venerdì 10 luglio 2015
BANKS - GAUA ISLAND (SANTA MARIA)
Le foto di Gaua (Santa Maria)
lunedì 6 luglio 2015
MAEWO: Betarara e Lelevela
Le foto di Betarara e Lelevela (Maewo)
mercoledì 1 luglio 2015
ESPIRITU SANTO – Luganville
15:31.40S 167:09.81E Venerdì 26 giugno partenza alle 6.30. Il trasferimento da Ambae a Luganville con un vento da ESE sui 15-20 nodi è rapido: nella prima parte, sottovento ad Ambae, filiamo veloci su un bel mare piatto mentre una volta usciti dalla protezioni dell'isola ci becchiamo una “bella” onda corta, al traverso, sui 2-3 metri. Alle 14.00 siamo ancorati davanti al Beachfront Resort, fondale di sabbia sugli 8-9 metri (15° 31.402'S 167° 09.810'E). Il posto ci era stato segnalato dagli amici di Libero e Joel, non per le sue attrattive ma come l'unico vicino alla città. Con il vento da E a SE c'è un fetch di circa 6 miglia, e con 20 nodi di vento si forma un'onda corta che arriva ad un metro. Ce ne rendiamo conto il giorno seguente, quando andiamo a terra con il dinghy per fare la spesa e prelevare contante: un'operazione da sbarco dei marines! La reception del resort è molto ospitale con gli yachts. Quando ci presentiamo, senza neanche un soldo di moneta locale, il gestore stesso ci anticipa i soldi per pagare il taxi e andare a prelevare! Il Beachfront Resort ha addirittura predisposto una piccola guida (2015 Cruising yacht guide), con preziose informazioni su quello che si può trovare in città, e l'elenco dei servizi messi a disposizione degli equipaggi: bagni, docce, lavanderia, deposito rifiuti (a prezzi molto contenuti), e soprattutto, gratis, una connessione internet che rispetto ai parametri locali è velocissima. Grazie alla nostra antenna Radiolabs, captiamo la rete anche dalla barca. Il centro città è a circa 4 km dal resort, subito ad est del Serakata River che sfocia a poche centinaia di metri dal nostro ancoraggio. Sulla strada passano continuamente piccoli taxi, con 200 vatu (1,8 €) si paga una corsa per 2 persone. In città facciamo tutte le nostre commissioni: prelievo allo sportello ATM, spesa al supermercato e al mercato ortofrutticolo, rifornimento (con 3 taniche) di carburante. Ci concediamo un pranzetto al nostro resort e poi con il dinghy stracarico affrontiamo il difficile compito di guadagnare il largo, tra le onde che frangono sulla spiaggia: bagno assicurato, baguette insaporite dall'acqua di mare, come gran parte della spesa, contrattura muscolare per Lilli. I giorni successivi rimaniamo in barca a ballare con un bel beccheggio provocato da un vento costante sui 20-25 nodi. Il cielo è grigio, l'acqua grigio/marrone, nessuna voglia di tornare a terra, per fortuna abbiamo la connessione ad internet, che ci permette di spedire tante cose arretrate, finora rimandate. D'altra parte a Luganville non c'è poi molto da vedere, il mercato ortofrutticolo è piccolissimo rispetto a quello di Port Vila, supermercati e negozi sono soprattutto “cinesi”, e non c'è nient'altro. Finalmente mercoledì 1° luglio torna un po' di sole, Lilli sta meglio con la sua contrattura lombare, io mi faccio un altro sbarco (e relativo bagno) con il dinghy per depositare le immondizie; domani riprenderemo la rotta verso nord. |
domenica 28 giugno 2015
Maewo (Asanvari Bay) e Ambae (Vahine Bay)
Martedì 23 giugno proseguiamo la nostra marcia di avvicinamento a Luganville, con una tappa di 13 miglia fino alla vicina isola di Maewo, anche questa, come Pentecoste, lunga e stretta, orientata longitudinalmente.
Appena fuori dalla baia di Loltong, il vento da SE sui 15-18 nodi, che rinforza a 18-22 tra le due isole, ci spinge velocemente alla nostra destinazione, Asanvari, il villaggio più meridionale di Maewo. La baia è riparata, anche da sud, da una punta che si estende circa un miglio verso ovest.
Alle 11.00 diamo ancora su un fondale di 17 metri, con poca sabbia e tanti coralli, davanti alla spiaggia (15°22.576'S 168°08.816'E); caliamo 70 metri di catena e l'ancora, alla prova della retromarcia, tiene.
