sabato 17 maggio 2014

Toau

 15:48.15S 146:09.09W

Alle 7 del mattino del 15 maggio, come da programma, siamo pronti a lasciare Fakarava per Toau. Refola è pronta col motore acceso, l’equipaggio schierato: inizio a salpare, ma quando mancano 20 metri di catena l’ancora proprio non ne vuole sapere di spedarsi … ci siamo proprio sopra, ma evidentemente l’ancora ben affondata nella sabbia ha trovato una roccia e non c’e’  verso di tirarla su; dopo vari tentativi mi decido ad immergermi con la bombola (il fondale e’ di 12 metri).

Avevo quasi completato la vestizione e stavo per immergermi, quando inaspettatamente l’ancora si libera da sola e iniziamo a scarrocciare … meglio cosi’! Recuperiamo la rotta e ci dirigiamo alla pass a 6 miglia, per l’uscita dall’atollo.

Quando vi arriviamo sono ormai le 9.10: manca circa un’ora alla bassa marea, la corrente di circa 1,5-2 nodi è uscente. Fuori dalla pass c’è un notevole fronte di onde stazionarie. Dalla parte est sembrano più basse, pero’ in quella direzione abbiamo il sole contro e non si distingue il fondale, ci dirigiamo allora verso la parte ovest, ma comunque, per restare su un fondale di sicurezza, non riusciamo ad evitarle e ci facciamo una bella cavalcata a tutto gas per circa mezzo miglio.

Una volta fuori, siamo piu’ tranquilli: il vento è costante sui 15-20 nodi da est, il mare un po’ formato con onde sui 2 metri, ci facciamo una bella veleggiata fino a Toau, dove arriviamo intorno alle 15.00.

L’Anse Amiot di Toau ha un ingresso facile e ben segnalato dall’allineamento su 2 pali bianchi e da una coppia di segnali rosso e verde sulla pass; e’ aperta a NW, ma chiusa dal reef affiorante verso la laguna interna dell’atollo, per cui le correnti sono mitigate e sono sempre di debole entità.

Siamo l’unica barca presente e possiamo scegliere a piacere la boa più vicina al pontile dei dinghy; a terra ritroviamo Valentine e Gaston, gestori del sito, che avevamo conosciuto lo scorso anno.

Il tempo è perturbato, tra un groppo e l’altro riusciamo comunque a farci qualche giro di snorkeling sul reef che chiude la baia a sud, ricco di corallo e di pesce.

Sabato sera abbiamo programmato la cena da Valentine, a base di aragoste, pesce fritto e l’immancabile pesce crudo: tutto ottimo ed abbondante, la serata e’ stata rallegrata anche da scambi di omaggi, noi abbiamo portato del caffè italiano e loro ci hanno regalato delle belle cipree e qualche perla della loro piccola coltivazione.

La serata si è conclusa con affettuosi saluti: domani al mattino presto salperemo per Apataki…..

