giovedì 19 giugno 2025

TURCHIA: TURGUTREIS MARINA, BODRUM, GOKAGAC ALARI

Sabato 14 giugno lasciamo Leros e la Grecia; siamo lieti di apprendere che per l’uscita non sono necessarie formalità.

La prima destinazione in Turchia è Turgutreis Marine, a 25 miglia. Aggiriamo il versante meridionale di Leros e mettiamo la prua a SE; fuori troviamo un bel vento sostenuto, sui 20-30 nodi, da NNW che ci fa volare: alle 12.00 entriamo nel marina ed accostiamo al grande molo in cemento dove facciamo il pieno di carburante.

Il gommone del marina ci scorta all’ormeggio (37°02’.040N 27°25’.470E); terminate le manovre ci rechiamo agli uffici dove ci viene detto che dobbiamo subito lasciare il posto assegnatoci e andare con la barca a registrare l’ingresso alla dogana, che si trova all’ingresso del marina. Mannaggia, eravamo a due passi quando abbiamo fatto gasolio!

In dogana veniamo seguiti da un giovane agente un po' imbranato, con cui trattiamo sul prezzo della pratica accordandoci per 460 € in contanti. Il ragazzotto riesce anche a sbagliare la lista dell’equipaggio (attribuendo ad Angelo il ruolo di skipper). Gliela facciamo correggere e finalmente, dopo due ore di attesa, siamo ufficialmente registrati in Turchia.

Turgutreis è un marina recente, dotato di tutti i servizi ed attorniato da una miriade di ristoranti. Ci presentano un conto abbastanza caro: 250 € per una notte.


Un po’ allarmati telefoniamo a Bodrum. Vogliamo sapere se c’è un posto per noi, e la relativa tariffa: ci rispondono che il posto c’è, al costo di 370 € per una notte, 600 € per due notti! Rimaniamo basiti, neanche a New York abbiamo speso tanto! Ma non abbiamo scelta: a Bodrum sale a bordo Cecilia, in arrivo dall’Italia, quindi obtorto collo accettiamo la rapina.

Domenica 15 giugno, alle 9.30, molliamo gli ormeggi per raggiungere Bodrum che dista solo 13 miglia. C’è ancora il bel vento da NNW, sui 20-25 nodi con raffiche a 30.  Alle 11.40 entriamo nel porto di Bodrum dove veniamo accolti dal gommone del marina, che ci accompagna all’ormeggio (36°51’612N 28°01’318E). Sistemata la barca andiamo a portare i documenti all’ufficio, dove ci informano che la tariffa per notte non è di 300 €, bensì di 378 €; se ci fermiamo due notti il conto è di 756 €. In tutti i modi cerchiamo di far presente che 24 ore prima ci avevano dato informazioni diverse, ma nonostante le nostre lamentele non otteniamo niente. Ormai siamo rassegnati a subire una rapina al giorno!

Bodrum ha un bel centro pieno di ristoranti e negozi, che visitiamo lunedì 16 giugno.  Per prima cosa, presso Telekom Turchia, acquisto una scheda sim da 50 giga (per un mese, 43 €) così torno ad essere connesso con il mondo. Poi facciamo un po' di spesa e compriamo 5 pita bread con pollo e verdure per il pranzo.



Cecilia arriva puntualissima con il taxi, intorno alle 18.00; viene festeggiata da Andrea e da noi tutti con un aperitivo speciale.

Anche la cena ha un carattere speciale: Angelo, lavorando buona parte del pomeriggio, ci ha preparato veri gnocchi di patate conditi con il pesto di sua produzione, buonissimi!


Nel frattempo ho appreso che da qualche anno in Turchia le norme antiinquinamento sono diventate più rigide: tutte le barche devono essere dotate di serbatoi per la raccolta delle acque nere, inoltre ogni barca deve avere a bordo una scheda con gli elementi identificativi dell’imbarcazione, su cui devono essere registrati gli svuotamenti effettuati nei porti attrezzati. Ogni operazione di svuotamento costa dagli 8 ai 22 €. Il nostro primo tentativo però non va a buon fine: quella sorta di valvola posta all’estremità del tubo aspirante ha un diametro inferiore al nostro foro di prelievo, quindi entra aria e non si riesce a produrre il vuoto necessario all’aspirazione. Si rimanda tutto al mattino successivo.

