sabato 12 settembre 2015

NAVADRA - MALOLO - VUDA MARINA


Sabato 5 settembre lasciamo l'ancoraggio di Waia per una breve tappa di 13 miglia fino a Navadra: c'è poco vento, ma vista la breve distanza sfruttiamo quello che c'è; alle 12.15 ancoriamo su un fondale sabbioso di 16-17 metri (17°27.564'S 177°02.730'E).
La baia è racchiusa ad est da Navadra, a sud da Vanua Levu (piccola isola omonima della maggiore) ed a ovest dall'isolotto alto e massiccio Vanua Lailai; la protezione dai venti dominanti da SE è buona. Solo quando il vento è debole, come ora, entra onda da nord e si rolla un po'; lo scenario circostante è in compenso molto bello, con una bellissima spiaggia su Vanua Levu che, in bassa marea, si estende fino a collegare l'isolotto Vanua Lailai.
Nel pomeriggio arrivano due catamarani: nonostante l'area di ancoraggio sia bella ampia, sembra proprio che entrambi siano attratti dalla zona in cui siamo noi, tanto che ci mettono un po' a studiare la situazione, scendendo perfino in acqua per verificare l'esatta posizione della nostra ancora, e calando la loro a pochi metri. Con tutto il posto che c'è! Poco male, visto che c'è poco vento e non si prevedono rinforzi, faccio buon viso.
Il nostro giro alle Fiji sta per finire, da qualche giorno sto tenendo d'occhio le previsioni a 15 giorni per individuare una buona finestra per la traversata verso la Nuova Caledonia, circa 700 miglia.
La situazione è un po' variabile, ma sembra che il 9 settembre sia un giorno buono. Decidiamo quindi di accelerare l'avvicinamento a Vuda Marina e sabato 5 lasciamo il rollante ancoraggio di Navadra per una tappa di 25 miglia fino a Malolo; purtroppo il vento latita, e ce la sciroppiamo tutta a motore.
La tappa di Malolo era per noi già in programma, ma un ulteriore motivo per andarci ce l'ha dato la brutta notizia ricevuta un paio di settimane fa nel solito collegamento radio SSB (net del Pacifico): una barca italiana, Eolia, è andata sul reef proprio qui a Malolo, l'incidente è accaduto verso le 2 di notte.
Lo skipper Eugenio, che avevamo sentito qualche volta in radio lo scorso anno, aveva avuto già problemi, forse al motore, nella traversata dalla Nuova Zelanda alle Fiji, iniziata il 27 luglio e durata 18 giorni, tanto che mancando sue notizie, i parenti avevano mandato una mail a Luigi, il nostro net-controller, per raccogliere qualche informazione e appurare se c'era stata qualche chiamata di soccorso. Noi eravamo a Lautoka, in quei giorni, in attesa del permesso di navigazione, ed abbiamo saputo dalla Capitaneria che Eolia era arrivata il 13 agosto nel porto di Suva.
Percorrendo il canale di SW a Malolo, vediamo una barca coricata vicino al reef; immediatamente pensiamo ad Eolia, lasciamo il canale e ci avviciniamo quanto possibile, con estrema cautela perché il fondale risale piuttosto velocemente e ci sono parecchie "patate" (teste di corallo semi-affioranti). Non riusciamo a leggere il nome della barca, e prudentemente ci allontaniamo, con il dubbio e pieni di tristezza.
La nostra destinazione sarebbe stata Musket Cove a circa 3 miglia, ma vediamo con il binocolo che la zona di ancoraggio è gremita di barche; lo avevamo previsto, perché siamo nella settimana delle regate di fine stagione. Notiamo però, circa un miglio a SE, alcune barche ancorate vicino al reef, in prossimità di un bar/ristorante galleggiante. Il posto è splendido, l'acqua cristallina: diamo ancora sulla sabbia su una profondità di 9-10 metri (17°47.688'S 177°08.348'E).
Con il dinghy andiamo a vedere da vicino la barca piegata sul reef: è proprio Eolia, appoggiata sul fianco in una zona sabbiosa di mezzo metro d'acqua, con pochi coralli. Lo scafo non sembra avere danni evidenti, due ancore la tengono verso l'interno della laguna ... inspiegabile come sia arrivata fin qui.
