Sabato 16 maggio, ogni eccezione rimossa, salpiamo per l’islanda, destinazione Reykjavik a 640 miglia. La giornata è nuvolosa, anzi coperta, un vento sui 10 nodi da est ci coglie alla partenza, che rinforza via via che ci allontaniamo dalla Scozia, fino a raggiungere alle 5 della mattina dopo, i 20-22 nodi.
Subiamo anche le prime rotture: nella notte ci abbandona il strozzascotte della ritenuta della mezzana, sarà sostituito da una cima, poi il bozzello del carica alto del tangone si stacca dalla sua sede, la sartia bassa posteriore sinistra, lo ripareremo all’arrivo, mettendo il grillo mancante.
Il vento da NE si mantiene sui 15-20 nodi a tratti 25, e l’onda più fastidiosa sui 2-3 metri con periodo di 5-8 secondi, l’onda più temuta da SW sui 3 metri, quasi non si sente, in quanto ha un periodo di 11-12 sec..
Il 19 abbiamo il record di
percorrenza di questa stagione 189 miglia percorse nelle 24 ore! Quando arriviamo in corrispondenza di Katia
sul versante sud dell’Islanda, cessa il vento di NE e affrontiamo un fresco N
sui 20-25 nodi, con onde sul muso che frenano continuamente la barca,
nonostante i 2200 giri del motore, la velocità si riduce a 3 nodi, cambiamo
strategia: un bordo a perdere su Porlakshofn e poi viriamo su Grindavik, ci va bene,
arriviamo al capo della penisola SW a vela, quando poi ci dobbiamo assorbire
ancora 18 miglia contro vento a 15-22 nodi reali e un’onda ripida e corta sul
muso.
Senza contare un traffico cospicuo di pescherecci in senso opposto, per fortuna la notte è come l'alba, chiara con buona visibilità.
Arriviamo alle 11.00 a Reykjavik ed ormeggiamo al pontile del Sailing club Brokey, (64°09.106’N 21°55.956W).