domenica 26 luglio 2026

Rotta verso Nord: l’incanto di Rørvik, Brønnøysund e Forvik

Venerdì 17 luglio, ore 8.30. Le cime si staccano dalle banchine di Vingsand mentre l’aria fresca del mattino ci sveglia del tutto. All’inizio il vento soffia da Nord-Ovest intorno ai 10 nodi, per poi adagiarsi pigramente sui 6 nodi. Non c’è fretta nel Grande Nord. Spieghiamo tutta la velatura disponibile, lasciando che le tele catturino ogni minima bava di vento, aiutati dal sommesso e regolare battito del motore a 1500 giri. Il mare è uno specchio d’acqua immobile. Intorno a noi, un discreto viavai di vele scivola silenzioso verso Sud, incrociando la nostra rotta solitaria.


Alle 14.40 la prua punta il primo pontile del marina di Rørvik (64°51.642’N 11°13.738’E). Il porto è una foresta di alberi ed è affollatissimo. Troviamo un unico spazio libero, ma l’istinto da marinai ci impone prudenza. Armati di scandaglio a mano, misuriamo il fondale: la matematica non mente, con la bassa marea il timone toccherebbe il fondo. Ci spostiamo così più avanti, fino alla sommità del molo, conquistando la sicurezza di non toccare.



Il benvenuto norvegese ha il volto di due gentili ragazze del marina, che ci raggiungono per illustrarci i servizi della palazzina poco distante: docce calde e lavanderia, piccoli lussi dopo ore di navigazione.

Assicurata la barca, è tempo di normalità: un salto al supermercato Rema 1000 per rifornire la cambusa e poi la sera grazie a Leopoldo celebriamo la giornata gustando la sua mitica e intramontabile pasta "aglio, olio e peperoncino", che profuma di casa.



Il giorno successivo decidiamo di immergerci nella storia locale. Il museo del paese è uno scrigno che custodisce l’anima profonda di questa terra, raccontando l’evoluzione della pesca dalle origini ai giorni nostri. Camminare tra le stanze di una casa del 1800, perfettamente conservata con le sue stoviglie e gli oggetti quotidiani dell’epoca, è come fare un salto nel tempo. C’è persino l’antico magazzino commerciale, dove un tempo si vendeva tutto ciò che serviva per sopravvivere a queste latitudini.





































Cambiamento di equipaggio a Brønnøysund

Lunedì 20 luglio rimettiamo la prua a Nord. Alle 9.00, dopo aver fatto il pieno di carburante, salutiamo la splendida Rørvik. Davanti a noi ci sono 47 miglia per raggiungere Brønnøysund. Il vento, però, ha deciso di riposare. Navighiamo a motore a 1900 giri su un mare immobile finché, verso le 16.00, un soffio quasi impercettibile di 3-4 nodi da Nord-Ovest ci sveglia dal torpore. Liberiamo la randa e riduciamo i giri del motore, godendoci quell'accenno di propulsione naturale.

Alle 17.15 entriamo a Brønnøysund. Anche qui il porto è saturo. Con pazienza e l'immancabile controllo del fondale tramite lo scandaglio, ci infiliamo nell'ultimo molo disponibile. Brønnøysund si rivela una cittadina turistica vivace e pittoresca. Ogni giorno le grandi navi da crociera attraccano in banchina, riversando nelle vie del centro centinaia di passeggeri curiosi che colorano le strade.



La sosta a Brønnøysund, però, si tinge di malinconia. Il nostro compagno d’avventura Leopoldo deve fare i conti con un forte dolore al ginocchio che si è acutizzato nelle ultime ore. Con grande dispiacere, decide che è più saggio rientrare a casa per curarsi. Per salutarci e festeggiare i giorni passati insieme, ci offre una memorabile cena a bordo a base di ottimo salmone affumicato, brindando ai futuri mari da navigare.


Il mercoledì successivo, 22 luglio, il meteo decide per noi: da Nord fischia un vento teso e rabbioso tra i 25 e i 30 nodi. Saggiamente, decidiamo che la banchina è il posto migliore in cui stare.


Il fascino rurale di Forvik

Giovedì 23 luglio la natura si placa e la nostra rotta può riprendere. Ci aspetta una tappa breve, una navigazione rilassante di 17 miglia con destinazione Forvik. Salpiamo alle 9.30 sotto un vento leggero di 4-5 nodi da Ovest-Nord-Ovest e un mare che sembra d'olio. Alle 12.30 siamo già ormeggiati al pontile degli ospiti (65°42.970’ N 12°27.856’E).



Visto che non piove, ne approfittiamo subito per esplorare i dintorni. Ci incamminiamo verso la suggestiva chiesa in legno del 1871, accanto alla quale sorge un museo diffuso, unico nel suo genere. È composto da otto case dell’Ottocento, piccoli mondi cristallizzati nel tempo dove sono custoditi gli attrezzi da lavoro, le stoviglie e persino gli antichi strumenti per la maglia di chi ha vissuto qui due secoli fa. Continuiamo la nostra camminata fino al supermercato del paese per gli ultimi acquisti della cambusa. Al ritorno in barca, l’orologio segna 8800 passi: le gambe sono stanche, ma gli occhi sono pieni di bellezza.




