Refola
venerdì 25 luglio 2025
Refola: EKINCIK, GOBUN BAY, YASSICA ADASI, GOCEK
giovedì 3 luglio 2025
EKINCIK, GOBUN BAY, YASSICA ADASI, GOCEK
Come sempre ligi alle regole, lunedì 23 giugno prima di partire facciamo lo scarico delle acque nere. Eseguita la doverosa operazione, lasciamo il marina di Marmaris diretti a Ekincik, distante 31 miglia.
Il vento è debole, 6-7 nodi da SE; la
nostra rotta è quasi tutta per 90°, quindi l’apparente sui 10 nodi ci consente
di aprire le vele e con l’aiuto del motore arrivare alle 12.
Nella grande baia ci sono due porticcioli,
uno situato sul versante NW e l’altro a SE. Decido di ancorare fuori dal
porticciolo di NW: applichiamo all’ancora il grippiale e caliamo il ferro su un
fondale di circa 15 metri. Eseguo la consueta manovra di prova di tenuta, dando
motore indietro, e velocemente realizzo che ci stiamo allontanando sempre più
dal grippiale e l’ancora sembra non tenere affatto! Che succede? Inverto la
marcia e inizio a recuperare la catena ma, … l’ancora non c’è, l’abbiamo persa!
O cacchio, fortuna che avevo messo il grippiale!
In fretta prepariamo l’ancora di
rispetto, una Fortless di 9 kg, con 12 metri di catena e 50 metri di tessile. Avanziamo
con Refola fino al galleggiante del grippiale, caliamo la Fortless e
finalmente scendo in acqua a vedere cosa è successo. L’acqua è limpida e c’è
una buona visibilità: l’ancora è lì ben impiantata, con la sua girella, si è “semplicemente”
staccata dalla catena! Andrea e Cristina mi raggiungono col dinghy; provano a
tirar su l’ancora utilizzando il cavo del grippiale ma quando arrivano a circa
2 metri dalla superficie non ce la fanno più. Ci spostiamo quindi sotto bordo a
Refola, io provvedo a legare l’ancora ad una drizza, che recuperiamo da
sovracoperta con l’aiuto del winch. L’ancora è di nuovo a bordo, ma che faticaccia!
Tolgo la girella e metto un grosso
grillo fissando il perno con filo di ferro, ma a questo punto non me la sento
di ripetere l’ancoraggio né di rimanere alla ruota affidati alla Fortless. La
tiriamo su ed entriamo al My Marina Yacht Club, il porticciolo a SE della baia,
equipaggiato con corpi morti rinviati in banchina (36°49’437N 28°33’.949E).
Il My Marina Yacht Club è gestito dall’omonimo ristorante (che al momento è chiuso per lavori ed aprirà a detta del titolare fra un paio di settimane), paghiamo 87 € a notte compreso acqua ed elettricità, ci sono bagni e docce ed un piccolo market; tutto sommato un prezzo economico, in confronto alle cifre che abbiamo trovato recentemente nei grossi marina turchi.
Il giorno seguente lo dedichiamo al
turismo, con l’eccezione di Cecilia che purtroppo da un giorno soffre di una
cistite acuta. Organizziamo un’escursione alla cittadina di Dalyan e al sito
archeologico di Kaunos, particolare perché il mezzo di trasporto sarà … una
barca a motore! La nostra guida/skipper viene a prenderci al marina, navighiamo
per un paio di miglia lungo costa in direzione SE e poi cominciamo a risalire
il sinuoso fiume Dalyan. Dalla barca ammiriamo le tombe scolpite nella roccia,
mentre dobbiamo rinunciare al sito archeologico di Kaunos perché siamo sprovvisti
di lire turche e non si può pagare con carta di credito.
Sulla via del ritorno, in barca, ci
fermiamo in prossimità della foce del fiume, perché ci è stato detto che questa
è un’area usata dalle tartarughe per depositare le uova. In effetti vediamo una
tartaruga, e molti cartelli che sembrano indicare i luoghi di deposito. Poco
distante, una spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini.
Alle 16.30 siamo di nuovo al marina e al
momento di pagare avviamo una trattativa con cui riusciamo ad ottenere un bello
sconto: 170 € al posto di 220!
Mercoledì 25 giugno lasciamo il My
Marina con destinazione Gobun Bay, a 18 miglia. Il vento, nullo alla partenza,
rinforza a metà mattina sui 10 nodi da SW e possiamo aprire le vele; con l’ausilio
del motore arriviamo a destinazione alle 14.35.
