lunedì 3 agosto 2026

In rotta tra i fiordi: dalle ombre di Lurøy al blu profondo di Svartisen

Domenica 26 luglio. Silenzi e insidie tra le secche.

Alle 8.35 lasciamo l’ormeggio di Forvik, l’aria è immobile, la bonaccia ci avvolge in un velo quasi spettrale e il mare è uno specchio scuro. Non c’è una bava di vento, così avanziamo a motore, al ritmo regolare dei 1900 giri.



Poi verso mezzogiorno, il mare del Nord decide di svegliarsi: un vento teso da Est comincia a spingere a 12 nodi, con raffiche improvvise che toccano i 20 e increspano la superficie dell’acqua. E’ il segnale che aspettavamo. Spegniamo il motore e finalmente scende quel silenzio profondo e quasi sacro che solo la vela sa regalare. Inizia un percorso entusiasmante, una vera e propria danza di precisione: dobbiamo destreggiarci completamente a vela tra secche affioranti, scogli affilati e  segnali marittimi da interpretare al millimetro, guidati solo dal soffio del vento.


Alle 16.10, dopo ore di grande concentrazione, siamo a destinazione e ci assicuriamo al  primo pontile (66°25.240’N 12°50.370’E). Luroy ci appare insolitamente malinconica. Il marina sembra quasi abbandonato, avvolto in una atmosfera sospesa: la palazzina che ospita i servizi docce e bagni è sbarrata, il paese con il supermercato dista un’ ora e mezzo di cammino e piove continuamente. Con questo quadro non viene voglia di andare a spasso. Dietro all’edificio principale scorgiamo solo 4 case silenziose, un bar chiuso e una chiesetta con l’immancabile camposanto. Un giovane del posto passa di lì e ci approccia, spiegandoci con un pizzico di nostalgia che solo l’anno scorso, in questo stesso periodo, il marina brillava di vita e di imbarcazioni. Che sia colpa di questo cielo grigio?


Lunedì 27. L’energia vivace di Selsoyvik.

Dopo un intero pomeriggio passato in barca a girarci i pollici, ascoltando il tamburellare della pioggia sulla tuga, finalmente lunedì 27 luglio, alle 9.00, mettiamo di nuovo la prua al mare per una breve tappa di 12 miglia. Il vento da SE soffia morbido sui 9-10 nodi, procediamo a motore per velocizzare il trasferimento e alle 10.45 ormeggiamo all’interno del primo pontile di Selsoyvik (66°34.491’N 12°58.767’E).



L’impatto con Selsoyvik è immediato e rigenerante: un borgo delizioso, pieno di colore, anima e vitalità, che offre innumerevoli possibilità: si possono noleggiare biciclette, scivolare in canoa tra i canali o persino cimentarsi in un singolare campo da golf a 7 buche incastonato nel paesaggio costiero. A completare il quadro, un ben fornito supermercato proprio sulla banchina. Ne approfittiamo subito per sgranchirci le gambe: mettiamo a segno una camminata di circa 10.000 passi, inerpicandoci lungo la strada fino quasi alla sommità dell’isola, da cui si domina un panorama mozzafiato.


Mercoledì 29. Verso il gigante di ghiaccio.

Mercoledì 29 luglio ripartiamo per altre 24 miglia di navigazione, puntando verso uno dei luoghi più iconici della Norvegia: lo Svastissen, il secondo ghiacciaio  più grande del paese. Salpiamo alle 9.30,  sotto una pioggia battente. Un vento da sud sui 10 nodi ci accompagna inizialmente, per poi girare a Sud-Ovest ed affievolirsi sui 5 nodi. Tra le isole il mare resta piatto come un lago. Issiamo il genoa e la mezzana, lasciandoci scivolare leggeri fino all’imboccatura dell’Holandsfjorden, l’ultimo canale che conduce dritti al cuore della montagna.


Alle 14.30 siamo a destinazione. Con nostra grande sorpresa non ci sono altre barche ormeggiate: prendiamo posto sul lato opposto del pontile  riservato al traghetto, (66°42.589’N 13°42.481’E).



Proprio in quel momento, quasi a voler fare un regalo ai nostri sforzi, le nuvole si aprono ed esce un sole splendido che illumina la parete turchese e imponente del ghiacciaio. Una vista che ripaga di ogni goccia di pioggia presa. Sergio, sensibile alla temperatura dell’aria, decide di fare un bagno nell’acqua gelida.

Giovedì 30. Faccia a faccia con lo Svartissen.

Il giorno successivo, attendiamo con pazienza che il cielo finisca di scaricare acqua. Poco prima delle 14.00, finalmente, con scarponcini e zaino in spalla,  partiamo per l’escursione verso il ghiacciaio, il cielo è coperto di nuvole, ma la temperatura è perfetta per camminare.

































I primi 3,5 km scorrono facili su una strada sterrata, ma poi il terreno cambia radicalmente: il sentiero si fa impervio, risalendo rocce levigate dai secoli, con continui sbalzi di quota e passaggi dove occorre prestare la massima attenzione. Continuiamo a salire finchè  il sentiero tracciato non finisce, arrivando letteralmente ad un passo dalla lingua di ghiaccio, dove si respira un’aria primordiale e gelida. 

Alle 18.30 facciamo ritorno alla barca, stanchi morti, ma con il cuore pieno di meraviglia per l’impresa:  20.200 passi, 47 piani di dislivello e circa 15 km di cammino montano. 

Nel frattempo il traghetto di linea ha continuato a sbarcare un gran numero di escursionisti e la quiete iniziale ha lasciato il posto ad un continuo andirivieni. Anche altre barche sono sopraggiunte nel corso del pomeriggio: ora il pontile è completamente pieno e vivo.

Venerdì 31 luglio siamo pronti a lasciare Svastissen e a proseguire verso nord.