sabato 22 luglio 2017

Langkawi

Domenica 16 luglio lasciamo il nostro ancoraggio a sud di Georgetown diretti, con una sosta intermedia per la notte, a Langkawi. Di buonora iniziamo a salpare, già preparati a trovare la catena completamente infangata: armati di spazzole e canna di acqua dolce (la pompa dell'acqua salata per il lavaggio della catena ci dà poca pressione) impieghiamo un'ora di lavoro e quasi 150 litri per pulire e passare palmo a palmo 60 metri di catena. Alle 9 siamo liberi e riprendiamo il mare.
Per proseguire verso nord, a causa dei bassi fondali, dobbiamo tornare indietro sulla traccia già percorsa e aggirare a sud l'isoletta Jerojak. Passiamo sotto il secondo ponte che collega l'isola di Penang alla terraferma, anche questo con una luce libera di 28 metri, costeggiamo Georgtown e seguiamo il canale segnalato da coppie di boe (rosse a destra e verdi a sinistra) per circa 10 miglia.
In assenza di vento, navighiamo a motore fino a destinazione; approfittiamo del mare piatto per fare quattro giri di bussola e ricalibrare il pilota automatico; alle 15.45 diamo fondo su 8 metri, fondale di sabbia/fango, a nord-est dell'isola Bidan (5°45.018'N 100°17.375').
Sull'isola una piccola costruzione ci sembra inizialmente disabitata, ma la vediamo illuminarsi debolmente all'imbrunire. Ci abiterà qualcuno? Non vediamo anima viva…
Riprendiamo la navigazione l'indomani per le ultime 43 miglia che ci separano da Langkawi; come sempre vento scarso sui 5 nodi, ma verso mezzogiorno rinforza sugli 8-10; nonostante l'andatura al granlasco, con randa e genoa manteniamo una media di 6 nodi, grazie anche all'aiutino della corrente.
È la prima volta che proviamo le vele nuove della Lee Sail di Hong Kong: devo dire che sono fatte bene ed hanno un bel taglio, ancora un grazie a Davide Zerbinati, rappresentante in Italia di Lee Sail, che ci ha assistito nell'ordine e nella consegna.
Il vento si mantiene debole ma costante fino a 3 miglia dall'arrivo, quando imbocchiamo il canale sul versante sud-est di Langkawi, tra Pulau Tuba e gli isolotti Nyior Setali Laut e Nyior Setali Darat.
Alle 16.30 ormeggiamo al Royal Marina Yacht Club di Kuah, centro principale dell'isola.
Pensavamo ad un marina di serie C, perché sulla cartografia elettronica è segnalato male e senza dettagli, inoltre tutta la baia ha fondali bassi che si estendono molto al largo. Invece all'interno del marina i fondali sono circa 7-8 metri, c'è il distributore di carburante e perfino l'impianto per aspirare le acque nere, i pontili galleggianti sono di nuova fattura e molto robusti, circa 200 posti barca disponibili (con i finger, senza corpo morto). Anche i prezzi, come in tutta la Malesia, sono bassi: 150 RM (30 €) al giorno per un 53 piedi, compreso acqua ed elettricità.
Nella struttura a terra, oltre alla reception, c'è un hotel con piscina, alcuni bar-ristoranti e molti negozi.

Altro segno evidente della vocazione turistica e della ricchezza dell'isola è il grande terminal -nazionale e internazionale - dei traghetti, che oltre agli uffici di immigrazione, Custom ed Harbour Master, ospita un grande centro commerciale con negozi e ristoranti, aria condizionata a go-go dappertutto.
All'esterno un grande parcheggio, curati giardini, fontane con giochi d'acqua e un'imponente scultura raffigurante un'aquila, che nonostante l'aspetto piuttosto minaccioso sembra dare il benvenuto a chi proviene dal mare.