Gobun Bay è una piccola baia stretta e
lunga, ben riparata, le cui rive sono attrezzate con corpi morti. Anche qui l’ormeggio
è gestito dal ristorante omonimo (Gobun Restaurant, molto carino): se ceni da
loro usufruisci gratuitamente di ormeggio e assistenza, dei servizi di bagni e
docce. Pur avendo trovato la baia piuttosto affollata, troviamo posto sul
pontile vicino al ristorante (36°38’.581N 28°53’.611E).
L’acqua è pulita e invitante, ne approfittiamo per un bel bagno; la sera tutti a cena al ristorante, dove mangiamo bene spendendo 54 € a testa, relativamente poco visto che il conto comprende anche l’ormeggio.
Il mattino successivo, preso atto che
non abbiamo assicurato la nostra presenza serale al ristorante, ci fanno spostare
ad un ormeggio più esterno; i marinai ci assistono comunque nella manovra, porgendoci
il cavo per il corpo morto e prendendo le cime da fissare a terra. Assicurata
la barca nel nuovo posto, usciamo dalla baia con il dinghy per fare il bagno in
un’altra piccola ansa, a circa 1 miglio e mezzo di distanza. La sera, dopo il
solito aperitivo, ceniamo in barca. Poco dopo tutti a letto: domani ci aspetta
una lunga tappa, di 3 (tre) miglia, fino a Yassica Adasi.
Yassica Adasi è un’isoletta stretta e
lunga affiancata da altre come Kizil Ada, Zeytinli Adasi, Seytanli Adasi. Ci
troviamo al centro dell’ampia “Special Environmental Protection Area" (SEPA,
ovvero Area di Protezione Ambientale Speciale) di Fethiye – Göçek. In molte
zone l’ancoraggio è vietato per preservare la posidonia e l’ecosistema marino, ma
in realtà d’estate centinaia di imbarcazioni gettano l’ancora ad ovest di
Yassica Adasi e portano le cime a terra.
Visto che “così fan tutte”, anche noi
troviamo un posto: alle 11.15 gettiamo l’ancora su un fondale di 25-30 metri e
portiamo le cime a terra (36°42’.176N 28°55’.956 E).
Ci spostiamo con il dinghy per fare il bagno sulla costa est di Kizil Ada; all’escursione partecipa Cecilia, che sta meglio (i farmaci hanno funzionato), mentre Angelo rimane in barca per evitare che la sua anca si arrabbi di nuovo.
Rientrati in barca telefoniamo ai 5
marina di Gogek per assumere informazioni e prenotare la prossima sosta:
troviamo le condizioni migliori al marina comunale “Gogek Marina”. 137 € notte,
compreso acqua ed elettricità.
Passiamo un altro giorno di relax
girando pigramente con il dinghy tra le isole e domenica 29 giugno partiamo
alle 8.45 per fare le 3 miglia che ci separano dal Gogek Marina. Facciamo una
sosta al distributore per fare il pieno di carburante e, assistiti dal gommone
del marina, ci spostiamo nell’ormeggio assegnatoci (36°45’.188N 28°56’.415E).
Siamo in posizione strategica rispetto
al centro abitato; appena fuori dal cancello siamo in centro, pieno di negozi e
ristoranti. L’ultima sera decidiamo di passarla in un ristorante tipico: ottima
cena, alla fine della quale apprendo che l’equipaggio ha deciso di offrirmela.
Ne sono onorato.
La mattina del 30 giugno accompagno
Angelo, Cristina, Andrea e Cecilia al taxi che li porterà in aeroporto. Abbiamo
fatto una splendida crociera e devo dire che lasciarsi dopo settimane passate
insieme crea una certa emozione.
La sera stessa arrivano Giancarlo Lugli,
storico amico che ha già navigato molte volte su Refola, con suo figlio
Alessandro e la sua compagna Lidia. Ritrovarsi, ovviamente, è una gioia.
Aggiorno presso un agente la lista
d’equipaggio (pagando 100€), e il primo luglio siamo pronti a lasciare
l’ormeggio.
lunedì 23 giugno 2025
TURCHIA: KNIDOS, TAVSAN ADASI, MARMARIS
Mercoledì 18 giugno riprendiamo il mare. La prossima meta è Knidos Marina, a 37 miglia, che si trova sulla estrema punta occidentale della penisola di Dacia, di cui costeggiamo il versante settentrionale. La nostra direzione è SSE, abbiamo un vento debole sul naso quindi procediamo a motore nel mare calmo. Arriviamo alle 15.40.