Come d'abitudine, mi tuffo ugualmente in acqua per verificare e vedo che l'ancora è posizionata ai margini di una macchia di sabbia e la catena passa sopra ad alcune croste coralline poco elevate dal fondo; proseguo la mia esplorazione dei dintorni e mi rendo conto che il fondale sabbioso sui 10 metri, descritto dal portolano, si trova circa 100 metri più ad est, dove peraltro è ancorata un'altra barca. Ci sono anche due gavitelli; controllo quello più ad ovest: pur avendo una grossa cima fissata ad una catena sul fondo, non dà troppa affidabilità, il cavo è pieno di incrostazioni ed ha l'aria di non vedere manutenzione da molti anni.
Vista la profondità del nostro ancoraggio, rifletto se sia più opportuno spostarci più ad est, ma tenendo conto che la cartografia elettronica su Navionics ed Open CPN è carente, che la foto satellitare che vediamo su SAS Planet non ha un dettaglio adeguato, che l'ancora tiene e la nostra sosta sarà breve, decido di restare dove siamo.
Per andare a terra c'è un piccolo dinghy passage, che secondo la guida dovrebbe essere segnalato da una boa nera, che però non c'è. Il passaggio tra i reef è comunque ben visibile, se non si ha il sole in faccia, e punta perpendicolare alla costa all'inizio della spiaggia, sul lato est.
Quando atterriamo ci riceve Iris, il cui padre aveva avviato uno Yacht Club, purtroppo gravemente danneggiato dal ciclone del marzo scorso; ora ne stanno costruendo uno più grande, ma i lavori vanno a rilento, probabilmente per mancanza di soldi.
Iris ci accompagna da Erika, una simpatica giovane signora che oltre ad essere madre di 3 bambini gestisce una piccola guest house con un piccolo ristorante. Erika si propone come nostro “Tour Operator”: ci farà da guida e cucinerà per noi. Decidiamo di spendere così gli ultimi vatu che ci rimangono: gita alla cascata sulla collina, pranzo al ristorante, pane fresco da portare in barca, il tutto per 4000 vatu (circa 36€).
Facciamo una passeggiata fino alla costa sud, esposta al vento e all'onda; poco distante si vede l’isola di Pentecoste.
I sentieri del villaggio (qui non ci sono strade, non ci sono veicoli di nessuna natura) sono curatissimi, delimitati da piante che noi diremmo ornamentali ma che qui sono estremamente comuni. Anche le capanne hanno un aspetto pulito e ordinato, molto più che altrove.
Ad un certo punto del nostro giro incontriamo tre ragazzine appena uscite da scuola, che attaccano discorso e ci accompagnano per un tratto. Notiamo che una di queste cammina tenendo sollevato il tallone sinistro, quando le chiediamo perché ci mostra un taglio di circa 2 cm sotto il piede, che ha da qualche giorno; nonostante ciò, cammina scalza sul sentiero sterrato. Le promettiamo che l'indomani porteremo ad Iris (che è sua zia) il necessario per disinfettare e fare una medicazione con fasciatura protettiva. Ci sorride felice.
Sull'angolo SE della baia c'è una cascata che arriva quasi al mare. Proprio accanto, un simpatico signore di nome Alex ha costruito un ristorante con terrazza, molto curato nei particolari; un posto incantevole, di un tono superiore rispetto a quelli visti finora. Quando arriviamo Alex sta suonando la chitarra davanti alla cascata, ci accoglie e ci racconta che il ristorante è tutto quello che ha (e non è poco, da queste parti).
Per fortuna il ciclone ha distrutto solo il moletto che aveva costruito per facilitare l'accesso con il dinghy. Ci informa sul menù: pollo, gamberi, granchi del cocco, verdure, birra; naturalmente gamberi e granchi vanno ordinati per tempo, non sono sempre disponibili. D'altra parte nel villaggio non c'è elettricità, niente frigo per conservare i cibi, tutto quello che serve si prende al momento e si cucina.
Annotiamo nel nostro libro di bordo il telefono di Alex, per avvisarlo quando torneremo una prossima volta e fermarci a gustare i suoi piatti.
Il giorno seguente consegniamo ad Iris il piccolo kit per la medicazione di sua nipote ed alle 9 siamo puntuali all'appuntamento con Erika, che ci conduce, attraverso un ripido sentiero tra boschi e palmeti, alla cascata. Sulla via del ritorno troviamo un paio di infradito abbandonate (una è rotta), immediatamente pensiamo alla nipote di Iris e le raccogliamo. Prima del pranzo da Erika abbiamo il tempo per fare un po' di snorkelling sulla punta SW della baia, tornare in barca per una doccia e riparare la ciabattina. Altro passaggio da Iris, che sembra gradire il pensiero, e poi al ristorante di Erika, dove a parte la sua gentilezza il cibo è … commestibile!
