lunedì 18 maggio 2015

ARRIVATI!!!

20:14.32S 169:46.65E

Alle 7.30 di domenica 17 maggio gettiamo l'ancora nella baia a sud-ovest di Aneityum.
Per evitare un atterraggio notturno, abbiamo navigato le ultime 24 ore col "freno a mano" tirato, vale a dire che abbiamo percorso le ultime 150 miglia sottoinvelati, per ridurre la velocità.
Questa traversata è stata molto emozionante, non solo perché è la prima che abbiamo affrontato Lilli ed io da soli, ma anche per la varietà delle condizioni meteo che abbiamo incontrato.
Bob Mc Davitt ci aveva inviato un piano di navigazione preciso, con 3 cambi di rotta in relazione ai mutamenti di vento previsti. Ovviamente il piano andava verificato mano a mano che si procedeva; a complicare il gioco, un'alta pressione con assenza di vento che era sempre presente 50 miglia a nord del nostro percorso, e ad un certo punto ci ha costretti a fare un bordo a perdere di 74 miglia, per evitare un giorno in più di andatura a motore.
Ogni due giorni scaricavo grib files aggiornati e i dati tutto sommato confermavano la traccia di Bob. Noi però abbiamo fatto un po' meglio: rispetto alle sue previsioni, meno ore di motore e arrivo con 12 ore di anticipo!
L'ultimo giorno di navigazione, come già sapevamo, è stato tosto: il vento si è stabilizzato a 20-25 nodi, con raffiche continue a 30, il mare si è alzato con onde da 4 a 5 metri, per un lungo tratto abbiamo avuto il vento al gran lasco/fil di ruota e treni d'onda che facevano rollare la barca vistosamente, rendendo necessaria un'oltremodo attenta guardia al timone.
Quando mancavano circa sei ore alla meta, finalmente abbiamo strambato: il mare è andato in poppa piena, le rollate sono diminuite e tutto è diventato più facile.
L'arrivo è stato entusiasmante: fino a 5 miglia dall'arrivo eravamo immersi nel buio più pesto, negli ultimi 40 minuti abbiamo iniziato prima a distinguere prima il profilo dell'isola, poi il contorno del reef, e infine l'ampia pass. Siamo entrati a vela con 25 nodi di vento e 3 metri di onda al traverso. Una volta superata la pass il mare si fa piatto, rolliamo il genoa e diamo motore con la randa ridotta, proseguiamo per circa un miglio seguendo l'allineamento a terra fino al punto di ancoraggio, su fondale sabbioso di 12 metri (20°14.328'S 169°46.656'E) .
I nostri compagni di viaggio sono stati meno fortunati: Libero è incappata in una serie di venti contrari ed ha continuato a perdere miglia, arriverà probabilmente martedì mattina. Cassiopee l'abbiamo incrociata giovedì pomeriggio che andava diretta a motore a destinazione a causa di un guasto al pilota automatico; Gerard e Claudine, i francesi a bordo, sono arrivati sabato pomeriggio alle 15, distrutti dopo 3 giorni al timone. Solo in questi momenti si coglie l'importanza del nostro fedele pilota automatico, nonché di averne aggiunto anche un altro di rispetto.
Abbiamo percorso 1164 miglia in 7 giorni e 20 ore; velocità media 6,19 nodi, circa 50 ore di motore, di cui la metà a medio regime in assenza di vento, e il rimanente a minimo regime, giusto per dare un'aiutino al vento scarso e caricare le batterie.
Refola, col suo equipaggio ridotto, ha superato a pieni voti questa prima prova di navigazione d'altura.
Qui non c'è l'ombra di una connessione possibile, l'uragano Pam di marzo 2015 ha distrutto le antenne : niente internet, niente whatsup, appena possibile manderemo qualche foto.

