venerdì 25 luglio 2025

Refola: EKINCIK, GOBUN BAY, YASSICA ADASI, GOCEK

Refola: EKINCIK, GOBUN BAY, YASSICA ADASI, GOCEK: Come sempre ligi alle regole, lunedì 23 giugno prima di partire facciamo lo scarico delle acque nere. Eseguita la doverosa operazione, lasci...

giovedì 3 luglio 2025

EKINCIK, GOBUN BAY, YASSICA ADASI, GOCEK

Come sempre ligi alle regole, lunedì 23 giugno prima di partire facciamo lo scarico delle acque nere. Eseguita la doverosa operazione, lasciamo il marina di Marmaris diretti a Ekincik, distante 31 miglia.

Il vento è debole, 6-7 nodi da SE; la nostra rotta è quasi tutta per 90°, quindi l’apparente sui 10 nodi ci consente di aprire le vele e con l’aiuto del motore arrivare alle 12.

Nella grande baia ci sono due porticcioli, uno situato sul versante NW e l’altro a SE. Decido di ancorare fuori dal porticciolo di NW: applichiamo all’ancora il grippiale e caliamo il ferro su un fondale di circa 15 metri. Eseguo la consueta manovra di prova di tenuta, dando motore indietro, e velocemente realizzo che ci stiamo allontanando sempre più dal grippiale e l’ancora sembra non tenere affatto! Che succede? Inverto la marcia e inizio a recuperare la catena ma, … l’ancora non c’è, l’abbiamo persa! O cacchio, fortuna che avevo messo il grippiale!

In fretta prepariamo l’ancora di rispetto, una Fortless di 9 kg, con 12 metri di catena e 50 metri di tessile. Avanziamo con Refola fino al galleggiante del grippiale, caliamo la Fortless e finalmente scendo in acqua a vedere cosa è successo. L’acqua è limpida e c’è una buona visibilità: l’ancora è lì ben impiantata, con la sua girella, si è “semplicemente” staccata dalla catena! Andrea e Cristina mi raggiungono col dinghy; provano a tirar su l’ancora utilizzando il cavo del grippiale ma quando arrivano a circa 2 metri dalla superficie non ce la fanno più. Ci spostiamo quindi sotto bordo a Refola, io provvedo a legare l’ancora ad una drizza, che recuperiamo da sovracoperta con l’aiuto del winch. L’ancora è di nuovo a bordo, ma che faticaccia!

Tolgo la girella e metto un grosso grillo fissando il perno con filo di ferro, ma a questo punto non me la sento di ripetere l’ancoraggio né di rimanere alla ruota affidati alla Fortless. La tiriamo su ed entriamo al My Marina Yacht Club, il porticciolo a SE della baia, equipaggiato con corpi morti rinviati in banchina (36°49’437N 28°33’.949E).

Il My Marina Yacht Club è gestito dall’omonimo ristorante (che al momento è chiuso per lavori ed aprirà a detta del titolare fra un paio di settimane), paghiamo 87 € a notte compreso acqua ed elettricità, ci sono bagni e docce ed un piccolo market; tutto sommato un prezzo economico, in confronto alle cifre che abbiamo trovato recentemente nei grossi marina turchi.




Analizziamo a mente fredda l’inconveniente dell'ancora: probabilmente si è svitato il grano che tiene la girella fissata alla catena. Ci è andata super bene! Non oso immaginare quanto tempo avremmo impiegato per la ricerca dell’ancora su 15 metri di fondale, con le bombole da sub. Benedetto grippiale, e comunque tutto bene quello che finisce bene!