Giovedì 25 salpiamo per Ambae. Sulla punta nord di quest'isola, a circa 13 miglia da Asanvari, ci sono due ancoraggi: Lolowai Bay e Vahine Bay. Il primo è in una baia, su cui si affaccia il villaggio, quasi totalmente chiusa da un reef; il passaggio di accesso ha un fondale minimo di 2 metri, quindi meglio entrare con l'alta marea; a terra, ma poco visibile, c'è un allineamento per 220° su due triangoli bianchi semi nascosti dalla vegetazione.
Noi preferiamo Vahine, per non aver limitazioni sull'orario di arrivo e partenza; alle 12.00 ancoriamo dietro un alto costone roccioso che ripara da est e ci divide da Lolowai, fondale di sabbia nera sui 6-7 metri, acqua limpidissima (15°16.616'S 167°58.456'E).
Ancoraggio solitario e tranquillo, non ci sono capanne né presenze umane; Lilli nota subito un gran numero di grossi pipistrelli volare in cielo, e comincia ad avere lugubri pensieri. È strano vedere pipistrelli volare di giorno, ma a Vahine si può! Li osserviamo con il binocolo: come se qualcosa li richiamasse, si alzano in volo tutti insieme, svolazzano un po' emettendo i loro verso sinistri, poi di colpo, tutti insieme, ritornano su alcuni alberi, riempiendoli, e si mettono a testa in giù.
Nel pomeriggio aggiriamo con il dinghy il costone roccioso ed andiamo a vedere l'altra baia, Lolowai. È sicuramente molto più protetta, anche a nord, da una serie di scogli, ma l'acqua è meno limpida di quella di Vahine Bay.
Atterriamo davanti alle prime case del villaggio e subito notiamo che non ci sono capanne, ma solo costruzioni in muratura, con tetti in lamiera ondulata.
C'è un supermarket “vero” (che fa anche consegne a domicilio), un magazzino di materiali edili. Per la prima volta, qui alle Vanuatu, vediamo lavori di ristrutturazione e costruzione di case tradizionali, con blocchetti di cemento. Sembra di essere in un altro mondo, rispetto a quello appena lasciato a Maewo, a sole 13 miglia da qui. L'ospedale (dopo l'esperienza fatta da Luciano, andiamo sempre a vedere i presidi sanitari che incontriamo) ha una specie di hall semicoperta dove c'è addirittura un televisore, cosa che non abbiamo visto nell'ospedale di Port Vila! Poco distante, un grande spiazzo attrezzato con una centrale di pannelli solari, un dissalatore con 5 grossi serbatoi di riserva d'acqua, il tutto frutto di cooperazione internazionale (Australia, Nuova Zelanda, Cina).
Non conosciamo le origini di questa “ricchezza”, di sicuro l'isola è anche piena di alberi da cocco, segno che c'è una discreta attività di raccolta della copra; forse questa abbondanza ha creato più benessere alla gente dell'isola e poi, come dice il proverbio, piove sempre sul bagnato. Lilli, più maliziosa e abituata alle vicende di casa nostra, ipotizza che forse il Presidente delle Vanuatu è nato ad Ambae.
Quando rientriamo in barca al nostro ancoraggio solitario, vediamo un branco di pesci tipo sarago saltare fuori dall'acqua per quattro volte, tutti insieme, e poi ripetere l'evoluzione a breve distanza. Secondo noi volevano dirci “Bentornati!”, peccato non aver avuto una telecamera pronta per filmarli.
Con l'imbrunire cessano i voli in stormo dei pipistrelli; strano, dovrebbe essere il momento più proficuo per procurarsi insetti da mangiare. Quando è ormai buio, mi soffermo in pozzetto ad ascoltare i loro versi, più simili a ranocchie che ad uccelli. Mi sembra di distinguere qualche “voce” solitaria a cui altri rispondono in coro, forse c'è una riunione lassù tra gli alberi, forse discutono animatamente … mi viene in mente la commedia “Gli uccelli” di Aristofane … ma la riunione va troppo per le lunghe, per il sottoscritto meglio andare a dormire, domani la sveglia è alle 5, ci aspetta un tappone di 50 miglia fino a Luganville.
giovedì 25 giugno 2015
Pentecost: Waterfall e Loltong
15:32.68S 168:08.81E
Domenica 21 giugno da Londot (o Wali Bay) ci spostiamo di sole 8 miglia più a nord, a Waterfall Bay, "baia della cascata", ben visibile anche dal mare, a 15 minuti di cammino dalla spiaggia.
In assenza totale di vento (ma per fortuna anche di onda) ci rassegniamo ad un trasferimento a motore, che però è stato ravvivato da una bella pesca alla traina: un wahoo sui 20 chili.