giovedì 14 maggio 2015

SUPERATA META' TRAVERSATA

24:59.17S 172:18.08E

Tutto bene a bordo di Refola, la nostra traversata in coppia solitaria procede spedita e tranquilla.
Lilli ed io abbiamo ripreso in fretta il nostro piede marino ed anche i turni di guardia (ovviamente più serrati che in passato) sono ormai consolidati ed assorbiti dal nostro organismo. Ci siamo organizzati con turni di tre ore: inizia il sottoscritto la sera dalle 21 alle 24, poi Lilli mi dà il cambio fino alle 3 e cosi via. Siamo entrambi svegli e presenti per cucinare e per i pasti dalle 12 alle 15 e dalle 18 alle 21; tutto funziona come un orologio svizzero.
Due barche amiche stanno facendo lo stesso nostro percorso, partite anch'esse sabato 9 maggio.
Libero, la barca di Cristiano con a bordo Luciano e il giovane Nicholas, è partita da Marsden Cove poche ore dopo di noi: per tre giorni ci siamo sentiti in radio SSB ai due appuntamenti delle 9.30 e delle 19.00, ma da un paio di giorni non li sentiamo più. Probabilmente ci siamo allontanati ed ora siamo la distanza fra le due barche cade nel cono d'ombra della trasmissione.
L'altra barca è la gemella Cassiopee, degli amici francesi Gerard e Claudine, partiti da Opua, quindi con un discreto vantaggio in termini di miglia. Con loro abbiamo contatti solo via mail, grazie al famoso modem Pactor che dopo averci fatto tanto penare funziona ora perfettamente.
Veniamo alla navigazione: il secondo giorno di navigazione abbiamo dovuto togliere il balooner, perché si è rotta la penna in plastica che si aggancia in testa d'albero. Per fortuna ce ne siamo accorti in tempo, prima che scendesse da solo e andasse a finire in acqua! Abbiamo potuto ammainarlo con calma e ho provveduto subito alla sostituzione della penna (che nel gergo degli amelisti chiamiamo "topina") per renderlo di nuovo pronto all'uso.
Martedì 12, quarto giorno di navigazione, ci siamo sorbiti 12 ore di bolina con venti sui 20-25 nodi, non esattamente piacevoli ma veloci; per il resto abbiamo avuto solo venti leggeri.
Il nostro atterraggio è previsto sull'isola di Aneityum, la più a sud delle Vanuatu; poiché non è porto d'ingresso, abbiamo chiesto ed ottenuto via mail un permesso di sosta provvisoria.
Alle 22 del 13 maggio (in Italia le 12.00) mancano 430 miglia all'arrivo, circa 3 giorni di navigazione. Sappiamo già che l'arrivo sarà accompagnato da un bel ventone in poppa da SSE, sui 20-25 nodi. Ci sarà di che divertirsi.

lunedì 11 maggio 2015

PARTITI !

