Diario di bordo — Leknes, Henningsvær, Kabelvåg
Mercoledì 12 agosto: Leknes e l’arte
dell’ormeggio
La vista di Reine sfuma alle nostre spalle mentre
rimettiamo la prua verso Nord. La rotta segna 19 miglia verso Leknes. Mogliamo
gli ormeggi alle 9.45: il mare ci accoglie calmo come una tavola, mentre un
vento timido da Nord, attorno ai 5 nodi, ci accompagna. Manteniamo una velocità
costante a motore, a 2.000 giri, tagliando un'acqua scura e profonda.
Alle 12.45 raggiungiamo il porto di Leknes che è
stipato di imbarcazioni. Fortunatamente, proprio mentre cerchiamo una
soluzione, un peschereccio accende i motori e sfila via, lasciandoci il posto
giusto per infilare la barca (68°07.509'N 13°33.106'E).
La giornata porta con sé una nota amara: proprio qui a Leknes l'elica di prua decide di piantarci in asso. Il meccanismo che muove le pale gira avuoto. Fino a La Rochelle — dove si trova la base dell’ Amel dovremo fare a meno di questo prezioso alleato. D'ora in avanti ogni manovra richiederà ancor più precisione, occhio vigile, spazio di evoluzione calcolato al millimetro e una massima prudenza nel valutare l'effetto del vento quando spinge via dalla banchina.
Ma il mare toglie e il mare dà: il 13 agosto
approda a bordo Patrizia. Arriva dall’Italia portando con sé non solo un
sorriso e calore, ma anche un prezioso e graditissimo rifornimento per la
nostra cambusa. Leknes, del resto, è un marina sospeso nel nulla: nessuna casa,
nessun negozio a portata di mano, solo una nastro d'asfalto dove scorre un
discreto traffico.
Venerdì 14 agosto: Verso il fascino
di Henningsvær
Venerdì 14 salpiamo alle 9.30 lasciandoci Leknes alle
spalle, diretti a Henningsvær, a 18 miglia di distanza. Il cielo è grigio e carico
di pioggia. Un vento da SSE tra i 12 e i 14 nodi ci spinge all'uscita del
canale, per poi assestarsi attorno ai 10 nodi. Issiamo il genoa e la mezzana:
la barca avanza sull'acqua a 5 nodi costanti.
Alle 13.00 entriamo nel cuore di Henningsvær. Trovare
un ormeggio è un’impresa: ci incastriamo in un varco al centro del paese dove a
fatica c'è spazio per i parabordi su entrambi i lati(68°09.273’N 14°12.280’E)
.
Avevamo già visitato Henningsvær in auto qualche giorno fa, ma vissuta dal mare conferma tutto il suo magnetismo. È una meta amata e frequentata, specie da quando il ponte stradale l'ha collegata alla terraferma. La sua vera magia, tuttavia, sta nell'essere riuscita a evolversi: da duro villaggio di pescatori a vivace centro culturale. Ci perdiamo tra le sue vie, scoprendo laboratori dove il vetro viene soffiato a bocca e dove la terracotta prende forma in splendido vasellame. Ci soffermiamo davanti a una mostra fotografica toccante veri e propri capolavori di luce e ombra e visitiamo la Kaviarfactory, un’ex fabbrica di caviale convertita con coraggio in uno spazio d'arte contemporanea.
E poi c'è il suo celebre campo da calcio,
sull’isolotto di Hellandsøya, alla fine del paese: un tappeto di erba
sintetica, adagiato direttamente sulla nuda roccia, stretto tra il ruggito
dell'Oceano e i secolari rastrelli in legno per l'essiccazione del merluzzo.
Uno scenario surreale e indimenticabile.
Domenica 16 agosto molliamo gli ormeggi da Henningsvær per una breve traversata di 8 miglia verso Kabelvåg. Partiamo alle 9.50 avvolti da una pioggerella fitta e sottile. Il vento soffia da SE intorno ai 13 nodi; procediamo a motore a 2.000 giri con un mare poco mosso e un'onda di una trentina di centimetri che ci accompagna garbatamente in poppa.
Alle 11.20 individuiamo l'unico posto ancora libero al
pontile di Kabelvåg e ci assicuriamo alla banchina (68°12.614’N 14°28.767’E)
. Il paese si raccoglie attorno alla
piazza vicino al porto, ma essendo domenica tutto tace: i negozi sono serrati e
le strade deserte.
Lunedì, purtroppo, veniamo raggiunti da una brutta
notizia: Fabrizio deve lasciarci e rientrare d'urgenza in Italia. Per me è un
colpo duro: perdo non solo un amico prezioso, ma anche un braccio destro
insostituibile nelle manovre di bordo.
Patrizia ed io andiamo a visitare il locale acquario.
È un tuffo affascinante nella vita del Nord: impariamo le rotte migratorie del
merluzzo, i complessi rituali di corteggiamento e la fecondazione delle uova,
ripercorrendo la storia della pesca e dei suoi uomini dall'Ottocento a oggi.
Completiamo la giornata visitando la Cattedrale delle Lofoten: una maestosa
struttura in legno stile neo-gotico , eretta nel 1898 per dare rifugio
spirituale e accoglienza fino a 1.200 persone durante la dura stagione della
pesca.
Martedì 18 agosto il cielo si riapre e non piove. Siamo pronti a salpare di nuovo: prua su Svolvær, distante appena 3 miglia. Il viaggio continua.