Grazie all'indicazione di Gerard di Cassiopee (chiamare Stanley al +60 17 578 8632) noleggiamo per 4 giorni una macchina, un po' scassata per la verità, ma con l'aria condizionata perfettamente funzionante, al costo di 40 RM al giorno (8 €).
Dopo aver completato le pratiche di arrivo, ci dedichiamo alla visita dei vari duty free. Essendo isola di frontiera verso la Thailandia, Langkawi è porto-franco: vino, birra, alcolici, tabacco sono esentasse ed a prezzi dimezzati rispetto al resto del paese. Ci sono comunque limitazioni sulle quantità (3 stecche di sigarette, 5 casse di birra, 5 litri di alcolici a persona per un mese), e da novembre 2016 è stato attivato un sistema di controllo on line, che obbliga i negozianti a registrare gli acquisti effettuati dai clienti stranieri, insieme alle loro generalità. Abbiamo però notato, da bravi italiani, che in alcuni negozi non viene nemmeno richiesto il passaporto e questo potrà tornare utile il prossimo anno, quando uscendo dalla Malesia per affrontare l'oceano Indiano avremo bisogno di scorte mooolto consistenti.
Quest'anno invece prendiamo nota dei prezzi e compriamo qualche bottiglia, giusto per assaggiare e valutare il miglior rapporto qualità/prezzo; come supermercato il nostro preferito è Teow Soon Huat Duty Free, dove abbiamo trovato addirittura vasetti di capperi, finora assolutamente introvabili in Malesia!
Oltre a quella delle batterie, per fortuna conclusa felicemente, su Refola c'è un'altra storia infinita: quella della capottina. A bordo abbiamo ancora quella originale, datata come la barca 2004. Ha svolto un lavoro egregio, ci ha protetto da pioggia, vento e spruzzi per oltre 50.000 miglia, ma ormai, poverina, mostra i segni del tempo. Da un paio di anni saremmo dell'idea di cambiarla, abbiamo studiato il progetto per rifarla con alcune migliorie, traendo spunto da quella che l'amico Umberto Milici ha fatto fare per Be Quiet 2, gemella di Refola. Abbiamo chiesto preventivi in Italia, in Nuova Zelanda, e anche in Malesia. Chiedevano o troppi soldi, o troppo tempo, o addirittura che portassimo la barca in Italia … insomma, nulla di fatto finora.
Uno dei nostri riferimenti è proprio qui a Langkawi, riferimento un po' vago visto che una nostra mail di oltre un anno fa è rimasta senza risposta. Ma ora che siamo qui decidiamo di tentare un contatto diretto. Più facile a dirsi che a farsi, ma dopo una giornata di ricerche riusciamo finalmente ad ottenere il numero di cellulare di Chris, titolare della Yacht Worx, e a fissare un appuntamento. Piuttosto sbrigativamente ci fa un preventivo per la nuova capottina, ancora troppo alto (8000 RM, pari a circa 1700 €). Per il momento ci limitiamo a richiedergli alcune riparazioni al tendalino da sole e alla copertura del gommone, oltre alla confezione di quattro nuovi copri-oblò.
Fortunatamente riusciamo a dedicare una mezza giornata ad un giro esplorativo: andiamo a vedere, nella zona settentrionale dell'isola, la bella spiaggia di Tanjung Rhu (area in cui sembrano esserci belle zone di ancoraggio), ed a ovest il marina di Telaga.

Molto più spartano del Royal Yacht Club, il marina di Telaga occupa quasi interamente una baia molto protetta, cui si accede attraverso un canale stretto e non molto profondo. Purtroppo all'interno le acque sono sporche e stagnanti; c'è un negozio di ricambi e servizi nautici, Blueshelter, gestito da un gentile ragazzotto francese, Manu.
Sulla via del ritorno verso Kuah, a circa 3 km da Telaga, mangiamo ottimi gamberi giganti in un originale ristorante costruito intorno ad una barca a vela in disarmo!


Per completare le informazioni nautiche su Langkawi, per mettere la barca a terra ci sono due cantieri: il primo circa 4 miglia ad ovest del Royal Yacht Club di Kuah, dotato di grande travellift, Northern Shipyard (6°18.45'N 99°48.09'E); il secondo nella piccola isola di Rebak a sud-ovest di Langkawi, presso l'omonimo marina (6°17.492'N 99°41.699'E).
Sabato 22 luglio, con i documenti in regola per l'uscita dalla Malesia, lasciamo il marina; ci fermiamo brevemente per ritirare le nostre coperture a Telaga (dove Chris e suo fratello John vivono in barca)  e proseguiamo la nostra navigazione verso Ko Lipe, prima tappa di avvicinamento a Phuket.

