17:04.89S 177:16.61E
I colori della baia Yalobi, a sud di Waya
Un giro di perlustrazione col dinghy
La baia Nalauwaki, a nord di Waya
Il nostro ancoraggio a nord
La baia del resort Octopus …
… e la sua spiaggia
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I colori della baia Yalobi, a sud di Waya
Un giro di perlustrazione col dinghy
La baia Nalauwaki, a nord di Waya
Il nostro ancoraggio a nord
La baia del resort Octopus …
… e la sua spiaggia
16:80.93S 177:27.93E
Martedi 7 ottobre alle 6.30 salpiamo da Yandua, con Cristiano che ci segue a ruota, c’e’ alta marea e cielo grigio, si fatica a distinguere le secche dalle acque profonde; seguiamo la traccia precedente per circa 4 miglia, fino all’uscita della barriera che ci riporta nelle Bligh Water, poi rotta per ovest con il vento al gran lasco sui 20 nodi; il cielo si e’ aperto ed un bel sole ci accompagna per tutto il percorso. La pesca e’ tornata fruttuosa: un wahoo sui 6 kili ed un tonnetto di circa 3 rimpinguano a dovere il nostro freezer.
Alle 13.00 superiamo il reef che si estende a nord dell’isola Yasawa, la piu’ settentrionale del gruppo, fondale minimo 13 metri, c’e’ una buona luce che ci fa vedere distintamente i bassi fondali ed i piccoli scogli. Alle 14.35, dopo aver percorso 55 miglia, ancoriamo a Narawa Bay, davanti ad una bella e lunga spiaggia bianca, su un fondale di sabbia di 7-8 metri (16°44.011’S 177°33.743’E).
Troviamo ad attenderci Giorgio, che naviga in solitario sul suo Pretorian “Waki”, e che sentiamo ogni sera via radio SSB al net italiano delle 6.00 UTC; la sera gran cenone su Refola, in compagnia degli amici di Libero e Waki.
A cominciare dal tardo pomeriggio il vento rinforza e continua ad ululare per tutta la notte ed il giorno seguente a 25-30 nodi, l’ancoraggio e’ ben protetto e la tenuta dell’ancora ottima; non secondario, abbiamo anche un buon segnale per internet. Il giorno seguente una delegazione formata da Giorgio, Cristiano e Giancarlo si reca a piedi al villaggio di Yasawairara, distante circa 7 km, per fare il sevu sevu. La notte di mercoledi 8, verso le 22, vediamo l’eclissi sulla luna piena: le nuvole che corrono veloci nel cielo disturbano un po’, ma a tratti e’ chiaramente visibile l’ombra della terra che oscura tre quarti della superficie lunare.
Giovedi 9 ottobre ci spostiamo a sud dell’isola, in prossimita’ del villaggio Nabukeru; bella veleggiata di 14 miglia, con il vento al lasco sui 15-20 nodi, alle 11.40 ancoriamo a NW di Sawa-I-Lau su un fondale di 22-24 mt di sabbia (16°50.935’S 177°27.928’E) ..
Nel pomeriggio scendiamo a terra per fare il sevu sevu: solita breve cerimonia, ma alla fine riceviamo dal capo villaggio la “calda” raccomandazione di passare dalle “ladies” (le sue compaesane) per vedere la raccolta di collane e monili vari che mettono in vendita per i turisti.
Mentre eravamo in visita dal capo, infatti, le “ladies”, una decina di signore ben in carne, avevano steso a terra parei e stuoie e messo in bella vista tutti i loro lavori: ci sembrava scortese sottrarci e cosi’ onoriamo l’ospitalita’ acquistando qualche articolo.
L’attrattiva principale che rende famoso questo ancoraggio sono le grotte subacquee dell’isolotto Sawa-I-Lau ; tutte le mattine alle 9.30, dal villaggio Tamusua, un miglio ad ovest di Nabukeru, arriva il “proprietario” delle grotte con una squadra di assistenti. Apre il cancello che da’ accesso alle grotte, riscuote la tariffa (20 $ fijiani a persona + 10 per ogni gruppo), mentre i suoi assistenti armati di torce subacquee, si occupano di accompagnare i turisti e di evitare incidenti.
