisione di noleggiare un auto si rivela davvero ben azzeccata. Lasciamo che Refola si riposi al sicuro e ci trasformiamo in esploratori di terraferma. Le Faroe, scoperte su quattro ruote, non perdono un briciolo del loro fascino primordiale: anzi svelano angoli verticali e prospettive inaspettati.



Il viaggio comincia lungo nastri d’asfalto perfetti che fendono vallate verdissime e costeggiano fiordi profondi. Guidare qui da una strana sensazione di isolamento e meraviglia: si passa da tunnel sottomarini scavati nella roccia viva a improvvisi altipiani dove le nuvole camminano al tuo fianco.

Ci addentriamo nei piccoli villaggi incastonati nelle baie, dove il tempo sembra essersi fermato a qualche secolo fa. Qui l’architettura non sfida la natura, ma si nasconde in essa. Le caratteristiche case con i tetti coperti da spessi manti di torba verde si fondono completamente con i prati circostanti. Sotto un cielo mutevole, pascolano le celebri pecore faroesi, silenziose e imperturbabili custodi di queste vallate sospese tra mito e la realtà.



Camminiamo lungo crinali vertiginosi dove lo sguardo spazia 360°: da un lato pareti verticali di roccia scura che precipitano per centinaia di metri nel blu schiumoso del mare, dall’altro l’abbraccio severo ma maestoso di montagne modellate dal ghiaccio e dal vento. Sentirsi piccoli quassù è inevitabile, ed è una sensazione bellissima.



Le ultime tappe della giornata ci portano su promontori straordinari da cui possiamo scorgere in lontananza le rotte marine che abbiamo percorso e quelle che ancora ci attendono.

Il viaggio nell’arcipelago continua anche il giorno successivo! Ecco le prossime incredibili tappe, tra cascate scroscianti, bizzarre infrastrutture e formazioni rocciose leggendarie.


Iniziamo con una sosta sulla spiaggia, da cui si gode una vista pazzesca sul profilo imponente delle scogliere. Guardando verso l’orizzonte, si possono scorgere in lontananza i famosi faraglioni Risin e Kellingur (Il Gigante e la Strega), legati ad un’antica leggenda secondo cui i due giganti cercarono di trascinare le isole Faroe fino in Islanda, prima di venire pietrificati dal sole alle prime luci dell’alba.

Ci spostiamo verso una delle attrazioni naturali più iconiche dell’isola di Streymoy: la cascata di Fossa. E’ la più alta delle Faroe e si sviluppa su 2 livelli. Si può ammirare direttamente dalla strada costiera, dove il salto principale si infrange sulle rocce scure proprio a ridosso delle barriere stradali.



Noi ci troviamo invece più vicini alla base del salto inferiore, avvolti dalla nebbia e dalla potenza dell’acqua che scorre tra i muschi e la roccia vulcanica.

Il viaggio prosegue verso l’isola di Eysturoy, regalandoci ampi panorami sui fiordi e sulle cime circostanti.



Per spostarsi fra le isole, l’esperienza diventa quasi fantascientifica grazie all’Eysturoyartunnilin, la rete di tunnel sottomarini inaugurata di recente. Si può vedere la celebre rotonda sottomarina, la prima al mondo illuminata con spettacolari giochi di luce blu, verdi e rossi e decorata con un’installazione artistica che simboleggia la tipica danza circolare faroese.




Arrivando nel villaggio di Eidi, ci si imbatte in una curiosità singolare: il vecchio campo da calcio, situato in una posizione incredibilmente scenografica a ridosso dell’oceano, è stato riconvertito in un campeggio. Oggi, al posto dei calciatori, le linee bianche delimitano le piazzole di sosta per caravan e camper. Poco distante , in mare, si staglia un’altra visuale ravvicinata dei faraglioni.


L’esplorazione tocca infine il pittoresco villaggio di Gjogv, famoso per la sua gola profonda 50 metri che funge da porto naturale protetto dalle onde dell’atlantico. Come si vede nella foto, una rampa di binari scende lungo la scalinata di cemento fino al livello dell’acqua, un tempo utilizzata dai pescatori per tirare in secca le barche al riparo dalle tempeste.

Mercoledì 17, nel primo pomeriggio è arrivato il momento di salutare questo arcipelago sospeso nel tempo e rimettersi in viaggio verso la Norvegia.

Le Faroe ci lasciano addosso il ricordo di una natura primordiale e potente, dove il verde dei prati verticali sfida costantemente il nero della roccia vulcanica ed il blu profondo dell’Atlantico.

Abbiamo camminato lungo scogliere monumentali, ammirato cascate che si tuffano direttamente nel mare come Fossa e ascoltato le antiche leggende dei giganti di pietra a Sandavagur.

Ci porteremo dietro anche le sue stranezze e i suoi contrasti: dai tunnel avveniristici con le rotonde sottomarine illuminate a festa, fino alla poesia silenziosa del porto naturale di Gjogv e all’originalità del campo di calcio di Eidi trasformato in campeggio.

Un luogo magico, aspro e accogliente al tempo stesso, che ha rappresentato una tappa indimenticabile.