lunedì 17 luglio 2017

Penang - Georgetown

Primo giorno in mare da novembre 2016: navigazione senza vento, a motore! La tappa è breve, circa 15 miglia, sufficienti per realizzare cosa vuol dire non essere più attaccati alla banchina, con l'aria condizionata 24h/24. L'aria intorno a noi è immobile e satura di umidità, ma il nostro umore, dopo tanta attesa, resta alto.
Alle 14.45, siamo a destinazione e, pressoché liquefatti, caliamo l'ancora ad est della piccola isola di Medang, su un fondo di sabbia-fango di circa 10-11 metri (4°25.195'N 100°19.099'E).
Il moto di marea e la corrente rendono l'ancoraggio non proprio perfetto, ma accettabile. Durante la notte un violento temporale con raffiche improvvise sui 25-30 nodi mi fa alzare e rimanere sveglio una mezzora, per tenere sotto controllo la tenuta dell'ancora. Lilli, nel frattempo, se la dorme alla grande.
Mercoledì 12 luglio alle 7 del mattino siamo pronti per salpare. Siamo ancora senza vento e avanziamo a motore, per fortuna con un po' di corrente a favore. Refola non si lamenta, ma secondo noi soffre un po' e pensa: "Ma dove mi avete portato? E quando proviamo le vele nuove?". Cara Refolina, vorremmo saperlo anche noi!
Giunti all'isola di Penang, passiamo sotto il primo dei due ponti che la congiungono alla terraferma. È lungo 14 chilometri e corre basso per alzarsi solo con due campate, luce libera 28 metri.

Già da lontano vediamo molti pescatori appostati sulle grandi basi dei piloni, ma non crediamo ai nostri occhi quando vediamo che metà del canale di passaggio (profondità circa 8 metri) è ostruito da reti! Con tutto il mare intorno, proprio qui? Passato il ponte accostiamo a sinistra passando tra Penang e l'isolotto Jerojak, ed andiamo ad ancorare circa 300 metri a sud del secondo ponte, profondità 7 metri, fondale fangoso (5°21.307'N 100°19.039'E).
Ancoraggio consigliatoci da Fabio di Amandla: "Siete a fianco di un piccolo marina, dove potete lasciare il dinghy, a 300 metri c'è il molo della stazione di polizia (così potete dormire tranquilli), il centro di Georgetown è a 6 km, raggiungibile facilmente con il servizio di Uber…"
Tutti gli aspetti positivi segnalati da Fabio si sono dimostrati veritieri, l'unica cosa che ha omesso di dirci è che il traffico sul ponte è incessante, sembra di essere all'ancora sotto il ponte di Brooklyn a New York! In compenso la protezione è a 360° e non c'è onda provocata da traghetti e barche veloci, come a nord davanti alla città.
Giovedì 13 abbiamo appuntamento in città proprio con Fabio e Lisa, arrivati già da alcuni giorni per controlli sanitari. Ispirato forse dal colore dell'acqua davvero poco invitante, prima di lasciare la barca decido di controllare lo stato del filtro della presa a mare (su Refola ce n'è una sola, per il raffreddamento dei vari apparati e per i WC). Le condizioni del filtro erano assolutamente penose: un denso strato di melma ricopriva incrostazioni, conchiglie bivulva, denti di cane, davvero non so come faceva l'acqua a passare. Sembrava non essere stato pulito da anni, mentre siamo in acqua da meno di un mese! Lilli ed io ci armiamo di santa pazienza e lo ripuliamo ben bene, prima di scendere a terra col dinghy.
Per raggiungere l'albergo dove alloggiavano i nostri amici prendiamo un passaggio da un gentile giovane che usciva dal marina insieme a noi. Fabio e Lisa conoscono bene Georgetown (Lisa ne è letteralmente innamorata): da bravi anfitrioni ci conducono a pranzo in un locale caratteristico, dove impastano a mano chilometri di noodles (versione asiatica dei nostro spaghetti e fettuccine), tirando la pasta con grandi macchine che a Lilli ricordano la "Imperia" della sua mamma.
Ogni tanto però, temo a beneficio dei turisti, la pasta viene battuta con un'enorme canna di bambù, che un giovane cuoco fa andare su e giù montandovi a cavalcioni.
La "pasta" viene servita con salse, carne, pesce, anatra… tutto molto buono, ai soliti prezzi stracciati cui siamo ormai abituati.
Il centro storico di Georgetown, definito Patrimonio Mondiale dell'Umanità dal 2008, è estremamente vivace e ricco di interesse; vi convivono in inestricabile mescolanza le comunità cinesi, indiane e autoctone. Botteghe di tutte le specie, artigiani di ogni sorta, ambulanti, tradizionali risciò quasi sempre condotti da anzianotti macilenti (quasi certamente più giovani di noi, ma non nell'aspetto). Le costruzioni sono tutte a due piani, in contrasto con la vasta area periferica, densa di grattacieli e di enormi palazzoni; il caldo ed il sole tagliano le gambe, appena possibile ci rifugiamo sotto i bassi e stretti portici delle vecchie residenze dei notabili. Ogni tanto, lo confessiamo, ci andiamo a riparare in grandi negozi dotati di aria condizionata, giusto per prendere una boccata di ossigeno.
Passiamo così tre giorni, girovagando (spesso boccheggiando) per le viuzze del centro e rientrando in barca verso il tramonto.