BLITZ DI RINO E UMBERTO:  fin qui il racconto del comandante (che adesso è andato a dormire, anzi no scusate a riposare)... in questo momento c’è stato un ammutinamento e ho preso il controllo del computer e quindi inizio a scrivere anch’io qualcosa. Finora il viaggio e l’ospitalita’ a bordo sono stati ottimi e non perche’ se non lo dico mi sbarcano sull’atollo di Valentine, ma perche’ Sandro e Lilli sono veramente cari. Sandro e’ un po’ come il capitano delle baleniere dei libri che leggevamo da piccoli. E’ attento a tutto, dalla piu’ piccola manutenzione della barca alla preparazione dei pasti e, a parte le cipolle che mi fa mettere nel ragu di carne e nel soffritto, è un eccellente cuoco. Credeteci dover fare la spesa per 50 giorni e poi pensare a cosa preparare ogni giorno a pranzo e a cena non è cosi’ semplice …. La sera poi check generale della barca verifica carica batterie, acqua a bordo, ancoraggio e a letto per ultimo, un bravo capitano. La Lilli, unica donna e questo e’ gia’ per lei un sacrificio, gestisce il lato pratico, ci ricorda che c’e’ un po’ di posto nella lavatrice per fare il bucato (con molto tatto, cosi’ sembra che nella realta’ le nostre magliette potrebbero ancora essere utilizzate per qualche giorno…), conosce sempre la posizione di tutto quello che abbiamo in barca tipo : biancheria, scorte di dolci (ovviamente Sandro per festeggiarla ha fatto la torta di mele domenica scorsa), zanzariere, cavetti per ricaricare qualsiasi dispositivo elettronico, …. Navigare con loro mette tranquillita’, è sempre tutto sotto controllo e la barca affronta maltempo e onde meglio dei suoi ospiti (non ho vomitato molto, pero’ un po’ si). I posti poi sono meravigliosi e i colori bellissimi. La sera guardiamo le stelle cercando di capire i loro nomi e puntualmente non capiamo un accidente ma tutto cio’ rende saggezza alle serate alla fonda. La cena di sabato scorso con Valentine e Gaston nel loro ristorantino è stata memorabile : abbiamo portato come regali un pacco di caffè, il vino e Sandro ha deciso di portare un bottiglia di quella grappa dal nome impronunciabile prodotta in Yugoslavia (non nella vecchia Yugoslavia, proprio in quella originale). Loro ci hanno regalato delle belle conchiglie, una perla nera a testa e del pesce e del pane di cocco che abbiamo finito oggi. Gaston (il marito, quello che quando entra lo squalo nella gabbia dei pesci è incaricato di eliminarlo e darlo in pasto a sua volta alle aragoste…mamma come erano buone) ha detto che Toau è il posto ideale per viverci, sono in 8 e va bene cosi’….a Tahiti c’è troppa gente dice lui, vivono molto alla Robinson Crusoe ma sono felici e sorridenti (a parte nelle loro liti coniugali anche qui uguali a tutto il mondo). Adesso siamo ancorati di fronte a un cantiere di rimessaggio (sei barche) sperduto nell’atollo di Apataki che pero’ ha una grande cosa : il collegamento wifi !!!! e allora ci sfoghiamo nello scrivere e guardare internet......adesso vado a farmi un caffè ) che se mi faccio la camomilla Sandro ride……un saluto a tutti quelli che ci leggono (gli ospiti : Rino e Umberto, che sta leggendo …almeno dice)…..ciao ciao

in navigazione verso TOAU

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 l’arrivo ad Anse Amiot

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 i fondali di Toau

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 il sirenetto di Toau

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 la cena con Valentine e Gaston

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chi fa la corte a chi?

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giovedì 15 maggio 2014

Fakarava

 16:26.96S 145:22.00W

Abbiamo passato i primi due giorni al paese Rotoava, poca gente in giro, la stagione è appena all’inizio; il secondo giorno il vento inizia a rinforzare orientandosi a ESE, e l’ancoraggio comincia a diventare scomodo, ne abbiamo avuto prova lo scorso anno.

Sabato 10 maggio festeggiamo il compleanno di Lilli (in Italia e’ gia’ l’11), con una cena a terra in un prestigioso ristorante (con sedie e tavolini di plastica) in cui mangiamo in quattro con 41.90 euro!

Domenica 11, di buon mattino, salpiamo diretti alla pass sud Tumakohua, percorrendo il canale interno segnalato con beacon rossi lato laguna e verdi lato reef.

Sono 30 miglia che percorriamo di bolina stretta, con randa cazzata e motore; verso le 12,30 siamo in prossimità della pass, aggiriamo a dritta l’ampio basso fondale ed ancoriamo ad ovest della pass (16°31.128S 145°28’.458W), su un fondale di circa 9 metri ricco di “patate” (teste di corallo che si alzano dal fondo); quattro barche sono già ancorate nella zona ed altre due arriveranno prima di sera.

Il percorso dalla pass all’ancoraggio è disseminato di bassi fondali, perciò è consigliabile farlo con una buona visibilità; i punti di avvicinamento segnalati sul Compendium Tuamotu sono precisi e consentono di trovare facilmente il percorso libero da ostacoli.

Per l’ancoraggio sperimentiamo per la prima volta la tecnica di tenere sospesa l’ultima parte di catena, vicino alla barca, con un gavitello: su un fondale di 9 metri, diamo prima 30 metri di catena poi fissiamo il gavitello (o un parabordo) alla catena, con una cima di lunghezza pari a metà del fondo, e poi diamo altri 15-20 metri di catena; effettivamente riscontriamo che in questo modo e’ meno probabile che la catena, nel brandeggio, si incagli sui coralli più bassi.

Nel tardo pomeriggio  il cielo si copre di nuvoloni, e inizia una serie temporali, uno di seguito all’altro, con venti da SE a 20-25 nodi, che si avvicendano per tutta la notte. Siamo ben ridossati, ma teniamo sotto controllo la tenuta dell’ancora.

