domenica 12 ottobre 2014

Altre foto di Yasawa

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Snorkelling davanti alle grotte

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Tra i funghi e l’acqua chiara

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 Lilli si infila sempre dappertutto

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La festa a Nabukeru per l’Independence Day

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E finalmente Angelo beve la kava !!!!

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L’ancoraggio visto dal villaggio

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Uno dei tramonti fijiani

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mercoledì 8 ottobre 2014

Yanutha I. - Yandua (Fiji)

16:48.94S 178:17.08E

L’uscita dalla pass di NW di Makongai è facile (seguendo la traccia dell’andata), nonostante il sole delle 6 del mattino, ancora basso, non ci faccia distinguere i colori del fondale; c’è poco vento e procediamo a motore: solo a mezzogiorno, superato il Vatu-I-Ra Channel, segnalato nel punto più stretto da due pali bianchi, arriva un SE sui 15 nodi che rinforza a 20 quando imbocchiamo il Nananu Passage per entrare nella barriera nord di Viti Levu.
Dalla pass alla nostra meta ci sono 5 miglia, che percorriamo con randa cazzata e motore su ampio canale tra bassi fondali.
Alle 15.10 ancoriamo nella baia a NW di Yanutha, la più meridionale di un gruppo di tre isole, collegate da reef affiorante in bassa marea; il fondale, sui 16 metri, è omogeneo, di sabbia fangosa (17°18.763’S 178°13.772’E).
L’ancoraggio è buono e protetto dall’onda, le raffiche solo a volte sono mitigate dalla bassa collina; ci sono altre quattro barche ancorate ma il posto non presenta particolari attrattive: non ci sono spiagge, solo mangrovie, unica nota positiva, un bel segnale internet veloce.
Sull’isola più piccola, mezzo miglio a nord, c’è un resort, con un lungo pontile e spiagge bianche, ma l’area risulta più esposta al vento e all’onda e questo, in aggiunta al cielo coperto da nuvole, ci induce a non cambiare ancoraggio e decidere di ripartire il giorno seguente per Yandua.
Domenica 5 ottobre alle 8.40, dopo aver scaricato le ultime previsioni meteo, salpiamo per una tappa di 33 miglia; Libero, la barca di Cristiano ed Eliane, ci ha preceduto di mezz’ora, un bel vento fresco sui 20-25 nodi al traverso ci fa correre a più di 8 nodi su un’onda corta e ripida di circa 1 metro e mezzo.
A vela varchiamo l’ampio passaggio della barriera che delimita a nord le Bligh Water e alle 13.15 ancoriamo a SE di Cukuvou Bay, davanti ad una bella spiaggia bianca, fondale omogeneo di sabbia , sui 14-16 metri (16°48.939’S 178°17.085’E).
Cukuvou Bay si trova sul lato ovest dell’isola di Yandua; il villaggio è dalla parte opposta dell’isola, scendiamo a terra per vedere se c’è un sentiero per raggiungerlo. Ci arrampichiamo fino sulla sommità della collina, in mezzo alle sterpaglie, ma niente da fare, il sentiero non lo troviamo, quindi rinunciamo e rientriamo. In compenso sulla spiaggia, nella parte centrale, tra le palme da cocco, troviamo molte piante di papaia e facciamo una buona scorta. L’isola ci era stata segnalata anche dagli amici di Alamic, incontrati a Vanua Balavu, per l’eccezionale snorkeling da fare fuori dal reef a NW della baia, ma purtroppo il brutto tempo non ci consente di fare questa escursione.
La baia comunque è aperta solo ad ovest ed è un buon solitario rifugio per tutte le altre condizioni. In questi giorni, la situazione meteo è molto variabile, una ampia zona di convergenza e’ stazionaria immediatamente a sud delle Fiji, cielo coperto e pioggie alternati a schiarite, i venti sono rafficosi con variazioni da 15 a 30 nodi.
Martedi 7 ottobre salpiamo di buon mattino, approfittando di un leggero calo di vento, alla volta delle Yasawa Group.