A parte il casuale passaggio del primo giorno, per il tragitto marina/città/marina abbiamo utilizzato, come suggerito da Fabio, il servizio taxi di Uber. Un'esperienza totalmente nuova per noi, inguaribili provinciali. È bellissimo: una volta scaricata l'applicazione sul telefono, diventa un gioco, estremante divertente. Tu apri la app, il sistema rileva la tua posizione, digiti la tua destinazione, in pochi secondi ti viene comunicato quanto devi aspettare (5-10 min. massimo), quanto costa (tra 8 e i 15 RM, 1,5-3 €), chi è il tuo autista, che esperienza ha etc etc. Come in un video gioco, puoi seguire sulla mappa il percorso che l'autista sta facendo per raggiungerti. E alla fine puoi valutare la corsa e l'autista! Non me ne vogliano i tradizionali tassisti, ma questo è un altro mondo.

martedì 11 luglio 2017

Mollati gli ormeggi!

Finalmente le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto, nel senso che uno alla volta siamo riusciti a risolvere i vari problemi di questa stagione (siamo o non siamo nel 2017?).
Uno sbalzo di tensione elettrica capitato mente stavano lavorando su alcune colonnine del pontile è stato probabilmente la causa dell'improvviso guasto al nostro caricabatterie da 30 A. Nessuno aveva avvisato che erano in corso lavori di manutenzione e che occorreva staccare i carichi, così al momento del ripristino, con la rete sotto carico, è arrivata la sovratensione. Non solo noi, ma almeno un altro paio di barche ne hanno fatto le spese, subendo danni ahimè difficili da dimostrare per imputarli al marina.
Contatto immediatamente il produttore del caricabatterie Dolphin, che mi rinvia al dealer di Singapore, per sentirmi dire che il guasto non è riparabile, che il mio modello non è più in produzione, e che avrei dovuto pertanto comprare un nuovo modello (di cui scopro tra l'altro che ha dimensioni maggiori e non troverebbe posto nella mia sala macchina).
Ho il nervoso a mille quando Ruz, la segretaria del marina, ci viene in soccorso: "Prova da Lee Electrical, forse te lo possono riparare…" E così è stato: Lee Electrical è un fornitissimo negozio di articoli elettrici; non potevano riparare il nostro caricabatterie, ma ci hanno segnalato un tecnico, Anthony Tan, cui  abbiamo telefonato seduta stante. "Lasciate alla Lee il pezzo - ci dice - passo a prenderlo, provo ad aggiustarlo, domani vi so dire". Il giorno successivo ci richiama: "Il caricabatterie è pronto, andate a prenderlo in negozio, il conto è 135 RM (27 €)". Cacchio, quante volte ci avranno dato come "impossibili" riparazioni che avevano solo bisogno di tecnici all'altezza? Vabbè, l'importante è aver risolto.
Anche il problema dei due motori fuoribordo è superato: sono rientrati, ambedue funzionanti, dopo la sostituzione di candele, olio, girante (del Tohatsu, cui è stato smontato e ripulito il carburatore), con una spesa di circa 120 €.
E veniamo alla spinosa questione delle batterie. Il 5 luglio ci arriva la fattura da pagare, ma notiamo che la consegna è prevista da 5 a 10 giorni lavorativi dopo il pagamento. Altre due settimane di attesa? Non è possibile! Manifestiamo tutto il nostro disappunto: ci rispondono che non dipende da loro, ma dal trasportatore. Lilli lancia un'idea: "E se andassimo noi a prenderle?"
Ancora una volta Ruz risolve la situazione, procurandoci per l'indomani mattina un pick-up a noleggio. E così giovedì 6 luglio ci cucchiamo 500 km di macchina (circa 8 ore, tra andata e ritorno), ma alle 16,30 le batterie sono a bordo di Refola. Da queste parti non lo dicono, ma noi sappiamo che "se la montagna non va a Maometto…"
La mattina di venerdì 6 luglio mi dedico al collegamento delle 12 nuove batterie (le vecchie le regaliamo ai ragazzi del marina, basta che vengano a prendersele), le lascio un paio d'ore a riequilibrarsi senza metterle in carica, poi provvedo a resettare il battery monitor Xantrex e nel pomeriggio … et voilà, anche l'operazione è completata.
Purtroppo è tardi per recarci in dogana e dall'Harbour Master per fare le pratiche di uscita, quindi la partenza è rimandata a lunedì.
Ma le sorprese non sono finite: ne abbiamo due belle e una così e così.
La prima bella è che sabato mattina sentiamo bussare sulla fiancata di Refola: è Leopoldo, arrivato fresco fresco (si fa per dire) dall'Italia. Sapevamo che doveva arrivare, ma non eravamo sicuri di incontrarlo prima di partire. Grandi abbracci e saluti, tante chiacchiere (finalmente si parla veneto). La sua barca, Yaya, è a secco nel nostro cantiere e Leopoldo la metterà a punto per affrontare l'oceano indiano, partendo da Jakarta, alla fine di agosto. In solitario, come il suo solito!
La seconda bella sorpresa è che il marina ha organizzato per domenica una festa, invitando a pranzo gli equipaggi di tutte le barche; nonostante siamo satolli di cibo dopo la cena di sabato sera a bordo di Cassiopee (cui Gerard e Claudine hanno invitato anche Leopoldo), tutti insieme ci rechiamo all'Hotel Sophera, dove troviamo un grande buffet, con grande varietà di pietanze, tutte molto buone. Peccato avere già la panza piena!