Dopo aver scattato qualche fotografia, per tirarci un po' su andiamo col dinghy al ristorante/bar galleggiante che però era in chiusura (alle 17); una ad una, le barche ancorate vicino a noi se ne vanno, ne resta una sola, che però non ha nessuno a bordo. Finalmente passiamo una notte con la barca ferma come fosse nell'invaso, e il mattino seguente abbiamo la sorpresa di galleggiare su un'acqua talmente immobile e trasparente che sembra di toccare il fondo. Mi concedo, prima di partire, l'ultimo bagno nelle limpide acque fijiane (Lilli no, perché ha freddo!).
Salpiamo diretti a Lautoka, dobbiamo fare la spesa in città e poi spostarci a Vuda Marina per il rifornimento di gasolio e le pratiche di uscita; alla nostra richiesta di un posto, il marina ci risponde (via e-mail) che posti in banchina non ce n'è, possiamo eventualmente attaccarci alla boa posta nel centro del piccolo bacino, e noi accettiamo questa soluzione.
A Vuda ritroviamo Marzia e Sandro del Parmelia, conosciuti alle San Blas nel 2013 e rivisti più volte in Pacifico nel 2014. Sandro è in partenza per l'Italia, mentre Marzia si ferma ancora un po' di tempo per il rimessaggio ed alcuni lavori da fare.
Da loro, che erano a Malolo quando Eolia è andata sul reef ed hanno anche collaborato alle operazioni per spostarla in acque più sicure, apprendiamo qualche particolare sull'incidente.
Sembra che qualche navigatore avesse suggerito a Eugenio, partito da Suva con destinazione Malolo, che nell'eventuale atterraggio notturno era più facile entrare dalla pass di NW e non dal Navula passage; cosa poi sia successo è un mistero (si è addormentato, si è spento il motore?) fatto sta che è andato sul reef esterno, circa 3 miglia a SW di Musket Cove, erano le 2 di notte ed era solo a bordo; quelli del bar/ristorante sono stati i primi a dargli soccorso, con i primi chiarori dell'alba. Nei giorni seguenti, con l'ausilio di un rimorchiatore, hanno trascinato Eolia per circa 150 metri portandola all'interno della laguna, dove si trova ora, ed ora dovranno usare dei palloni per metterla in acque più profonde. Eugenio non l'abbiamo visto, ci sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più, giusto per fare tesoro delle cattive esperienze altrui.
Durante la sosta a Vuda andiamo a trovare un personaggio di cui avevamo sentito parlare dagli amici navigatori italiani: Flavio, che gestisce (a Nadi vicino all'aereoporto) un negozio di prodotti alimentari e vini importati dall'Italia, dove organizza serate di degustazioni ed insegna la cucina italiana.
Ci accoglie come vecchi amici e ci racconta un po' la sua storia: è alle Fiji da 20 anni, prima faceva il pilota su auto sportive, si è trasferito qui con la moglie ed ha aperto questa attività, all'inizio è stata dura perché il governo fijiano, influenzato dalle direttive Australiane e Neozelandesi, gli impediva di commercializzare prodotti europei. Le cose sono cambiate nel 2006, a seguito del colpo di stato; è riuscito a prendere accordi con il nuovo governo fijiano e a far arrivare, pur con dazi molto elevati, i suoi prodotti dall'Italia.
Il negozio è molto apprezzato anche dai locali e la sua clientela fissa sono i numerosi resort sparsi intorno alle Fiji; purtroppo quando le cose iniziavano ad andare bene, la moglie se n'è andata prematuramente, a causa di un male incurabile.
Mentre ci raccontava tutte queste cose, non ha esitato a stappare per noi una bottiglia di Cartizze, facendoci assaggiare i suoi salumi e formaggi. Compriamo qualche bottiglia e un po' di parmigiano, purtroppo non possiamo fare una scorta più consistente perché rischiamo che la Biosecurity, all'arrivo in Nuova Caledonia, ci confischi tutto (bruciano ancora le esperienze del formaggio requisito al Gianca ed ad Angelo qui alle Fiji, e tutta la carne sequestrata in Nuova Zelanda).
E' un peccato non poterci fermare più a lungo . ma domani abbiamo fissato la partenza per la Nuova Caledonia, d'altronde come si fa a perdere la finestra?
Insomma siamo sempre un po' di corsa, tanto che nel frattempo siamo partiti, quindi le foto le invieremo una volta arrivati in nuova Caledonia, quando avremo la connessione internet.