Il giorno seguente ci spostiamo verso est: ci sarebbe piaciuto tentare un ancoraggio ad est della pass, per raggiungere il vecchio villaggio ed il resort Tetamanu, ma vi rinunciamo perche’ troppo esposto alla corrente della pass.

Proseguiamo quindi per circa 7 miglia, costeggiando il reef su un percorso ancora segnalato dai beacon, fino a raggiungere località Hirifa, all’angolo SE di Fakarava. In direzione nord c’e’ terra ricca di vegetazione e altissime palme, mentre verso ovest un lungo tratto di sola barriera corallina divide la laguna dall’oceano.

Alle 12.35 gettiamo l’ancora in acque chiare e calmissime (16°26’.969S 145°22’.007W); il fondale di sabbia sale dolcemente ed è abbastanza pulito, con poche patate, e la corrente e’ sensibilmente inferiore. Questo e’ sicuramente il miglior ancoraggio di Fakarava, ad eccezione di quando soffiano venti di W e NW, peraltro poco frequenti.

A terra un paio di costruzioni dove vive una famiglia di pescatori, che nella stagione turistica cucina per i velisti che ancorano qui, soprattutto aragoste e pesce pappagallo (a prezzi modici); vedendoli tornare dalla pesca, approfittiamo anche noi e conosciamo cosi’ la simpatica Lyza, l’allegra e gentile signora polinesiana che gestisce con molta cura il locale.

Nel primo pomeriggio del 13 maggio lasciamo Hirifa per tornare verso nord, seguendo il percorso costiero segnalato, e ci fermiamo in località Tonae a circa 15 M, dietro ad una punta che offre anche un ridosso per i venti da SE (16°15’.508S 145°32’.861W). 

Anche questo è un buon ancoraggio, con poche patate, su fondale sabbioso dai 9 agli 11 metri; mercoledì 14 ritorniamo al paese di Rotoava percorrendo le ultime 14 miglia nel canale, il vento sui 12-15 kn da est ci consente di fare il percorso a vela.

Dopo qualche miglio, una barca alla boa in prossimità della costa attrae la nostra attenzione: ci sembra una barca conosciuta, guardo col binocolo e  … si’, è proprio Viskus, la barca dei nostri amici olandesi che lo scorso anno è andata a scogli; avevamo saputo che era stata venduta dall’assicurazione per 1 euro, e chiaramente chi l’ha acquistata ha deciso di ripararla. Questa visione ci mette di buon umore, i ricordi negativi di Fakarava sono finalmente cancellati.

Alle 12.30 ancoriamo nuovamente a sud del molo di Rotoava. Il ritorno a Fakarava, che ci eravamo prefissati per riappacificarci con uno dei più belli atolli delle Tuamotu, è ben riuscito: abbiamo visitato la parte sud, abbiamo perfino ritrovato Viskus di nuovo a galla, domani 15 partiremo felici per Toau, il nostro prossimo atollo.

IL PAESE DI ROTOAVA

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 DOV’E’ L’UFFICIO DI COLLOCAMENTO?

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 IL COMPLEANNO DI LILLI (notare il braccialetto)

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Puo’ bastare ?

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Il ristorante di Liza nell’angolo SE di Fakarava

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venerdì 9 maggio 2014

Verso le Tuamotu e di nuovo a Fakarava

 Avevamo previsto la partenza per le isole Tuamotu martedi’ 6 maggio, e saremmo anche pronti (alle 12 ho terminato l’ultimo giro di negozi), ma le condizioni meteo non sono proprio le migliori: cielo coperto, continui piovaschi e vento da NE ci renderebbero disagevole la navigazione. Decidiamo cosi’ di rimandare di un giorno, confidando che il vento giri a NW, consentendoci di tenere la rotta con il vento al lasco.

Mercoledi’ 7 alle 12.30 molliamo gli ormeggi, con destinazione Fakarava a 245 miglia. All’inizio il vento è da W-NW sui 18-20 nodi e raffiche a 25, ma dopo poche ore cala e siamo accompagnati da continui groppi con forti acquazzoni e cielo grigio.

Solo il giorno seguente, a meta’ percorso, torna a splendere il sole ed il mare e’ spianato come un lago; per alcune ore il vento, sui 15 nodi al traverso, ci fa assaporare una bella e tranquilla veleggiata, ma poi cala sui 5-7 nodi, costringendoci a dare motore per le ultime 15 ore.

