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venerdì 6 giugno 2014

TIKEHAU

 

15:06.83S 148:14.39W

L’uscita dalla pass di Avatoru a Rangiroa è stata facile: alle 7.15 troviamo una corrente entrante di 1,5-2 nodi (alta marea alle 8.40), e piccole onde stazionarie di circa 50 cm prima del canale di uscita, il vento e’ da est 15-20 nodi.

Fuori dall’atollo il vento gira gradatamente a NE, issiamo il balooner con il vento in poppa e alle 13.40 siamo gia’ alla pass Tuheiava di Tikehau.

Anche qui, situazione tranquilla: corrente uscente di circa  un nodo, piccole onde stazionarie a SW fuori della pass, vento da NE 15-20 nodi; una volta dentro, il canale che conduce al villaggio, alla punta sud dell’atollo, e’ segnalato con beacon rossi e verdi.

Alle 15.00 siamo a destino, con 53 miglia complessive percorse: l’ancoraggio e’ esposto al vento ed al fetch dell’atollo; ad W del molo vediamo un piccolo porticciolo, dove sono  ormeggiati un grosso motoscafo ed una barca a vela! Il plotter con cartografia C-Map ci fornisce indicazioni generiche (fondali sui 2 metri), mentre sulla carta Navionics non c’e’ traccia del porticciolo. Il lungo molo orientato per NE, destinato ad accogliere in testa la nave dei rifornimenti, offre un discreto riparo dall’onda; ci avviciniamo con precauzione e ormeggiamo all’inglese, i fondali minimi vicino al molo sono di 2,75 metri.

Questo riparo insperato ci permette di scendere a terra con facilita’ e lasciare tranquilli la barca. Il paese e’ davvero ben curato: giardini con erba perfettamente rasata, fiori, strade asfaltate, municipio, posta, due chiese (cattolica e protestante), due piccoli supermercati, la boulangerie (aperta dalle 16 alle 19, il pane va ordinato il giorno precedente).

Sulla guida leggiamo che a Tikehau ci sono le più belle spiagge delle Tuamotu, ma il tempo incerto con continui piovaschi ci impedisce di muoverci con il dinghy.

Sabato 7 giugno, all’alba, salperemo alla volta di Tetiaroa e Moorea.

Lussureggiante Tikehau

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L’ingresso di un esclusivo resort

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La pista di atterraggio del piccolo areoporto

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Il “marina” di Tikehau

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Refola ormeggiata all’inglese al molo della nave

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Nuvoloni all’orizzonte: acqua assicurata!!!

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mercoledì 4 giugno 2014

TURISTI A RANGIROA

 14:58.00S 147:38.21W

Rangiroa è il più grande atollo delle Tuamotu, ed il secondo più grande del mondo; ha forma rettangolare e la sua estensione da NW a SE è di circa 40 miglia con una larghezza di circa 20 miglia. Il che vuol dire che quando i venti soffiano costantemente sui 20 nodi, all’interno della laguna si creano onde che possono arrivare a 2 metri.

E noi le abbiamo viste! Venerdì 30 maggio, da bravi turisti, partecipiamo ad un’escursione alla  famosa “Laguna blu”, una sorta di ‘laguna nella laguna’, che si trova  sul lato ovest dell’atollo. Per raggiungerla, siamo a bordo di una barca di circa 7 metri, con motore fuoribordo da 225 CV, condotta da un polinesiano di nome Marcello (come Mastroianni, ci dice!) che ci fa volare a 20-30 nodi, facendo slalom sulle onde e urlando come un matto … non si puo’ negare che fosse bravo, ma le 10 persone a bordo, noi compresi, passiamo un’ora - tanto dura la cavalcata -  a chiederci: “fa solo finta di essere matto, o lo e’ davvero?”. Qualche onda non la prendeva bene, e la barca cadeva nel cavo con un tonfo che sembrava sconquassare lo scafo (e le nostre povere schiene). Magari non proprio per tutti, ma in fondo e’ stato divertente.