Venerdi 10 ottobre decidiamo di visitare queste grotte: insieme a noi, dai resort vicini, arrivano 3-4 barche piene di turisti. Ovviamente il boss da’ la precedenza a loro (turisti doc), anche perche’ tramite il nostro portavoce Cristiano noi ci mettiamo a contrattare sul prezzo, peraltro senza ottenere un bel niente! Si accede alle grotte per mezzo di una scala in cemento che parte dalla piccola spiaggia e sale per circa 15 metri fino al cancello. Da li’ si riscende in grotta fino al livello del mare: ci si ritrova in una prima caverna, con acqua profonda una decina di metri, grande ed illuminata dal sole tramite una grossa apertura in alto, tra le ripide pareti di roccia; da questo primo antro si diramano altre caverne, piu’ piccole e piu’ buie, da raggiungere attraverso percorsi subacquei, abbastanza brevi (circa 10-15 sec).
E’ necessario essere attrezzati di torcia subacquea, perche’ a parte la prima sala, le altre sono senza luce ed e’ facile perdere l’orientamento; gli assistenti si posizionano ai due lati del passaggio piu’ difficile, per aiutare chi si trova in difficolta’, ma negli altri posti ognuno si deve arrangiare.
E’ stata un’esperienza emozionante e per tutti e’ valsa la pena di spendere un po’ di dollari (quasi 10 euro a testa!); abbiamo proseguito lo snorkeling sul mare davanti alle grotte, dove ci sono bei coralli e molte specie di pesci di piccola taglia.
Il 10 ottobre e’ festa nazionale alle Fiji (anniversario dell’indipendenza dal dominio coloniale britannico, ottenuta nel 1970); il capo villaggio di Nabukeru ci aveva invitato a partecipare ai festeggiamenti e cosi’ nel pomeriggio siamo scesi a terra. Apparentemente il villaggio era tranquillo e sonnacchioso come al solito, ma poi girando siamo arrivati alla “Community hall”, una casa un po’ piu’ grande delle altre, punto di ritrovo per le assemblee e le feste del villaggio. Tutti seduti per terra, le donne da una parte, a guardare e chiacchierare, e gli uomini dall’altra, a bere la kava nella classica ciotola di cocco. Cortesemente ci invitano ad entrare, ma solo Angelo ed io decidiamo di provare questa benedetta kava (dopo averne regalata tanta nei nostri “sevu sevu”),
gli altri optano per una passeggiata sulla spiaggia … ebbene, abbiamo bevuto una ciotola di kava a testa (e’ assolutamente scortese non finirla): e’ come bere dell’acqua sporca di terra, che lascia in bocca un leggero sapore di pepe. In tutte le Fiji la kava e’ un caposaldo delle loro tradizioni; si beve in compagnia, e pare che con una certa quantita’ si abbiano effetti narcotizzanti. Noi siamo rimasti lucidi, comunque…
Sabato 11 ottobre lasciamo l’ancoraggio di Sawa-I-Lau per spostarci circa 10 miglia a sud, nella famosa Blu Lagoon del gruppo delle Yasawa, dove e’ stato girato il film con Brook Shields.
Alessandro
La spedizione a terra di Giancarlo, Cristiano, Giorgio
Lilli di vedetta a prua per l’arrivo a Sawa-I-Lau
Sawa-I-Lau, la spiaggia e le caratteristiche rocce a fungo
Il resto della flottiglia italiana: Libero di Cristiano e Waki di Giorgio
I nostri eroi col capo villaggio di Nabukeru (Cristiano, Angelo, Sandro)
Le “ladies” di Nabukeru vendono i loro souvenir
Il placido ancoraggio di Sawa-I-Lau
L’ingresso alle grotte
La prima caverna …
… la luce viene dall’alto …
16:80.93S 177:27.93E
Snorkelling davanti alle grotte
Tra i funghi e l’acqua chiara
Lilli si infila sempre dappertutto
La festa a Nabukeru per l’Independence Day
E finalmente Angelo beve la kava !!!!