Alle 10.00 di martedì 17 giugno, infatti, arriva la barchetta con l’attrezzatura di svuotamento: questa volta il tecnico rimuove la valvola e semplicemente infila il tubo nel serbatoio. L’aspirazione riesce: ci siamo liberati delle acque nere ed abbiamo la prima registrazione sulla scheda di Refola!


Terminata l’operazione salpiamo con meta l’ancoraggio di Gokagac Adalari, a 32 miglia in direzione SE. All’inizio un bel venticello da N sui 10-12 nodi ci permette di aprire le vele per aiutare il motore, poi rinforza da SW, sui 15 nodi, e spegniamo il motore.

Arriviamo alle 16.10: la baia è ben riparata, diamo ancora su fondo sabbioso, profondità 7-8 metri (36°51’.612N 28°01’.318E). Intorno a noi sono già presenti 5 barche, più 2 caicchi con le cime a terra; il posto è suggestivo, l’acqua limpida, facciamo un bel bagno e controlliamo l’ancora completamente affondata nella sabbia.




Facciamo un giretto a terra con il dinghy: non c’è molto da vedere in realtà, non c’è paese né abitazioni. Restiamo un po’ sulla spiaggia a godere il silenzio della baia solitaria e poi rientriamo a bordo per il rito dell’aperitivo serale.

Aliamo il gommone a poppa; Refola è pronta per la tappa successiva, per noi una bella cena e tante nanne.

venerdì 13 giugno 2025

IOS, AMORGOS, PATMOS, LEROS

Sabato 7 giugno salpiamo per Ios. La rotta è 84°; il vento da N, sui 15-20 nodi, ci regala una bella veleggiata con andatura al traverso. Nel pomeriggio il vento rinforza a 20-25 nodi, sempre da nord: avvolgiamo un po’ di randa, riduciamo leggermente il genoa, Refola avanza sull’acqua veloce e sicura come sempre.

Alle 15.30 entriamo nel porto di Ios, affollato di barche; troviamo posto nella parte a SW, alla fine del molo che protegge il piccolo porticciolo per le barche da pesca (36°43’335N 25°16’298E), ma non è una buona sistemazione: siamo esposti al vento che continua a soffiare sui 20 nodi. Fortunatamente il giorno seguente qualche barca parte lasciando un po’ di spazio sulla banchina nord del porto, molto più protetta; ci spostiamo e in effetti stiamo molto più tranquilli (36°43’.379N 25°16’.390 E).

Il capoluogo dell’isola è Ios (detto anche Chora), un paese carino, con un notevole flusso turistico di traghetti che fanno la spola dalle altre isole vicine; Cristina, Andrea ed io facciamo un’escursione ad una tipica chiesa bianca sulla sommità della collina, da cui si apre un'eccezionale veduta  sul porto.




Alla sera ci gustiamo un’ottima cena al ristorante “Kaiki Taverna” dove seguiamo anche, soffrendo un po’, la finale di tennis a Parigi (Roland Garros) tra Sinner e Alcaraz.

Lunedì 9 giugno ripartiamo con meta Amorgos, a 35 miglia. Alla partenza abbiamo un vento da NNW sui 12-15 nodi; costeggiamo il versante SW di Ios fino alla sua punta più meridionale, superata la quale troviamo una notevole onda, di 3 metri, che ci prende al traverso e fa rollare la barca, ma il glorioso equipaggio di Refola esce indenne anche da questa prova. Poi finalmente il vento rinforza e gira a NE, consentendoci di andare solo a vela fino all’arrivo.

Alle 15.30 arriviamo a Katapola, il porto di Amorgos. La parte meridionale della baia ospita il molo dei traghetti che anche qui arrivano numerosi ogni giorno; noi troviamo posto dalla parte opposta, a nord, ormeggiando sul lato esterno del molo che delimita il porticciolo per pescherecci e piccole barche. Diamo ancora su un fondale fangoso, buon tenitore, sui 5-7 metri e portiamo la poppa in banchina (36°49’.849N-25°51’835E).

Siamo stati alquanto in apprensione per questa sosta: le previsioni meteo annunciavano rinforzo del vento da nord e non sapevamo quanto il nostro ormeggio fosse protetto. Poi leggendo le recensioni di chi era stato qui, abbiamo scoperto che la parte nord è più protetta ed abbiamo deciso di rischiare, pronti a cambiare isola in caso di problemi. La scelta si è rivelata azzeccata: avvertiamo solo qualche saltuaria raffica, a 15 nodi, ben supportata dalle cime al molo.