Il giorno seguente lo dedichiamo al turismo, con l’eccezione di Cecilia che purtroppo da un giorno soffre di una cistite acuta. Organizziamo un’escursione alla cittadina di Dalyan e al sito archeologico di Kaunos, particolare perché il mezzo di trasporto sarà … una barca a motore! La nostra guida/skipper viene a prenderci al marina, navighiamo per un paio di miglia lungo costa in direzione SE e poi cominciamo a risalire il sinuoso fiume Dalyan. Dalla barca ammiriamo le tombe scolpite nella roccia, mentre dobbiamo rinunciare al sito archeologico di Kaunos perché siamo sprovvisti di lire turche e non si può pagare con carta di credito.





Raggiunta Dalyan, quasi a ora di pranzo, ci fermiamo in uno dei tanti bar/ristoranti, dove Angelo ci offre un sontuoso aperitivo con specialità locali. Troviamo anche una farmacia dove compriamo alcuni farmaci per Cecilia.

Sulla via del ritorno, in barca, ci fermiamo in prossimità della foce del fiume, perché ci è stato detto che questa è un’area usata dalle tartarughe per depositare le uova. In effetti vediamo una tartaruga, e molti cartelli che sembrano indicare i luoghi di deposito. Poco distante, una spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini.

Alle 16.30 siamo di nuovo al marina e al momento di pagare avviamo una trattativa con cui riusciamo ad ottenere un bello sconto: 170 € al posto di 220!

Mercoledì 25 giugno lasciamo il My Marina con destinazione Gobun Bay, a 18 miglia. Il vento, nullo alla partenza, rinforza a metà mattina sui 10 nodi da SW e possiamo aprire le vele; con l’ausilio del motore arriviamo a destinazione alle 14.35.

Gobun Bay è una piccola baia stretta e lunga, ben riparata, le cui rive sono attrezzate con corpi morti. Anche qui l’ormeggio è gestito dal ristorante omonimo (Gobun Restaurant, molto carino): se ceni da loro usufruisci gratuitamente di ormeggio e assistenza, dei servizi di bagni e docce. Pur avendo trovato la baia piuttosto affollata, troviamo posto sul pontile vicino al ristorante (36°38’.581N 28°53’.611E).




L’acqua è pulita e invitante, ne approfittiamo per un bel bagno; la sera tutti a cena al ristorante, dove mangiamo bene spendendo 54 € a testa, relativamente poco visto che il conto comprende anche l’ormeggio.

Il mattino successivo, preso atto che non abbiamo assicurato la nostra presenza serale al ristorante, ci fanno spostare ad un ormeggio più esterno; i marinai ci assistono comunque nella manovra, porgendoci il cavo per il corpo morto e prendendo le cime da fissare a terra. Assicurata la barca nel nuovo posto, usciamo dalla baia con il dinghy per fare il bagno in un’altra piccola ansa, a circa 1 miglio e mezzo di distanza. La sera, dopo il solito aperitivo, ceniamo in barca. Poco dopo tutti a letto: domani ci aspetta una lunga tappa, di 3 (tre) miglia, fino a Yassica Adasi.

Yassica Adasi è un’isoletta stretta e lunga affiancata da altre come Kizil Ada, Zeytinli Adasi, Seytanli Adasi. Ci troviamo al centro dell’ampia “Special Environmental Protection Area" (SEPA, ovvero Area di Protezione Ambientale Speciale) di Fethiye – Göçek. In molte zone l’ancoraggio è vietato per preservare la posidonia e l’ecosistema marino, ma in realtà d’estate centinaia di imbarcazioni gettano l’ancora ad ovest di Yassica Adasi e portano le cime a terra.

Visto che “così fan tutte”, anche noi troviamo un posto: alle 11.15 gettiamo l’ancora su un fondale di 25-30 metri e portiamo le cime a terra (36°42’.176N 28°55’.956 E).



Ci spostiamo con il dinghy per fare il bagno sulla costa est di Kizil Ada; all’escursione partecipa Cecilia, che sta meglio (i farmaci hanno funzionato), mentre Angelo rimane in barca per evitare che la sua anca si arrabbi di nuovo.

