11:19.20N 74:06.37W
Venerdì 8, dopo aver sincronizzato gli orologi con l'ora colombiana, -5 UTC, -6 dall'italia, alle 8.50 salpiamo per il Cabo De La Vela, a 33 M.
Il vento e' in poppa sui 15 Kn, issiamo il balooner che ci regala sempre una bella andatura, stabile e veloce; quando lo togliamo in prossimità di arrotondare il Cabo De La Vela, siamo a 8,5-9 kn di velocità ed il vento è rinforzato sui 20-22 kn.
Questo dato della velocità del vento e' in realta' stimato, visto che la stazione del vento di testa d'albero è ancora guasta; ne abbiamo ordinata una nuova, che l'amico Mario dovrebbe portarci a Cartagena.
Cabo De La Vela racchiude una vasta baia (Ensenada Huaritcheru), che offre una buona protezione dai venti da NE a SE.
Alle 13.30 gettiamo l'ancora su 5 mt di fondale, con 60 mt di catena, perche' il vento è rinforzato ulteriormente e per tutto il pomeriggio soffia con forti raffiche oltre i 25 kn.
Anche in questo ancoraggio (12° 12.173' N, 072° 10.027' W), come il precedente a Punta Soldado, l'acqua è torbida e di colore verdino, ci sono molte meduse, non invita certo a fare il bagno, nemmeno per il controllo dell'ancora, dato che non si vede a più di 30 cm.; come non rimpiangere le limpide acque delle isole venezuelane e delle Antille olandesi?
La parte sud occidentale del mar dei Carabi è nota come una zona di navigazione tra le più difficili al mondo, soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio quando l'aliseo soffia più forte; in aggiunta, nel tratto di mare in corrispondenza della costa colombiana, subisce le accelerazioni delle basse pressioni praticamente stazionarie nell'entroterra.
Le 500 M tra Curacao e Cartagena vanno intraprese con un accurato studio del meteo, per evitare sorprese di venti da 40-45 kn e onde frangenti.
Noi abbiamo scelto l'itinerario costiero, sia per risparmiarci una navigazione d'altura diretta su Cartagena, che avrebbe potuto essere insidiosa, sia nella speranza di vedere trovare qualche localita' interessante e fare qualche bagno, ma devo dire che finora siamo un po' delusi...
Sabato 9 febbraio, alle 14.00, salpiamo verso l'area delle "5 baie" che fanno parte del parco nazionale Tayrona: sono 5 insenature contornate da montagne, discretamente profonde (1-2 Miglia) poco prima del complesso di S. Marta, primo porto d'ingresso in Columbia; è anche la zona più ventosa di tutto il percorso tra Curacao e Cartagena.
Nello studio del meteo con i grib files e le previsioni di Buoyweather, abbiamo notato che il vento rinforza di 10 Kn durante il giorno, per poi calare durante la notte, questo ci permetterà di percorrere le 132 M ed arrivare il mattino seguente quando il vento comincia a rinforzare.
Percorriamo le prime 4 ore con vento in poppa/giardinetto, con genoa e mezzana, di notte solo genoa, alle prime luci strambiamo con il vento che inizia a rinforzare come previsto.
Alle 9.30 gettiamo l'ancora nella 3° baia: Ensenada Gairaca; abbiamo scelto questa perché più riparata a nord dalla risacca, inoltre le profondità per l'ancoraggio sono di circa 6-8 mt. su sabbia/fango, ottimo tenitore; paesaggio splendido tra le montagne, acqua pulita finalmente; unico inconveniente le raffiche più forti riescono a superare i rilievi e a spazzolare la baia da varie direzioni, ma i 65 mt di catena che abbiamo dato ci fanno stare tranquilli.
A terra, sulla spiaggia, ci sono alcune capanne di paglia ed alcuni casolari ben curati, ma disabitati, un paio di famiglie con bambini vocianti sulla spiaggia sono venute a passare la domenica, alla sera se ne vanno e rimane solo ad intervalli quasi regolari il fischio delle raffiche del vento.
sabato 9 febbraio 2013
venerdì 8 febbraio 2013
Verso Cartagena 2
12:22.78N 71:45.79W
Martedì 5 febbraio, alle 14.50, partiamo da Curacao con destinazione Monjer Sur a 122 M; poiché la rotta diretta passerebbe molto vicino all'estremità ovest della costa venezuelana, al fine di evitare brutte sorprese, facciamo rotta prima su Aruba e successivamente su Monjer.