30:51.52S 174:35.45E

I dodici giorni trascorsi al Town Basin, il marina al centro della piccola città di Whangarei, sono stati decisamente intensi: frenetici per i lavori a bordo, allegri per la vita sociale, e soprattutto colorati da continui colpi di scena, che di giorno in giorno ci facevano cambiare programma (o la data di partenza).
Cominciamo dalla vita sociale: già appena arrivati al Town Basin ci rendiamo conto che il pontile funziona come una via di un piccolo paese. La gente ABITA sulle barche, tra loro si chiamano "vicini di casa", si invitano l'un l'altro per drink e aperitivi che spesso si prolungano per molte ore, fino a raggiungere tassi alcolici non indifferenti. Veniamo coinvolti in uno di questi meeting, le persone sono tutte simpatiche e gentili, ma devo dire che la mia testa è sempre lì, al lavoro che mi aspetta in barca. Quando poi arrivano anche Cristiano e Luciano con Libero (e un nuovo membro dell'equipaggio, Nicholas, un 26enne giramondo inglese, mai salito su una barca a vela), si ricostruisce la piccola comunità italiana ed insieme facciamo una gita a piedi alle cascate di Whangarei, organizziamo un BBQ nel piccolo parco attiguo al marina, partecipiamo ad una serata danzante i cui protagonisti sono una coppia di giovani italiani, Eros ed Elisa, la cui storia è davvero singolare. 
Entrambi ingegneri, dopo la laurea sono partiti dall'Italia in cerca di fortuna e migliori opportunità. Dapprima sono stati in Australia, dove Eros ha lavorato come ingegnere mentre Elisa si è adattata a lavori occasionali. Da due anni invece si sono trasferiti in Nuova Zelanda, dove Elisa ha trovato un buon posto da ingegnere, mentre Eros ha fatto il cuoco, il fornaio, il pizzaiolo, fino a quando è riuscito ad entrare in una multinazionale di costruzioni. Tutto a posto dunque? Sì, tranne il fatto che la piccola e sonnacchiosa Whangarei, dove quasi tutto chiude alle 5 del pomeriggio, andava un po' stretta all'intraprendente coppia romagnola, che con l'obiettivo di trasformare Whangarei nella Rimini neozelandese ha messo in piedi una scuola serale di salsa, di cui erano ovviamente già provetti ballerini. E' stato un grande successo: oltre a molti locali, Cristiano e sua moglie Eliane si sono iscritti e ne è nata una grande amicizia. E così anche noi abbiamo partecipato ad una serata promozionale dei loro corsi, tenuta da Reeva, il ristorante pizzeria del marina. Un gran pienone, una serata piacevole.
E veniamo ai lavori: alla mia lista, già lunga, si è aggiunto il montaggio delle nuove ruote da applicare a poppa del dinghy, appena acquistate. E' un modello molto ben congegnato e di facile utilizzo: ci sarà utile nell'atterraggio su spiaggia in presenza di onde, quando è importante allontanarsi velocemente dal bagnasciuga.
Un altro elemento delicato è la sostituzione della scheda del modem Pactor: ne ho comprato una nuova con dispositivo bluetooth, per poter collegare i pc al modem senza cavi e prese USB. Provvedo da solo al montaggio della nuova scheda, ma allo scopo di evitare sorprese chiedo aiuto a Luciano, esperto informatico, per il test di funzionamento. Purtroppo il test è un disastro: nonostante la competenza di Luciano, non solo non riusciamo a far funzionare il modem Pactor in modalità bluetooth, ma sembra persa anche la possibilità di utilizzarlo come prima, cioè con cavo e presa USB. 
Dopo molti tentativi, protrattisi fino a tarda sera, sia noi che Luciano gettiamo la spugna. Non ci resta che chiamare in Italia Antonio Pezzoni, da cui abbiamo acquistato la nuova scheda: ma purtroppo è venerdì I° maggio e fino a lunedì non se ne parla. Per guadagnare tempo, gli invio una mail anticipandogli il problema. Anche lui è un esperto informatico, sicuramente collegandosi al nostro pc (con Teamvewer) sistemerà tutto.
Il programma di partenza, in questo momento, è di spostarci in settimana ad Opua, circa 90 miglia più a Nord, per espletare le pratiche doganali di uscita e da lì partire per i tropici. E qui cominciano i colpi di scena.
Il primo elemento è la situazione meteo che nel frattempo, tra un lavoro e un altro, continuo a studiare. Purtroppo ci detta scadenze inesorabili: l'ultimo giorno buono per salire ad Opua è martedì 5, dopodiché fino a venerdì 8 la zona sarà coperta da una perturbazione con forti venti da Nord, che avremmo dritti sul muso; d'altra parte, ci stiamo avvicinando all'inverno australe ed è normale che le basse pressioni siano più numerose e ravvicinate. Domenica 3 maggio leggo con attenzione la previsione settimanale di Bob Mc Davitt, il guru neozelandese della meteorologia in Pacifico: Bob scrive chiaramente che chi vuole lasciare la Nuova Zelanda in direzione tropici dovrebbe farlo questa settimana, da lunedì 4 a sabato 9 maggio; passata questa data, si dovranno attendere almeno altre due settimane prima che si presenti un'altra finestra adeguata.