Rientrati in barca telefoniamo ai 5 marina di Gogek per assumere informazioni e prenotare la prossima sosta: troviamo le condizioni migliori al marina comunale “Gogek Marina”. 137 € notte, compreso acqua ed elettricità.

Passiamo un altro giorno di relax girando pigramente con il dinghy tra le isole e domenica 29 giugno partiamo alle 8.45 per fare le 3 miglia che ci separano dal Gogek Marina. Facciamo una sosta al distributore per fare il pieno di carburante e, assistiti dal gommone del marina, ci spostiamo nell’ormeggio assegnatoci (36°45’.188N 28°56’.415E).

Siamo in posizione strategica rispetto al centro abitato; appena fuori dal cancello siamo in centro, pieno di negozi e ristoranti. L’ultima sera decidiamo di passarla in un ristorante tipico: ottima cena, alla fine della quale apprendo che l’equipaggio ha deciso di offrirmela. Ne sono onorato.

La mattina del 30 giugno accompagno Angelo, Cristina, Andrea e Cecilia al taxi che li porterà in aeroporto. Abbiamo fatto una splendida crociera e devo dire che lasciarsi dopo settimane passate insieme crea una certa emozione.

La sera stessa arrivano Giancarlo Lugli, storico amico che ha già navigato molte volte su Refola, con suo figlio Alessandro e la sua compagna Lidia. Ritrovarsi, ovviamente, è una gioia.

Aggiorno presso un agente la lista d’equipaggio (pagando 100€), e il primo luglio siamo pronti a lasciare l’ormeggio.

lunedì 23 giugno 2025

TURCHIA: KNIDOS, TAVSAN ADASI, MARMARIS

Mercoledì 18 giugno riprendiamo il mare. La prossima meta è Knidos Marina, a 37 miglia, che si trova sulla estrema punta occidentale della penisola di Dacia, di cui costeggiamo il versante settentrionale. La nostra direzione è SSE, abbiamo un vento debole sul naso quindi procediamo a motore nel mare calmo. Arriviamo alle 15.40.

L’ampia baia di Knidos Marina è protetta da una massicciata ben visibile a sinistra e da un’altra di epoca romana, sommersa e non visibile, sulla destra; il passaggio libero tra le due è di circa 200 metri, segnalato da una coppia di boe luminose rosso-verde.


I posti al pontile sono tutti occupati e quindi ancoriamo su fondale di fango molle, non buon tenitore, profondità 5-6 metri (36°41’.036N 27°22’.480E).

Il giorno successivo, per fortuna, si libera un posto sulla testa del pontile; ci spostiamo, caliamo l’ancora e portiamo la poppa al pontile.

Comodamente ormeggiati, ci dedichiamo ad un po’ di turismo.

Con Refola siamo stati qui nel lontano aprile 2008, ed eravamo rimasti colpiti dalla bellezza delle vestigia dell’antica città e del teatro, discretamente conservato, proprio sopra il porto. Ora tutta l’area è diventata un sito archeologico ben delimitato, con un modico prezzo di accesso: 5€. Non manchiamo la visita, a cui facciamo seguire una bella camminata fino al faro sul capo a NW. 






Venerdì 20 giugno salpiamo per un ancoraggio vicino all’isola Tavsan Adasi, a 37 miglia; costeggiamo questa volta in direzione WNW il versante meridionale della penisola di Dacia. Inizialmente abbiamo un bel venticello sui 15-17 nodi, che poi cala a 5-7 nodi e gira a SSE. Avanziamo a vela con l’ausilio del motore ed arriviamo alle 16.00.

La baia è molto frequentata, soprattutto da grossi motoscafi; a terra vediamo una spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini. Ci colpisce veder arrivare una piccola nave della Carrefour, che ancora nel mezzo della baia ed apre portelloni laterali per vendere merce alle imbarcazioni.