Il 10 giugno noleggiamo un’auto (35 € per un giorno) e andiamo a visitare la Chora, molto bella con le sue stradine strette e le case bianche, poi risaliamo verso l’estremità ovest dell’isola, nella splendida baia di Kalotaritissa, ed infine al celebre monastero di Hozoviotissa, che si staglia bianchissimo sulla costa ripida a picco sul mare. Andrea ed io veniamo fermati all’ingresso perché è proibito entrare con i pantaloni corti! Il problema è presto risolto: saggiamente sono predisposti cesti pieni di pantaloni lunghi, a disposizione di ne avesse bisogno. Et voilà!






Mercoledì 11 luglio alle 7.45 lasciamo Amorgos diretti a Patmos, a 54 miglia. Inizialmente, appena fuori dalla profonda insenatura di Katapola, troviamo un mare notevole e vento da NNW di circa 8-10 nodi. Avanziamo con vele e motore, poi superata la punta NE dell’isola il vento rinforza da N sui 18 nodi: spegniamo il motore e andiamo finalmente a vela.

Superiamo l’estremità meridionale di Patmos e risaliamo la sua costa orientale fino ad infilarci nella profonda insenatura di Skala.


Verso le 17.00, superato il molo in cemento che delimita la parte più interna della baia, arriviamo a destino. Caliamo l’ancora su un fondale fangoso sui 5-6 metri, buon tenitore, e portiamo la poppa sulla lunga banchina posta sul versante occidentale della baia (37°19’.639N 26°32’.633E). Non si tratta di un vero e proprio marina (non fornisce docce e servizi), ma in compenso è molto economico, paghiamo 33€ per 2 notti + 5 € per l'acqua + 3 € per l'assistenza all'ormeggio.

Il mattino seguente la tranquilla routine della crociera viene scombussolata da un imprevisto. Il nostro caro Angelo, seduto ad un tavolino del bar sul porto per bere un caffè, al momento di alzarsi prova un dolore acuto e non riesce a muoversi: gli è uscita la protesi dall’anca. Chiamiamo un’ambulanza che trasporta Angelo al presidio medico (a Patmos non c’è ospedale), dove dichiarano di non essere attrezzati per eseguire la manovra di rimessa in sede della protesi: bisogna trasferirlo all’ospedale di Leros. Cristina parte con lui, su un taxi boat, alla volta di Leros. Ci terrà aggiornati via WhatsApp.

È evidente che dobbiamo cambiare programma. Dopo Patmos avevo previsto una tappa a Samos per poi puntare su Bodrum, dove ci raggiungerà la compagna di Andrea, Cecilia; ora la sosta a Samos va cancellata; Andrea ed io ci porteremo a Leros per seguire lo sviluppo degli eventi, poi procederemo per Bodrum in modo di essere puntuali all’appuntamento con Cecilia.

Poiché questi fatti avvengono al mattino e noi potremo spostarci a Leros solo il giorno dopo, Andrea ed io ci concediamo un pomeriggio da turisti: noleggiamo un motorino ed andiamo a visitare la Chora ed il monastero dentro il castello, da dove si gode una bellissima veduta panoramica sul porto.





Al ritorno in barca veniamo aggiornati da Cristina: la manovra di riposizionamento della protesi, al primo tentativo, non è andata a buon fine, proveranno di nuovo sotto anestesia totale nel tardo pomeriggio. Siamo un po’ preoccupati ma alla fine Cristina ci comunica che la seconda manovra di riposizionamento è riuscita: Angelo sta bene, si è risvegliato ed è sedato con antidolorifici. Perfetto! Appuntamento per l’indomani a Leros.

Venerdì 13 giugno Andrea ed io salpiamo alle 8.40; Leros dista solo 20 miglia, il vento è da N sui 20-22 nodi, procediamo a vela con andatura al gran lasco.

Arriviamo alle 12.00. Non c’è posto al marina quindi siamo costretti a dare ancora fuori, su un fondale di 8-9 metri (37°07.731N 26°51’.239E).

Ci mettiamo in contatto con Cristina: sono in attesa del medico per le dimissioni dall’ospedale. Poi prenderanno un taxi fino al Marina, dove chiederanno un ormeggio di emergenza per far salire a bordo di Refola l’infortunato Angelo. Autorizzazione concessa; ormeggiamo nel bacino di carenaggio, facciamo salire Angelo e Cristina e poi torniamo ad ancorare fuori, più o meno dove eravamo.