Inizialmente avevamo pensato di spezzare in 2 questa tappa: primo tratto fino ad Aruba 70 M, poi Monjer 52; abbiamo poi scartato quest'ipotesi perché, anche partendo presto, saremmo arrivati ad Aruba poco prima del tramonto, dovendo anche cercare un punto di ancoraggio non ben identificato.
Il vento si stabilizza subito sui 15 kn da E-ESE, issiamo il balooner e procediamo con una buona velocità; verso mezzanotte costeggiamo il lato SW di Aruba: tutta l'area, avendo fondali sui 40-50 mt, è disseminata di navi petroliere all'ancora fino a 10 M dalla costa. La gimcana tra le navi non e' agevole a vela, e cosi' diamo motore aggirando a sud il folto gruppo di navi. Da ridere (si fa per dire) il momento in cui passando vicino ad una nave con luci di fonda e ponte illuminato, scopriamo che in realta' non era ancorata ma in lento movimento!!! Un'altra più lontana si spostava a marcia indietro, sempre con le luci di fonda e ponte illuminato. Meglio aver aggirato tutta l'area.
Alle 10.30 entriamo nella baia di Monjer Sur ed ormeggiamo al molo in cemento per le navi.
Monjer Sur è l'isolotto più a sud dell'omonimo arcipelago ed è l'ultimo avamposto venezuelano verso ovest; è occupato da una guarnigione militare della Guardia Costiera (34 addetti), ciononostante è permessa la sosta breve.
Di questo posto avevamo letto su Bolina (febbraio 2011) nell'articolo "L'altro volto dei Carabi" del compianto Enzo Russo, e inoltre lo stesso percorso era stato intrapreso anche dall'amico Gianni di Eutikia.
Nel 2003 i militari hanno fatto grandi lavori: dopo aver demolito il vecchio, hanno costruito un nuovo faro, dotato di una moderna stazione di controllo del traffico; hanno poi unito i due isolotti, originalmente separati, usando rocce ricavate con l'esplosivo, hanno costruito il molo in cemento per l'attracco di piccole navi ed un eliporto.
Al nostro arrivo alcuni ragazzi, sicuramente militari liberi da turni, erano intenti a pescare sul molo, subito si sono dati da fare per aiutarci nell'ormeggio; ci hanno informato che saremmo stati più sicuri in mezzo alla baia, fissati ad un corpo morto costituito da una grossa cima tirata attraverso le 2 sponde della baia, in quanto la risacca e la bassa marea avrebbero reso l'ormeggio al molo alquanto scomodo; ci hanno inoltre informato che avremmo avuto l'ispezione a bordo.
Dopo aver sistemato l'ormeggio con 2 cavi a doppino sul "corpo morto" ed ancorotto da 12 kg + 10 mt di catena + tessile a poppa, è arrivata l'ispezione; come le altre volte giovani militari con moduli da compilare, molto gentili, 3 sono saliti a bordo gli altri sulla barca ad aspettare… una bibita è sempre ben accetta, abbiamo ottenuto il permesso di andare a terra e visitare il faro.
Il mattino seguente giovedì 7, alle 8.10, salpiamo per Punta Galinas (Colombia) a 45 M; la località, indicata nell'articolo sopra menzionato, non ha ridossi segnalati sulla carta, perciò vogliamo vedere sul posto se è adatto ad una sosta notturna.
Alle 15.20 con navigazione praticamente tutta a motore, siamo a Punta Galinas, l'ancoraggio è in mare aperto con mezzo metro di onda anche senza vento, proseguiamo verso SW, mentre il vento sta rinforzando, fino a trovare un discreto ancoraggio, dopo 6 M a Punta Soldato, l'inizio della grande baia Honda. Alle 16.40 gettiamo l'ancora (12°22.78'N 71°45.80'W): l'ancoraggio è un po' rollante per l'onda che aggira la punta, ma è riparato dal vento e dall'onda di fetch.
Il posto e' deserto, solo alcune piccole barche di pescatori sono passate per andare a gettare le reti, noi ci gustiamo il tramonto con il solito gin-tonic.
PS. Come abbiamo detto, cartografia elettronica e portolani sono molto carenti per queste zone meridionali del Mar dei Caraibi. Della serie meglio tardi che mai, quando lasciavamo Curacao, abbiamo trovato su www.noonsite.com e scaricato da internet (gratuitamente) una ottima guida delle ABC Island scritta da Frank Virgintino, che ci sarebbe stata molto utile per bonarie e Curacao.