Col mio inguaribile ottimismo, penso: ce la possiamo fare! Approfittando dell'apertura dei supermercati 7 giorni su 7, riempiamo la cambusa facendo la spola coi carrelli pieni avanti e indietro fino alla barca; lunedì 4 Pezzoni ci sistemerà il modem Pactor e martedì 5 partiremo per Opua. Faremo dogana e venerdì 8 lasceremo il freddo della Nuova Zelanda...
Scriviamo una mail a Bob Mc Devitt per chiedergli, come già l'anno scorso per venire qui dalle Fiji, di farci da router in questa traversata verso le isole Vanuatu. Gli indichiamo i dati della barca e il nostro programma, anche per avere una conferma di come avevo interpretato le sue previsioni.
La sua risposta arriva a stretto giro: "Sì, la partenza dell'8 maggio è buona, ma bisogna fare i conti con un fronte che incontrereste a metà percorso e soprattutto con una profonda depressione che trovereste all'arrivo alle Vanuatu. Siete davvero sicuri di confermare questa data o preferite aspettare condizioni più agevoli?". Sono spiazzato: certo che non desidero condizioni difficili, ma anche l'attesa non è una prospettiva allettante; l'anno scorso i nostri amici delle barche Joel e Waki sono stati fermi un mese in Nuova Zelanda, dal 7 giugno al 7 luglio, prima di trovare una buona finestra meteo, che poi non è stata nemmeno tanto buona per Joel, che si è trovata in una forte burrasca prima di atterrare in Nuova Caledonia!
Sospendo per qualche ora la decisione. D'altra parte bisogna assolutamente risolvere il problema del modem Pactor, che ci è indispensabile in traversata per inviare e ricevere mail con la radio SSB: è l'unico modo per avere previsioni meteorologiche, non voglio assolutamente farne a meno.
Arriva finalmente il lunedì sera (in Italia lunedì mattina), guardo trepidante le mail ma Pezzoni non ci ha risposto. Comincio a sentirmi impaziente, ormai la partenza di martedì 5 è sfumata. "E' segno del destino", mi dico; vuol dire che seguiremo il suggerimento del guru Bob e aspetteremo. Magari noleggiamo una macchina e facciamo un giro di qualche giorno per la Nuova Zelanda. Rassegnato, scrivo a Bob che rinvio la partenza, anche a causa di problemi tecnici a bordo.
Il martedì sera riusciamo a parlare con Pezzoni, che subito ci dice rassicurante: "è una banalità, la risolviamo in pochi minuti". Ma non è vero: le porte virtuali del pc si sono incasinate, Pezzoni non può far nulla dall'Italia e ci consiglia di cercare un esperto locale. E dove vado a cercarlo? Mi sento completamente disarmato.
A ribaltare completamente le cose arriva una nuova mail di Bob il guru: "La situazione per la partenza di sabato 8 è migliorata, il fronte che si incontra durante il percorso sarà indebolito ed anche la perturbazione che doveva colpire le Vanuatu sta spostandosi verso l'Australia, fatemi sapere le vostre decisioni."
Questa mail ha su di me l'effetto di un'iniezione di adrenalina. Altro che fare i turisti, dobbiamo risolvere il problema del modem e partire!
Provo a chiedere in giro se qualcuno conosce un esperto informatico: Eros non ha indicazioni da darmi, Giorgio di Waki ci dice che un altro velista, Massimo, ha un amico ad Auckland, ma Massimo è in Italia ed Auckland a 130 km. Insomma, ci dobbiamo arrangiare.
Giovedì mattina di buon ora io e Lilli ci mettiamo al lavoro (quando il gioco si fa duro, i duri cominciamo a giocare): ricontrolliamo tutti i collegamenti, e sono risoluto nel peggiore dei casi a rimontare la vecchia scheda. Finalmente un colpo di fortuna: mi accorgo che la spina del collegamento USB non è inserita bene, probabilmente si è spostata durante il rimontaggio. Era questo che bloccava il Pactor: scarichiamo da internet i drivers aggiornati et voilà, tutto funziona perfettamente!
A questo punto sciolgo tutte le riserve: venerdì mattina lasceremo Town Basin, andremo a fare dogana qui vicino, a Mardsen Cove, lasciando perdere Opua e sabato partiremo per le Vanuatu.
Comunico a Cristiano che la mia decisione è presa; lui è ancora indeciso, mentre sentiamo dagli amici francesi dell'Amel Cassiopee che partiranno anche loro sabato, da Opua.
Chiamiamo la dogana di Marsden Cove, ci dicono che per le pratiche di uscita c'è una lunga lista di attesa e dovremo aspettare il nostro turno. Ma ormai nulla può fermarmi. Confermo al guru Bob la data di partenza per sabato 9 maggio.
Venerdì 8, sotto una pioggia leggera ma incessante, lasciamo Town Basin e ripercorriamo verso il mare l'estuario del fiume su cui si affaccia Whangarei, fino a Marsden Cove.
La mattina dopo, puntualissimo, Bob ci invia il piano di navigazione con rotte, venti, stato del mare. Anche il gentilissimo agente di dogana non ci fa aspettare e arriva molto prima del previsto.
Alle 11,30 di sabato 9 maggio molliamo gli ormeggi per cominciare la nostra prima traversata da soli a bordo di Refola. Lilli è emozionata, ma pronta.
Appena siamo in mare aperto un vento leggero da S-SW ci spinge in poppa. Armiamo i tangoni, issiamo il balooner, la vela va su e si gonfia senza intoppi.
Facciamo turni di tre ore, onda da 1 a 2 metri in poppa, a mezzanotte do il cambio a Lilli. Il cielo è stellato, la luna illumina il mare ... mi sento un uomo fortunato.