L’ancoraggio visto dal villaggio
Uno dei tramonti fijiani
17:26.50S 178:57.18E
Dopo averle viste nelle vasche di allevamento, andiamo a vedere le tridacne in mare
Il banco di corallo a pochi metri dal nostro ancoraggio
Il comandante in apnea
Parte dell’allegra brigata (mancano il comandante ed Angelo). Eliane, Lilli, Cristiano, Giancarlo
16:46.58S 179:19.72E All’alba di martedi 13 settembre lasciamo Bay of Island per una tappa di 65 miglia; l’uscita dalla pass di Qilaqila e’ facile: l’alta marea copre il paletto che segna la secca a sud della pass, ma abbiamo la traccia registrata due giorni fa che ci indica la rotta di uscita. Il trasferimento procede veloce grazie ad un bel vento da SE sui 15-20 nodi; con la pesca siamo invece sfortunati: prendiamo tre barracuda che rigettiamo in mare uno dopo l’altro, la quarta presa e’ qualcosa di grosso, che si abbocca mentre stiamo viaggiando a circa 7 nodi, nemmeno il tempo di prendere in mano la scotta per ridurre il genoa, con uno strattone violento il pescione si porta via tutto, rimangono poche decine di metri di filo sul mulinello! Alle 14.30 arriviamo a Matagi Island, in una bella baia rivolta a Nord, senza reef esterno; la manovra di ancoraggio richiede un po’ di tempo, il fondo e’ disseminato di coralli, con alcune chiazze di sabbia, troviamo un buon punto nella parte Est della baia, su un fondale di 10-12 metri (16° 43.771 S – 179° 44.591 W). Per tenere la catena sollevata dal fondo, secondo il sistema gia’ sperimentato alle Tuamotu, mettiamo una boa a 25-30 metri dall’ancora; l’acqua e’ di una limpidezza eccezionale ed i coralli sono molto belli, sul fondo della baia una grande spiaggia, con una piccola costruzione in legno, c’e’ anche un discreto segnale internet. Il giorno seguente scendiamo a terra col dinghy, ma in bassa marea non e’ facile trovare un varco tra i coralli affioranti; fortunatamente vediamo arrivare una barca locale che punta dritto sulla spiaggia, la seguiamo a ruota e atterriamo anche noi. I due fijiani (dipendenti del resort che si trova sul lato Ovest dell’isola) sono li’ per riordinare la casetta e pulire un po’ la spiaggia (dalle foglie). Ci dicono che tutta l’isola e’ privata, che possiamo stare liberamente, ma alle 13.00 dovremo lasciare la spiaggia perche’ ci sara’ un “picnic privato”. Evidentemente il resort ha promesso ai suoi ospiti un esclusivo “picnic su spiaggia deserta”, e tale deve essere. Aggiornamento della lista inconvenienti: nell’ultimo giorno trascorso a Vanua Balavu si e’ bruciato l’inverter acquistato appena un anno fa a Papeete. Ne avevamo un altro piccolino che, purtroppo, ha retto solo una mezz’ora e poi e’ spirato pure lui. L’inverter, che trasforma i 24 V delle batterie in 220 V, e’ un apparecchio molto utile per la vita di bordo, ma purtroppo anche altrettanto delicato: negli ultimi due anni ne abbiamo bruciati quattro! Ora per usare il pc siamo costretti ad accendere il generatore da 7 kw. Bisognerebbe averne almeno due di scorta, speriamo di trovarli quando arriveremo al prossimo centro “evoluto”, Savu Savu. Giovedi’ 25 settembre alle 7.10 lasciamo la bella baia di Matangi Island e percorriamo velocemente il largo canale tra Vanua Levu e Taveuni; alle 10.00 siamo a Somo Somo, centro principale di Taveuni Island; l’ancoraggio segnalato dal plotter e’ molto profondo, oltre 22 metri. Ci spostiamo 300 metri a NNE della foce di un piccolo torrente su un fondale di 13-15 metri (16° 46.158 S – 179° 58.299 W). Il cielo e’ coperto e non si vede il fondale, ma la presa dell’ancora con 50 metri di catena e’ buona. Il posto non ha molte attrattive, il motivo di questo ancoraggio e’ che la nostra cambusa piange, e qui siamo a due passi da un grosso supermercato della catena MH. Ancora una volta la discesa a terra con la bassa marea non e’ semplice, molti coralli ostacolano il percorso e gli ultimi 50 metri sono davvero bassi, bisogna scendere dal dinghy e trainarlo, col motore alzato. Dopo la spesa, vista la giornata grigia che non ci permetterebbe di apprezzare nemmeno il piu’ bello degli ancoraggi, decidiamo