1. La partenza e la morsa del Golfo di Biscaglia
La partenza è fissata per le 8:20
di sabato 10 ottobre. Lasciamo alle nostre spalle il porto di La Rochelle con
una brezza benevola: 10 nodi da Nord-Nord-Ovest che ci prendono al traverso.
Impostiamo la rotta a 240°, la barca risponde con grazia; randa, genoa e
mezzana sono a segno e filiamo leggeri a 6 nodi, senza il minimo ausilio del
motore. È la magia pura della vela.
Il mare, tuttavia, sa essere
imprevedibile. Verso le 20:00 il vento svanisce all’improvviso, soffocato in
una bonaccia piatta di appena 1-2 nodi. Non c’è scelta: ammainiamo le vele e
facciamo sentire la voce del motore, proseguendo a secco di vele nel buio.
Alle 4:00 del mattino il vento
torna a farci visita, alzandosi da Sud-Est con circa 8 nodi. Tiriamo fuori di
nuovo la nostra tela (randa, genoa e mezzana) e, aiutati da 1600 giri di
motore, riprendiamo un buon passo tra i 6 e i 7 nodi. Ben presto però, il vento
e l’onda si orientano sulla nostra prua, costringendoci a fare dei bordi. Ma il
risultato è mediocre: l’onda in prua frena continuamente la barca, con 2200
giri al motore la velocità si aggira sui 3-3,5 nodi.
2. Strategia spagnola: all’ancora a
Puerto Marina Española
In mare la flessibilità è virtù.
Decidiamo di cambiare strategia: anziché incaponirci contro vento e mare per
doppiare subito il temibile Capo Finisterre, puntiamo verso la costa nord della
Spagna in cerca di un ridosso.
Prora su 222°: la rotta per Puerto
Marina Española. Con randa e motore a 2000 giri la barca torna a respirare,
viaggiando a 5-6 nodi. Alle 12:00 del 12 ottobre, entriamo nel grande porto.
Tra le banchine non scorgiamo un ormeggio adatto a Refola, così scegliamo la
soluzione più marina: diamo fondo all'ancora nella parte ovest della baia (43°42.496’N
- 7°28.140’W).
Qui tiriamo il fiato. Ci riposiamo,
riordiniamo le idee e attendiamo il momento giusto per ripartire.
3. L'ombra delle orche e la rotta
per Baiona
Allo scoccare
della mezzanotte, leviamo l'ancora. Davanti a noi ci sono 200 miglia di
navigazione verso Baiona. La mente è fissa su un pericolo concreto: le orche. I
bollettini e le notizie degli ultimi venti giorni riportano numerosi attacchi a
imbarcazioni da diporto, tutti concentrati a ridosso della costa.
Strategia di prevenzione: tracciamo
una rotta d'altura, facendo un largo giro intorno al capo per restare ben al
largo e ridurre al minimo le probabilità di incontro. La scelta si rivela
vincente, non scorgiamo alcuna pinna. Al calar della sera, veniamo premiati da
un vento che finalmente gira a Nord. È il momento della vela pura: armiamo il
genoa tangonato e ci lasciamo spingere dal vento in poppa sui 15-20 nodi.
Alle 9:15 del 14 ottobre
facciamo il nostro ingresso al marina di Baiona; ci fermiamo al distributore
per il pieno di carburante, per poi recarci all'ormeggio che ci hanno assegnato
(42°07.383’N - 8°50.713’W).
Riconosciamo ogni pontile: avevamo
fatto sosta qui all'andata, il 20 aprile 2026. Conosciamo già la mappa dei
supermercati, la lavanderia, i bagni e le docce. Ci concediamo due notti di
stop fermi in porto, utili per rigenerare il corpo e lo spirito.
4. In rotta verso la Rocca di
Gibilterra
Venerdì 16 ottobre 2026, salutiamo
Baiona. Di fronte a noi c'è un gran salto: 526 miglia fino a Gibilterra.
Molliamo gli ormeggi alle 9:00.
Ad accoglierci, fuori, c'è un vento da Nord di 10-12 nodi e un mare formato,
con un'onda di un metro che ci insegue. Il vento non tarda a rinforzare,
stabilizzandosi sui 20 nodi da Nord-Ovest. Sapevamo che questa tappa sarebbe
stata una cavalcata in poppa, sostenuta dal ventone, per questo ci eravamo
preparati a dovere armando i due tangoni per tenere il genoa ben aperto a
farfalla.
Intorno alle 12:00, mentre
guadagniamo il largo staccandoci dalla costa, il cuore salta un battito. Sento
un colpo sordo e deciso sullo scafo.
Un istante dopo, l'inconfondibile
pinna dorsale di un'orca taglia l'acqua a pochi metri da noi. Seguono minuti
interminabili, spesi a scrutare il mare attorno alla barca con il fiato
sospeso, temendo un secondo impatto sul timone. Il mare, fortunatamente, tace.
L'animale scompare nelle profondità e l'attacco non ha seguito. Siamo in
prossimità del campo eolico marino, all’altezza di Viana du Castelo.
Trasmettiamo sul sito ORCAS.PT la posizione dell’attacco: 41°43N 9°4’W.
Manteniamo la nostra rotta prudenziale a circa 30 miglia dalla costa e l'Atlantico non ci riserverà più altri incontri indesiderati.
Se il vento apparente supera raramente i venti nodi, il vento reale (sommato alla velocità con cui avanziamo) tocca spesso i 30-32 nodi. Il mare cresce di conseguenza: onde imponenti di 2-3 metri spingono la barca in entusiasmanti e continue planate verso Sud.
5. L'ingresso a Gibilterra e i dati della tappa
Avvicinandoci allo Stretto, il mare
ci offre l'ultimo grande regalo: una corrente a favore di circa 2 nodi che ci
trascina veloci verso il Mediterraneo.
Alle 16:20 del 19 ottobre arriviamo
al distributore nei pressi di Marina Bay per fare il pieno di carburante. Il
bilancio della tappa è eccellente:
· Consumo di carburante: 173 litri
· Ore totali di navigazione: 79 ore
· Ore a motore: 40,4 ore
· Consumo medio: 4,28 litri/ora
Per la notte non c'è disponibilità
di ormeggi nei marina vicini, ma la cortesia del personale del distributore ci
salva: ci concedono di rimanere affiancati alla banchina fino al mattino
seguente, quando dovremo necessariamente andare altrove.
Al distributore faccio un incontro
singolare: l’amico navigatore Antonio Sanson, conosciuto in Nuova Zelanda,
mentre stava facendo anche lui il giro del mondo, era qui a fare carburante, in
partenza per un nuovo giro del mondo, ci siamo salutati e abbracciati.
La mattina dopo, 20 ottobre,
cerchiamo un posto dove spostarci. Verso sera dobbiamo accogliere Anna,
un’amica di Max che resterà con noi per le tappe in Mediterraneo. Concordiamo
una sosta di qualche ora al marina di El Saladillo, nella baia di Algeciras.
Riforniremo la cambusa e verso sera, imbarcata Anna, punteremo la prua verso le
Baleari, a Maiorca.