Martedì 5 febbraio, alle 14.50, partiamo da Curacao con destinazione Monjer Sur a 122 M; poiché la rotta diretta passerebbe molto vicino all'estremità ovest della costa venezuelana, al fine di evitare brutte sorprese, facciamo rotta prima su Aruba e successivamente su Monjer.
Inizialmente avevamo pensato di spezzare in 2 questa tappa: primo tratto fino ad Aruba 70 M, poi Monjer 52; abbiamo poi scartato quest'ipotesi perché, anche partendo presto, saremmo arrivati ad Aruba poco prima del tramonto, dovendo anche cercare un punto di ancoraggio non ben identificato.
Il vento si stabilizza subito sui 15 kn da E-ESE, issiamo il balooner e procediamo con una buona velocità; verso mezzanotte costeggiamo il lato SW di Aruba: tutta l'area, avendo fondali sui 40-50 mt, è disseminata di navi petroliere all'ancora fino a 10 M dalla costa. La gimcana tra le navi non e' agevole a vela, e cosi' diamo motore aggirando a sud il folto gruppo di navi. Da ridere (si fa per dire) il momento in cui passando vicino ad una nave con luci di fonda e ponte illuminato, scopriamo che in realta' non era ancorata ma in lento movimento!!! Un'altra più lontana si spostava a marcia indietro, sempre con le luci di fonda e ponte illuminato. Meglio aver aggirato tutta l'area.
Alle 10.30 entriamo nella baia di Monjer Sur ed ormeggiamo al molo in cemento per le navi.
Monjer Sur è l'isolotto più a sud dell'omonimo arcipelago ed è l'ultimo avamposto venezuelano verso ovest; è occupato da una guarnigione militare della Guardia Costiera (34 addetti), ciononostante è permessa la sosta breve.
Di questo posto avevamo letto su Bolina (febbraio 2011) nell'articolo "L'altro volto dei Carabi" del compianto Enzo Russo, e inoltre lo stesso percorso era stato intrapreso anche dall'amico Gianni di Eutikia.
Nel 2003 i militari hanno fatto grandi lavori: dopo aver demolito il vecchio, hanno costruito un nuovo faro, dotato di una moderna stazione di controllo del traffico; hanno poi unito i due isolotti, originalmente separati, usando rocce ricavate con l'esplosivo, hanno costruito il molo in cemento per l'attracco di piccole navi ed un eliporto.
Al nostro arrivo alcuni ragazzi, sicuramente militari liberi da turni, erano intenti a pescare sul molo, subito si sono dati da fare per aiutarci nell'ormeggio; ci hanno informato che saremmo stati più sicuri in mezzo alla baia, fissati ad un corpo morto costituito da una grossa cima tirata attraverso le 2 sponde della baia, in quanto la risacca e la bassa marea avrebbero reso l'ormeggio al molo alquanto scomodo; ci hanno inoltre informato che avremmo avuto l'ispezione a bordo.
Dopo aver sistemato l'ormeggio con 2 cavi a doppino sul "corpo morto" ed ancorotto da 12 kg + 10 mt di catena + tessile a poppa, è arrivata l'ispezione; come le altre volte giovani militari con moduli da compilare, molto gentili, 3 sono saliti a bordo gli altri sulla barca ad aspettare… una bibita è sempre ben accetta, abbiamo ottenuto il permesso di andare a terra e visitare il faro.
Il mattino seguente giovedì 7, alle 8.10, salpiamo per Punta Galinas (Colombia) a 45 M; la località, indicata nell'articolo sopra menzionato, non ha ridossi segnalati sulla carta, perciò vogliamo vedere sul posto se è adatto ad una sosta notturna.
Alle 15.20 con navigazione praticamente tutta a motore, siamo a Punta Galinas, l'ancoraggio è in mare aperto con mezzo metro di onda anche senza vento, proseguiamo verso SW, mentre il vento sta rinforzando, fino a trovare un discreto ancoraggio, dopo 6 M a Punta Soldato, l'inizio della grande baia Honda. Alle 16.40 gettiamo l'ancora (12°22.78'N 71°45.80'W): l'ancoraggio è un po' rollante per l'onda che aggira la punta, ma è riparato dal vento e dall'onda di fetch.
Il posto e' deserto, solo alcune piccole barche di pescatori sono passate per andare a gettare le reti, noi ci gustiamo il tramonto con il solito gin-tonic.
PS. Come abbiamo detto, cartografia elettronica e portolani sono molto carenti per queste zone meridionali del Mar dei Caraibi. Della serie meglio tardi che mai, quando lasciavamo Curacao, abbiamo trovato su www.noonsite.com e scaricato da internet (gratuitamente) una ottima guida delle ABC Island scritta da Frank Virgintino, che ci sarebbe stata molto utile per bonarie e Curacao.
