17:20.41S 178:56.94W Il “sevu-sevu” a Komo Island Il nostro amico Maikeli La scuola di Komo L’ancoraggio di Ongea 2 L’ancoraggio di Ongea 1 I coralli di Yangasa L’ancoraggio a Komo |
17:20.41S 178:56.94W Il “sevu-sevu” a Komo Island Il nostro amico Maikeli La scuola di Komo L’ancoraggio di Ongea 2 L’ancoraggio di Ongea 1 I coralli di Yangasa L’ancoraggio a Komo |
18:40.70S 178:37.59W
Lunedi' 8 settembre, un po' a malincuore, ci prepariamo a lasciare la bellissima Fulanga. Per studiare l'andamento della corrente di marea (e godere del posto ancora un po') alle 10.30 ancoriamo in prossimita' della pass. La minima di marea e' prevista intorno alle 11.30; alle 11.00, osservando la pass con il binocolo, ho la sensazione che le onde sul lato esterno siano diminuite. Cosi' salpiamo e infiliamo la pass: man mano che avanziamo, la corrente -uscente- aumenta fino a 2,5 nodi; abbiamo il sole davanti, tuttavia il reef laterale si distingue abbastanza bene e comunque scrutiamo attentamente le diverse increspatura dell'acqua.
In breve tempo siamo alla fine della pass e di colpo realizziamo che le increspature che prima vedevamo distanti sono delle vere e proprie onde stazionarie, profonde e ripide, alte circa 1,5-2 metri, proprio davanti a noi. Veniamo colti di sorpresa: Lilli, che era a prua a controllare il fondale, si attacca saldamente allo strallo ma non riesce ad evitare l'ultimo bagno nelle acque di Fulanga (provocato dagli spruzzi). Il tutto dura pochi minuti, le onde si esauriscono in un centinaio di metri; niente di pericoloso, ma se avessimo aspettato la marea entrante quelle onde non le avremmo incontrate ?
Il percorso per Ongea e' breve, solo 5 miglia separano le due isole: con due bordi entriamo nella ampia pass e alle 13.30 ancoriamo ad ovest dell'isola principale, in un'ampia baia protetta da una scogliera alta e rocciosa, fondale di sabbia sui 10 metri (19°09.730'S 178°25.777'W).
La tratta e' stata breve ma non monotona: poco prima dell'arrivo mi accorgo di un guasto al motore rulla randa, che avvolge nell'albero la randa. Per ammainare la vela, scolleghiamo il motore ed avvolgiamo con la maniglia a mano; una volta arrivati, smontato il motore, riscontreremo che il guasto e' nel riduttore e precisamente nella ruota dentata consumata; grazie alla ben fornita batteria di pezzi di ricambio, l'indomani mattina il rulla randa e' rimontato e funzionante.
L'ancoraggio di Ongea che abbiamo segnalato, ben riparato dal vento e dall'onda con la bassa marea, diventa invece rollante con la alta, percio' nel primo pomeriggio di martedi 9 settembre ci spostiamo ad ovest di Ongea Driki, la piccola isoletta piu' a sud, racchiusa nella stessa barriera; anche qui troviamo un bel fondale di sabbia sugli 8-10 metri (19°12.315'S 178°26.049'W), e rolliamo decisamente di meno, anche con l'alta marea.
Il villaggio di Ongea, leggiamo sul Compendium, si trova nella baia rivolta a SW dell'isola principale; per atterrare con il dinghy, con la bassa marea, c'e' un lungo tratto da percorrere a remi con il motore sollevato; in questi giorni la alta e' intorno alle 6 del mattino o alle 18 di sera, e pertanto rinunciamo a fare il ?sevu-sevu? e programmiamo di partire il mattino seguente.
Con un vento al lasco sui 15-18 nodi, mercoledi 10 settembre, percorriamo velocemente le 25 miglia che ci separano dalla pass di Yangasa, unico atollo disabitato delle Lau meridionali; la pass e' rivolta a nord ed e' ampia, non c'e' corrente, rotta di ingresso da 18°53.236'S 178°32.182'W a 18°53.782'S 178°31.586'W, circa 2 miglia all'interno si passa in mezzo a due grossi banchi di corallo affioranti, distanti mezzo miglio l'uno dall'altro, la cui posizione e' correttamente mostrata nella cartografia C-map.