L’ancoraggio di Yanutha, senza infamia e senza lode

L’ancoraggio a Yandua, sotto un cielo bigio e grigio

sabato 4 ottobre 2014

Snorkelling a Makongai (Fiji)

 17:26.50S 178:57.18E

Dopo averle viste nelle vasche di allevamento, andiamo a vedere le tridacne in mare

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Il banco di corallo a pochi metri dal nostro ancoraggio

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Il comandante in apnea

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Parte dell’allegra brigata (mancano il comandante ed Angelo). Eliane, Lilli, Cristiano, Giancarlo

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Savu Savu (Vanua Levu - Fiji)

 

16:46.58S 179:19.72E

All’alba di martedi 13 settembre lasciamo Bay of Island per una tappa di 65 miglia; l’uscita dalla pass di Qilaqila e’ facile: l’alta marea copre il paletto che segna la secca a sud della pass, ma abbiamo la traccia registrata due giorni fa che ci indica la rotta di uscita.

Il trasferimento procede veloce grazie ad un bel vento da SE sui 15-20 nodi; con la pesca siamo invece sfortunati: prendiamo tre barracuda che rigettiamo in mare uno dopo l’altro, la quarta presa e’ qualcosa di grosso, che si abbocca mentre stiamo viaggiando a circa 7 nodi, nemmeno il tempo di prendere in mano la scotta per ridurre il genoa, con uno strattone violento il pescione si porta via tutto, rimangono poche decine di metri di filo sul mulinello!

Alle 14.30 arriviamo a Matagi Island, in una bella baia rivolta a Nord, senza reef esterno; la manovra di ancoraggio  richiede un po’ di tempo, il fondo e’ disseminato di coralli, con alcune chiazze di sabbia, troviamo un buon punto nella parte Est della baia, su un fondale di 10-12 metri (16° 43.771 S – 179° 44.591 W). Per tenere la catena sollevata dal fondo, secondo il sistema gia’ sperimentato alle Tuamotu, mettiamo una boa a 25-30 metri dall’ancora; l’acqua e’ di una limpidezza eccezionale ed i coralli sono molto belli, sul fondo della baia una grande spiaggia, con una piccola costruzione in legno, c’e’ anche un discreto segnale internet.

Il giorno seguente scendiamo a terra col dinghy, ma in bassa marea non e’ facile trovare un varco tra i coralli affioranti; fortunatamente vediamo arrivare una barca locale che punta dritto sulla spiaggia, la seguiamo a ruota e atterriamo anche noi. I due fijiani (dipendenti del resort che si trova sul lato Ovest dell’isola) sono li’ per riordinare la casetta e pulire un po’ la spiaggia (dalle foglie). Ci dicono che tutta l’isola e’ privata, che possiamo stare liberamente, ma alle 13.00 dovremo lasciare  la spiaggia perche’ ci sara’ un “picnic privato”. Evidentemente il resort ha promesso ai suoi ospiti un esclusivo “picnic su spiaggia deserta”, e tale deve essere.

Aggiornamento della lista inconvenienti: nell’ultimo giorno trascorso a Vanua Balavu si e’ bruciato l’inverter acquistato appena un anno fa a Papeete. Ne avevamo un altro piccolino che, purtroppo, ha retto solo una mezz’ora e poi e’ spirato pure lui. L’inverter, che trasforma i 24 V delle batterie in 220 V, e’ un apparecchio molto utile per la vita di bordo, ma purtroppo anche altrettanto delicato: negli ultimi due anni ne abbiamo bruciati quattro! Ora per usare il pc siamo costretti ad accendere il generatore da 7 kw. Bisognerebbe averne almeno due di scorta, speriamo di trovarli quando arriveremo al prossimo centro “evoluto”, Savu Savu.