L’ampia
baia di Knidos Marina è protetta da una massicciata ben visibile a sinistra e da
un’altra di epoca romana, sommersa e non visibile, sulla destra; il passaggio
libero tra le due è di circa 200 metri, segnalato da una coppia di boe luminose
rosso-verde.
Il
giorno successivo, per fortuna, si libera un posto sulla testa del pontile; ci
spostiamo, caliamo l’ancora e portiamo la poppa al pontile.
Comodamente
ormeggiati, ci dedichiamo ad un po’ di turismo.
Con
Refola siamo stati qui nel lontano aprile 2008, ed eravamo rimasti
colpiti dalla bellezza delle vestigia dell’antica città e del teatro,
discretamente conservato, proprio sopra il porto. Ora tutta l’area è diventata un
sito archeologico ben delimitato, con un modico prezzo di accesso: 5€. Non
manchiamo la visita, a cui facciamo seguire una bella camminata fino al faro
sul capo a NW.
La
baia è molto frequentata, soprattutto da grossi motoscafi; a terra vediamo
una spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini. Ci colpisce veder arrivare una
piccola nave della Carrefour, che ancora nel mezzo della baia ed apre
portelloni laterali per vendere merce alle imbarcazioni.
Veniamo
poi accostati da una barchetta carica di frutta e verdura, che evidentemente fa
concorrenza alla Carrefour proponendo la consegna… a domicilio!
Alle
7.45 dell’indomani, sabato 21 giugno, salpiamo l’ancora diretti a Marmaris, che
in linea d’aria è ad una ventina di chilometri, ma per mare risulta distante 45
miglia.
Viste
le esperienze passate telefoniamo al marina per sapere se c’è posto, ma
soprattutto per conoscere i prezzi. Ci rispondono che il posto c’è ma per i
prezzi fanno un po' di confusione: ci comunicano il prezzo per una notte uguale
a quello per due notti (?!?).
Dopo
poche miglia peschiamo un combattivo dorado sugli 8-10 chili, da cui dopo
averlo sfilettato ricaviamo una fantastica “ceviche” da mangiare a pranzo e cinque
buste sotto vuoto da mettere in freezer.
Quando
riprendiamo la navigazione troviamo un bel vento tra i 15 e i 18 nodi che ci
consente di andare a vela fino a destinazione, dove arriviamo alle 15.40 (36°51’.146N
28°16’.738E).
Il
marina di Marmaris è grande, pieno di negozi e ristoranti; il porto comunale
adiacente al marina è quasi interamente occupato da caicchi locali e barche per
escursioni turistiche.
La
giornata di sosta è dedicata alla visita della fortezza, con l’annesso museo,
tutto bello, ben conservato e ordinato.
giovedì 19 giugno 2025
TURCHIA: TURGUTREIS MARINA, BODRUM, GOKAGAC ALARI
Sabato 14 giugno lasciamo Leros e la Grecia; siamo lieti di apprendere che per l’uscita non sono necessarie formalità.
La prima
destinazione in Turchia è Turgutreis Marine, a 25 miglia. Aggiriamo il
versante meridionale di Leros e mettiamo la prua a SE; fuori troviamo un bel
vento sostenuto, sui 20-30 nodi, da NNW che ci fa volare: alle 12.00 entriamo
nel marina ed accostiamo al grande molo in cemento dove facciamo il pieno di carburante.
Il gommone del marina ci scorta
all’ormeggio (37°02’.040N 27°25’.470E); terminate le manovre ci rechiamo agli
uffici dove ci viene detto che dobbiamo subito lasciare il posto assegnatoci e andare
con la barca a registrare l’ingresso alla dogana, che si trova all’ingresso del
marina. Mannaggia, eravamo a due passi quando abbiamo fatto gasolio!
In dogana veniamo seguiti da un giovane agente
un po' imbranato, con cui trattiamo sul prezzo della pratica accordandoci per
460 € in contanti. Il ragazzotto riesce anche a sbagliare la lista dell’equipaggio
(attribuendo ad Angelo il ruolo di skipper). Gliela facciamo correggere e finalmente,
dopo due ore di attesa, siamo ufficialmente registrati in Turchia.
Turgutreis è un marina recente, dotato
di tutti i servizi ed attorniato da una miriade di ristoranti. Ci presentano un
conto abbastanza caro: 250 € per una notte.