C’è troppo traffico per i nostri gusti, quindi ci spostiamo di circa un miglio a NE, in un’ansa più piccola ma molto più tranquilla. Caliamo l’ancora e mettiamo anche noi le cime a terra (36°46’.506N 28°04’.159E). Terminate le manovre, ci aspetta un bel bagno rinfrescante.




Veniamo poi accostati da una barchetta carica di frutta e verdura, che evidentemente fa concorrenza alla Carrefour proponendo la consegna… a domicilio!

Alle 7.45 dell’indomani, sabato 21 giugno, salpiamo l’ancora diretti a Marmaris, che in linea d’aria è ad una ventina di chilometri, ma per mare risulta distante 45 miglia.

Viste le esperienze passate telefoniamo al marina per sapere se c’è posto, ma soprattutto per conoscere i prezzi. Ci rispondono che il posto c’è ma per i prezzi fanno un po' di confusione: ci comunicano il prezzo per una notte uguale a quello per due notti (?!?).

Dopo poche miglia peschiamo un combattivo dorado sugli 8-10 chili, da cui dopo averlo sfilettato ricaviamo una fantastica “ceviche” da mangiare a pranzo e cinque buste sotto vuoto da mettere in freezer.

Quando riprendiamo la navigazione troviamo un bel vento tra i 15 e i 18 nodi che ci consente di andare a vela fino a destinazione, dove arriviamo alle 15.40 (36°51’.146N 28°16’.738E).

Il marina di Marmaris è grande, pieno di negozi e ristoranti; il porto comunale adiacente al marina è quasi interamente occupato da caicchi locali e barche per escursioni turistiche.



Alla sera c’è una gran vita, mille discoteche con musica a tutto volume, non mi sarei mai aspettato di trovare un movimento così. Non sarà che stiamo invecchiando? Ma no, figurati!


La giornata di sosta è dedicata alla visita della fortezza, con l’annesso museo, tutto bello, ben conservato e ordinato.



Programmiamo per il giorno seguente, lunedì 23 giugno, lo scarico delle acque nere. Poi si riparte per Ekincik, a 31 miglia. Avanti sempre!

giovedì 19 giugno 2025

TURCHIA: TURGUTREIS MARINA, BODRUM, GOKAGAC ALARI

Sabato 14 giugno lasciamo Leros e la Grecia; siamo lieti di apprendere che per l’uscita non sono necessarie formalità.

La prima destinazione in Turchia è Turgutreis Marine, a 25 miglia. Aggiriamo il versante meridionale di Leros e mettiamo la prua a SE; fuori troviamo un bel vento sostenuto, sui 20-30 nodi, da NNW che ci fa volare: alle 12.00 entriamo nel marina ed accostiamo al grande molo in cemento dove facciamo il pieno di carburante.

Il gommone del marina ci scorta all’ormeggio (37°02’.040N 27°25’.470E); terminate le manovre ci rechiamo agli uffici dove ci viene detto che dobbiamo subito lasciare il posto assegnatoci e andare con la barca a registrare l’ingresso alla dogana, che si trova all’ingresso del marina. Mannaggia, eravamo a due passi quando abbiamo fatto gasolio!

In dogana veniamo seguiti da un giovane agente un po' imbranato, con cui trattiamo sul prezzo della pratica accordandoci per 460 € in contanti. Il ragazzotto riesce anche a sbagliare la lista dell’equipaggio (attribuendo ad Angelo il ruolo di skipper). Gliela facciamo correggere e finalmente, dopo due ore di attesa, siamo ufficialmente registrati in Turchia.

Turgutreis è un marina recente, dotato di tutti i servizi ed attorniato da una miriade di ristoranti. Ci presentano un conto abbastanza caro: 250 € per una notte.


Un po’ allarmati telefoniamo a Bodrum. Vogliamo sapere se c’è un posto per noi, e la relativa tariffa: ci rispondono che il posto c’è, al costo di 370 € per una notte, 600 € per due notti! Rimaniamo basiti, neanche a New York abbiamo speso tanto! Ma non abbiamo scelta: a Bodrum sale a bordo Cecilia, in arrivo dall’Italia, quindi obtorto collo accettiamo la rapina.