Giovedi’ 25 settembre alle 7.10 lasciamo la bella baia di Matangi Island e percorriamo velocemente il largo canale tra Vanua Levu e Taveuni; alle 10.00 siamo a Somo Somo, centro principale di Taveuni Island; l’ancoraggio segnalato dal plotter e’ molto profondo, oltre 22 metri. Ci spostiamo 300 metri a NNE della foce di un piccolo torrente su un fondale di 13-15 metri (16° 46.158 S – 179° 58.299 W). Il cielo e’ coperto e non si vede il fondale, ma la presa dell’ancora con 50 metri di catena e’ buona. Il posto non ha molte attrattive, il motivo di questo ancoraggio e’ che la nostra cambusa piange, e qui siamo a due passi da un grosso supermercato della catena MH. Ancora una volta la discesa a terra con la bassa marea non e’ semplice, molti coralli ostacolano il percorso e gli ultimi 50 metri sono davvero bassi, bisogna scendere dal dinghy e trainarlo, col motore alzato. Dopo la spesa, vista la giornata grigia che non ci permetterebbe di apprezzare nemmeno il piu’ bello degli ancoraggi, decidiamo di fermarci per la notte e rinunciamo alla sosta che avevo previsto a Viani Bay, distante da Somo Somo 8 miglia.

Il giorno seguente, venerdi 26, salpiamo alle 6.00 e l’ancora viene su senza alcuna difficolta’. L’alta marea e’ alle 7.30, percio’ navighiamo con il favore della corrente SW che si sviluppa nel canale di Somo Somo, per effetto della marea crescente; dopo, quando la marea comincia a calare,  la corrente gira a NE. Alle 7.10 siamo fuori dal canale e termina per noi l’effetto corrente, che ci dava circa 2-2,5 nodi di spinta; purtroppo anche il vento scende a 5 nodi, siamo costretti a dare motore.

Verso le 12.00 arriva un bel SE sui 15-18 nodi, percorriamo velocemente le ultime 15 M ed alle 13.40 siamo a Savu Savu.

Cristiano, che sentiamo per radio SSB, e’ arrivato 2 giorni prima di noi e ci ha prenotato una boa: cosi’, non appena entriamo nella baia, ci viene incontro il marinaio per assegnarci la boa e assisterci nell’ormeggio.

A Savu Savu ci sono due marina (piuttosto affollati di questi tempi), super protetti nel canale tra l’isola principale (Vanua Levu) e l’isolotto di Nawi Island: percorrendo il canale si incontra per primo il Waitui Marina, piu’ esterno, molto ruspante, mentre poco piu’ oltre c’e’ il Copra Shed Marina, decisamente piu’ lussuoso, con una decina di posti barca in banchina con elettricita’; entrambi hanno il pontiletto per il dinghy. I prezzi non differiscono di molto, rispettivamente 10 $ e 11 $ fijiani (4-4,2 ) per una notte alla boa; si puo’ prendere carburante con le taniche al distributore appena fuori dal marina, fare acqua al pontile per 5 $ (in alta marea), il segnale internet e’ veloce.

Savu Savu e’ una ridente cittadina che si sviluppa lungo la strada principale che costeggia il mare: ci sono diversi supermercati, ben forniti, un bel mercato di frutta e verdura, e diversi negozi di ferramenta; a circa 4 km si puo’ raggiungere con il taxi la stazione Fiji gas, che carica le bombole di gas butano (3,75 $/kg).

Ci sono anche due tecnici riparatori di elettronica, ai quali abbiamo portato i nostri due inverter guasti: hanno individuato il guasto, ma non hanno potuto eseguire la riparazione per mancanza dei pezzi di ricambio. Fortunatamente ne abbiamo trovato uno nuovo (cinese) per 280 $, che ha risolto comunque le nostre esigenze.

Anche il motore, che ci aveva dato problemi (non superava i 2000 giri) dopo la sostituzione del filtro gasolio, ha ripreso a funzionare regolarmente.

Domenica giornata di riposo anche per noi: con gli amici brasiliani di Cristiano, ci facciamo il nostro Happy Hour, conosciamo un altro “olandese volante”, che naviga in solitario con una barca di 10 metri (la precedente era di 8) a velocita’ da record (ha impiegato 4-5 mesi dalla Spagna a Tonga).

Martedi 30 settembre, con riparazioni fatte e cambusa piena, saremmo pronti a ripartire, ma il tempo non e’ dalla nostra parte: poco vento, per giunta sul naso, cielo coperto e pioggia, ci convincono a rimandare la partenza e cosi’ approfittiamo per fare una gita con il taxi a Lambasa, la principale citta’ di Vanua Levu, circa 90 km a nord di Savu Savu. La strada e’ larga e ben tenuta, si passano due montagne ricoperte di vegetazione fittissima e si arriva su un altipiano a circa 10 km dalla costa settentrionale dell’isola. Lambasa e’ molto piu’ grande e “occidentalizzata” rispetto a Savu Savu, con una presenza notevole di indiani, un grande mercato di spezie e ortofrutta, moltissimi negozi. Dopo questo tuffo nella folla, non ci dispiace tornare nell’ambiente piu’ raccolto e familiare del nostro piccolo marina. 