Oggi il meteo ha presentato il conto: fuori piove a dirotto e il vento da Sud-Ovest urla tra i 25 e i 35 nodi. Restiamo protetti a bordo di Refola, all’interno della nostra barca, ascoltando il tamburellare delle gocce sullo scafo e controllando le tracce del prossimo percorso.

Sabato 25 luglio si riparte: ci aspettano 49 miglia di mare aperto per raggiungere Luroy. La rotta verso Nord continua.

martedì 21 luglio 2026

Il riflesso del Nord: da Trondheim a Vingsund

 L'abbraccio immobile di Stoksund

Domenica 12 luglio. La sveglia suona presto a Trondheim. Alle 8:25 molliamo gli ormeggi, per affrontare una tappa impegnativa di 62 miglia che ci condurrà a Stoksund. Il meteo è dominato da un potente campo di alta pressione: l'aria è immobile, e il vento soffia pigro, oscillando appena tra i 6 e i 7 nodi da sud-ovest. Più che navigare sul mare, sembra di scivolare su uno specchio liquido. Il mare è di una calma piatta, quasi irreale; l'acqua è così limpida e ferma che il cielo terso e i profili severi delle montagne vi si riflettono dentro con precisione millimetrica, raddoppiando la bellezza del paesaggio.



Per mantenere il passo impostiamo il motore a 1900 giri, ma decidiamo comunque di aprire la randa per catturare quel filo di brezza e dare stabilità alla barca. Le ore scorrono lente, cullate dal battito regolare del motore, finché alle 18:10 non avvistiamo il piccolo, protetto porto di Stoksund. Rusciamo a infilarci e a trovare un ottimo posto nella banchina interna (64°02.380’N 10°03.689’E).




Stoksund si rivela subito un piccolo gioiello: un ormeggio intimo e incredibilmente riparato, nascosto com'è all'interno di un fitto dedalo di isolotti che sembrano proteggerlo dal mare aperto. La struttura offre ogni comfort: un ristorante accogliente, docce, bagni impeccabili, e persino una sala di lettura e una cucina a disposizione dei navigatori. Affascinati dalla quiete del luogo, decidiamo di concederci un giorno di sosta. Ne approfittiamo per abbandonare momentaneamente la vita di bordo e fare un'escursione a piedi, risalendo i sentieri della montagna fino a raggiungere un incantevole laghetto alpino, incastonato nel silenzio delle alture.



I gradini verso il cielo a Bessaker

Martedì 14 luglio. È tempo di riprendere il mare. Alle 9:20 la prua punta nuovamente verso nord. La rotta del giorno è più breve, appena 18 miglia, e la nostra destinazione è Bessaker. Le condizioni meteorologiche non sono cambiate: l'alta pressione ci avvolge ancora in un abbraccio caldo e privo di vento. Il mare non mostra la minima increspatura.



La navigazione procede spedita e alle 12:35 siamo già a destinazione. Ormeggiamo alla banchina situata proprio sotto il supermercato locale (64°14.876’N 10°19.162’E), un punto d'appoggio strategico e suggestivo. Proprio dietro l'edificio notiamo una spettacolare e ripida scalinata di legno che si inerpica sul fianco della montagna vicina. Contiamo ben 980 gradini, una sfida verticale che decidiamo di raccogliere. La fatica della salita viene ripagata non appena raggiungiamo la cima: da quassù si gode di una vista a 360 gradi che mozza il fiato, spaziando all'infinito sul labirinto di isole e canali circostanti.


Il colpo di fortuna a Vingsund

Giovedì 16 luglio. Alle 9:35 lasciamo Bessaker diretti a Vingsund, una brevissima navigazione di sole 9 miglia. Il copione meteo è lo stesso dei giorni passati: mare piatto come una tavola e un vento leggerissimo che sposta appena le nuvole. Arriviamo a destinazione alle 11:30, ma l'accoglienza non è quella sperata: il porto è affollato all'inverosimile. I pochi posti adatti a una barca del nostro taglio sono tutti occupati e iniziamo a girare a vuoto, indecisi sul da farsi e valutando se cambiare meta.


Poi, la fortuna dei naviganti: proprio mentre stiamo per perdere le speranze, un'altra barca a vela avvia il motore, lascia l'ormeggio e prende il largo. Senza esitare un solo istante, ci infiliamo nella scia e occupiamo il posto appena liberato (64°20.909’N 10°27.605’E).