Domenica 15 giugno, alle 9.30, molliamo gli ormeggi per raggiungere Bodrum che dista solo 13 miglia. C’è ancora il bel vento da NNW, sui 20-25 nodi con raffiche a 30.  Alle 11.40 entriamo nel porto di Bodrum dove veniamo accolti dal gommone del marina, che ci accompagna all’ormeggio (36°51’612N 28°01’318E). Sistemata la barca andiamo a portare i documenti all’ufficio, dove ci informano che la tariffa per notte non è di 300 €, bensì di 378 €; se ci fermiamo due notti il conto è di 756 €. In tutti i modi cerchiamo di far presente che 24 ore prima ci avevano dato informazioni diverse, ma nonostante le nostre lamentele non otteniamo niente. Ormai siamo rassegnati a subire una rapina al giorno!

Bodrum ha un bel centro pieno di ristoranti e negozi, che visitiamo lunedì 16 giugno.  Per prima cosa, presso Telekom Turchia, acquisto una scheda sim da 50 giga (per un mese, 43 €) così torno ad essere connesso con il mondo. Poi facciamo un po' di spesa e compriamo 5 pita bread con pollo e verdure per il pranzo.



Cecilia arriva puntualissima con il taxi, intorno alle 18.00; viene festeggiata da Andrea e da noi tutti con un aperitivo speciale.

Anche la cena ha un carattere speciale: Angelo, lavorando buona parte del pomeriggio, ci ha preparato veri gnocchi di patate conditi con il pesto di sua produzione, buonissimi!


Nel frattempo ho appreso che da qualche anno in Turchia le norme antiinquinamento sono diventate più rigide: tutte le barche devono essere dotate di serbatoi per la raccolta delle acque nere, inoltre ogni barca deve avere a bordo una scheda con gli elementi identificativi dell’imbarcazione, su cui devono essere registrati gli svuotamenti effettuati nei porti attrezzati. Ogni operazione di svuotamento costa dagli 8 ai 22 €. Il nostro primo tentativo però non va a buon fine: quella sorta di valvola posta all’estremità del tubo aspirante ha un diametro inferiore al nostro foro di prelievo, quindi entra aria e non si riesce a produrre il vuoto necessario all’aspirazione. Si rimanda tutto al mattino successivo.

Alle 10.00 di martedì 17 giugno, infatti, arriva la barchetta con l’attrezzatura di svuotamento: questa volta il tecnico rimuove la valvola e semplicemente infila il tubo nel serbatoio. L’aspirazione riesce: ci siamo liberati delle acque nere ed abbiamo la prima registrazione sulla scheda di Refola!


Terminata l’operazione salpiamo con meta l’ancoraggio di Gokagac Adalari, a 32 miglia in direzione SE. All’inizio un bel venticello da N sui 10-12 nodi ci permette di aprire le vele per aiutare il motore, poi rinforza da SW, sui 15 nodi, e spegniamo il motore.

Arriviamo alle 16.10: la baia è ben riparata, diamo ancora su fondo sabbioso, profondità 7-8 metri (36°51’.612N 28°01’.318E). Intorno a noi sono già presenti 5 barche, più 2 caicchi con le cime a terra; il posto è suggestivo, l’acqua limpida, facciamo un bel bagno e controlliamo l’ancora completamente affondata nella sabbia.




Facciamo un giretto a terra con il dinghy: non c’è molto da vedere in realtà, non c’è paese né abitazioni. Restiamo un po’ sulla spiaggia a godere il silenzio della baia solitaria e poi rientriamo a bordo per il rito dell’aperitivo serale.