Mercoledi 1 ottobre, nonostante il tempo ancora non invogli (pioggia a catinelle e cielo coperto), lasciamo la simpatica Savu Savu e riprendiamo il mare, per una piccola tappa di 25 miglia fino a Namena Island.

Alessandro

 

L’ingresso nella baia di Savu Savu

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Il campo boe del Waitui Marina

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Happy hour al Waitui Marina

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L’animata cittadina di Savu Savu

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Qui siamo invece nella “metropoli”, Lambasa …

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… col suo coloratissimo mercato

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Namena I. - Makongai (Fiji)

17:26.50S 178:57.18E

Mercoledi 1 ottobre, percorse le prime 4 miglia, siamo fuori dalla cappa nuvolosa e piovosa di Savu Savu; il cielo a tratti ci fa vedere anche il sole, procediamo di bolina con un apparente di 20-25 nodi, e 1 metro di onda corta da S-SE al mascone che ci fa ballare, ma Refola cavalca le onde, come un vero cavallo di razza; siamo seguiti da un grosso catamarano che con trinchetta e motore non riesce tenere il nostro passo.
Facciamo un bordo di 4 miglia, sottovento al reef di Namena, ed incrociamo nuovamente il grosso catamarano, che nel frattempo è sopraggiunto: siamo ormai davanti alla pass di NE, lui viene da dritta, quindi togliamo le vele e lo lasciamo passare…
Contrariamente a quanto indicato sulla cartografia elettronica, non ci sono segnali sulla pass, seguiamo la traccia sulle immagini satellitari fino ad intravedere il basso reef a sinistra, rotta di ingresso da wp 17°04.017’S 179°06.371’E a wp 17°04.401’S 179°06.268’E
Sulla parte nord dell’isola c’è un resort, tutto il comprensorio è una riserva marina, meta degli amanti delle immersioni; 500 metri ad ovest del resort ci sono 3 boe, alle 13.30 prendiamo una di queste su un fondale di 19 metri (17° 06.600 S 179° 05.711E); il riparo è buono, il vento da SE è quasi completamente fermato dall’isola, solo qualche raffica ridotta la aggira sul fianco, tenendo la barca con la poppa verso terra; anche il rollio è praticamente assente.
Il mattino, giovedì 2 ottobre, ripartiamo alle 8.00 per un’altra breve tappa di 26 miglia fino a Makongai, dove abbiamo appuntamento con Cristiano che ha lasciato Savu Savu un giorno dopo di noi; rotta di uscita sulla parte ovest dell’atollo da wp 17°07.350’S 179°04.504’E a wp 17°07.513’S 179°04.396’E, bolina larga con un vento sui 15-20 nodi e onda più lunga ci regalano un’altra bella e veloce veleggiata; la pesca ancora negativa, una grossa preda ci strappa l’ennesimo polipetto, cominciamo a pensare che è più economico comprare pesce anzichè esche.
Alle 11.15 siamo davanti alla pass ovest di Makongai: ancora una volta non ci sono i segnali che dovrebbero indicare l’allineamento d’ingresso, ci salva il nostro Sas Planet (su cui abbiamo salvato le immagini satellitari). La cartografia C-map è comunque abbastanza precisa, rotta d’ingresso da wp 17°26.768’S 178°54.529’E a wp 17°26.958’S 178°54.873’E; alle 11.45 ancoriamo a NW dell’isola principale, davanti al centro Mariculture, su un fondale di 11-13 metri di sabbia (17°26.507’S 178°57.183’E).
