Il viaggio verso nord non è mai una linea retta, né una certezza. E’ un alternarsi continuo di cartoline indimenticabili e di momenti in cui l’oceano ti ricorda chi comanda, costringendoti a difendere la barca, con le unghie e con i denti. La nostra tratta verso Trondheim è stata esattamente questo.
Una
partenza da incorniciare.
Martedì
7 giugno, la sveglia suona nel cuore della notte, ma quassù il concetto di
oscurità è ormai sfumato. Alle 5.50 lasciamo Kristiansund. Il sole è già alto
sull’orizzonte e dipinge un risveglio magico, regalando riflessi dorati e luminosi
sulle facciate delle case circostanti. E’ uno spettacolo che riconcilia con il
mondo e da solo vale il viaggio. Sfiliamo via nel silenzio del mattino,
passando sotto il grande ponte che collega Gomalandet con Vollvatnet e impostiamo
la prua con rotta 45°.
Appena usciamo dal canale riparato, il mare ci accoglie calmo, mentre il vento si posiziona sui 10-12 nodi da NW, il mare è calmo. E’ l’assetto perfetto per Refola: inveliamo completamente Randa, genoa e mezzana, chiedendo solo un piccolo, discreto contributo del motore a 1400 giri per mantenere il passo.
Verso le 11.00, però, l’atmosfera idilliaca svanisce, il cielo si fa grigio, pesante, coprendosi di nubi cariche di pioggia che iniziano a bagnare la coperta. Ma il vento tiene e alle 12.00 decidiamo che è il momento di spegnere il motore. Proseguiamo a vela, solo con genoa e mezzana. L’aria rinforza, si stabilizza sui 15-18 nodi e comincia a regalare raffiche tese a 25 nodi. Siamo entrati nell’ultimo fiordo, il lungo corridoio d’acqua che conduce a Trondheim. A tratti una foschia densa e lattiginosa si srotola sulla superficie del mare, riducendo drasticamente la visibilità e costringendoci alla massima concentrazione al timone.
La notte del vento rabbioso
Arriviamo a destinazione alle 18.30. Sotto una
pioggerella sottile, fitta e continua, la prima sosta è al pontile del
carburante per fare il pieno. Poi ci dirigiamo verso l’ormeggio. Il porto è
affollato e l’unico posto disponibile è
un ormeggio all’inglese lungo la banchina aperta, con la fiancata della barca completamente esposta al vento (63°25.960’N
10°22.396’E). Il vento, che era rimasto gestibile tra gli 8-14 nodi da ovest,
verso le 20.00 l’aria inizia a soffiare rabbiosa, investendoci con raffiche a
25 e 30 nodi. Nel tentativo di proteggere la fiancata, posizioniamo tutti i
nove parabordi sul lato destro di Refola. Con il passare delle ore la
situazione peggiora: nella notte la tempesta picchia duro, raggiungendo
raffiche a 35-40 nodi. E’ stata una notte lunga, passata a controllare le cime
e a sussultare a ogni strattone. Il mattino successivo, placatasi la buriana, facciamo
la conta dei danni: due parabordi persi e purtroppo una scalfitura sull’opera
morta, nel punto in cui lo scafo ha baciato la banchina. La mattinata ci riserva una
piccola consolazione: avvistiamo e recuperiamo uno dei nostri parabordi alla
deriva , rimasto fortunatamente all’interno del bacino portuale.
Giovedì,
cessato finalmente il ventone, molliamo gli ormeggi per spostarci in un altro
marina, distante circa un miglio. E’ una scelta decisamente migliore: l’ormeggio
è più riparato e più vicino al centro cittadino.
Trondheim si rivela una città bellissima e piena di vita, un perfetto connubio tra modernità e storia, dotata anche di un’efficiente stazione ferroviaria che la collega al resto del paese.
Ci concediamo il lusso di fare i turisti: visitiamo
la maestosa Cattedrale di Nidaros, un capolavoro gotico che lascia senza fiato,
e il vicino museo militare della guerra, un tuffo profondo nella travagliata
storia di queste terre.
Sabato a bordo di Refola arriva l’amico Sergio, che si unisce al nostro equipaggio portando nuova energia. Domenica saremo pronti a mollare nuovamente gli ormeggi, pronti per fare rotta ancora più a nord. Prossima tappa: Stoksund, distante 62 miglia. La prua è già puntata verso il prossimo fiordo.