Alle 11.50 ancoriamo ad ovest di Yangasa Levu (18°56.883'S 178°27.291'W), fondale di sabbia di 8-9 metri, a NE di un piccolo isolotto, la costa e' rocciosa e fino a pochi metri da riva ci sono ancora 3 metri di fondo sabbioso.
La protezione e' buona, il vento da est sui 15-18 nodi proprio non si sente, solo con l'alta marea avvertiamo una piccola onda di beccheggio.
Durante la nostra permanenza ci si sono avvicinate 2 barche di pescatori, provenienti da isole vicine, con una di loro abbiamo scambiato due pesci di piccola taglia pescati da loro con due scatolette di carne; facciamo un po' di snorkeling intorno al vicino isolotto: l'acqua e' limpidissima, diversi tipi di corallo, molti pesci ? bello!!!
Venerdi 12 riprendiamo la rotta verso nord fino a Komo Island, un piccolo atollo a circa 20 miglia: un vento fresco sui 15-20 nodi al traverso ci regala una bella e veloce veleggiata, allietata anche (non per Lilli) dalla pesca di un grosso barracuda, sui 7 kg. Alle 11.15 siamo davanti alla pass NE di Komo; il cielo e' nuvoloso, la visibilita' non e' delle migliori, ma le condizioni di vento e corrente sono buone. La pass e' larga circa 200 metri, la C-Map ci segnala nella sua parte finale (lato laguna) un reef semi affiorante, che si puo' lasciare sia a dritta che a sinistra. Ma avvicinandoci constatiamo che la C-Map posiziona il reef piu' ad ovest del reale. Quando vediamo, circa 100 metri davanti alla nostra prua, l'inequivocabile macchia marroncina del reef, accostiamo velocemente a dritta. La corretta rotta di ingresso sul braccio ad ovest della secca e' quindi da 18°38.658'S 178°38.467'W a 18°38.885'S 178°38.408'W; la navigazione all'interno della laguna e' libera da ostacoli
fino al punto di ancoraggio.
Caliamo l'ancora sul lato nord di Komo (18°40.703'S 178°37.598'W), su un fondale di 8 metri, sabbioso con qualche testa di corallo sufficientemente sommersa, in un'acqua limpidissima come non vedevamo da tempo, si possono contare gli anelli della catena fino ad una distanza di almeno 20 metri! Terminato l'ancoraggio, ci avvicina una barca di pescatori, a cui (con grande gioia loro, e di Lilli) regaliamo il grosso barracuda che avevamo pescato. Nel pomeriggio atterriamo col dinghy 200 metri piu' ad est, su una bella spiaggia, all'inizio della quale parte il sentiero che porta al villaggio, situato nel versante sud dell'isola; passata la sommita' della collina si arriva alla bella scuola del paese, dove una trentina di bambini di eta' compresa tra gli 8 ed i 12 anni sono intenti a giocare nel campetto centrale.
Dopo la scuola iniziano le prime case, ci fermiamo e chiediamo del capo villaggio per fare il sevu-sevu; i primi abitanti ci presentano ad un giovane fijiano sulla quarantina, di nome Maikeli, che educatamente si presenta e ci porge il benvenuto, fa avvisare il capo villaggio della nostra presenza e ci intrattiene nell'attesa che possa riceverci.
Parla un buon inglese, abbastanza comprensibile anche per me, naturalmente e' Lilli a tenere la conversazione.
Maikeli ha un ?negozio? in cui vende carburante, kava e tabacco; altri piccoli ?negozi? vendono agli abitanti i prodotti base: farina, latte in polvere, riso e poche altre cose. La nave dei rifornimenti arriva una volta al mese ed e' attesa per quello stesso pomeriggio. Avendo bisogno di latte e verdura, ci accordiamo per tornare l'indomani a fare ?shopping?.