Per entrare nella Laguna Blu (cosa impossibile con una barca a vela) c’e’ uno stretto passaggio profondo 50 cm (!), Marcello solleva il motore e con mezza elica in acqua ci porta dentro. All’interno acque calme e colori stupendi, camminando sul reef per circa 500 metri raggiungiamo l’isolotto vicino, chiamato l’isola degli uccelli perche’ e’ sede di nidificazione.

E’ quasi mezzogiorno e Marcello si trasforma in cuoco: ci prepara un sontuoso barbeque di carne e pesce, oltre al pesce crudo con verdure e latte di cocco, riso, pompelmo e per finire caffè alla vaniglia.

Dopo pranzo, lo spettacolo: richiamati dagli avanzi di cibo, decine di squaletti vengono nelle acque basse fino alla spiaggia a far festa per papparsi i nostri scarti, davanti ai nostri occhi, anzi piu’ precisamente tra i nostri piedi! Sono squali pinna nera di piccola taglia, non superano il metro, davvero carini …

Ma il bello viene dopo, quando Marcello annuncia: ”Adesso andiamo a fare il bagno con gli squali veri, fuori dalla Laguna Blu. Non abbiate paura, mangiano solo gli italiani!” … e giu’ una grande risata.

Meno della metà degli ospiti accoglie l’invito di Marcello, io ovviamente non mi sottraggo alla sfida (rappresento o no la comunità italiana?) e mi tuffo nelle acque un po’ torbide per il mare mosso, dove decine di squali di circa 1 metro e mezzo girano intorno alla barca in gruppi di due-tre, tutti tranquilli. Una volta che i bagnanti sono risaliti a bordo, Marcello premia i bestioni che erano stati buoni  buoni in attesa della loro festa, dando loro in pasto gli ultimi avanzi di cibo: vediamo l’acqua che comincia a ribollire, per l’eccitazione e i movimenti rapidi degli squali !!!

Il ritorno, con vento e mare contro, e’ ben più impegnativo dell’andata; Marcello fa un giro più lungo sotto costa e riduce la velocità, ciononostante più di qualche tonfo nel cavo dell’onda mette ancora a dura prova i nostri fondo schiena.

Per finire la giornata in bellezza ci porta nella pass di Avatoru, la seconda di Rangiroa, 5 miglia a NW di Tiputa, per fare lo snorkeling nella corrente entrante.

Anche questa una bellissima esperienza! ne avevamo sentito parlare da molti amici navigatori; per noi e’ la prima volta, sembra di volare alla velocità di 3-4 nodi sopra il fondale che scorre, l’acqua di una trasparenza assoluta, i colori stupendi ...

I nostri giri turistici sono proseguiti con la visita dei due villaggi di Rangiroa: Tiputa e Avatoru, entrambi  sulle omonime pass. Il primo si raggiunge dal nostro ancoraggio con un taxi boat dal molo, oppure con il dinghy (meglio evitare quando c’e’ molta corrente nella pass); Avatoru si raggiunge via terra in taxi, al prezzo di 500 PF a persona.

A Rangiroa sono presenti numerosi resort, il più lussuoso dei quali e’ il Kia Ora Hotel, davanti al quale siamo ormeggiati; merita una nota anche il Relaix di Josephine, che si affaccia proprio sulla pass di Tiputa con una terrazza spettacolare sospesa sull’acqua. Si puo’ cenare (su prenotazione) o farsi un aperitivo e godersi lo spettacolo delle onde e delle correnti.

Altra cosa notevole, lo snorkeling nell’”Aquarium”, un grosso banco di corallo sul lato sud del motu Fava, l’isolotto su cui sono installate la coppia di mede per l’allineamento della pass Tiputa: ci sono una serie di gavitelli dove si può attaccare il dinghy e tuffarsi in acque chiare, ricche di coralli e pesci di ogni tipo.