Nel pomeriggio una breve puntata a terra col dinghy per fare un po' di spesa; fortunosamente troviamo anche un nuovo tappo per lo scarico d’acqua del gommone, che non teneva più bene e lasciava entrare un po’ d’acqua.

Festeggiamo, con un aperitivo serale potenziato, il ritorno di Angelo in barca.

Domani 14 giugno faremo rotta sulla Turchia.

lunedì 9 giugno 2025

MONEMVASIA e MILOS

Salpiamo martedì 3 giugno alle 9.00 per Monemvasia, a 32 miglia; il vento è ancora assente, navighiamo a motore in un mare calmissimo ed arriviamo alle 14.30.

Troviamo posto nel piccolo porto (36°41.035N 23°02.302E) a sud dell’istmo che unisce la rocca che ospita Monemvasia a Gefyra, in terraferma. Veniamo accolti da Matteo, che gestisce gli ormeggi: “Il posto è gratuito - ci dice - se avete bisogno di acqua o elettricità vi cambio posto e pagate qualcosa”. Acqua ne abbiamo, le batterie stanno facendo un ottimo lavoro quindi ringrazio ma declino l’offerta.

L’intraprendente Matteo ci invita a contattarlo (+30 6957200686) per qualsiasi necessità, anche tornassimo in futuro, e ci comunica di essere titolare di un ristorante poco distante dall’istmo.

Per evitare il caldo asfissiante del pomeriggio, l’indomani partiamo di buonora per visitare il borgo di Monemvasia. Impavidi, Andrea ed io affrontiamo la salita fino alla sommità del castello, un tour de force su scale con gradini scivolosi: ripagati da una vista mirabile sulla cittadina e sull’Egeo, miracolosamente riusciamo a tornare indietro incolumi. 




Alle 12 ci ritroviamo con Angelo e Cristina; Monemvasia è area completamente pedonale: il borgo è curato in ogni suo angolo. Edifici di pietra, viuzze con negozi (spesso di gioielli) e gallerie d’arte, ristoranti, guest house, una piazzetta sul mare piena di magia.



Facciamo un po' di spesa e sulla via del ritorno alla barca ci fermiamo da Matteo per pranzare: ristorante economico e piacevole, 52 € in quattro persone, con piatto di calamari, birra e acqua.

Una volta a bordo, dopo una meritata pennichella, concludiamo la giornata con il solito aperitivo serale seguito dall’ottima pasta cucinata da Angelo, poi tutti a dormire presto: domani si parte all’alba.

Il 5 giugno, alle 6, usciamo dal porto: rotta 92°, 63 miglia da percorrere. All’inizio avanziamo a motore, poi verso le 9 si alza un po' di vento da nord che ci consente, sempre aiutati dal motore, di aprire prima la randa e poi anche il genoa. Alle 10 peschiamo un bel tonnetto sui 10 kg; mentre lo sto sfilettando il mulinello ci annuncia un’altra presa, pressoché uguale, che però riesce a liberarsi quando eravamo prossimi a tirarlo in barca. Ci facciamo bastare il pescato, da cui ricaviamo un’abbondante “ceviche” per il pranzo e cinque buste di filetto da congelare nel freezer.

Nel primo pomeriggio il vento aumenta leggermente, fino a 11 nodi; non è sufficiente per andare solo a vela, ma riduciamo i giri al motore a 1400 e così procediamo fino all’arrivo.

Alle 16.05 siamo a destino: località Kleftiko, sul versante SW di Milos (36°38.856N 24°19.898E), posto molto gettonato dalle barche turistiche che provengono dal capoluogo.

Il giorno successivo facciamo un'escursione col gommone: lo scenario intorno a noi è veramente spettacolare, ricco di grotte e passaggi vari, con acque trasparenti e rocce bianche che fanno risaltare i colori del mare. Facciamo un bel bagno rigenerante, anche se l'acqua è ancora freschetta.  




La sera il solito rituale: aperitivo, cena, quattro chiacchiere in pozzetto e poi a nanna. Domani si riparte alla volta di Ios.


giovedì 5 giugno 2025

Da PILOS a KALAMATA, a GEROLIMENAS, fino a ELAFONISOS

Per recuperare il giorno di ritardo in partenza, decido di rinunciare alla sosta di un giorno che avevo previsto a Pilos e così giovedì 29 maggio lasciamo il marina in eterno allestimento, diretti a Kalamata distante 40 miglia. Il vento è scarso, sui 9 nodi da NNE; procediamo a motore con le vele aperte, arriviamo alle 14.40 al marina di Kalamata.