Il vero problema di Komo, ci racconta Maikeli, e' l'acqua, che nella stagione secca, cioe' adesso, puo' diventare una vera emergenza. C'e' una piccola sorgente, che si trova peraltro sul lato nord, vicino al nostro ancoraggio, ma la quantita' di acqua non e' sufficiente per soddisfare tutto il paese e deve essere razionata.
Veniamo quindi introdotti nella casa del capo villaggio, una persona anziana, che officia un semplice cerimoniale con le frasi di rito e battuta di mani finale; oltre al consueto omaggio (il fascio di kava da cui loro derivano una bevanda leggermente narcotizzante che dovrebbe essere offerta agli ospiti, ma noi non abbiamo ancora assaggiato), regaliamo anche due scatolette di carne, una confezione di the ed un po' di caramelle, che l'anziano capo sembra apprezzare: ci rinnova il benvenuto e ci congeda con una calorosa stretta di mano.
Il giorno seguente,sabato 13, aggiriamo l'isola con il dinghy per raggiungere il paese sul lato sud: all'atterraggio veniamo accolti con calore dai locali e alcuni ci scortano dal nostro amico fijiano che ci sta aspettando; la nave, ci dice Maikeli, e' in ritardo di 24 ore e pertanto non c'e' niente da comprare nei negozi. In compenso, ci offre frutta e tuberi simili a patate di sua produzione (che paghiamo 20 $ fijiani, pari ad 8 euro).
Sarebbe stato bello restare piu' a lungo e approfondire la conoscenza di Maikeli e della vita del villaggio, ma ci sono ancora tante isole davanti a noi, e dobbiamo proseguire: domani 14 settembre partiremo alla volta di Oneata.
PS: ancora niente foto, dobbiamo aspettare di tornare nella ?civilta'? ?
19:09.18S 178:32.41W
Il ritorno a Suva e' veloce e piacevole: partiti lunedi 1 settembre alle 6.50 da Dravuni, alle 13.15, dopo 41 miglia, riprendiamo la stessa boa del Royal Suva Yacht Club, lasciata pochi giorni fa.
Per accelerare le operazioni, ci dividiamo i compiti: Lilli ed Angelo vanno in citta' per rifornire un po' la cambusa, mentre Gianca ed io andiamo in cerca dei ricambi. Entro sera, la pompa dell'acqua dolce e' di nuovo in funzione e siamo pronti a ripartire.
Martedi 2 settembre alle 8.40 molliamo l'ormeggio, con rotta per Fulanga a 190 miglia; c'e' poco vento e quindi andiamo a motore. All'inizio sono un po' indeciso sul piano di navigazione per questa tratta; devo programmare l'atterraggio in prossimita' del cambio di marea (per evitare le onde stazionarie fuori dalla pass e la forte corrente uscente) e mi si pongono quindi due alternative: forzare l'andatura tenendo una velocita' media di 6,5 nodi ed arrivare l'indomani nel primo pomeriggio, con una sola notte di navigazione, oppure andare piu' piano ed arrivare dopo la seconda notturna, nel primo mattino.
La scelta arriva da sola dopo alcune ore: un leggero venticello in prua ci consente di tenere una bolina che all'inizio ci fa fare 4-5 nodi, ma poi quando il vento rinforza la velocita' si stabilizza sui 6-7 nodi. Con lunghi, piacevoli bordi (l'onda e' dolce e non piu' alta di un metro) arriviamo a destinazione; giovedi 4 settembre alle 9.30 siamo davanti alla pass di Fulanga, in condizioni davvero ideali: la marea e' in aumento (la minima era stata alle 7.45), il sole e' gia' alto ed il reef ben visibile, c'e' una leggera corrente entrante, inferiore ad 1 nodo, non ci sono onde stazionarie.
Dopo aver percorso, a causa dei bordi, 267 miglia anziche' 190 alle 10.00 ancoriamo su un fondale di sabbia di 6-7 metri (19°08.390S 178°34.790W).