Domenica 15 giugno, alle 9.30, molliamo
gli ormeggi per raggiungere Bodrum che dista solo 13 miglia. C’è ancora il bel
vento da NNW, sui 20-25 nodi con raffiche a 30. Alle 11.40 entriamo nel porto di Bodrum dove
veniamo accolti dal gommone del marina, che ci accompagna all’ormeggio (36°51’612N
28°01’318E). Sistemata la barca andiamo a portare i documenti all’ufficio, dove
ci informano che la tariffa per notte non è di 300 €, bensì di 378 €; se ci
fermiamo due notti il conto è di 756 €. In tutti i modi cerchiamo di far
presente che 24 ore prima ci avevano dato informazioni diverse, ma nonostante
le nostre lamentele non otteniamo niente. Ormai siamo rassegnati a subire una
rapina al giorno!
Bodrum ha un bel centro pieno di
ristoranti e negozi, che visitiamo lunedì 16 giugno. Per prima cosa, presso Telekom Turchia, acquisto
una scheda sim da 50 giga (per un mese, 43 €) così torno ad essere connesso con
il mondo. Poi facciamo un po' di spesa e compriamo 5 pita bread con pollo e
verdure per il pranzo.
Cecilia arriva puntualissima con il
taxi, intorno alle 18.00; viene festeggiata da Andrea e da noi tutti con un aperitivo
speciale.
Anche la cena ha un carattere speciale: Angelo,
lavorando buona parte del pomeriggio, ci ha preparato veri gnocchi di patate conditi
con il pesto di sua produzione, buonissimi!
Alle 10.00 di martedì 17 giugno, infatti,
arriva la barchetta con l’attrezzatura di svuotamento: questa volta il
tecnico rimuove la valvola e semplicemente infila il tubo nel serbatoio. L’aspirazione
riesce: ci siamo liberati delle acque nere ed abbiamo la prima registrazione
sulla scheda di Refola!
Arriviamo alle 16.10: la baia è ben
riparata, diamo ancora su fondo sabbioso, profondità 7-8 metri (36°51’.612N
28°01’.318E). Intorno a noi sono già presenti 5 barche, più 2 caicchi con le
cime a terra; il posto è suggestivo, l’acqua limpida, facciamo un bel bagno e
controlliamo l’ancora completamente affondata nella sabbia.
Aliamo il gommone a poppa; Refola
è pronta per la tappa successiva, per noi una bella cena e tante nanne.
venerdì 13 giugno 2025
IOS, AMORGOS, PATMOS, LEROS
Sabato 7 giugno salpiamo per Ios. La rotta è 84°; il vento da N, sui 15-20 nodi, ci regala una bella veleggiata con andatura al traverso. Nel pomeriggio il vento rinforza a 20-25 nodi, sempre da nord: avvolgiamo un po’ di randa, riduciamo leggermente il genoa, Refola avanza sull’acqua veloce e sicura come sempre.
Alle 15.30 entriamo nel porto di
Ios, affollato di barche; troviamo posto nella parte a SW, alla fine del molo
che protegge il piccolo porticciolo per le barche da pesca (36°43’335N
25°16’298E), ma non è una buona sistemazione: siamo esposti al vento che
continua a soffiare sui 20 nodi. Fortunatamente il giorno seguente qualche
barca parte lasciando un po’ di spazio sulla banchina nord del porto, molto più
protetta; ci spostiamo e in effetti stiamo molto più tranquilli (36°43’.379N
25°16’.390 E).
Il capoluogo dell’isola è Ios (detto anche Chora), un paese carino, con un notevole flusso turistico di traghetti che fanno la spola dalle altre isole vicine; Cristina, Andrea ed io facciamo un’escursione ad una tipica chiesa bianca sulla sommità della collina, da cui si apre un'eccezionale veduta sul porto.
Lunedì 9 giugno ripartiamo con meta Amorgos,
a 35 miglia. Alla partenza abbiamo un vento da NNW sui 12-15 nodi; costeggiamo
il versante SW di Ios fino alla sua punta più meridionale, superata la quale
troviamo una notevole onda, di 3 metri, che ci prende al traverso e fa rollare
la barca, ma il glorioso equipaggio di Refola esce indenne anche da
questa prova. Poi finalmente il vento rinforza e gira a NE, consentendoci di
andare solo a vela fino all’arrivo.