Infine, potevamo saltare la visita alla Gauguin’s Pearl farm (fabbrica di perle)? Una gentilissima signorina ci spiega e mostra dal vivo l’affascinante e complesso processo di coltivazione; Umberto (in qualita’ di medico) e’ stato invitato ad estrarre una perla da un’ostrica, e se l’e’ cavata benissimo. Peccato che non gliela abbiano regalata! La visita, ovviamente, si conclude nel negozio, dove ammiriamo il prodotto finale di tanto lavoro: perle bellissime, nonche’ … costosissime!

La nostra vacanza di turisti a Rangiroa si concludera’ mercoledì 4 giugno, quando all’alba lasceremo l’ancoraggio per uscire dalla pass Avatoru, alla volta di Tikehau.   

Il nostro “matto” pilota Marcello

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 La Laguna blu

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L’isola degli uccelli

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 Marcello cuoco

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Gli squaletti all’interno della laguna blu

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Gli squali all’esterno della laguna blu

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ALTRE FOTO DI RANGIROA

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Snorkeling nella corrente alla pass di Avatoru

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La terrazza di Josephine

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L’acquarium

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lunedì 2 giugno 2014

RANGIROA

 14:58.00S 147:38.21W

La sosta di una giornata alla pass di Manihi ci ha dato la possibilità di studiare in diretta le variazioni della corrente in funzione della marea: soprattutto in uscita, la corrente ha raggiunto intensita’ considerevoli, circa 5 nodi. Il flusso non e’ omogeneo in tutta la larghezza della pass: per una buona metà, nella parte est dove c’e’ il molo, e’ meno forte; abbiamo addirittura fatto il bagno, in un’acqua talmente trasparente che sembrava di poter toccare il fondo (invece erano 10 metri!).

Alle 15.00 di martedì 27 maggio salpiamo per la notturna che ci porta a Rangiroa, distante 100 miglia. Li’ la bassa marea sarà alle 9.38, dovremo quindi entrare nella pass dopo quell’ora, nella stanca di marea o con corrente entrante a favore.

Anche questa volta il vento soffia costante a 20-25 nodi, e nonostante le vele ridotte, Refola corre “troppo” veloce … a 15 miglia dall’arrivo siamo in piena notte: riduciamo drasticamente la velatura, ma anche con un straccetto di fiocco, non riusciamo ad andare sotto i 5 nodi.

Non ci resta che metterci alla cappa. In un primo momento con genoa a collo sopravvento, randa sottovento e timone all’orza; in questo modo, pero’, la barca scarrocciava troppo. Siamo andati meglio invece con la randa ridotta, senza genoa: la barca si stabilizza con un angolo di circa 60-70 gradi al vento  e la velocità si riduce a 1,5 nodi, le onde sono quasi al mascone … ma si balla ugualmente.

Attendiamo cosi’ fino alle 9.30, per poi avvicinarci alla pass di Tiputa e verificarne le condizioni.

Sul lato esterno della pass ci sono le classiche onde stazionarie, segno che la corrente e’ ancora uscente; telefoniamo ad un locale diving (organizzatori di uscite per sub) per chiedere a che ora sara’ la stanca (inversione di marea): ci dicono che sara’ alle 12 e che e’ meglio aspettare il primo pomeriggio per entrare.

Ritorniamo pazientemente alla cappa, altre 2 barche sono in attesa di entrare e passiamo anche a loro le informazioni ricevute dal diving.

Alle 12.30 ci presentiamo nuovamente sulla pass, le onde stazionarie all’ingresso sono sparite, la corrente entrante è di circa 3 nodi, le onde stazionarie sono ora sul lato interno della pass ma non raggiungono il metro; aggiriamo il cardinale nord e ci portiamo all’area di ancoraggio a circa 300-400 metri a NW del molo di attracco per le navi.

Ci sono alcune boe libere, sul portolano leggiamo che possono essere utilizzate dagli yacht di passaggio, previo controllo del corpo morto; scegliamo una boa in posizione strategica, vicina a costa, il corpo morto è ok, 2 grosse catene abbracciano un enorme corallo e arrivano in superficie, ci ormeggiamo e brindiamo al nostro atollo appena “ conquistato”.