Questa bellissima baia e' indicata nel Compendium come posto piu' adatto per raggiungere il villaggio principale (l'unico, sempre secondo il Compendium, in cui va presentato il "sevu-sevu"); scopriremo poi che e' un errore, in realta' la baia dalla quale si prende il sentiero che porta al villaggio e' circa 2 miglia piu' ad est (19°08.900S 178°34.000W).
Appena terminato l'ancoraggio veniamo accostati da una barca locale, che nel darci il benvenuto ci invita a fare il sevu-sevu presso il loro villaggio, ad ovest, asserendo che avrebbero provveduto loro a comunicare la nostra presenza al villaggio principale. Non senza qualche perplessita' accogliamo l'invito: uno di loro sale a bordo e ci pilota all'ancoraggio davanti al paese (19°07.314S 178°35.572W); il posto non e' piacevole come il precedente, e' piu' esposto e per andare a terra ci sono piu' di 100 metri con acque basse, da fare a remi con il motore sollevato.
A terra il capo villaggio ci riceve sotto una tettoia, dove sono radunati alcuni uomini intenti a bellissimi lavori di intarsio su legno; il piu' anziano tiene un breve, incomprensibile discorso che immaginiamo sia di benvenuto, alla fine del quale "l'interprete" del villaggio, che si rivolge a noi in inglese, ci chiede prima di mostrare al capo villaggio il nostro permesso di navigazione e di pagare a lui la tassa di ancoraggio (50 $ fijiani, pari a 20 euro), e poi ci invita ad ammirare i prodotti del loro artigianato, e ad acquistare qualcosa. Accettiamo anche questo invito, non solo perche' gli oggetti di legno intarsiato sono davvero belli, ma anche perche' il loro villaggio, e il loro stesso aspetto, ci danno un'impressione di poverta' e di bisogno che raramente abbiamo visto in Pacifico, anche nelle piu' sperdute isole finora visitate. Non hanno generatore (la sera il villaggio e' totalmente immerso nel buio) e a causa della siccita' di questo periodo, sono a corto d'acqua, tan
to da chiederla alle barche di passaggio.
Ciononostante, le persone incontrate sulla spiaggia hanno voglia di familiarizzare e sono molto cordiali: ci invitano a tornare a terra la sera ed a partecipare alla funzione religiosa della domenica. Viste le difficolta' di atterraggio, decliniamo l'invito adducendo, per non offenderli, la scusa che siamo stanchi dopo due giorni di navigazione e che desideriamo trovare un ancoraggio piu' protetto. Infatti, non appena rientrati in barca, salpiamo l'ancora e torniamo al nostro primo ancoraggio.
Fulanga fa parte dell'arcipelago delle Lau, gruppo di isole ad est delle Fiji, appartenenti un tempo alle Tonga; sono isole incontaminate molto lontane da quella che noi chiamiamo "civilta'". Il governo fijiano, nel giusto proposito di preservare le loro tradizioni, sembra pero' non aiutare molto i locali nelle minime necessita' di sopravvivenza (acqua, igiene), senza parlare di elettricita' e linea telefonica (un presidio "medico" usa la radio VHF). La bellezza di Fulanga lascia senza fiato. La laguna di un intenso turchese e' disseminata da una miriade di isolotti, piu' o meno grandi, fitti di vegetazione, estremamente particolari: essendo erosi dal mare alla base, hanno l'aspetto di grossi funghi ed alcuni sembrano stare in piedi per miracolo.
Venerdi 5 settembre facciamo un giro con il gommone, zigzagando incantati fra gli isolotti-fungo. Il giorno dopo, sabato, cambiamo ancoraggio e ci spostiamo a sud est: per un lungo tratto il fondale e' sui 5 metri, passiamo vicino a numerose teste di corallo, che non avremmo potuto vedere con il sole davanti; ancoriamo in un'ampia baia sabbiosa, dove sono presenti altre 4 barche, su un fondale di 4,5 metri con la bassa marea (19°09.193'S 178°32.410W).
