Giovedì 4 settembre ci spostiamo a
Paxos a 35 miglia, il vento si instaura con la solita evoluzione, scarso al
mattino, rinforza verso le 12 sui 8-10 nodi da NW, rinforza ulteriormente a 15
nodi intorno alle 16, per poi calare verso le 20. Navighiamo con l’ausilio del
motore, verso mezzogiorno sentiamo
chiamare Refola al vhf, però alla nostra risposta non interviene nessuno, la
cosa si ripete per 2-3 volte, finchè ci guardiamo intorno con più attenzione
per capire chi ci può chiamare e scopriamo in quel momento che non abbiamo più
il gommone al traino. Fabrizio ammette di aver fatto il nodo di bitta semplice
ma non aver assicurato con una ritenuta la cima di traino, a questo punto
invertiamo la rotta per andare incontro al nostro salvatore, nel frattempo
riusciamo ad avere conferma dell’accaduto parlando con la barca che aveva
raccolto il gommone.
Dopo circa un quarto d’ora la raggiungiamo, questi ci mollano il gommone, sono diretti anche loro a Paxos, noi li ringraziamo e decidiamo di andarli a trovare con un presente, una volta arrivati, ma in realtà a Paxos non li troveremo più,
Arriviamo alle 16.00 e troviamo posto alla banchina principale in centro paese (39°11.948’N 20°11.138’E). Il villaggio è molto animato nonostante siamo già a settembre, inoltre ci sono i traghetti turistici provenienti da Corfù e da altre località vicine che scaricano centinaia di turisti.
Abbiamo scandagliato tutta la
banchina fino fuori all’entrata per trovare la barca che ci aveva raccolto il
gommone, ma invano forse hanno ancorato fuori da qualche parte o più
semplicemente hanno cambiato idea.
Alla sera cena fuori, abbiamo
trovato un ristorante nella piazzetta principale, gestito da italiani, abbiamo
mangiato bene spendendo il giusto, siamo stati seguiti dalla signora titolare,
che ci ha raccontato come è arrivata a Paxos e offrendoci il bicchierino della
staffa ed il dolcetto.
Qui a Paxos probabilmente
imbarchiamo un clandestino, un topo della cui presenza ci accorgeremo tra
qualche giorno, infatti l’isola di fronte Ag. Nikolaos è soprannominata l’isola
dei topi.
Sabato 6 settembre affrontiamo una
piccola tappa di 14 miglia fino a Sivota, vento scarso sui 4 nodi proveniente
dai quadranti settentrionali, arriviamo alle 13.00 e ancoriamo all’ingresso
della baia denominata Pontoon Tip in 4-5 mt. di fango e alghe.
Sivota o meglio Mourtos è un
piccolo arcipelago di tre isole che si trova ad est della punta meridionale di
Corfù, vicino alla terraferma, Sivota è la località principale. La conformazione
delle isole offre numerosi ancoraggi riparati. Facciamo un giro con il dinghy
fino alla baia successiva più a nord dove c’è il porto di Sivota, naturalmente
pieno di barche, giriamo un po' tra le barche all’ancora, poi torniamo alla
barca, un bel bagno rinfrescante, l’aperitivo serale e la cena concludono la
giornata.
Domenica 7 settembre salpiamo per
Gouvia, il marina principale di Corfù, vento debole 3-4 nodi da NW e NE
percorriamo a motore le 24 miglia; arriviamo alle 12.30 al distributore di
gasolio, e purtroppo ci rendiamo conto che l’elica di prua non scende più.
Dopo il rifornimento chiediamo l’assistenza
per l’ormeggio, il gommone ci guida all’estremità est del marina e riusciamo ad
ormeggiare da soli con poppa in banchina e corpo morto a prua (39°52.678’N
19°34.871’E).
Qui a Gouvia integriamo l’equipaggio con due nuovi membri: Marcello
amico d’infanzia e Polixenia amica del Paterazzo. Lunedì facciamo intervenire
un elettricista per fare la diagnosi all’elica di prua, il verdetto è purtroppo
amaro, il motorino saliscendi è bruciato. Potrebbero occuparsene loro, ma non
hanno tempi certi per risolvere il problema, decido di riprendermi il pezzo che
hanno smontato e di tenere intatta la
tabella di marcia, faremo senza elica di prua, chiedendo assistenza ad ogni
porto.