giovedì 30 aprile 2015

Aprile 2015: Refola di nuovo in acqua!

32:43.43S 174:19.60E

Rieccoci! Quasi 15 giorni per avere modo e tempo di scrivere qualcosa per darvi notizie.
Intanto stiamo tutti bene, Refola, Lilli ed io.
Il viaggio è stato quanto mai impegnativo, non tanto per la lunghezza ma per tutti i problemi che ci ha creato Alitalia alla partenza dalla Malpensa. Per farla breve, hanno preteso che comprassimo un biglietto aereo di uscita dalla Nuova Zelanda, che non useremo mai, costringendoci a buttare via oltre 250 euro a testa. Inutile dire quanto eravamo incazzati, ma tant’è, dopo un po’ non ci si pensa più.
Luciano ha viaggiato con noi e dopo qualche giorno si è spostato sulla barca di Cristiano, Libero.
Siamo stati una settimana in cantiere, al Norsand Boatyard. Pulizia della carena, antivegetativa (grazie Luciano!), e poi una serie di lavori, grandi e piccoli, tipici della rimessa a punto di una barca dopo l’invernaggio. Per fortuna almeno una serata (di pioggia) è stata rallegrata da un barbecue nella cucina del cantiere, gentilmente offerto da Giorgio (il primo a sinistra nella foto, con Luciano, Cristiano e Lilli).

Sabato 25 aprile, pur essendo anche qui come in Italia un’importante festività (per loro è l’Anzac Day, commemorazione dei neozelandesi caduti in Turchia nella prima guerra mondiale), grazie alla cortesia dei due capocantiere Kevin e David abbiamo finalmente messo in acqua Refola.





Ora siamo al pontile nel piccolo marina in pieno centro a Whangarei, il Town Basin.
Siamo molto più comodi rispetto al cantiere, ma non siamo ancora in vacanza. La lista dei lavori è ancora lunghissima….
Qui fa abbastanza freddo, due copertine la notte ci vogliono tutte, e non ci facciamo mancare un po’ di riscaldamento in dinette e in cabina. Piove quasi tutti i giorni, almeno un po’, ma questo ha di molto facilitato la pulizia della coperta.
Siamo sempre in contatto con la piccola comunità di velisti italiani che bazzica da queste parti: Cristiano e Luciano naturalmente, che verranno qui al Town Basin domani, Giorgio di Waki , Leopoldo di Yaya , Antonio di By myself (nella foto ricordo qui sotto) e tanti altri.

Non abbiamo ancora ripreso i collegamenti via radio SSB (troppi alberi e troppe barche intorno a noi), ma lo faremo presto.
Contiamo di spostarci a nord, verso Opua, entro la settimana prossima.
Per ora è tutto, ecco qualche foto del marina, scattata dalla testa d’albero.





domenica 30 novembre 2014

Opua - Whangarei (Nuova Zelanda)