Nel primo pomeriggio arriva anche Libero, la barca di Cristiano ed Eliane, insieme andiamo a fare il sevu sevu; per l’atterraggio c’è un moletto su pali in cemento, con scaletta verticale in acciaio.
A terra ci accoglie il responsabile del centro Mariculture, che all’ombra di un grande mango ed in compagnia di alcuni membri della comunità, esegue il cerimoniale.
Dopo l’ufficiale benvenuto ci fa da guida e ci mostra la principale attività del centro, la protezione e la coltura delle tridacne giganti (giant clams). Queste bellissime conchiglie vengono allevate in vasche con acqua di mare corrente: a circa 12 mesi raggiungono una lunghezza 6-8 mm, solo dopo parecchi anni, quando hanno raggiunto grandezza e robustezza adeguata da resistere agli attacchi di alcune specie di pesci, vengono rilasciate in mare, in aree protette. A 20 anni di età, raggiungono lunghezze pari o superiori a 90 cm, ne abbiamo viste alcune sul fondale davanti alla spiaggia del centro. Oltre alle tridacne, vengono allevate anche tartarughe marine.
La visita prosegue sui resti del lebbrosario aperto nel 1911 e chiuso nel 1969: avviato con soli 20 malati, il lebbrosario di Makongai ha raccolto negli anni più di 4000 pazienti provenienti da tutto il Pacifico (isole Solomons, Cook, Samoa, Tonga…). Le strutture erano differenziate per le diverse etnie presenti, e si teneva una rigorosa separazione tra maschi e femmine; la nostra guida ci ha mostrato i resti (in alcuni casi poco più delle fondamenta) delle diverse costruzioni in muratura, dormitori, cucine, scuola, centro medico, chiesa, addirittura cinema all’aperto! Circa 1200 malati sono morti sull’isola e seppelliti in un cimitero che si sviluppa sulla collina, in parte ricoperto di vegetazione, moltissimi altri sono stati curati e restituiti alle loro famiglie.
Nel piccolo agglomerato abitano oggi una decina di famiglie, che oltre a seguire le attività del centro Mariculture lavorano di machete per evitare che la foresta inghiottisca tutta la storia dell’isola; sperano che il governo provveda a finanziare il loro progetto e a costruire una strada per collegarli con il villaggio principale, a circa 7 km sul versante opposto dell’isola, oggi raggiungibile solo con un sentiero. Tutta l’area compresa tra la metà NW dell’isola e la barriera esterna è parco marino, con divieto di pesca; ci sono bei coralli, di diversi colori, e grande varietà di pesci; un corallo molto bello si trova circa 400 metri a NE del nostro ancoraggio, segnalato da una boetta bianca. E’ una banco di circa 200 mq che sale verticalmente in superficie dal fondo di 20 metri; nella parte centrale, a circa 2 metri di profondità, “abita” una tridacna gigante dalle labbra blu. Abbiamo provato ad avvicinarla: incredibile, ma a farle da guardia c’era un piccolo pesce (10 cm) che sembrava essere lì per difendere il territorio!
Sabato 4 all’alba, lasciamo il protetto e tranquillo ancoraggio di Makongai per una tappa di 56 M fino a Nananu Island.

