Sabato 7 giugno salpiamo per Ios. La
rotta è 84°; il vento da N, sui 15-20 nodi, ci regala una bella veleggiata con
andatura al traverso. Nel pomeriggio il vento rinforza a 20-25 nodi, sempre da
nord: avvolgiamo un po’ di randa, riduciamo leggermente il genoa, Refola
avanza sull’acqua veloce e sicura come sempre.
Alle 15.30 entriamo nel porto di
Ios, affollato di barche; troviamo posto nella parte a SW, alla fine del molo
che protegge il piccolo porticciolo per le barche da pesca (36°43’335N
25°16’298E), ma non è una buona sistemazione: siamo esposti al vento che
continua a soffiare sui 20 nodi. Fortunatamente il giorno seguente qualche
barca parte lasciando un po’ di spazio sulla banchina nord del porto, molto più
protetta; ci spostiamo e in effetti stiamo molto più tranquilli (36°43’.379N
25°16’.390 E).
Il capoluogo dell’isola è Ios (detto anche Chora), un paese carino, con un notevole flusso turistico di traghetti che fanno la spola dalle altre isole vicine; Cristina, Andrea ed io facciamo un’escursione ad una tipica chiesa bianca sulla sommità della collina, da cui si apre un'eccezionale veduta sul porto.
Alla sera ci gustiamo un’ottima cena al
ristorante “Kaiki Taverna” dove seguiamo anche, soffrendo un po’, la finale di
tennis a Parigi (Roland Garros) tra Sinner e Alcaraz.
Lunedì 9 giugno ripartiamo con meta Amorgos,
a 35 miglia. Alla partenza abbiamo un vento da NNW sui 12-15 nodi; costeggiamo
il versante SW di Ios fino alla sua punta più meridionale, superata la quale
troviamo una notevole onda, di 3 metri, che ci prende al traverso e fa rollare
la barca, ma il glorioso equipaggio di Refola esce indenne anche da
questa prova. Poi finalmente il vento rinforza e gira a NE, consentendoci di
andare solo a vela fino all’arrivo.
Alle 15.30 arriviamo a Katapola, il
porto di Amorgos. La parte meridionale della baia ospita il molo dei traghetti
che anche qui arrivano numerosi ogni giorno; noi troviamo posto dalla parte
opposta, a nord, ormeggiando sul lato esterno del molo che delimita il
porticciolo per pescherecci e piccole barche. Diamo ancora su un fondale fangoso,
buon tenitore, sui 5-7 metri e portiamo la poppa in banchina (36°49’.849N-25°51’835E).
Siamo stati alquanto in apprensione per
questa sosta: le previsioni meteo annunciavano rinforzo del vento da nord e non
sapevamo quanto il nostro ormeggio fosse protetto. Poi leggendo le recensioni
di chi era stato qui, abbiamo scoperto che la parte nord è più protetta ed
abbiamo deciso di rischiare, pronti a cambiare isola in caso di problemi. La scelta
si è rivelata azzeccata: avvertiamo solo qualche saltuaria raffica, a 15 nodi,
ben supportata dalle cime al molo.
Il 10 giugno noleggiamo un’auto (35 €
per un giorno) e andiamo a visitare la Chora, molto bella con le sue stradine
strette e le case bianche, poi risaliamo verso l’estremità ovest dell’isola,
nella splendida baia di Kalotaritissa, ed infine al celebre monastero di
Hozoviotissa, che si staglia bianchissimo sulla costa ripida a picco sul mare. Andrea
ed io veniamo fermati all’ingresso perché è proibito entrare con i pantaloni
corti! Il problema è presto risolto: saggiamente sono predisposti cesti pieni
di pantaloni lunghi, a disposizione di ne avesse bisogno. Et voilà!
Mercoledì 11 luglio alle 7.45 lasciamo Amorgos
diretti a Patmos, a 54 miglia. Inizialmente, appena fuori
dalla profonda insenatura di Katapola, troviamo un mare notevole e vento da NNW
di circa 8-10 nodi. Avanziamo con vele e motore, poi superata la punta NE
dell’isola il vento rinforza da N sui 18 nodi: spegniamo il motore e andiamo
finalmente a vela.