Ecco la nostra Ruz
Per l'occasione Lilli ha indossato il suo nuovo vestito in stile Hermès/indonesiano, acquistato in un grande magazzino locale, che le ha fatto ricevere un sacco di complementi!
Lunedì 10 luglio siamo finalmente pronti per partire. Prenotata la macchina con autista per andare di prima mattina a fare le pratiche di uscita, intendiamo salpare a mezzogiorno. No way! Ecco la terza sorpresa: la precisissima Ruz ci comunica che il vaporizzatore del terzo frigorifero (ordinato al negozio L'Altra Randa di Milano circa una settimana fa) è già arrivato. "Bene - diciamo noi - non abbiamo bisogno di quel pezzo adesso, lo puoi tenere qui fino al nostro ritorno?" "No - dice lei - poiché l'avete fatto arrivare come pezzo di ricambio (quindi esentasse), il pacco non può essere ritirato se la barca non è qui!".  Un altro impedimento alla nostra partenza! Ce la faremo mai a schiodarci di qui?
Ruz deve aver colto la nostra costernazione: "Non vi preoccupate, se aspettate domani mattina potete prima ritirare il pacco in dogana e poi registrare l'uscita". Ok, tutto rimandato a domani.
Finalmente martedì 11 luglio di buonora andiamo col taxi (l'autista è il marito di Ruz, tutto in famiglia) prima all'Harbour Master e poi in dogana, dove troviamo ad aspettarci il corriere DHL; 10 timbri su altrettanti fogli, ritiriamo il nostro pacco, completiamo le pratiche per la partenza e … siamo liberi!
A mezzogiorno, accompagnati dai saluti di Leopoldo, Gerard e Claudine, molliamo gli ormeggi!
La nostra prima meta è Penang, a circa 60 miglia, ma per evitare la navigazione notturna, faremo sosta per la notte all'isoletta Madang, vicina alla costa, a sole 15 miglia da Pangkor. Ma almeno saremo in mare!!!!!


PS. Una nota importante per chi si fa spedire in Malesia pezzi di ricambio. Qualsiasi articolo acquistato all'estero è esentasse a condizione sia espressamente indicata nell'indirizzo la seguente dicitura: "Yacht in transit ….. (nome della barca) - Ship's spare HC9800"