Namena

Il nostro ormeggio alla boa, a Namena

Ancoraggio a Makongai

Le tridacne giganti allevate al centro Mariculture

Dove crescono anche le tartarughe marine

I resti del cinema del lebbrosario

Il nostro anfitrione ci racconta la storia del cimitero dei lebbrosi

Makongai ed il suo parco marino (nel contorno rosso)

domenica 28 settembre 2014

Vanua Balavu Group - Susui (Lau - Fiji)

17:10.65S 179:01.11W

Mercoledì 17 settembre, per le 60 miglia da Lakemba a Vanua Balavu, il vento sui 15 nodi ci regala una bella veleggiata a vele spiegate. Con il sole sorto da poco, peschiamo un bel dorado sui 10 kg, e alle 12.00 siamo alla Tongan Pass, l’accesso sud al gruppo di isole (la maggiore delle quali è appunto Vanua Balavu) circondante da un’unica barriera. Non c’e’ corrente ed il passaggio è facile, pur avendo il cielo a tratti coperto da nuvole, si distingue il reef a sinistra ed il basso fondale a destra, la rotta di ingresso va da wp 17°20.068’S 178°49.375’W a wp 17°19.512’S 178°49.627’W; da qui proseguiamo verso ovest per circa 6 miglia, passando tra alcuni bassi fondali corallini, ben segnalati sulla cartografia C-map, fino all’isola Susui.
Alle 13.20 ancoriamo nella baia davanti al paese, aperta a nord, ma egregiamente protetta dal vento da est di questi giorni, fondale di sabbia e fango sui 9-10 metri (17°20.405’S 178°56.946’W) e finalmente c’è un buon segnale internet!
Nel pomeriggio scendiamo a terra per il “sevu sevu”: ci accoglie Jacob, citato nel Compendium come incaricato dal villaggio a tenere le relazioni con i navigatori, e dopo due chiacchiere ci conduce dal capo villaggio, che con una breve cerimonia ci porge il benvenuto e ci autorizza a girare liberamente nel villaggio e nell’isola. Jacob ci spiega che a Susui non viene richiesta alcuna “tassa di ancoraggio”, ma un libero contributo per finanziare il progetto di sviluppo e ampliamento della loro scuola sarebbe molto gradito … versiamo il nostro obolo di 50 $ fijiani (20 €) e poi, sempre accompagnati da Jacob, visitiamo la scuola e conosciamo uno dei due insegnanti.
Jacob ci racconta che le lagune di Susui sono ricche di ostriche, che loro mangiano solo in occasioni speciali; vengono a raccoglierle (dopo aver chiesto l’autorizzazione al capo villaggio) anche dai villaggi vicini. Incuriositi, ci accordiamo per una escursione l’indomani: giro delle lagune con la lancia a motore del villaggio e picnic a base di ostriche.
Le lagune sono in realtà tre grandi baie immediatamente ad ovest del villaggio, molto chiuse e contorte, la più ad ovest con acque più profonde (potrebbe essere un rifugio da uragano).
Nella prima Jacob ci mostra la quantità di ostriche che si sviluppano sulle rocce e tra le mangrovie, poi ci lascia in una bella spiaggietta ombreggiata (latte di cocco fresco a volontà), mentre lui ed il paesano che lo accompagna vanno a raccogliere le ostriche, che vengono staccate con scalpello e martello. Tornano con un enorme sacco pieno, allestiscono un fuoco sulla spiaggia e arrostiscono sulle braci prima le radici di kassava (sorta di tuberi simili a patate), poi le grosse ostriche, giusto per facilitarne l’apertura; una volta estratti i molluschi, vengono sciacquati nell’acqua di mare e poi serviti in succo di arancio e peperoncino … squisite!!! la kassava dal sapore di castagna arrostita smorza il piccante del succo, ne mangiamo in quantità industriale, fino ad essere completamente sazi (non sapendo di preciso che cosa ci aspettasse, per prudenza ci eravamo portata la “razione del marinaio”, fagioli e tonno, ma non c’è ne è stato bisogno). Al ritorno in barca chiediamo quanto dobbiamo pagare per l’escursione, ci risponde “fate voi”, diamo loro 100 $ fijiani (pari a circa 40 euro) e dai loro sorrisi comprendiamo che sono soddisfatti.
Il giorno seguente Jacob ci accompagna per una passeggiata sulla lunga spiaggia a sud che costeggia quasi tutta l’isola: enormi alberi secolari, rocce e scogli frastagliati, bellissima anche questa escursione.
Nel pomeriggio con la barca del villaggio ci rechiamo a Loma Loma, il villaggio principale di Vanua Balavu, dove c’è il molo per l’attracco della nave; siamo a corto di cambusa e quindi alla ricerca di rifornimenti … ma c’è poco da scegliere: prendiamo farina, pane, burro, cipolle, la verdura è terminata ed anche un coltivatore che siamo andati a trovare ne è sprovvisto, rimediamo però un po’ di limoni da un signore che ci viene presentato come il rappresentante del governo a Vanua Balavu. In pratica spendiamo di più per l’utilizzo della barca (50 $), che per gli acquisti che riusciamo a fare!