di fermarci per la notte e rinunciamo alla sosta che avevo previsto a Viani Bay, distante da Somo Somo 8 miglia. Il giorno seguente, venerdi 26, salpiamo alle 6.00 e l’ancora viene su senza alcuna difficolta’. L’alta marea e’ alle 7.30, percio’ navighiamo con il favore della corrente SW che si sviluppa nel canale di Somo Somo, per effetto della marea crescente; dopo, quando la marea comincia a calare, la corrente gira a NE. Alle 7.10 siamo fuori dal canale e termina per noi l’effetto corrente, che ci dava circa 2-2,5 nodi di spinta; purtroppo anche il vento scende a 5 nodi, siamo costretti a dare motore. Verso le 12.00 arriva un bel SE sui 15-18 nodi, percorriamo velocemente le ultime 15 M ed alle 13.40 siamo a Savu Savu. Cristiano, che sentiamo per radio SSB, e’ arrivato 2 giorni prima di noi e ci ha prenotato una boa: cosi’, non appena entriamo nella baia, ci viene incontro il marinaio per assegnarci la boa e assisterci nell’ormeggio. A Savu Savu ci sono due marina (piuttosto affollati di questi tempi), super protetti nel canale tra l’isola principale (Vanua Levu) e l’isolotto di Nawi Island: percorrendo il canale si incontra per primo il Waitui Marina, piu’ esterno, molto ruspante, mentre poco piu’ oltre c’e’ il Copra Shed Marina, decisamente piu’ lussuoso, con una decina di posti barca in banchina con elettricita’; entrambi hanno il pontiletto per il dinghy. I prezzi non differiscono di molto, rispettivamente 10 $ e 11 $ fijiani (4-4,2 €) per una notte alla boa; si puo’ prendere carburante con le taniche al distributore appena fuori dal marina, fare acqua al pontile per 5 $ (in alta marea), il segnale internet e’ veloce. Savu Savu e’ una ridente cittadina che si sviluppa lungo la strada principale che costeggia il mare: ci sono diversi supermercati, ben forniti, un bel mercato di frutta e verdura, e diversi negozi di ferramenta; a circa 4 km si puo’ raggiungere con il taxi la stazione Fiji gas, che carica le bombole di gas butano (3,75 $/kg). Ci sono anche due tecnici riparatori di elettronica, ai quali abbiamo portato i nostri due inverter guasti: hanno individuato il guasto, ma non hanno potuto eseguire la riparazione per mancanza dei pezzi di ricambio. Fortunatamente ne abbiamo trovato uno nuovo (cinese) per 280 $, che ha risolto comunque le nostre esigenze. Anche il motore, che ci aveva dato problemi (non superava i 2000 giri) dopo la sostituzione del filtro gasolio, ha ripreso a funzionare regolarmente. Domenica giornata di riposo anche per noi: con gli amici brasiliani di Cristiano, ci facciamo il nostro Happy Hour, conosciamo un altro “olandese volante”, che naviga in solitario con una barca di 10 metri (la precedente era di 8) a velocita’ da record (ha impiegato 4-5 mesi dalla Spagna a Tonga). Martedi 30 settembre, con riparazioni fatte e cambusa piena, saremmo pronti a ripartire, ma il tempo non e’ dalla nostra parte: poco vento, per giunta sul naso, cielo coperto e pioggia, ci convincono a rimandare la partenza e cosi’ approfittiamo per fare una gita con il taxi a Lambasa, la principale citta’ di Vanua Levu, circa 90 km a nord di Savu Savu. La strada e’ larga e ben tenuta, si passano due montagne ricoperte di vegetazione fittissima e si arriva su un altipiano a circa 10 km dalla costa settentrionale dell’isola. Lambasa e’ molto piu’ grande e “occidentalizzata” rispetto a Savu Savu, con una presenza notevole di indiani, un grande mercato di spezie e ortofrutta, moltissimi negozi. Dopo questo tuffo nella folla, non ci dispiace tornare nell’ambiente piu’ raccolto e familiare del nostro piccolo marina. Mercoledi 1 ottobre, nonostante il tempo ancora non invogli (pioggia a catinelle e cielo coperto), lasciamo la simpatica Savu Savu e riprendiamo il mare, per una piccola tappa di 25 miglia fino a Namena Island. Alessandro
L’ingresso nella baia di Savu Savu Il campo boe del Waitui Marina Happy hour al Waitui Marina L’animata cittadina di Savu Savu Qui siamo invece nella “metropoli”, Lambasa … … col suo coloratissimo mercato
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