Il mattino seguente, un taxi-boat ci si accosta e l’”autista”, molto arrabbiato, ci fa capire che non possiamo stare lì; siamo un po’ spiazzati da questo fatto che non sappiamo come interpretare, ma dopo circa un’ora il taxista ritorna ed in modo inequivocabile ci fa capire che la boa è solo per piccole barche.

Ci spostiamo di altri 300 mt ed ancoriamo di fronte al Kia Hotel, su un fondale di circa 10-12 mt sabbioso e con poche patate (14° 58’.001S 147° 38’.338W)

Le previsioni meteo dei prossimi 5 giorni ci dicono che il vento sarà costante sui 18-22 nodi, da ESE; Rangiroa offre pochi ripari da quella direzione: uno appena accettabile e’ quello dove siamo, l’altro e’ nell’estremo SE dell’atollo, a circa 26 miglia, che dovremmo fare contro vento e contro il mare … optiamo allora di rimanere ancorati davanti al Kia Hotel e di fare i turisti “terricoli” a Rangiroa!  

I fondali alla pass di Manihi

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Il Kia Ora Hotel a Rangiroa

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La pass Tiputa a Rangiroa

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Ancoraggio al Kia Ora Hotel

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martedì 27 maggio 2014

Manihi, altre foto

 

14:27.30S 146:03.40W

Refola nella pass di Minihi

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Ma dov’e’ il seggio elettorale?

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Che si mangia oggi?

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Sott’acqua nella pass

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lunedì 26 maggio 2014

MANIHI

 14:27.30S 146:01.18W

Sabato 24 maggio, due giorni prima rispetto al programma, decidiamo di lasciare l’atollo di Ahe; per uscire dalla pass approfittiamo della bassa marea delle 8.00, in modo da trovare nel nostro prossimo atollo (Manihi, a circa 24 miglia) l’alta marea delle 14.00.

Abbiamo vento e mare contro, per cui procediamo a motore, 2 bordi con randa cazzata, alle 12.05 siamo sulla pass Tairapa, con un paio d’ore di anticipo sulla massima marea.

I “portolani” di cui disponiamo (Tuamotu Compendium e Charlie’s Chart of Polynesia) ci forniscono le seguenti informazioni: la pass di Manihi e’ difficile a causa delle forti correnti e di un basso fondale (2,5 metri) verso la fine del canale; e’ quindi molto importante passare con la slack (stanca), cioe’ quando la corrente si marea si inverte.

Ci viene molto utile il suggerimento che ci ha dato alcuni giorni fa Giorgio, via radio dalla Nuova Zelanda – l’anno scorso lui era qui ed e’ stato 15 minuti sulla pass senza riuscire ad avanzare - : “quando arrivi, prima del punto critico che si trova in fondo al canale, puoi ormeggiare al molo della nave sulla destra, e valutare con calma la forza della corrente e la presenza di onde stazionarie”.

All’ingresso la pass è ampia, con 1,5 nodi di corrente entrante; accostiamo al molo sulla destra, una barchetta a motore si sposta per farci posto, ed agevolmente attracchiamo all’inglese.

Alla fine del canale si riconoscono le onde stazionarie, di modesta entità, prodotte dall’effetto combinato della corrente entrante e del vento contrario. Gli abitanti del villaggio ci confermano che questo e’ un momento favorevole per entrare.

Prima di procedere, abbiamo il tempo di fare un rapido giro per il villaggio e constatare quanto sia curato, con belle case, molta gente in prossimità del porticciolo interno alla laguna, due negozi di generi vari (chiusi per la pausa pomeridiana), due ristoranti (aperti): una sensazione completamente diversa dalla desolazione vista ad Ahe.

Nel momento in cui lasciamo il molo e puntiamo sul cardinale nord dentro la laguna, la corrente entrante e’ ancora di circa 1 nodo e mezzo: riduco il numero di giri a 1500, mantenendo la velocita’ sui 5 nodi, l’acqua in prossimità della strettoia prende il colore marroncino del fondale che si riduce fino a 1,7 metri sotto la nostra chiglia (quindi 3,75 metri), per poi aumentare rapidamente … siamo dentro e tiriamo un sospiro di sollievo!