35:43.42’S 174:19.56’E

Dopo una traversata molto bella e fortunata (rispetto agli amici che sono partiti solo qualche giorno dopo di noi), una volta atterrati ad Opua sabato 1° novembre le ore, i giorni hanno cominciato a volare, tra una riparazione e l’altra, l’acquisto di pezzi di ricambio, la scelta di un nuovo chart plotter da mettere in pozzetto… Fino al 25 ottobre, alle Fiji, eravamo immersi in un ambiente e in un clima tipicamente tropicali. L’arrivo in Nuova Zelanda ci ha improvvisamente catapultati in un mondo completamente diverso: fa freddo (tre coperte sul letto, calzettoni e maglie di pile), intorno ci sono colline verdi, pascoli e mucche, a terra di nuovo strade e automobili … insomma sembra di essere in Europa, anzi, nel Nord Europa!
A Opua ci sono due grossi rivenditori di articoli nautici, il Cater Marine, cui ci siamo rivolti noi, e Bursco: sono entrambi fornitissimi di tutto, e quello che manca arriva in 1-2 giorni. Dopo aver studiato le diverse possibilita’ e approfondito quali sono le potenzialità dei plotter Raymarine, rompiamo gli indugi ed ordiniamo il C97, schermo da 9”, che supporta la cartografia Navionics, si interfaccia con il fishfinder e con l’AIS; mercoledì 5 novembre passiamo i cavi e il giorno seguente il nuovo strumento è già’ installato e funzionante.
Venerdì 7 novembre salutiamo Gianca e Angelo, che di buon mattino prendono il bus per Auckland, dove nel pomeriggio arriveranno le loro consorti; affitteranno una macchina e faranno i turisti terricoli per una decina di giorni, a zonzo per la Nuova Zelanda.
Sabato 8, dopo il pieno di gasolio al distributore self-service, con equipaggio minimo (Lilli ed io) Refola lascia il marina di Opua con destinazione Whangarei. Abbiamo passato otto giorni in questo bel marina, dove l’alternarsi della marea, con escursioni di circa 2 metri, crea correnti che arrivano a 5 nodi. I costi sono accettabili (circa 23 €/g), unico neo la distanza da centri abitati, il più vicino è Pahia, a 7 km.
Appena imboccato il canale segnalato che ci porta fuori dalla baia, verso il mare, il pilota automatico comincia a “dare i numeri”: gli si comanda di accostare di 10° e se ne prende 90°! Cosa succede? La bussola elettronica del pilota non è più allineata con la bussola magnetica, forse si è ubriacata con l’alternanza delle correnti; usciamo dal canale pilotando a mano e quando abbiamo sufficiente spazio eseguiamo la procedura dei “giri bussola”: due giri completi di 360° a bassa velocità, per permettere alla bussola elettronica di riallinearsi … ci vuole un po’ di pazienza, ma finalmente a fine procedura il pilota riprende ad eseguire correttamente i comandi.
Il vento è sui 10-15 nodi ma purtroppo proprio sul naso, perciò percorriamo a motore le prime 48 miglia fino a Tutukaka Harbour, dove ancoriamo per passare la notte. Bella baia riparata, ingresso segnalato con allineamento anche luminoso, fondo di sabbia sui 5-6 metri (35°36.998’S 174°32.116’E).
Il giorno seguente, domenica 9 novembre, riprendiamo la navigazione alle 8.20 ed alle 11.40, dopo 20 miglia, siamo all’imbocco del lungo fiordo che conduce al piccolo centro di Whangarei, dove grazie alla mediazione del negozio Cater Marine abbiamo prenotato un posto nel marina Town Basin. La marea è calante, la corrente uscente, quindi in attesa dell’inversione di marea ancoriamo a Urguharts Bay, su un fondale di sabbia di 8-10 metri (35°50.835’S 174°19.568’E). In previsione del rinforzo di vento nei prossimi giorni, approfittiamo della sosta e del riparo per ammainare, piegare e riporre il grosso genoa. Una faticaccia, ma andava fatto!
Alle 16.05 riprendiamo la navigazione: per arrivare al Town Basin di Whangarei abbiamo da percorrere ancora 15 miglia; il canale è ben segnalato e nel primo tratto anche dragato sui 10 metri, poi il fondale si riduce progressivamente e nelle ultime tre miglia alcuni punti (in bassa marea) sono sotto i due metri. Verso le 18.00, due ore dopo la minima di marea, con il nostro pescaggio di 2.05 metri sfioriamo un paio di volte il fondo fangoso. Prima di avvicinarsi alla cittadina c’è un bellissimo ponte che si apre per far passare le barche. Bisogna chiamare il “Bridge Control” con il VHF (canale 64) e chiedere il permesso di passare, l’operatore chiede l’altezza dell’albero ed immediatamente ferma il traffico automobilistico ed aziona il sollevamento dell’arcata; l’operazione si svolge in pochi minuti: rallentiamo senza fermarci con la corrente che ci avvicina a due nodi e quando è completata l’apertura imbocchiamo lo stretto passaggio sotto il ponte. Emozionante!
Alle 18.45 ormeggiamo al Marina Town Basin; è domenica ed il marina è chiuso, ma l’organizzazione è perfetta: sappiamo qual’è il posto assegnatoci, e come procurarci le chiavi del pontile e dei servizi.
Il marina è ben attrezzato, può ospitare circa 280 barche, alcune all’inglese sul lungo pontile del lato sinistro del canale, molte nei pontili a pettine sul lato destro, e le rimanenti assicurate con cime da ormeggio ad alti pali conficcati nel fondo fangoso; negozi di souvenir e ristoranti rendono la struttura piacevole e molto frequentata anche dai locali.
La piccola città di Whangarei offre ai diportisti molte opportunità di acquisti: negozi specializzati del settore nautico, grandi magazzini, in prossimità del marina c’è anche un capannone con compravendita di usato nautico.
Nella periferia ci sono 5-6 cantieri per mettere le barche in secco, alcuni anche con posti in acqua; al marina Marsden Cove, poco distante dall’imbocco del canale e adiacente al molo di attracco delle navi, è possibile espletare le formalità di ingresso in Nuova Zelanda (come ad Opua). Noi abbiamo scelto il cantiere Nordsand, più vicino a Whangarei, dove erano già stati Giorgio e Leopoldo.
L’alaggio di Refola è fissato per mercoledì 12 alle 11,30: puntuali come un orologio svizzero, alle 10.00 lasciamo il marina di Town Basin e ripercorriamo a ritroso per due miglia il canale, verso il mare, ripassando sotto il ponte ad arcata mobile. Tutto è stato calcolato per spostarci ed entrare con la marea in crescita; Nordsand tira su le barche trainando l’invaso con un carrello (l’invaso scende in acqua su uno scivolo, la barca viene fissata e poi un trattore tira in secco) e questo e’ stato uno dei motivi della nostra scelta di questo cantiere: con il nostro rollbar, il travel lift, se non è molto grande, possono sorgere problemi.
In cantiere incontriamo Gigi ed Irene, che da più di 15 anni hanno fatto base in questa area del Pacifico; stanno mettendo a nuovo la loro barca “Va pensiero”, dopo un lungo periodo di ingaggi su grosse barche, da Adriatica nel loro primo giro del mondo, fino alla recente Canova, un super tecnologico Baltic 72.
Mentre Lilli ed io siamo impegnati nei lavori per il rimessaggio e l’invernaggio di Refola, arrivano in Nuova Zelanda anche Giorgio e Cristiano, dopo un’impegnativa traversata dalle Fiji segnata da una tempesta tropicale a metà percorso; per festeggiare organizziamo un simpatico barbecue al cantiere, cui partecipano anche i nostri compagni di viaggio, Gianca ed Angelo, insieme ad Erna e Cristina.
Il 19 novembre, non senza emozione, lasciamo Refola in buone mani, accudita e custodita: rientriamo in Italia per qualche mese, e torneremo a bordo nella prossima primavera 2015, per riprendere il nostro viaggio con altre nuove avventure…