All’alba del giorno 8 arriviamo davanti alla passe Garue di Fakarava, anch’essa spianata come il mare alle nostre spalle, senza corrente: questa volta abbiamo sicuramente beccato la stanca di marea!

Percorriamo le ultime 5 miglia nel canale segnalato che porta al paese di Rotoava e gettiamo l’ancora in prossimità del molo, piu’ o meno nello stesso posto dell’anno scorso (16° 03.475 S 145° 37.255 W). Inevitabile tornare col pensiero a Viskus, la barca dei nostri amici olandesi che proprio qui ha trovato la sua fine … ci consola sapere che oggi i nostri amici sono di nuovo per mare, a bordo di una nuova barca (grazie ad un’ottima assicurazione).

Solo quattro barche sono ormeggiate ad alcune nuove boe, che lo scorso anno non c’erano; la prima giornata si presenta ben diversa da quando abbiamo lasciato Fakarava l’ultima volta: il sole che accende i colori della laguna ed il venticello leggero che smorza la calura ci fanno riappacificare con il ricordo dell’isola funesta (05/07/2013).  

 Si tenta (senza successo) la pesca

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  Finalmente il sole ci regala un tramonto dorato

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All’alba, l’arrivo a Fakarava

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La passe senza corrente, ne’ vortici, ne’ mascarene …

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In un attimo, siamo nella laguna di Fakarava

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martedì 6 maggio 2014

Turisti a Tahiti

 17:32.41S 149:24.24W

Ecco alcune foto del nostro giro turistico per Tahiti, sotto un cielo
nuvoloso .

http://www.avast.com

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domenica 4 maggio 2014

Ritorno a Tahiti

 17:32.41S 149:24.24W

Finalmente, dopo le fatiche della rimessa a punto, Refola è di nuovo in acqua!

Ci sono voluti 10 giorni per i lavori sulla barca in secca: sostituzione della bronzina dell’asse elica, cambio olio della trasmissione, sostituzione olio dell’elica di prua, 2 mani di primer e 2-3 mani di antivegetativa all’opera viva. Il 28 aprile gli abili tecnici/marinai del Canthier des Iles fanno scivolare lentamente Refola nel piccolo bacino antistante (qui non c’e’ travel lift) e così noi possiamo …. continuare a  lavorare!!! Altri tre giorni al pontile, dedicati  ai lavori in coperta: rimontare vele e manovre, controllare e registrare le sartie, lavare coperta e alberi … insomma senza un attimo di tregua arriviamo al 1° maggio, giorno previsto per il trasferimento a Tahiti.

Le previsioni non sono favorevoli: vento da SE 20-25 kn, con raffiche a 30, proprio dalla nostra direzione. Decidiamo di  rimandare di un giorno la partenza, ma senza grossi risultati; il vento è calato sui 15 kn, ma purtroppo la direzione non è cambiata, e ci dobbiamo sorbire una smotorata di 20 ore.

Il mare e’ un po’ formato, in prua, e questo non rende gradevole il primo giorno di navigazione dopo otto mesi di terra, ma comunque i turni di 3 ore con Lilli funzionano bene, ed arriviamo alla passe di Papeete alle 5.00, puntuali come orologi svizzeri per l’appuntamento con Umberto e Rino (fratello di Lilli e un suo amico), il cui aereo vediamo atterrare alle 4.45.

E’ ancora buio, ma questa passe ormai la conosciamo bene: 2 luci verdi lampeggianti sovrapposte per l’allineamento ed una coppia di boe rossa e verde per la passe, molto facile in assenza di corrente. Dopo aver ricevuto via VHF il permesso dal Port Control, entriamo ed ormeggiamo allo Yacht Quay Marina.

In breve tempo i nostri nuovi ospiti ci raggiungono; l’equipaggio del primo tratto e’ ora completo: una bella gara a chi e’ piu’ stanco: loro hanno sulle spalle un viaggio aereo di 40 ore, e noi una navigazione a motore contro vento e mare di 20!

Una buona dormita per tutti e il giorno dopo siamo pronti per il classico giro dell’isola con macchina a noleggio. Ma non e’ ancora del tutto vacanza: anche a Papeete le cose da fare sono molte. Acquisti di pezzi di ricambio e accessori vari, e soprattutto rifornimenti di cambusa per 46 giorni, il tempo che passera’ prima di tornare a qui dopo il giro tra gli atolli delle Tuamotu, dove sappiamo per esperienza che e’ molto difficile trovare negozi riforniti.