Ci dirigiamo all’ancoraggio segnalato sul portolano, a circa un miglio ESE; il percorso è segnalato da beacon rossi e verdi, alle 13.30 ancoriamo davanti al motu Tetate su un fondale di circa 15 metri, sabbia e coralli (14°27.899S 146° 02’.166).

A Manihi c’e’ una stazione radio di Sailmail (FOHXM), gestita da Xavier: ne parla nel suo libro Paolo  di Malaika (che ha ancorato qui nel 2009) ed anche gli amici Vito e Daniela lo scorso anno si sono rivolti a lui per avere indicazioni per l’ingresso. Anche noi gli avevamo scritto una mail, ma non siamo riusciti a leggere la sua risposta prima di arrivare. Estremamente gentile e disponibile, Xavier  ha seguito il nostro ingresso sul sistema AIS, e ci telefona poco dopo il nostro ancoraggio (nella mail gli avevamo dato il nostro cellulare locale): abita circa un miglio piu’ a est, e sarebbe lieto di incontrarci; ci accordiamo di spostarci con la barca l’indomani mattina.

Come gia’ successo ad Ahe, tirar su l’ancora ci fa un po’ penare, scendo in acqua per controllare il percorso della catena, e in tempi brevi riusciamo a salpare.  Procedendo lungo costa , distinguiamo l’antenna ed un generatore eolico montato su un palo altissimo, e Xavier che ci attende sul suo pontiletto privato.

Ancoriamo (14°27’571S 146°01’292W) su fondale profondo, 18-24 metri, che risale bruscamente sulla barriera. Atterriamo con il dinghy, Xavier ci indica un passaggio nella barriera, segnalato da due piccoli paletti, che porta all’interno del suo porticciolo artificiale, con acque calme e chiarissime e ci da’ un caloroso benvenuto. Il piccolo motu, circondato dall’acqua, e’ tutto di sua proprieta’ (il famoso “motu proprio”): due false pass ad est ed ovest, l’oceano a sud, la laguna a nord, le costruzioni ben nascoste all’interno della vegetazione. Ci mostra la costruzione dove opera la sua stazione di Sailmail, una costruzione destinata a sala da bagno, una destinata a cucina, infine un’altra con soggiorno e camere da letto, tutte rialzate da terra, appoggiate su pali robusti, e rifinite con legni tirati a lucido.

Per dotarsi di energia, Xavier ha un sistema di accumulatori al gel collegati a 24 V, caricati dal generatore eolico, da 8 pannelli solari su struttura rotante che segue automaticamente la perpendicolarità del sole, e da un idrogeneratore alimentato dalla corrente di marea sulla falsa pass; in questo modo e’ completamente autosufficiente! Lo invitiamo a pranzo su Refola per ringraziarlo della sua cortesia e cosi’ ci racconta la sua storia: gia’ comandante della marina militare francese in Pacifico, una volta andato in pensione si e’ stabilito a Tahiti e si e’ messo alla ricerca di un motu da acquistare. Nel frattempo aveva conosciuto casualmente persone importanti dell’organizzazione di Sailmail, che gli hanno detto: “abbiamo bisogno di una stazione nel centro del Pacifico!”. Detto fatto, Xavier ha trovato questo splendido motu a Manihi, ha costruito la sua nuova residenza e messo in piedi la stazione radio. E’ davvero una persona squisita e disponibile, felice di poter aiutare chiunque gli chieda informazioni o consigli; lui stesso ha elaborato uno studio per calcolare l’orario della slack di Manihi, in relazione all’intensita’ della corrente, alla direzione e forza del vento, ma anche alla posizione della luna.

Lunedi  26 maggio, ancora difficolta’ a salpare l’ancora: avevamo sperato che la profondita’ comportasse meno problemi, ma invece ci occorre  la solita mezzora di pazienti tentativi. Xavier ha seguito tutte le nostre manovre dal moletto, e alla partenza ci salutiamo col saluto militare, come veri marinai.