Pioggia e nuvole al marina di Opua

martedì 4 novembre 2014

Traversata Fiji - Nuova Zelanda 1100 Miglia (3)

 

35:18.96S 174:07.28E

L’ultimo giorno di navigazione doveva portarci venti leggeri, che avrebbero dovuto girare ad WNW e permetterci di mettere prua su Opua, con una andatura al traverso; in realtà il vento ha continuato a soffiare da SW, a tratti anche con raffiche a 20 nodi, con un’onda corta al mascone.
Fino all’ultimo abbiamo sperato che il vento girasse, facilitandoci l’ingresso nella Bay of Islands con il bordo giusto … invece siamo arrivati sotto Capo Brett, circa 3 miglia fuori rotta, e poi il vento ci ha mollato del tutto. Conclusione: percorriamo a motore le ultime 15 miglia, nella grande e frastagliata baia.
Paesaggio “irlandese” con colline verdeggianti; è sabato, molte sono le barche fuori per il week-and, pescatori e barche a vela per fare due bordi.
Alle 13 ormeggiamo al molo della quarantena presso il marina di Opua; abbiamo concluso la nostra traversata di 1158 M, in 7 giorni, 5 ore e 30 minuti. E’ stata una buona traversata, fatta tutta di bolina, la maggior parte con venti trai 10 ed i 20 nodi; la soddisfazione più grande è di aver fatto solo 30 ore di motore e perciò di aver scelto anche una buona finestra.
Non appena entrati nelle acque territoriali, abbiamo comunicato via VHF a Radio Maritime il nostro ETA (Estimated Time Arrival) perche’ avvisassero la dogana del nostro arrivo.
Infatti, dopo circa mezzora, arriva la squadra della custom: con fare gentile ma determinato, prima si dedicano alle scartoffie e poi, con molta più attenzione e meticolosità, alla confisca dei cibi proibiti.
Eravamo già al corrente delle severe restrizioni, applicate anche in Australia, all’importazione dii prodotti alimentari che potrebbero inquinare l’ambiente. Eravamo quindi preparati: avevamo lasciato fuori solo un po’ di cipolle e di aglio, e nascosto sotto il pagliolo il resto di frutta e verdura, il freezer era pieno carne e pesce e anche di verdura congelata ed abbiamo pensato di non dichiararlo; finita la prima fase, il più anziano della squadra, che rappresentava sicuramente il capo, dice: “qui sotto c’è un freezer, indicando la seduta della dinette, vediamo cosa c’è dentro”. Siamo stati scoperti! E così, impotenti, vediamo volare in un grande sacco nero 5 bistecche, una confezione di pancetta per la nostra carbonara, oltre a 3- 4 sacchetti di verdura congelata … Lilli ed io siamo rimasti di stucco ed amereggiati, più per la figura meschina che non per ciò che abbiamo perso. La visita poi è proseguita con un’altra squadra di due agenti che hanno perquisito la barca da cima a fondo, alzando paglioli ed aprendo stipetti di loro iniziativa, alla ricerca di altre cose proibite, hanno sequestrato due rametti di corallo che tenevamo per ricordo delle Tuamotu … insomma, è stata dura, rimpiangiamo i succulenti mangiarini sequestrati, ma in compenso abbiamo un pezzo di carta con un timbro “FULL CLEARANCE”, e ci accontentiamo !