Aliamo il gommone a poppa; Refola è pronta per la tappa successiva, per noi una bella cena e tante nanne.

venerdì 13 giugno 2025

IOS, AMORGOS, PATMOS, LEROS

Sabato 7 giugno salpiamo per Ios. La rotta è 84°; il vento da N, sui 15-20 nodi, ci regala una bella veleggiata con andatura al traverso. Nel pomeriggio il vento rinforza a 20-25 nodi, sempre da nord: avvolgiamo un po’ di randa, riduciamo leggermente il genoa, Refola avanza sull’acqua veloce e sicura come sempre.

Alle 15.30 entriamo nel porto di Ios, affollato di barche; troviamo posto nella parte a SW, alla fine del molo che protegge il piccolo porticciolo per le barche da pesca (36°43’335N 25°16’298E), ma non è una buona sistemazione: siamo esposti al vento che continua a soffiare sui 20 nodi. Fortunatamente il giorno seguente qualche barca parte lasciando un po’ di spazio sulla banchina nord del porto, molto più protetta; ci spostiamo e in effetti stiamo molto più tranquilli (36°43’.379N 25°16’.390 E).

Il capoluogo dell’isola è Ios (detto anche Chora), un paese carino, con un notevole flusso turistico di traghetti che fanno la spola dalle altre isole vicine; Cristina, Andrea ed io facciamo un’escursione ad una tipica chiesa bianca sulla sommità della collina, da cui si apre un'eccezionale veduta  sul porto.




Alla sera ci gustiamo un’ottima cena al ristorante “Kaiki Taverna” dove seguiamo anche, soffrendo un po’, la finale di tennis a Parigi (Roland Garros) tra Sinner e Alcaraz.

Lunedì 9 giugno ripartiamo con meta Amorgos, a 35 miglia. Alla partenza abbiamo un vento da NNW sui 12-15 nodi; costeggiamo il versante SW di Ios fino alla sua punta più meridionale, superata la quale troviamo una notevole onda, di 3 metri, che ci prende al traverso e fa rollare la barca, ma il glorioso equipaggio di Refola esce indenne anche da questa prova. Poi finalmente il vento rinforza e gira a NE, consentendoci di andare solo a vela fino all’arrivo.

Alle 15.30 arriviamo a Katapola, il porto di Amorgos. La parte meridionale della baia ospita il molo dei traghetti che anche qui arrivano numerosi ogni giorno; noi troviamo posto dalla parte opposta, a nord, ormeggiando sul lato esterno del molo che delimita il porticciolo per pescherecci e piccole barche. Diamo ancora su un fondale fangoso, buon tenitore, sui 5-7 metri e portiamo la poppa in banchina (36°49’.849N-25°51’835E).

Siamo stati alquanto in apprensione per questa sosta: le previsioni meteo annunciavano rinforzo del vento da nord e non sapevamo quanto il nostro ormeggio fosse protetto. Poi leggendo le recensioni di chi era stato qui, abbiamo scoperto che la parte nord è più protetta ed abbiamo deciso di rischiare, pronti a cambiare isola in caso di problemi. La scelta si è rivelata azzeccata: avvertiamo solo qualche saltuaria raffica, a 15 nodi, ben supportata dalle cime al molo.

Il 10 giugno noleggiamo un’auto (35 € per un giorno) e andiamo a visitare la Chora, molto bella con le sue stradine strette e le case bianche, poi risaliamo verso l’estremità ovest dell’isola, nella splendida baia di Kalotaritissa, ed infine al celebre monastero di Hozoviotissa, che si staglia bianchissimo sulla costa ripida a picco sul mare. Andrea ed io veniamo fermati all’ingresso perché è proibito entrare con i pantaloni corti! Il problema è presto risolto: saggiamente sono predisposti cesti pieni di pantaloni lunghi, a disposizione di ne avesse bisogno. Et voilà!