sabato 1 luglio 2017

Pangkor Marina – ANCORA QUI

30.06.2017
Sì, siamo ancora fermi qui, sempre in attesa delle batterie. Vengono dalla Cina, e probabilmente sia il trasporto che le procedure di dogana hanno risentito del mese di Ramadan e delle numerose festività a seguire. È un mese speciale per la comunità mussulmana... e lo sta diventando anche per noi, che in cinque anni non abbiamo mai fatto una sosta tanto lunga!
Durante il Ramadan la gente digiuna di giorno, ma recupera ampiamente di sera. Nel resort dove abbiamo alloggiato per 15 giorni abbiamo approfittato più volte del ricco buffet che veniva allestito ogni sera: grande quantità e varietà di pietanze, che non siamo riusciti ad assaggiare tutte. L'affluenza era sempre molto alta, e gli ultrasessantenni (ora anche Lilli appartiene alla categoria) godevano dello sconto del 50%: 5 € a testa anziché 10 €. Ovviamente da bere né vino né birra, ma solo the e altre bevande dolciastre non meglio identificate.
Ormai la lista dei più importanti lavori da fare su Refola è quasi tutta spuntata, anche se qualcosa di nuovo salta sempre fuori, come il motore fuoribordo del dinghy, Toahtsu 9.8 CV. Quando provo la messa in moto già immagino che dopo 6 mesi di sosta difficilmente partirà al primo colpo; così è infatti, salvo accendersi dopo 5-6 tentativi … per spegnersi 10 secondi dopo, definitivamente. Inizio una serie di controlli, a cominciare dal serbatoio della benzina; vi trovo una tale quantità di sporcizia, provocata dalla ruggine del galleggiante che segnala il livello, che ci sarebbe stato da stupirsi se il motore fosse partito. Poi sostituisco il filtro della benzina, smonto il carburatore ed il filtro dell'aria, pulisco le candele. Ho fatto insomma tutto quello che potevo, dopo di che gli ho detto (al motore): "ora tocca a te!". Macché, non meno di 200 tentativi di avviamento e … niente, solo una spalla dolorante! Mi sono arreso e ho chiamato un tecnico locale, che proprio oggi è venuto a ritirare il motore. Con l'occasione, gli ho rifilato anche il secondo fuoribordo, un Susuki 6 CV, che era fermo da 5 anni.
Qui siamo in buona compagnia. Ci sono i francesi Gerard e Claudine di Cassiopee, che conosciamo da molto tempo; hanno messo in vendita il loro Amel Super Maramu e pensano di restare in Malesia per molti anni, usandola come base di partenza per i loro viaggi nel SE asiatico.
Abbiamo conosciuto Fabio e Lisa di Amandla. Lui è italiano, 66 anni, ha vissuto un po' in Italia, un po' in America e un po' in giro nel resto del mondo. Dal 2004 vive in barca a tempo pieno; combatte un tumore da 5 anni, ma operazioni, terapie e controlli non gli hanno affatto passare la voglia di navigare, anzi. Lisa invece è americana, ha lasciato il lavoro a New York per imbarcarsi con Fabio, non parla né capisce l'italiano e il suo inglese è molto americano (anche Lilli fatica un po' nella conversazione), però è molto simpatica.
Lisa e Lilli si sono prese una mattinata di libertà e sono andate col piccolo aliscafo di linea alla "vera" Pangkor Island. Ricorderete, forse, che quella del Marina è un'isola artificiale, il cui progetto – davvero ambizioso – prevede l'edificazione di palazzi e torri che oggi non esistono. Ecco il masterplan del progetto
Nella vera Pangkor Island, invece, un bel tempio cinese, il  Fu Lin Kong Temple, sui cui tetti numerose svastiche, che qui però hanno altro significato

l'immancabile moschea,
un tempio induista in costruzione,
belle spiagge,
un notevole cantiere di costruzione di pescherecci in legno
Ora parliamo un po' di questo marina-cantiere, che ormai conosciamo abbastanza bene. In acqua ci sono circa una cinquantina di posti, mentre a terra possono arrivare anche al doppio; le tariffe sono molto convenienti, del 40% inferiori a quelle normalmente in uso sia in Malesia e anche di più rispetto alla vicina Thailandia, ed è quindi sempre pieno. Bisogna prenotare per tempo per assicurarsi sia l'ormeggio che il posto a terra (ruz.pangkormarina@gmail.com).
James Khoo è il direttore del marina, una persona esperta e disponibile ad aiutare in ogni evenienza; non è sempre presente in ufficio, ma è coadiuvato da due segretarie Ruz ed Akina, altrettanto disponibili ed intraprendenti: non fai a tempo ad esporre loro una richiesta o un problema che immediatamente si attivano per metterti in contatto con la persona giusta per risolverlo. All'arrivo viene consegnato ad ogni cliente un foglio in cui sono elencati nomi e numeri di telefono, non solo dello staff, ma anche dei diversi tecnici che lavorano in proprio (meccanici, elettricisti, saldatori, lavorazioni per la vetroresina, pittori ecc.), oltre ad altri riferimenti utili (taxi, autonoleggio, hotel, appartamenti, trasporti pubblici, negozi e supermercati, strutture sanitarie e governative).
Ci sono poi 7-8 marinai che provvedono ad alaggi, vari, ormeggi etc, e che si alternano in turni 24/24 per assicurare anche il guardianaggio notturno. Non tutti parlano inglese ma in qualche modo ci si capisce sempre e i sorrisi non si contano.
Per l'alaggio qui è in uso un carrello telecomandato che scende in acqua e solleva la barca per mezzo di due longheroni tubolari in gomma orientabili, che permettono di tenere la barca sempre in posizione orizzontale, anche sullo scivolo inclinato; uno dei migliori sistemi che abbiamo avuto modo di sperimentare.