Il paesino in sé non offre grandi attrattive turistiche, ma abbiamo bisogno di sgranchirci le gambe. Ci concediamo una lunga passeggiata che ci porta fino in fondo alla baia. Lì il paesaggio si fa industriale: visitiamo una miniera di pietrisco, affascinati dal complesso sistema di nastri trasportatori utilizzato per rifornire le grandi navi cargo. Fatta mezza volta, torniamo verso la nostra barca. A fine giornata il contapassi segna 10.500 passi: la giusta dose di movimento prima di riposare.

L'indomani ci attende una nuova sfida: lasceremo la protezione di Vingsund per fare rotta verso Rørvik, una traversata appena un pò più impegnativa di 38 miglia marine.

 

domenica 12 luglio 2026

L’arrivo a TRONDHEIM: tra luci d’alba, burrasche notturne e storia

 Il viaggio verso nord non è mai una linea retta, né una certezza. E’ un alternarsi continuo di cartoline indimenticabili e di momenti in cui l’oceano ti ricorda chi comanda, costringendoti a difendere la barca, con le unghie e con i denti. La nostra tratta verso Trondheim è stata esattamente questo.

Una partenza da incorniciare.

Martedì 7 giugno, la sveglia suona nel cuore della notte, ma quassù il concetto di oscurità è ormai sfumato. Alle 5.50 lasciamo Kristiansund. Il sole è già alto sull’orizzonte e dipinge un risveglio magico, regalando riflessi dorati e luminosi sulle facciate delle case circostanti. E’ uno spettacolo che riconcilia con il mondo e da solo vale il viaggio. Sfiliamo via nel silenzio del mattino, passando sotto il grande ponte che collega Gomalandet con Vollvatnet e impostiamo la prua con rotta 45°.





 Appena usciamo dal canale riparato, il mare ci accoglie calmo, mentre il vento si posiziona sui 10-12 nodi da NW, il mare è calmo. E’ l’assetto perfetto per Refola: inveliamo completamente Randa, genoa e mezzana, chiedendo solo  un piccolo, discreto contributo del motore a 1400 giri per mantenere il passo.



Verso le 11.00, però, l’atmosfera idilliaca svanisce, il cielo si fa grigio, pesante, coprendosi di nubi cariche di pioggia che iniziano a bagnare la coperta. Ma il vento tiene e alle 12.00 decidiamo che è il momento di spegnere il motore. Proseguiamo a vela, solo con genoa e mezzana. L’aria  rinforza, si stabilizza sui 15-18 nodi e comincia a regalare raffiche tese  a 25 nodi. Siamo entrati  nell’ultimo fiordo, il lungo corridoio d’acqua che conduce a Trondheim. A tratti una foschia densa e lattiginosa si srotola sulla superficie del mare, riducendo drasticamente la visibilità e costringendoci alla massima concentrazione al timone.



La notte del vento rabbioso

 Arriviamo a destinazione alle 18.30. Sotto una pioggerella sottile, fitta e continua, la prima sosta è al pontile del carburante per fare il pieno. Poi ci dirigiamo verso l’ormeggio. Il porto è affollato e  l’unico posto disponibile è un ormeggio all’inglese lungo la banchina aperta, con la fiancata della barca  completamente esposta al vento (63°25.960’N 10°22.396’E). Il vento, che era rimasto gestibile tra gli 8-14 nodi da ovest, verso le 20.00 l’aria inizia a soffiare rabbiosa, investendoci con raffiche a 25 e 30 nodi. Nel tentativo di proteggere la fiancata, posizioniamo tutti i nove parabordi sul lato destro di Refola. Con il passare delle ore la situazione peggiora: nella notte la tempesta picchia duro, raggiungendo raffiche a 35-40 nodi. E’ stata una notte lunga, passata a controllare le cime e a sussultare a ogni strattone. Il mattino successivo, placatasi la buriana, facciamo la conta dei danni: due parabordi persi e purtroppo una scalfitura sull’opera morta, nel punto in cui lo scafo ha baciato  la banchina. La mattinata ci riserva una piccola consolazione: avvistiamo e recuperiamo uno dei nostri parabordi alla deriva , rimasto fortunatamente all’interno del bacino portuale.

Giovedì, cessato finalmente il ventone, molliamo gli ormeggi per spostarci in un altro marina, distante circa un miglio. E’ una scelta decisamente migliore: l’ormeggio è più riparato e più vicino al centro cittadino.























Trondheim si rivela una città bellissima e piena di vita, un perfetto connubio tra modernità e storia, dotata anche di un’efficiente stazione ferroviaria che la collega al resto del paese. 



Ci concediamo il lusso di fare i turisti: visitiamo la maestosa Cattedrale di Nidaros, un capolavoro gotico che lascia senza fiato, e il vicino museo militare della guerra, un tuffo profondo nella travagliata storia di queste terre.











Sabato a bordo di Refola arriva l’amico Sergio, che si unisce al nostro equipaggio portando nuova energia. Domenica saremo pronti a mollare nuovamente gli ormeggi, pronti per fare rotta ancora più a nord. Prossima tappa: Stoksund, distante 62 miglia. La prua è già puntata verso il prossimo fiordo.