Superiamo l’estremità meridionale di
Patmos e risaliamo la sua costa orientale fino ad infilarci nella profonda
insenatura di Skala.
Verso le 17.00, superato il molo in
cemento che delimita la parte più interna della baia, arriviamo a destino.
Caliamo l’ancora su un fondale fangoso sui 5-6 metri, buon tenitore, e portiamo
la poppa sulla lunga banchina posta sul versante occidentale della baia (37°19’.639N
26°32’.633E). Non si tratta di un vero e proprio marina (non fornisce docce e
servizi), ma in compenso è molto economico, paghiamo 33€ per 2 notti + 5 € per
l'acqua + 3 € per l'assistenza all'ormeggio.
Il mattino seguente la tranquilla
routine della crociera viene scombussolata da un imprevisto. Il nostro caro
Angelo, seduto ad un tavolino del bar sul porto per bere un caffè, al momento
di alzarsi prova un dolore acuto e non riesce a muoversi: gli è uscita la
protesi dall’anca. Chiamiamo un’ambulanza che trasporta Angelo al presidio
medico (a Patmos non c’è ospedale), dove dichiarano di non essere attrezzati per
eseguire la manovra di rimessa in sede della protesi: bisogna trasferirlo all’ospedale
di Leros. Cristina parte con lui, su un taxi boat, alla volta di Leros. Ci
terrà aggiornati via WhatsApp.
È evidente che dobbiamo cambiare
programma. Dopo Patmos avevo previsto una tappa a Samos per poi puntare su Bodrum,
dove ci raggiungerà la compagna di Andrea, Cecilia; ora la sosta a Samos va
cancellata; Andrea ed io ci porteremo a Leros per seguire lo sviluppo degli
eventi, poi procederemo per Bodrum in modo di essere puntuali all’appuntamento
con Cecilia.
Poiché questi fatti avvengono al mattino
e noi potremo spostarci a Leros solo il giorno dopo, Andrea ed io ci concediamo
un pomeriggio da turisti: noleggiamo un motorino ed andiamo a visitare la Chora
ed il monastero dentro il castello, da dove si gode una bellissima veduta
panoramica sul porto.
Al ritorno in barca veniamo aggiornati
da Cristina: la manovra di riposizionamento della protesi, al primo tentativo,
non è andata a buon fine, proveranno di nuovo sotto anestesia totale nel tardo
pomeriggio. Siamo un po’ preoccupati ma alla fine Cristina ci comunica che la
seconda manovra di riposizionamento è riuscita: Angelo sta bene, si è risvegliato
ed è sedato con antidolorifici. Perfetto! Appuntamento per l’indomani a Leros.
Venerdì 13 giugno Andrea ed io salpiamo
alle 8.40; Leros dista solo 20 miglia, il vento è da N sui 20-22 nodi,
procediamo a vela con andatura al gran lasco.
Arriviamo alle 12.00. Non c’è posto al marina
quindi siamo costretti a dare ancora fuori, su un fondale di 8-9 metri
(37°07.731N 26°51’.239E).
Ci mettiamo in contatto con Cristina:
sono in attesa del medico per le dimissioni dall’ospedale. Poi prenderanno un taxi
fino al Marina, dove chiederanno un ormeggio di emergenza per far salire a
bordo di Refola l’infortunato Angelo. Autorizzazione concessa; ormeggiamo
nel bacino di carenaggio, facciamo salire Angelo e Cristina e poi torniamo ad ancorare
fuori, più o meno dove eravamo.
Nel pomeriggio una breve puntata a terra
col dinghy per fare un po' di spesa; fortunosamente troviamo anche un nuovo tappo
per lo scarico d’acqua del gommone, che non teneva più bene e lasciava entrare
un po’ d’acqua.
Festeggiamo, con un aperitivo
serale potenziato, il ritorno di Angelo in barca.
Domani 14 giugno faremo rotta sulla Turchia.