Questa volta facciamo meno fatica; mentre io lo tenevo con il raffio fuori bordo, Lilli gli ha versato nella bocca spalancata mezzo bicchiere di aceto balsamico; il pesce ha smesso di dimenarsi ed è stato più semplice tirarlo in coperta.
Alle 10.15 siamo già a destinazione, ci sono altre 3 barche, gettiamo l'ancora su un fondale di 11 metri, di sabbia e sassi (15°47.112'S 168°09.690'E).
Non appena finito l'ancoraggio, alcuni ragazzini a bordo delle loro tipiche canoe si portano ad una trentina di metri da Refola, ci guardano e sembrano non avere il coraggio di avvicinarsi di più. Li chiamiamo e mostriamo loro la nostra preda: spalancano gli occhi, uno di loro lo riconosce ed esclama "wahoo!!!". "Ti piace, lo vuoi?" chiedo. "Yes yes thank you thank you". Il più piccolo dei ragazzetti, entusiasta, sale a bordo. Lilli ci scatta una foto, il pesce è quasi più alto di lui.
Caricano il wahoo nella piccola canoa e ritornano molto eccitati verso la spiaggia, ripetendoci più volte: "we'll come back" (torniamo).
Circa un'ora dopo tornano con due grosse papaie ed un sacchetto di piccoli peperoni di coltivazione locale; molto contenti li ringraziamo a nostra volta. Ma non basta, nel pomeriggio, sempre in canoa, il piccolo ragazzo torna con il papà, che viene personalmente a ringraziare ulteriormente, porgendoci un casco di piccole banane e due grossi frutti di cui non sappiamo il nome.
Insomma questo pesce ha fatto colpo, e probabilmente si è sparsa la voce nel villaggio; il giorno seguente quando andiamo a terra, troviamo sulla spiaggia un anziano signore che, dopo le presentazioni ed i soliti convenevoli, ci chiede se abbiamo del pesce. "Ne abbiamo pescato uno e lo abbiamo regalato ieri ad alcuni ragazzi" dice Lilli. Il signore sembra dispiaciuto e deluso: "Non l'hanno condiviso", come se questa fosse stata una mancanza ad una regola generale.
Da parte nostra vedere apprezzato questo regalo ci ha dato una grande soddisfazione, e ci siamo ripromessi, con grande gioia di Lilli, che d'ora in poi tutto quello che pescheremo, a parte qualche piccolo pesciolino per noi, lo regaleremo alla gente del villaggio.
Lunedì 22 risaliamo la costa di Pentecoste di altre 17 miglia, fino a Loltong, quasi all'estremità settentrionale dell'isola.
Loltong è l'unica vera baia di Pentecoste, profonda 2 miglia, con una pass tra 2 bassi fondali corallini che la riparano anche dall'onda di risacca, l'ancoraggio è pertanto particolarmente tranquillo e protetto.
Il cielo è coperto e non c'è una grande visibilità; a facilitare l'ingresso c'è però un allineamento
(dal waypoint 15° 32,65 S 168° 07,89 E, grosso modo sull'asse trasversale della baia ) di 70° su due mede triangolari sovrapposte, posizionate sulla spiaggia. Una volta dentro, caliamo l'ancora su 5-6 metri d'acqua; i fondali sono di sabbia con macchie e numerose teste di corallo.
Facciamo un giro a terra. A sinistra delle mede c'è una capanna che funge da Yacht Club, dove (ci ha detto Cristiano passato di qui qualche giorno fa) c'è anche servizio di ristorante, ma che al nostro passaggio era chiuso. Le capanne del villaggio sono molto curate, la gente come sempre gentile ed amichevole, un anziano signore che ci riceve sulla spiaggia, ci invita ad entrare nella sua piccola capanna per mostrarci alcune sculture di legno intarsiato, fatte da lui.
Questa parte dell'isola è ricca di sorgenti; un grosso tubo proveniente da una di queste, sulla collina, distribuisce acqua a tutto il villaggio. Nella nostra passeggiata troviamo tre ragazzine socievoli che ci fanno da guida, ci mostrano una Guest House molto carina ma senza clienti, il campo da calcio, dove tra i ragazzi che giocano a pallone ce n'è uno che indossa la maglia azzurra dell'Italia. Il villaggio dispone di due scuole, una di lingua francese e l'altra di lingua inglese, mentre le attrazioni per i turisti sono la custom dance e una visita alla "caverna del mistero" (Mystery cave") ... noi soprassediamo e rientriamo in barca, abbiamo finito i soldi in valuta locale e dobbiamo arrivare in fretta a Luganville, la seconda grossa città delle Vanuatu, per rimpinguare le scorte e prelevare un po' di moneta locale.
Questa volta niente foto, purtroppo quelle che avevamo si sono perse nel trasferimento dalla macchina fotografica al pc.