Al pontile al nostro fianco è ormeggiata “La Cardinala”, barca conosciuta nei contatti radio tra velisti italiani, quest’anno condotta dallo skipper Andrea Pestarini, con a bordo anche il simpatico Jacopo, collaboratore della casa editrice Il Frangente, che si è imbarcato 6 mesi per fare un po’ di esperienza.

Il tempo e’ brutto, il cielo nuvoloso, una pesante cappa di umidita’ ci avvolge come un sudario … non vediamo l’ora di partire per le Tuamotu, per trovare il sole e l’azzurro (se no, che Polinesia e’?)


mercoledì 23 aprile 2014

Il giro riprende: di nuovo a Raiatea

 16:44.04S 151:29.15W

Dopo sette mesi trascorsi a casa, il 15 aprile lasciamo Verona per tornare su Refola, lasciata lo scorso settembre al Chantier Naval des Iles di Raiatea, al secco.

Un viaggio di circa 36 ore (Milano – Londra – Los Angeles – Tahiti – Raiatea) ed eccoci di nuovo in Polinesia, dove ci accoglie un tempo instabile, che alterna cieli sereni a nuvole nere ed acquazzoni intensi quanto brevi. La temperatura è alta, ma mitigata da brezze leggere.

Troviamo Refola in perfetta forma: è bella, pulita e profumata. La nostra “boat keeper”, Cathy, ci fa trovare a bordo persino due corone di fiori, in perfetto stile polinesiano. Siamo stanchi morti per le fatiche del viaggio, ma arriviamo alle 9 del mattino e se dormiamo adesso rischiamo di non prendere il ritmo giusto e restare sballati per giorni … Al lavoro, dunque: io comincio a controllare lo stato della barca, mentre Lilli disfa i bagagli.

Il pomeriggio crolliamo in un sonno ristoratore che ci aiuta a smaltire il viaggio e la differenza  di fuso orario (12 ore).

Il 17 aprile la giornata inizia alle 6.30 con una fitta lista di lavori: alcuni  - levigatura dell’opera viva e applicazione dell’antivegetativa - li deleghiamo  al cantiere, ma altre 25 voci in coperta ed in sala motori diventano il nostro “passatempo”; come al solito, alle voci già programmate, se ne aggiunge sempre qualcuna inaspettata, come per esempio la pompa elettrica di sentina, che semplicemente ha smesso di funzionare.

Lo smontaggio della pompa con quei maledetti tubi che non si staccano, la sostituzione delle valvole e della membrana ci porta via mezza giornata (e 5-6 litri di sudore).

Qui al cantiere ritroviamo Michele di Gulliver, che proprio ora inizia la sua nuova stagione di charter, e poi Marzia ed Alessandro di Parmelia, che avevamo conosciuto alle San Blas. Sono venuti a trovarci anche Vito e Daniela, conosciuti prima via radio e poi alle Marchesi, nonché Luigi e Silvana; Luigi in pratica è il Net Controller del Pacifico, nel senso che coordina i collegamenti via radio SSB di tutte le barche italiane sparse negli oceani. Ci eravamo sentiti solo via radio, rimanendo in contatto tutta la scorsa stagione, e finalmente qui abbiamo avuto occasione di incontrarci di persona.

I contatti radio alle 20.00 locali proseguono con tanti amici conosciuti lo scorso anno: Rosario che si trova vicino a Mopelia, Anna e Paolo di Zoomax, Alberto e Sabrina di Gioel e Leopoldo di Yaya in Nuova Zelanda; una grande comunità di navigatori italiani, che non ci fa sentire poi così distanti da casa, seppure siamo nella parte opposta del mondo.

Insomma è cominciata la “solita” vita dei velisti oceanici, che per il momento è fatta soprattutto di duro lavoro per mettere a punto la barca, ma - speriamo presto - tornerà ad essere fatta di mare, isole, e sole …     se tutto va bene, venerdi 25 aprile dovremmo scendere in acqua, lasciandoci alle spalle i disagi della vita di cantiere!                                                                                                                                                

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domenica 12 gennaio 2014

Buon 2014 !

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Auguriamo a tutti i nostri amici un felice nuovo anno

Alessandro e Lilli

 

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