Ci spostiamo al molo della pass, la corrente ancor prima del termine dell’alta marea, e’ gia’ uscente sui 2-3 nodi, ma la manovra di accosto con l’elica di prua ci riesce abbastanza agevole.

Facciamo rifornimento di prodotti freschi al supermercato (in verità quel poco che si trova): domani pomeriggio, 27 maggio, partiremo per la notturna che ci porterà a Rangiroa.

IL MOTU DI XAVIER

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INDICAZIONI “STRADALI” NEL GIARDINO DI XAVIER

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LA STAZIONE RADIO

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UNA TERRAZZA

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IL SUO PORTICCIOLO PRIVATO

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LA VISTA DAL SUO PONTILE

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REFOLA “PARCHEGGIATA” SOTTO CASA DI XAVIER

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LE BATTERIE CHE ALIMENTANO LA CASA

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sabato 24 maggio 2014

Ahe

 14:32.14S 146:21.55W

Mercoledi' 21 maggio ci spostiamo di 12 M all'interno dell'atollo di Apataki, dal Carenage al villaggio di Pakaka, in prossimità della pass Haniuru; il molo della nave e' a circa meta' pass, nel lato sud del canale; programmiamo di arrivare mezz'ora prima che termini l'alta marea, in modo di avere un po' di corrente entrante che ci faciliti l'ormeggio al molo.

Giusta previsione: la manovra riesce perfettamente (da segnalare che la corrente è meno forte sulla metà sud del canale); la cosa piu' difficile ora diventa evitare che i grossi gommoni che fungono da parabordi per le navi insozzino il nostro scafo lindo!

Approfittiamo della sosta per fare alcuni rifornimenti (coca cola, patatine fritte, pane congelato, perche' qui si panifica una volta a settimana, il venerdi') e un bagno sulla pass in prossimità del molo, dove la trasparenza dell'acqua e' davvero eccezionale, pranziamo e aspettiamo le 16 per la partenza verso Ahe, a 70 miglia.

Avevamo preventivato di impiegare 12 ore ad una media di 6 kn e di arrivare verso le 4-5 del mattino, invece un vento fresco al traverso sui 20-22 kn aumenta di molto la nostra velocita' media, nonostante le vele ridotte; d'altra parte Refola è un cavallo di razza e quando sente il vento accelera leggera come una libellula: alle 1.30, in piena notte, siamo già sulla punta sud di Ahe e mancano solo 6 miglia alla pass.

In attesa dell'alba, percorriamo le ultime miglia alla velocità di 1,5 kn, per fortuna la costa ovest dell'atollo ci tiene al riparo delle onde e con la sola randa ridotta la barca mantiene facilmente la rotta.

Alle 6.15 c'è la bassa marea: infiliamo la pass con il sole appena sorto, appena un nodo di corrente contraria, ma abbiamo il vento sul naso sui 22 kn, porto il motore a 2200 g/min e passiamo il canale a 5 nodi di velocita'. La visibilità del fondale, con la luce radente, è pessima; Lilli è di vedetta a prua, dobbiamo prestare attenzione nella parte finale, dove la larghezza del passaggio si riduce a 26 metri. Non ci sono segnali indicatori, tranne un beacon rosso sul lato sinistro a meta' pass; vedo i valori dell'ecoscandaglio scendere fino a 4,5 metri (noi peschiamo 2,05) e poi lentamente risalire … siamo dentro! da qui il percorso è segnalato per 5 miglia, fino alla parte sud dove c'è il villaggio.

Alle 7.15 entriamo nella zona di ancoraggio, racchiusa da un esteso reef aperto solo a SW e segnalato all'ingresso da due beacon rossi a sinistra ed uno verde a destra; all'interno c'è il molo della nave.