Alle 15.30 arriviamo a Katapola, il
porto di Amorgos. La parte meridionale della baia ospita il molo dei traghetti
che anche qui arrivano numerosi ogni giorno; noi troviamo posto dalla parte
opposta, a nord, ormeggiando sul lato esterno del molo che delimita il
porticciolo per pescherecci e piccole barche. Diamo ancora su un fondale fangoso,
buon tenitore, sui 5-7 metri e portiamo la poppa in banchina (36°49’.849N-25°51’835E).
Siamo stati alquanto in apprensione per
questa sosta: le previsioni meteo annunciavano rinforzo del vento da nord e non
sapevamo quanto il nostro ormeggio fosse protetto. Poi leggendo le recensioni
di chi era stato qui, abbiamo scoperto che la parte nord è più protetta ed
abbiamo deciso di rischiare, pronti a cambiare isola in caso di problemi. La scelta
si è rivelata azzeccata: avvertiamo solo qualche saltuaria raffica, a 15 nodi,
ben supportata dalle cime al molo.
Il 10 giugno noleggiamo un’auto (35 €
per un giorno) e andiamo a visitare la Chora, molto bella con le sue stradine
strette e le case bianche, poi risaliamo verso l’estremità ovest dell’isola,
nella splendida baia di Kalotaritissa, ed infine al celebre monastero di
Hozoviotissa, che si staglia bianchissimo sulla costa ripida a picco sul mare. Andrea
ed io veniamo fermati all’ingresso perché è proibito entrare con i pantaloni
corti! Il problema è presto risolto: saggiamente sono predisposti cesti pieni
di pantaloni lunghi, a disposizione di ne avesse bisogno. Et voilà!
Mercoledì 11 luglio alle 7.45 lasciamo Amorgos diretti a Patmos, a 54 miglia. Inizialmente, appena fuori dalla profonda insenatura di Katapola, troviamo un mare notevole e vento da NNW di circa 8-10 nodi. Avanziamo con vele e motore, poi superata la punta NE dell’isola il vento rinforza da N sui 18 nodi: spegniamo il motore e andiamo finalmente a vela.
Superiamo l’estremità meridionale di
Patmos e risaliamo la sua costa orientale fino ad infilarci nella profonda
insenatura di Skala.
Il mattino seguente la tranquilla
routine della crociera viene scombussolata da un imprevisto. Il nostro caro
Angelo, seduto ad un tavolino del bar sul porto per bere un caffè, al momento
di alzarsi prova un dolore acuto e non riesce a muoversi: gli è uscita la
protesi dall’anca. Chiamiamo un’ambulanza che trasporta Angelo al presidio
medico (a Patmos non c’è ospedale), dove dichiarano di non essere attrezzati per
eseguire la manovra di rimessa in sede della protesi: bisogna trasferirlo all’ospedale
di Leros. Cristina parte con lui, su un taxi boat, alla volta di Leros. Ci
terrà aggiornati via WhatsApp.
È evidente che dobbiamo cambiare
programma. Dopo Patmos avevo previsto una tappa a Samos per poi puntare su Bodrum,
dove ci raggiungerà la compagna di Andrea, Cecilia; ora la sosta a Samos va
cancellata; Andrea ed io ci porteremo a Leros per seguire lo sviluppo degli
eventi, poi procederemo per Bodrum in modo di essere puntuali all’appuntamento
con Cecilia.
Poiché questi fatti avvengono al mattino
e noi potremo spostarci a Leros solo il giorno dopo, Andrea ed io ci concediamo
un pomeriggio da turisti: noleggiamo un motorino ed andiamo a visitare la Chora
ed il monastero dentro il castello, da dove si gode una bellissima veduta
panoramica sul porto.
Venerdì 13 giugno Andrea ed io salpiamo
alle 8.40; Leros dista solo 20 miglia, il vento è da N sui 20-22 nodi,
procediamo a vela con andatura al gran lasco.
Arriviamo alle 12.00. Non c’è posto al marina
quindi siamo costretti a dare ancora fuori, su un fondale di 8-9 metri
(37°07.731N 26°51’.239E).
Ci mettiamo in contatto con Cristina:
sono in attesa del medico per le dimissioni dall’ospedale. Poi prenderanno un taxi
fino al Marina, dove chiederanno un ormeggio di emergenza per far salire a
bordo di Refola l’infortunato Angelo. Autorizzazione concessa; ormeggiamo
nel bacino di carenaggio, facciamo salire Angelo e Cristina e poi torniamo ad ancorare
fuori, più o meno dove eravamo.
Festeggiamo, con un aperitivo serale potenziato, il ritorno di Angelo in barca.
Domani 14 giugno faremo rotta sulla Turchia.