Alcuni amici navigatori, che sono stati qui, hanno definito Fulanga il piu' bel posto del Pacifico. Siamo d'accordo: oltre ad essere affascinante, l'isola offre moltissimi ancoraggi riparati da qualsiasi vento, la navigazione in laguna e' facile se si ha il sole alle spalle, mentre occorre massima cautela navigando contro sole (a meno che non si abbia gia' una traccia). In queste notti di luna quasi piena, poi, la laguna e' tutta argentata ed assume un aspetto quasi lunare. Forse varrebbe la pena sostare piu' a lungo e familiarizzare con la gente del posto, ma abbiamo molte altre isole da visitare, percio' decidiamo di partire lunedi 8, per la vicina Ongea.
21:07.51S 175:09.73W
L’uscita notturna in mezzo ai reef di Nomuka non ci presenta difficolta’, grazie alla rotta tracciata sul plotter e al chiarore della luna, nonostante il cielo coperto di nuvole; il vento non si e’ fatto desiderare e per circa meta’ percorso abbiamo avuto anche un po’ di copertura dalle onde di SE.
Alle 12.00 di martedi’ 12 agosto ormeggiamo nel porto dei pescherecci di Nuku Alofa, calando l’ancora e portando 2 cime a terra sul frangiflutti; siamo in bassa marea, ma abbiamo ancora 2 metri di acqua sotto la chiglia, a 10 metri da riva (21°08.288’S 175°10.955W).
A terra c’e’ gia’ qualcuno che ci aspetta, un taxista (abusivo? non aveva alcuna targa ne’ scritta) ci aiuta a prendere le cime e poi ci offre la sua disponibilita’ per muoverci sull’isola, d’iniziativa avvisa del nostro arrivo dogana, ufficiali sanitari, quarantena e immigrazione, informandoci che sarebbero arrivati di li’ a poco. Anzi, lui stesso va a prelevare l’addetto dell’immigrazione che si trova in centro citta’, a circa 2 km.
Le pratiche di ingresso sono veloci e sbrigative, probabilmente perche’ il primo ingresso a Tonga l’abbiamo gia’ fatto a Neiafu; da quello che abbiamo letto, la procedura di uscita non sara’ altrettanto semplice.
Nel porto dei pescherecci le profondita’ sono adeguate per la maggior parte degli yacht, durante la bassa marea 3,5-4 metri; l’ancora tiene sul fondale di sabbia e fango, l’ormeggio con le cime a terra sul frangiflutti, ad est dell’ingresso, non e’ comodissimo, ma avendo l’accortezza di posizionarsi in corrispondenza di una delle scalette in cemento, si puo’ facilmente atterrare facendo trasbordo con il dinghy; si puo’ ancorare anche fuori, a nord del frangiflutti, ma si e’ soggetti alla risacca del traffico.
Mercoledi’ 13, dopo giorni e giorni di nuvole, finalmente torna un po’ di sole e tutto prende un colore diverso e piacevole; mentre Lilli ed io, con scarso successo, tentiamo di acquisire informazioni per il rifornimento di gasolio duty free e per le pratiche di uscita, Franco Gianni e Tiziana vanno a noleggiare un’auto (una station wagon 6 posti per 24 ore a 75 panga, circa 35 €) .
Tongatapu e’ il gruppo principale degli arcipelaghi delle Tonga, Nuku Alofa e’ la capitale; qui risiede l’80% di tutta la popolazione tongana, c’e’ la residenza del re, un grande e molto attivo porto commerciale, una massiccia presenza di cinesi e molte attivita’ artigianali ed industriali come a Tahiti.
Nel nostro giro turistico ci colpisce la presenza di numerose chiese: solo in citta’ sono presenti 7 diverse professioni religiose cristiane, ed anche nelle piu’ piccole contrade si trovano 3 o 4 chiese a poca distanza l’una dall’altra, sempre recintate e ben curate.