Refola fila di bolina verso la Nuova Zelanda

La dura vita dell’equipaggio di Refola

TERRA ! il faro di Capo Brett

L’isolotto di Piercy all’imbocco di Bay of Islands

L’infausto pontile della quarantena



Traversata Fiji - Nuova Zelanda 1100 Miglia (3)

35:18.96S 174:07.28E

L’ultimo giorno di navigazione doveva portarci venti leggeri, che avrebbero dovuto girare ad WNW e permetterci di mettere prua su Opua, con una andatura al traverso; in realtà il vento ha continuato a soffiare da SW, a tratti anche con raffiche a 20 nodi, con un’onda corta al mascone.
Fino all’ultimo abbiamo sperato che il vento girasse, facilitandoci l’ingresso nella Bay of Islands con il bordo giusto … invece siamo arrivati sotto Capo Brett, circa 3 miglia fuori rotta, e poi il vento ci ha mollato del tutto. Conclusione: percorriamo a motore le ultime 15 miglia, nella grande e frastagliata baia.
Paesaggio “irlandese” con colline verdeggianti; è sabato, molte sono le barche fuori per il week-and, pescatori e barche a vela per fare due bordi.
Alle 13 ormeggiamo al molo della quarantena presso il marina di Opua; abbiamo concluso la nostra traversata di 1158 M, in 7 giorni, 5 ore e 30 minuti. E’ stata una buona traversata, fatta tutta di bolina, la maggior parte con venti trai 10 ed i 20 nodi; la soddisfazione più grande è di aver fatto solo 30 ore di motore e perciò di aver scelto anche una buona finestra.
Non appena entrati nelle acque territoriali, abbiamo comunicato via VHF a Radio Maritime il nostro ETA (Estimated Time Arrival) perchè avvisassero la dogana del nostro arrivo.
Infatti, dopo circa mezzora, arriva la squadra della custom: con fare gentile ma determinato, prima si dedicano alle scartoffie e poi, con molta più attenzione e meticolosità, alla confisca dei cibi proibiti.
Eravamo già al corrente delle severe restrizioni, applicate anche in Australia, all’importazione dii prodotti alimentari che potrebbero inquinare l’ambiente. Eravamo quindi preparati: avevamo lasciato fuori solo un po’ di cipolle e di aglio, e nascosto sotto il pagliolo il resto di frutta e verdura, il freezer era pieno carne e pesce e anche di verdura congelata ed abbiamo pensato di non dichiararlo; finita la prima fase, il più anziano della squadra, che rappresentava sicuramente il capo, dice: “qui sotto c’è un freezer, indicando la seduta della dinette, vediamo cosa c’è dentro”. Siamo stati scoperti! E così, impotenti, vediamo volare in un grande sacco nero 5 bistecche, una confezione di pancetta per la nostra carbonara, oltre a 3- 4 sacchetti di verdura congelata … Lilli ed io siamo rimasti di stucco ed amareggiati, più per la figura meschina che non per ciò che abbiamo perso. La visita poi è proseguita con un’altra squadra di due agenti che hanno perquisito la barca da cima a fondo, alzando paglioli ed aprendo stipetti di loro iniziativa, alla ricerca di altre cose proibite, hanno sequestrato due rametti di corallo che tenevamo per ricordo delle Tuamotu … insomma, è stata dura, rimpiangiamo i succulenti mangiarini sequestrati, ma in compenso abbiamo un pezzo di carta con un timbro “FULL CLEARANCE”, e ci accontentiamo !

Refola fila di bolina verso la Nuova Zelanda

La dura vita dell’equipaggio di Refola

TERRA ! il faro di Capo Brett

L’isolotto di Piercy all’imbocco di Bay of Islands

L’infausto pontile della quarantena