L'abbraccio immobile di Stoksund
Domenica 12
luglio. La sveglia
suona presto a Trondheim. Alle 8:25 molliamo gli ormeggi, per affrontare una
tappa impegnativa di 62 miglia che ci condurrà a Stoksund. Il meteo è dominato
da un potente campo di alta pressione: l'aria è immobile, e il vento soffia
pigro, oscillando appena tra i 6 e i 7 nodi da sud-ovest. Più che navigare sul
mare, sembra di scivolare su uno specchio liquido. Il mare è di una calma
piatta, quasi irreale; l'acqua è così limpida e ferma che il cielo terso e i
profili severi delle montagne vi si riflettono dentro con precisione
millimetrica, raddoppiando la bellezza del paesaggio.
Per mantenere il passo impostiamo il motore a 1900 giri, ma decidiamo comunque di aprire la randa per catturare quel filo di brezza e dare stabilità alla barca. Le ore scorrono lente, cullate dal battito regolare del motore, finché alle 18:10 non avvistiamo il piccolo, protetto porto di Stoksund. Rusciamo a infilarci e a trovare un ottimo posto nella banchina interna (64°02.380’N 10°03.689’E).
Stoksund si rivela subito un piccolo gioiello: un ormeggio intimo e incredibilmente riparato, nascosto com'è all'interno di un fitto dedalo di isolotti che sembrano proteggerlo dal mare aperto. La struttura offre ogni comfort: un ristorante accogliente, docce, bagni impeccabili, e persino una sala di lettura e una cucina a disposizione dei navigatori. Affascinati dalla quiete del luogo, decidiamo di concederci un giorno di sosta. Ne approfittiamo per abbandonare momentaneamente la vita di bordo e fare un'escursione a piedi, risalendo i sentieri della montagna fino a raggiungere un incantevole laghetto alpino, incastonato nel silenzio delle alture.
I gradini verso il cielo a Bessaker
Martedì 14
luglio. È tempo di
riprendere il mare. Alle 9:20 la prua punta nuovamente verso nord. La rotta del
giorno è più breve, appena 18 miglia, e la nostra destinazione è Bessaker. Le
condizioni meteorologiche non sono cambiate: l'alta pressione ci avvolge ancora
in un abbraccio caldo e privo di vento. Il mare non mostra la minima
increspatura.
La
navigazione procede spedita e alle 12:35 siamo già a destinazione. Ormeggiamo
alla banchina situata proprio sotto il supermercato locale (64°14.876’N
10°19.162’E), un punto d'appoggio strategico e suggestivo. Proprio dietro
l'edificio notiamo una spettacolare e ripida scalinata di legno che si inerpica
sul fianco della montagna vicina. Contiamo ben 980 gradini, una sfida verticale
che decidiamo di raccogliere. La fatica della salita viene ripagata non appena
raggiungiamo la cima: da quassù si gode di una vista a 360 gradi che mozza il
fiato, spaziando all'infinito sul labirinto di isole e canali circostanti.
Il colpo di fortuna a Vingsund
Giovedì 16
luglio. Alle 9:35 lasciamo
Bessaker diretti a Vingsund, una brevissima navigazione di sole 9 miglia. Il
copione meteo è lo stesso dei giorni passati: mare piatto come una tavola e un
vento leggerissimo che sposta appena le nuvole. Arriviamo a destinazione alle
11:30, ma l'accoglienza non è quella sperata: il porto è affollato
all'inverosimile. I pochi posti adatti a una barca del nostro taglio sono tutti
occupati e iniziamo a girare a vuoto, indecisi sul da farsi e valutando se
cambiare meta.
Poi, la fortuna dei naviganti: proprio mentre stiamo per perdere le speranze, un'altra barca a vela avvia il motore, lascia l'ormeggio e prende il largo. Senza esitare un solo istante, ci infiliamo nella scia e occupiamo il posto appena liberato (64°20.909’N 10°27.605’E).
Il paesino in sé non offre grandi attrattive turistiche, ma abbiamo bisogno di sgranchirci le gambe. Ci concediamo una lunga passeggiata che ci porta fino in fondo alla baia. Lì il paesaggio si fa industriale: visitiamo una miniera di pietrisco, affascinati dal complesso sistema di nastri trasportatori utilizzato per rifornire le grandi navi cargo. Fatta mezza volta, torniamo verso la nostra barca. A fine giornata il contapassi segna 10.500 passi: la giusta dose di movimento prima di riposare.
L'indomani
ci attende una nuova sfida: lasceremo la protezione di Vingsund per fare rotta
verso Rørvik, una traversata appena un pò più impegnativa di 38 miglia marine.