Venerdì 19 è l’ultimo giorno a Susui, nell’accomiatarci Jacob ci chiede se possiamo regalare al villaggio 20 litri di gasolio per il generatore: hanno finito la scorta e grazie a noi potrebbero tirare avanti un’altra settimana. Ovviamente, accogliamo la richiesta.
Sabato 20 settembre lasciamo quindi il bellissimo e tranquillo ancoraggio di Susui e ci dirigiamo a nord, confortati dalle tracce che ci ha inviato Zoomax; ancoriamo prima in una stretta insenatura circondata da mangrovie (17°11.390’ S 178°57.143’W), che esploriamo con il dinghy addentrandoci all’interno per circa 1 miglio. Il secondo ancoraggio e’ all’esterno di Soso Bay, davanti ad una piccola spiaggia con bei coralli (17°10.616’S 178°59.938’W), infine chiudiamo la giornata prendendo una boa all’interno di Soso Bay, baia super protetta, in cui si può ancorare sul lato est, su un fondale di circa 10-12 metri, mentre sul lato ovest ci sono quattro boe gestite dallo “Royal Esploring Isles Yacht Squadron”. Un vero yacht club, con un pontile galleggiante, una bella e curata costruzione, ma …. deserto ! A terra non c’è anima viva, un sentiero sale dietro club e prosegue ripido nel bosco fino a raggiungere una casa sulla sommità del monte. Rinunciamo a percorrerlo perchè sentiamo in lontananza l’abbaiare di cani, in fondo siamo in proprietà privata.
In fondo alla baia, sul lato sud, c’è un altro pontiletto, dove troviamo un uomo impegnato a raccogliere l’acqua per abbeverare una mucca (c’è una sorgente di acqua dolce proprio nella roccia davanti al pontile), chiediamo dello Yacht club e il nostro interlocutore, che di certo non è un fijiano, ci dice che la proprietà è fijiana-australiana, che possiamo prendere la boa gratis e girare ovunque senza problemi, anche su per il sentiero che avevamo abbandonato. Ma ormai è tardi per inoltrarci nel bosco, così completiamo l’esplorazione delle insenature con il dinghy, quando rientriamo in barca il sole è già calato dietro l’alto costone roccioso.
Domenica 21 riprendiamo il nostro giro antiorario intorno a Vanua Balavu: in questo tratto il canale navigabile si restringe, una serie di quattro paletti da tenere a dritta indicano bassi fondali sul lato del reef , dopo circa 2 miglia siamo in prossimità della pass Qilaqila; si notano le due mede che danno l’allineamento 285° per uscire, 105° per entrare, viste le buone condizioni, usciamo dalla pass in modo da avere la traccia già registrata quando lasceremo Vanua Balavu. Una volta rientrati e dopo aver aggirato ad ovest Qilaqila Island entriamo in Bay of Islands, altro superbo ancoraggio in mezzo a decine di piccole isolotti rocciosi, che ci richiama Fulanga; l’acqua è ovunque generalmente profonda (20 metri), ma è necessaria un buona luce per distinguere i bassi fondali rocciosi, la cartografia c-map è precisa, ma scarsa di dettagli.
Ancoriamo su circa 9 metri, fondo di sabbia (17°10.657’S 179°01.107’W); non c’è segnale internet ed il segnale telefonico è debole ed intermittente, il posto però è stupendo.
C’è un’altra barca con bandiera svizzera, facciamo conoscenza con un aperitivo, Feni, Carla con il loro marinaio Deniz, sono alla seconda stagione alle Fiji e con molto piacere ci passano tutte le loro traccie salvate su Open CPN.
Qui finisce il nostro giro a Vanua Balavu che possiamo definire la regina delle Lau, per la quantità e qualità degli ancoraggi; martedì 23 settembre partiamo presto per un’altra tappa di 55 M, fino a Matagi Island.

Il “sevu sevu” col capo villaggio di Susui

La visita alla scuola, con Jacob, un insegnante e suo figlio

Una famigliola di Susui (nello sfondo, l’ancoraggio di Refola)

Una “via” del villaggio

Qui crescono le ostriche …

… che vanno sul fuoco per aiutarne l’apertura



… le mangia perfino il Gianca !!!!

altre foto di Susui (Vanua Balavu - Fiji)

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Un po’ di immagini della laguna intorno a Susui, scattate durante il giro in barca con Jacob …

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Jacob ci accompagna alla spiaggia del lato Sud di Susui

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Alberi con tronchi e rami enormi si protendono verso il mare …

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