Il terreno all’interno dell’isola e’ molto fertile: decine e decine di piccoli appezzamenti di terreno coltivato, sotto gli alti fusti delle palme; la costa di sud-ovest presenta un alto reef roccioso, che in bassa marea e’ completamente emerso ed offre uno spettacolo davvero suggestivo quando le grandi onde oceaniche lo colpiscono con violenza, creando incredibili “fontane naturali”.
La sera, vigilia della partenza di Gianni e Tiziana, ceniamo al ristorante “Luna Rossa”, dove conosciamo Marco, il simpatico proprietario e gestore, un milanese che da 17 anni vive qui la sua ”seconda vita”. Il locale e’ molto carino e curato, il cibo buonissimo, il menu originale e arricchito dalla capacita’ e fantasia italiana; abbiamo speso circa 32 € a testa.
Giovedi 14, in una mattinata tersa come non ne avevano mai viste dal loro arrivo a Nuie (grrr!!!), Gianni e Tiziana prendono il volo che li riporta in Italia, via Auckland, Melbourne e Dubai; siamo stati bene con loro, come faremo ora senza le torte della Tiziana e le battute di Gianni?
Venerdi’ 15 agosto, mentre in Italia si festeggia il Ferragosto, noi faticosamente completiamo le pratiche di uscita ed il rifornimento di gasolio duty free; un paio d’ore per ottenere l’autorizzazione, con tutti i timbri del caso (Custom e Harbour Master), e prendere accordi con la Pacific, una delle due compagnie che fanno il rifornimento. Con un po’ di preghiere e un po’ di insistenza riusciamo ad ottenere che vengano con l’autobotte (cosa che non sarebbe possibile per forniture inferiori a 1000 litri), altrimenti avremmo dovuto travasare due bidoni da 200 litri nelle nostre tanichette da 20!!!! Poi, l’equipaggio al completo (Lilli, Franco ed io) si presenta all’ufficio immigrazione in citta’ per avere il timbro di uscita sul passaporto e l’immancabile documento da presentare in dogana. Poi, pagare la tassa portuale (per 3 giorni abbiamo pagato 89 panga, circa 40 €), e poi finalmente, compilato l’ennesimo modulo, si ottiene la sospirata “clearance”, cioe’ il permesso di andarsene !!!
Attenzione, se una barca decide di partire dopo le 16 o nel fine settimana, deve pagare una tassa extra di 120 panga!
Nel pomeriggio (ovviamente prima delle 16) lasciamo il porto e ci spostiamo nell’ancoraggio piu’ frequentato dalle barche di passaggio, ad 1 miglio e mezzo in direzione nordest, ad ovest di Pangaimotu Island; qui c’e’ un noto ristorante, il Big Mama Yacht club, c’e’ un traghetto che fa piu’ volte al giorno il collegamento con il porto, abbiamo letto sul Compendium delle Isole Tonga che Big Mama fornisce assistenza anche per le pratiche doganali.
Sabato 16 vediamo sul meteo che il vento e’ scarso, cosi’ rimandiamo la partenza di un giorno e andiamo a conoscere Big Mama, una signora molto simpatica ed effettivamente un po’ in carne, che ci da’ un caloroso benvenuto; il locale e’ simpatico, arricchito dalle bandiere e dai guidoni delle barche di passaggio; la piacevole atmosfera ci induce a fermarci per pranzo al ristorante (pescespada e patatine per la modica cifra di circa 15 € a testa). Con piacere aggiungiamo il nome di Refola sulla lavagna che fa da log book.
Domani 17 agosto metteremo la prua verso le Fiji, 418 miglia da percorrere con una particolare attenzione: abbiamo un elenco di 60 tra bassi fondali e terre emerse, probabilmente conseguenti ad attivita’ vulcaniche sottomarine, che sono stati segnalati da navi o barche e NON sono riportati nella cartografia!!!! Speriamo di non avere sorprese … alla prossima vi racconteremo come è andata.
L’ormeggio nel porto dei pescherecci a Nuku Alofa
Una delle innumerevoli chiese
La residenza reale
Le fontane naturali sulla costa Sud Ovest dell’isola
Cena al ristorante “Luna Rossa”