Foto Monjer Sur e Punta Soldado
12:22.78N 71:45.79W
L’INSOLITO ORMEGGIO DI MONJER SUR

L’ISPEZIONE A BORDO

GITA AL FARO…

LA TARGA DEL FARO

LA POSTAZIONE MILITARE, MEZZO ELIPORTO E … REFOLA

PUNTA SOLDADO
L’INSOLITO ORMEGGIO DI MONJER SUR
L’ISPEZIONE A BORDO
GITA AL FARO…
LA TARGA DEL FARO
LA POSTAZIONE MILITARE, MEZZO ELIPORTO E … REFOLA
PUNTA SOLDADO
martedì 5 febbraio 2013
Curacao
12:04.83N 68:51.41W
Venerdì 1 febbraio, alle 9.50, lasciamo le limpide acque di Bonaire con destinazione Curacao, vento da ENE sui 15-20 kn, genoa tangonato e mezzana; teniamo una buona media, sui 6,5-7 kn, ed alle 15.30 imbocchiamo il canale che porta a Spanish Water.
Avevamo fatte molte ricerche su internet per sapere di più di questo posto, non essendo disponibili un portolano e carte dettagliate; le informazioni erano comunque datate e non molto precise, sembrava che ci fosse l’imbarazzo della scelta per i marina, boe ed ancoraggi.
In realtà, dopo aver percorso in lungo ed in largo, laddove i fondali lo permettevano, tutta la laguna di Spanish Water, abbiamo capito che di marina ce n’è uno solo, o meglio 2 gestiti dalla società Santa Barbara Resort: il Seru Boca, che si trova nella prima baia a destra dopo la fine del canale, e Santa Barbara Beach, che si trova all’ingresso del canale; la tariffa del primo è di 1,5 US$ al piede, quando abbiamo chiesto la disponibilità ci hanno risposto che era tutto esaurito, proponendoci il secondo, dove si pagano 3 US$ al piede, praticamente 160 US$ a notte più accessori!
Lo Yacht Club Curacao, il primo ben visibile alla fine del canale verso nord, ha posti riservati ai soli soci, ed era tutto pieno; il Kima Kalki Marina, nominato anche nel sito Noonsite di Jimmy Cornell, è costituito da pochi posti barca, peraltro esauriti, bassi fondali, massimo 2-2,5 mt per qualche posto verso l’esterno; infine altri 2 porticcioli nella baia NW entrambi con fondali inferiori ai 2 mt.
Alla fine della nostra ricerca, scegliamo un ancoraggio circa 200 mt a NW dello Yacht Club Curacao, fondale 4-6 mt con fango ottima tenuta, ben riparato da onda e vento, ma soprattutto abbiamo una connessione gratis da 5 tacche! Wp 12° 04.83’N 68° 51.41’W.
Sabato ci rechiamo alla capitale dell’isola, Willemstad: dinghy fino a Fisherman Harbour, baia NW di Spanish Water, il bus lo abbiamo atteso invano, abbiamo preso un taxi per 25 $.
A Curacao la moneta ufficiale è il Guilder (fiorino olandese), che vale circa 0,5 €, ma tutti accettano anche gli U.S. $ come moneta corrente.
Ci rechiamo alla dogana ed all’immigrazione per fare l’ingresso; anche qui, come a Bonaire, gli ufficiali dell’immigrazione vogliono veder tutto l’equipaggio al completo.
Espletate le pratiche, ci dedichiamo a fare i turisti.
Il centro pedonale (Punda) è pieno di negozi soprattutto di abbigliamento, gioielli ed orologi, anche di grandi marche, sicuramente orientati al turismo delle grandi navi da crociera.
La città occupa una grande baia con isolotti collegati da ponti mobili di varie dimensioni, che si aprono per permettere il passaggio delle imbarcazioni.
Le strade sono curate e pulite; le case, come descritto in tutte le guide, hanno colori vivaci e sgargianti, e l’inconfondibile foggia olandese.
Abbiamo pranzato all’Old Market, un grande capannone una volta adibito a mercato ed ora occupato da cucine da campo e tavoloni con panche, dove si mangiano piatti tipici locali con 10 $ a testa.
Domenica siamo andati con la barca a Caracas Bay, 3 M più a nord: la baia è parzialmente occupata da una grande piattaforma posa cavi, l’acqua è limpidissima e la barriera corallina arriva con ampie profondità vicino alla costa, si può ancorare in 3-8 mt sulla sabbia, sulla parte NE.