Quando siamo stati qui la prima volta, a novembre 2016, siamo rimasti talmente ben impressionati dall'organizzazione e dall'accoglienza che prima di tornare in Italia abbiamo preparato per Ruz ed Akina la nostra famosa ed apprezzata torta di mele.
Tutto sommato, anche se la nostra sta diventando una sosta forzata, qui al Pangkor Marina Island non si sta male: aria condizionata in barca, consumo di elettricità ed acqua a forfè 13 € al giorno ormeggio compreso, ristoranti economici… Non ci staremo abituando un po' troppo alle comodità?

mercoledì 14 giugno 2017

PANGKOR MARINA - MALESIA

Eccoci! Spiacenti, questa volta non vi raccontiamo di belle navigazioni, di fantastici ancoraggi o di nuovi posti visitati, bensì di lavori a bordo, di caldo asfissiante, di gigantesche sudate… insomma, argomenti non proprio seducenti, ma che fanno anch'essi parte della vita dei marinai.
Siamo arrivati a Pangkor la sera del 24 maggio: Refola è sull'invaso, c'è da fare carena e molte altre cose prima di poterla mettere in acqua. Visto che ormai siamo entrambi over 60, riteniamo che dormire in barca, con temperature oltre i 40° e l'impossibilità di usare docce e WC, è un po' oltre i nostri limiti … per fortuna troviamo una soluzione non troppo cara: un piccolo appartamento a 200 metri dal marina, che ci permette di rilassarci dopo giornate di duro lavoro e dormire al fresco dei condizionatori (circa 190 € / settimana).
Per la prima volta ho affidato i lavori di carena ad un intraprendente giovanotto, Islam, che fa parte del team di lavoranti/fornitori del marina; si è dimostrato bravo ed onesto: ha completamente levigato tutti i vecchi strati di antivegetativa, riportando la carena al gelcoat, su cui ha poi steso una mano di primer bicomponente; ha levigato la chiglia e passato una prima mano di primer bicomponente specifico per l'acciaio, e una seconda di primer bicomponente; infine, l'antivegetativa. Gli abbiamo affidato anche la lucidatura dell'opera morta.



Io mi sono invece occupato personalmente dell'elica di propulsione: ingrassaggio delle pale (che Lilli aveva ripulito), sostituzione della bronzina e dei 3 paraoli. Anche l'elica di prua necessitava di adeguata pulizia (Lilli) e sostituzione del paraolio, che perdeva.
In sala macchina ho smontato e poi rimontato il collettore di scarico del motore Yanmar, che presentava qualche punto di porosità con rischio di foratura, su cui ho fatto fare una saldatura di sicurezza.

Sul generatore, dopo aver smontato e ripulito dalle incrostazioni il collettore di scarico, ho provveduto alla sostituzione dell'olio, del filtro, della girante e al controllo dello zinco.
Altro lavoro impegnativo sul motore è stato sostituire i ferodi del freno idraulico dell'elica, che avevo già precedentemente smontato alla fine della scorsa stagione.
Per quanto riguarda l'impianto gas, la sostituzione dei tubi flessibili ci ha regalato un inconveniente: un dado sulla deviazione dell'elettrovalvola si è spaccato, rendendo inutilizzabile tutto l'impianto. Per fortuna San Gianni Tubo, in procinto di partire per una breve vacanza in Malesia, è riuscito a farsi fare in fretta e furia una nuova deviazione, che metterà in valigia e ci porterà.