Lo spazio di ancoraggio non e' ampio e ci sono gia' altre due barche alla fonda: cerchiamo di districarci un po' con la cartografia Navionics sull'Ipad e di intravedere un fondale sabbioso per gettare l'ancora. La zona è piena di teste di corallo ("patate", nel gergo dei velisti) e alcune arrivano fino alla superficie; al terzo tentativo riusciamo a trovare una posizione accettabile, equidistante dalle barche e dalle secche piu' minacciose; ma non sono molto soddisfatto: siamo circondati da reef e, se il vento rinforzasse di notte, la via di fuga sarebbe davvero complicata … mi concedo un'ora di riposo e quindi, con il sole alto, ci spostiamo fuori ad ovest della baia, dove il fondo è molto più pulito e possiamo dare quanta catena vogliamo.

Nel pomeriggio andiamo a terra, al molo ha da poco attraccato la nave dei rifornimenti, "Dory", che scarica con la gru alcuni piccoli container di circa 10 metri cubi, in cui sono stivate merci di ogni tipo, destinate agli abitanti dell'atollo (400 persone in tutto). In poco tempo il molo si anima come un mercato di citta', e numerose imbarcazioni accorrono dai diversi motu dell'atollo, per ritirare la propria merce.

La nostra visita prosegue per le quattro (di numero) strade del paese, con un piccolo supermercato (chiuso) e un piccolo snack (aperto solo per portarvi il pane ritirato alla nave, e poi subito richiuso); molta gente per le strade, soprattutto via vai dal porto, bambini che giocano sulla strada e giovani che giocano a pallone; ma almeno un quarto di case sono in stato di abbandono, e questo ci sembra indice di decadimento.

Leggiamo infatti sulla guida che questo atollo era un tempo un centro di eccellenza per la coltivazione delle perle e dava lavoro a molta gente, ora con il mercato ridotto, molti avranno deciso di cercare fortuna da altre parti…

Insomma questa visita ad Ahe ci lascia un po' di amaro in bocca, per la decadenza del villaggio, la carenza di ancoraggi affidabili e nessun riferimento storico per quello che è stato l'atollo preferito ed abitato da Bernard Montessier.

mercoledì 21 maggio 2014

Apataki

 15:33.48S 146:14.55W

Di nuovo una bella veleggiata con 14-18 kn al giardinetto/poppa ci ha condotti ad Apataki, genoa e mezzana spiegati, velocita’ sui 5-6 nodi; alle10.40 siamo davanti alla pass Haniuru: una corrente di circa 3 kn uscente non ci crea alcuna difficoltà, diamo motore a 2500 g/min e passiamo indenni sui piccoli vortici.

A motore percorriamo la laguna seguendo la traccia sotto costa sud, gia’ sperimentata lo scorso anno, all’inizio vicino al paese vediamo qualche boa delle coltivazioni di perle, poi dopo un paio di miglia la nostra rotta e’ libera da pericoli fino al Carenage.

Alle 12.45 prendiamo una boa (messa a disposizione - gratuitamente -  dal cantiere), su 8 metri di fondale, con acqua trasparente e soprattutto protetta dalla barriera corallina per i venti dominanti da E-SE.

Questo è un posto che ci piace molto, a terra gente affabile e gentile, spiagge bianche, il vento quasi per riguardo non ha mai superato i 18 nodi ed il sole ci ha baciato per la maggior parte del tempo, solo qualche piccola fugace ombra nuvolosa e breve accenno di pioggerella.

Quest’anno poi una grande novità: Alfred, il titolare del Carenage, ha attivato una rete Wifi privata, dalla barca abbiamo una discreta connessione al prezzo di 2.000 XPF alla settimana (circa 16 €), che naturalmente abbiamo sfruttato adeguatamente.

Insomma abbiamo passato qui 3 giorni di relax, bagni e passeggiate. Ci sarebbe piaciuto risalire la costa est ed uscire dalla pass nord, e le condizioni sarebbero state ideali: vento leggero e buona visibilità; ma la necessita’ di rimpinguare la cambusa ci induce a tornare alla stessa pass di SW da cui siamo entrati, dove c’e’ il villaggio con il supermercato … questa sera arriva la nave che settimanalmente portare i rifornimenti agli isolani. Senza troppe illusioni, speriamo di trovare, domani, i negozi pieni di provviste …

 

Alcune foto da Apataki

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 Il “cantiere” di Apataki

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