In fondo alla baia è già costruito, ma non ancora in funzione, un villaggio turistico con annesso marina per le barche. Facciamo il bagno, uno spuntino, e rientriamo per la notte a Spanish Water.
Lunedì torniamo in città per fare dogana di uscita e la spesa, martedì 5 lasceremo Curacao prendendo la rotta costiera per Cartagena.
Venerdì 1 febbraio, alle 9.50, lasciamo le limpide acque di Bonaire con destinazione Curacao, vento da ENE sui 15-20 kn, genoa tangonato e mezzana; teniamo una buona media, sui 6,5-7 kn, ed alle 15.30 imbocchiamo il canale che porta a Spanish Water.
Avevamo fatte molte ricerche su internet per sapere di più di questo posto, non essendo disponibili un portolano e carte dettagliate; le informazioni erano comunque datate e non molto precise, sembrava che ci fosse l’imbarazzo della scelta per i marina, boe ed ancoraggi.
In realtà, dopo aver percorso in lungo ed in largo, laddove i fondali lo permettevano, tutta la laguna di Spanish Water, abbiamo capito che di marina ce n’è uno solo, o meglio 2 gestiti dalla società Santa Barbara Resort: il Seru Boca, che si trova nella prima baia a destra dopo la fine del canale, e Santa Barbara Beach, che si trova all’ingresso del canale; la tariffa del primo è di 1,5 US$ al piede, quando abbiamo chiesto la disponibilità ci hanno risposto che era tutto esaurito, proponendoci il secondo, dove si pagano 3 US$ al piede, praticamente 160 US$ a notte più accessori!
Lo Yacht Club Curacao, il primo ben visibile alla fine del canale verso nord, ha posti riservati ai soli soci, ed era tutto pieno; il Kima Kalki Marina, nominato anche nel sito Noonsite di Jimmy Cornell, è costituito da pochi posti barca, peraltro esauriti, bassi fondali, massimo 2-2,5 mt per qualche posto verso l’esterno; infine altri 2 porticcioli nella baia NW entrambi con fondali inferiori ai 2 mt.
Alla fine della nostra ricerca, scegliamo un ancoraggio circa 200 mt a NW dello Yacht Club Curacao, fondale 4-6 mt con fango ottima tenuta, ben riparato da onda e vento, ma soprattutto abbiamo una connessione gratis da 5 tacche! Wp 12° 04.83’N 68° 51.41’W.
Sabato ci rechiamo alla capitale dell’isola, Willemstad: dinghy fino a Fisherman Harbour, baia NW di Spanish Water, il bus lo abbiamo atteso invano, abbiamo preso un taxi per 25 $.
A Curacao la moneta ufficiale è il Guilder (fiorino olandese), che vale circa 0,5 €, ma tutti accettano anche gli U.S. $ come moneta corrente.
Ci rechiamo alla dogana ed all’immigrazione per fare l’ingresso; anche qui, come a Bonaire, gli ufficiali dell’immigrazione vogliono veder tutto l’equipaggio al completo.
Espletate le pratiche, ci dedichiamo a fare i turisti.
Il centro pedonale (Punda) è pieno di negozi soprattutto di abbigliamento, gioielli ed orologi, anche di grandi marche, sicuramente orientati al turismo delle grandi navi da crociera.
La città occupa una grande baia con isolotti collegati da ponti mobili di varie dimensioni, che si aprono per permettere il passaggio delle imbarcazioni.
Le strade sono curate e pulite; le case, come descritto in tutte le guide, hanno colori vivaci e sgargianti, e l’inconfondibile foggia olandese.
Abbiamo pranzato all’Old Market, un grande capannone una volta adibito a mercato ed ora occupato da cucine da campo e tavoloni con panche, dove si mangiano piatti tipici locali con 10 $ a testa.
Domenica siamo andati con la barca a Caracas Bay, 3 M più a nord: la baia è parzialmente occupata da una grande piattaforma posa cavi, l’acqua è limpidissima e la barriera corallina arriva con ampie profondità vicino alla costa, si può ancorare in 3-8 mt sulla sabbia, sulla parte NE.
In fondo alla baia è già costruito, ma non ancora in funzione, un villaggio turistico con annesso marina per le barche. Facciamo il bagno, uno spuntino, e rientriamo per la notte a Spanish Water.
Lunedì torniamo in città per fare dogana di uscita e la spesa, martedì 5 lasceremo Curacao prendendo la rotta costiera per Cartagena.
venerdì 1 febbraio 2013
Bonaire
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