Siamo riusciti a fare la revisione della zattera, scaduta nel 2016; la società SSSB lavora bene e con prezzi modici, abbiamo chiesto e ottenuto di essere presenti all'apertura con il gonfiaggio manuale, il controllo delle valvole, la sostituzione del kit alimentare, dei razzi e tutte le pile.
Finalmente martedì 6 giugno siamo scesi in acqua; abbiamo lasciato l'appartamento, stiamo estremamente meglio su Refola (tra l'altro, possiamo accendere l'aria condizionata). I lavori proseguono, ma tutto è più semplice e a portata di mano.
Le nuove vele della Leesail di Hong Kong sono arrivate puntuali; un grazie a Davide Zerbinati, che ci ha fatto da intermediario per l'ordine, per il controllo delle misure e per la scelta del tessuto dacron da 10 once. Con la barca in acqua le abbiamo issate; le misure sono perfette e non resta che provarle, comunque tanti particolari di finitura e precisione ci fanno ben sperare!
Non abbiamo ancora trovato chi ci può rifare la capottina del pozzetto, in compenso abbiamo fatto ricoprire i divani della dinette; era da tempo che la vecchia alcantara chiedeva a gran voce una protezione, e adesso il quadrato di Refola ha nuovo look, tutto azzurro. 
Altra nota dolente: siamo ancora in attesa delle batterie, lo stock di magazzino è terminato e sembra che il nuovo assortimento stia arrivando via nave, forse tra altri 10 giorni, speriamo…
In ogni caso, nel frattempo, non ci annoiamo di certo. Lilli continua a pulire e lavare, sembra impossibile credere quanto ci sia da fare. Io ho ancora altre piccole incombenze: il rinnovo di alcuni legni, le luci di navigazione, il pulsante del salpancora da sostituire, ecc ecc…
Il Marina di Pangkor non è molto grande, solo due pontili attrezzati ed un terzo un po' decentrato, che chiamano "fuel dock", anche se non c'è traccia di distributore (semplicemente viene usato per far arrivare il gasolio, probabilmente in bidoni). Noi siamo proprio al fuel dock, e non ci lamentiamo, perché sembra che nella nostra posizione risentiamo meno dell'onda provocata dai traghetti.
Intorno, grandi alberghi e numerosi piccoli ristoranti. I menù non sono molto variegati, riso con una decina di contorni a scelta più o meno piccanti, però con 3-4 € si mangia discretamente: un piatto abbondante e mezzo litro di tè ghiacciato. Peccato che a pochi giorni dal nostro arrivo sia iniziato il Ramadan, per cui durante il giorno è tutto chiuso, si mangia solo di sera!


Un'altra nota positiva è la situazione meteo: è vero, fa caldo, circa 33°, ma avevamo letto statistiche che davano una piovosità media mensile di 20-22 giorni, oltre al monsone di SW che portava vento e nuvolosità continua. Niente di tutto questo. In 20 giorni è piovuto solo due volte, una pioggerella leggera che è durata poco; il vento è arrivato al massimo a 15 nodi, con variazioni nella giornata tra i 5 e i 10 nodi, la nuvolosità è variabile ma spesso il cielo ha ampie schiarite.
Dulcis in fundo, e prima in ordine di importanza, la più bella notizia: mia figlia Silvia ha avuto un bellissimo maschietto, Mattia. Sono nonno, e sono felice!

lunedì 22 maggio 2017

IN PARTENZA: SI TORNA IN BARCA !

Dopo 6 mesi a casa, finalmente è arrivato il momento di partire e tornare in Malesia, da Refola.
Domani, martedì 23 maggio 2017, voleremo da Venezia a Kuala Lumpur via Dubai, poi quattro ore di pulman, e infine un taxi (già prenotato) ci porterà al Pangkor Marina.
Ma il lungo viaggio non è niente rispetto ai tanti lavori che ci aspettano a bordo: oltre a carena e lucidatura dell’opera morta, dovremo sostituire le vele, le batterie, la capottina. E queste sono solo le cose più importanti, cui si aggiungeranno altri “lavoretti” non meno impegnativi, come la sostituzione dei ferrodi del freno sull’elica, e del motore 24 V del dissalatore… L’elenco è già lungo, ma sicuramente altre problematiche salteranno fuori in corso d’opera.



Giusto per completare il quadro, già sappiamo che le condizioni climatiche saranno pessime: caldo asfissiante, grande umidità e piovosità media mensile di 22 giorni su 30!
Molti si chiederanno “chi te lo fa fare?” Beh, questa è la vita dei marinai e solo chi va in barca lo può capire. Noi siamo felici anche così, prendendoci cura di Refola.
Quest’anno la stagione sarà per noi più breve del solito: torneremo in Italia alla fine di agosto. Consideriamo il 2017 un anno “sabbatico” dedicato alla preparazione della prossima stagione,  più lunga e impegnativa, in cui attraverseremo l’Oceano Indiano.
Comunque, sistemata la barca, anche quest’anno avremo un po’ di tempo per navigare verso la vicina Thailandia; ci sposteremo a nord fino a Phuket, per poi rientrare probabilmente a Pangkor, che ormai conosciamo.
Continueremo a scrivere il nostro blog per rendere partecipi i nostri cari e tutti gli amici dei fatti più importanti, dei posti e delle persone che incontreremo. Seguiteci !!!!