Lilli ed io siamo stati qui l’ultima volta nel 2021, per salire a bordo di Talita (il Genesi 43 di cui un tempo ero comproprietario) invitati per una piccola crociera dagli amici Gianni e Tiziana. Conosco quindi abbastanza bene la cittadina e le sue principali attrattive. Di sera infatti conduco l’equipaggio al ristorante Elatos, più simile ad una rosticceria, che offre ottimo cibo a prezzi contenuti.

Venerdì 30 maggio Cristina, Andrea ed io ci dedichiamo alla visita del centro storico; tentiamo di visitare la Collezione di Costumi greci "Victoria Karelia", museo degli abiti tradizionali da cui Lilli ed io eravamo stati incantati, ma lo troviamo chiuso. 



Kalamata è una bella città, animata, con due grossi supermercati dove è possibile fare rifornimento di cambusa.

Ne approfittiamo per rabboccare le nostre provviste, facciamo rifornimento di carburante (193 litri) con autobotte in banchina a 1,600 €/litro, per il bucato utilizziamo lavatrice e asciugatrice del marina.

Sabato 31 maggio ci spostiamo a Gerolimenas: niente vento, tutto a motore. Arriviamo alle 15.40 e ancoriamo su fondale sabbioso, profondità 8-10 metri, vicino al paese (36°28.885N 22°23.978E). Poiché si tratta solo di una sosta tecnica, per accorciare la distanza che ci separa da Elafonisos, passiamo un pigro pomeriggio di riposo in barca, senza scendere a terra.

La mattina dopo, domenica 1° giugno salpiamo per Elafonisos, piccola isola a SW del terzo dito (il più orientale) del Peloponneso; la distanza da coprire è di 37 miglia, ma siamo ancora senza vento e procediamo a motore su un mare calmo. Solo verso l’arrivo si alza un po' di aria da ENE, sui 10 nodi. Arriviamo alle 15.05 e ancoriamo appena a sud del paese, su fondale sabbioso e profondità 5-6 metri (36°30.467N 22°58.990E).

Il giorno seguente procediamo alle operazioni per rendere operativo il dinghy, necessario per ansare a terra quando siamo all’ancora e finora rimasto ben assicurato in coperta, a prua via dell’albero di maestra: lo caliamo in acqua e predisponiamo a poppa il sistema di cime per lasciarlo sospeso durante la navigazione.

Il porto di Elafonisos è quasi completamente occupato dai traghetti che con più corse giornaliere fanno la spola dalla terraferma all’isola; si tratta di traghetti piccoli ma attrezzati per il trasporto di auto. Difficile trovare posto per barche da diporto, visto che i fondali sono sufficienti solo nella parte occupata dai traghetti.

Per raggiungere il paese con il dinghy utilizziamo l’altro porticciolo adiacente, quello dei pescatori. 

Facciamo un piccolo giro di perlustrazione: paese, che si presenta carino e simpatico, molto turistico anche se siamo appena agli inizi della stagione. 

Compriamo, a prezzi esorbitanti, un po' di pane e mele; Andrea acquista 1 kg di pesce fresco da un pescatore e ce lo gustiamo a pranzo fritto in padella.

Nel pomeriggio un importante rito: il primo bagno di stagione. L’acqua, limpidissima, è ancora freddina, ma il battesimo andava fatto e ne valeva la pena.



Altra cena sotto il cielo stellato e poi a nanna; domani si riparte!

giovedì 29 maggio 2025

ESTATE 2025: seconda stagione in Mediterraneo per Refola


Il 2025 si apre con una bella novità per Refola: abbiamo ordinato nuove coperture per i divani della dinette alla veleria OneSails Sicilia, ed hanno fatto un bel lavoro!


L’equipaggio per questa prima tranche è composto dal sottoscritto, il giovane Andrea, i comaschi Angelo e Cristina. Ci troviamo tutti, nel pomeriggio del 17 maggio, all’aeroporto di Catania; ritiriamo l’auto (già noleggiata da casa) e partiamo alla volta di Marina di Ragusa, dove ci attende
Refola. Provati dal viaggio, ci rinfranchiamo con una splendida cena al nostro ristorante preferito, un circolo privato gestito dal catering “Fareventi”.

L’indomani, domenica 18, iniziano i lavori: rimontaggio drizze, genoa, cambio olio e filtri del motore e del generatore.

Lunedì alaggio di Refola al cantiere.


Una volta che la barca è sull’invaso, ci vietano di salire a bodo; li trovo molto più rigidi rispetto allo scorso anno, quando avevo ottenuto il permesso di salire per fare qualche lavoretto. Ispeziono l’opera viva e con piacere realizzo che non c’è bisogno di fare carena, è sufficiente qualche ritocco, pulire per bene l’elica e montare i nuovi anodi sacrificali. Comunico la situazione al capocantiere, che di rimando mi dice: “Bene, la barca torna in acqua oggi stesso!”.

“Oh cacchio!”, penso, “Un po’ di lavoro lo devo fare e inoltre, pensando di dover fare carena, ho prenotato un appartamento per una settimana!”.

Mi riprendo rapidamente dalla sorpresa e avanzo una richiesta: ho bisogno che i tecnici del cantiere mi montino i nuovi cuscinetti del generatore eolico. La mossa riesce: il varo di Refola viene rimandato al giorno dopo.

Fortunatamente riusciamo modificare la prenotazione dell’appartamento e ridurre la nostra permanenza a soli due giorni.

Al cantiere avevo commissionato anche la sostituzione dell’alternatore del motore; l’intervento è stato fatto al ritorno di Refola in banchina, ed ha portato una sorpresa: è necessario sostituire anche il tubo di ricircolo del liquido di raffreddamento, che era rotto.

Un’altra sorpresa ce l’ha riservata la randa. Mi ero accorto che usciva con difficolta dall’albero di maestra in cui è avvolta; per verificare la tiriamo giù completamente e troviamo tre strappi in corrispondenza della penna; la consegniamo alla veleria e in due giorni ce la riportano riparata.  

Naturalmente tra le operazioni preliminari alla partenza non può mancare una grande cambusa, che ci renda autosufficienti per un lungo periodo.

La partenza per la Grecia era programmata per domenica 25, ma un’attenta valutazione delle previsioni meteo (nello Ionio forte maestrale con raffiche a 40 nodi) mi induce a rimandarla a lunedì 26. E infatti molliamo gli ormeggi alle 8.00 di lunedì 26 ottobre; siamo diretti a Pilos (Navarino), sulla costa W del Peloponneso; rotta E, 352 miglia; prevedo due giorni e qualche ora di navigazione.

Usciamo dal porto a motore e purtroppo non lo spegniamo più fino quasi all’arrivo; all’inizio c’è un bel vento sui 15-17 nodi da SW, in poppa, che diventa un apparente sui 8-10 nodi; con il motore al minimo (1400 g/min) procediamo a 7-7,5 nodi. Poi superato capo Passero il vento, sempre in poppa, diminuisce sempre più e così rimane fino a 30 miglia dalla costa greca, quando finalmente gira a NW, consentendoci finalmente di spegnere il motore.

Due le prese alla pesca. La prima è sfortunata: si scioglie il nodo fatto sulla girella e perdiamo tutto, esca e tonno. La seconda, all’imbrunire del secondo giorno di navigazione, ci regala un bel tonno alalunga sui 4-5 chili. Il mattino seguente Angelo lo sfiletta e ne ricaviamo 5 buste che mettiamo sotto vuoto nel freezer, più una bella dose da gustare a pranzo alla “ceviche”, crudo marinato con olio e limone e verdure.


La navigazione è piacevole, nonostante il motore; ci alterniamo in turni di guardia di due ore con parziale sovrapposizione durante la notte; la luna nuova ci permette di ammirare un cielo stellato che non vedevamo da tempo immemorabile.


Giungiamo a destino mercoledì 28 maggio alle 15,45.

Ormeggiamo nel marina che ci aveva già ospitato nel lontano 2007, quando Refola era una bambina ed io di poco più grande: era in fase di allestimento allora, e così lo ritroviamo 18 anni dopo. Il portolano (Grecia Ionica di Nicola Trentini ed. 2022) dice che il progetto per il completamento delle strutture è stato approvato, chissà… Comunque per ora l’ormeggio è gratuito e infatti ci sono moltissime barche; un gentile navigatore inglese ci fa segno di metterci accanto alla sua barca e allo scopo fa spostare il gommone della barca vicina.


Nel tardo pomeriggio Cristina, Andrea ed io visitiamo il paese, carino con tanti negozi, acquistiamo del pane e delle mele e rientriamo in barca.

Come sempre, complimenti a Refola e al suo equipaggio!