Mercoledì 11 luglio alle 7.45 lasciamo Amorgos diretti a Patmos, a 54 miglia. Inizialmente, appena fuori dalla profonda insenatura di Katapola, troviamo un mare notevole e vento da NNW di circa 8-10 nodi. Avanziamo con vele e motore, poi superata la punta NE dell’isola il vento rinforza da N sui 18 nodi: spegniamo il motore e andiamo finalmente a vela.

Superiamo l’estremità meridionale di Patmos e risaliamo la sua costa orientale fino ad infilarci nella profonda insenatura di Skala.


Verso le 17.00, superato il molo in cemento che delimita la parte più interna della baia, arriviamo a destino. Caliamo l’ancora su un fondale fangoso sui 5-6 metri, buon tenitore, e portiamo la poppa sulla lunga banchina posta sul versante occidentale della baia (37°19’.639N 26°32’.633E). Non si tratta di un vero e proprio marina (non fornisce docce e servizi), ma in compenso è molto economico, paghiamo 33€ per 2 notti + 5 € per l'acqua + 3 € per l'assistenza all'ormeggio.

Il mattino seguente la tranquilla routine della crociera viene scombussolata da un imprevisto. Il nostro caro Angelo, seduto ad un tavolino del bar sul porto per bere un caffè, al momento di alzarsi prova un dolore acuto e non riesce a muoversi: gli è uscita la protesi dall’anca. Chiamiamo un’ambulanza che trasporta Angelo al presidio medico (a Patmos non c’è ospedale), dove dichiarano di non essere attrezzati per eseguire la manovra di rimessa in sede della protesi: bisogna trasferirlo all’ospedale di Leros. Cristina parte con lui, su un taxi boat, alla volta di Leros. Ci terrà aggiornati via WhatsApp.

È evidente che dobbiamo cambiare programma. Dopo Patmos avevo previsto una tappa a Samos per poi puntare su Bodrum, dove ci raggiungerà la compagna di Andrea, Cecilia; ora la sosta a Samos va cancellata; Andrea ed io ci porteremo a Leros per seguire lo sviluppo degli eventi, poi procederemo per Bodrum in modo di essere puntuali all’appuntamento con Cecilia.

Poiché questi fatti avvengono al mattino e noi potremo spostarci a Leros solo il giorno dopo, Andrea ed io ci concediamo un pomeriggio da turisti: noleggiamo un motorino ed andiamo a visitare la Chora ed il monastero dentro il castello, da dove si gode una bellissima veduta panoramica sul porto.





Al ritorno in barca veniamo aggiornati da Cristina: la manovra di riposizionamento della protesi, al primo tentativo, non è andata a buon fine, proveranno di nuovo sotto anestesia totale nel tardo pomeriggio. Siamo un po’ preoccupati ma alla fine Cristina ci comunica che la seconda manovra di riposizionamento è riuscita: Angelo sta bene, si è risvegliato ed è sedato con antidolorifici. Perfetto! Appuntamento per l’indomani a Leros.

Venerdì 13 giugno Andrea ed io salpiamo alle 8.40; Leros dista solo 20 miglia, il vento è da N sui 20-22 nodi, procediamo a vela con andatura al gran lasco.

Arriviamo alle 12.00. Non c’è posto al marina quindi siamo costretti a dare ancora fuori, su un fondale di 8-9 metri (37°07.731N 26°51’.239E).

Ci mettiamo in contatto con Cristina: sono in attesa del medico per le dimissioni dall’ospedale. Poi prenderanno un taxi fino al Marina, dove chiederanno un ormeggio di emergenza per far salire a bordo di Refola l’infortunato Angelo. Autorizzazione concessa; ormeggiamo nel bacino di carenaggio, facciamo salire Angelo e Cristina e poi torniamo ad ancorare fuori, più o meno dove eravamo.





Nel pomeriggio una breve puntata a terra col dinghy per fare un po' di spesa; fortunosamente troviamo anche un nuovo tappo per lo scarico d’acqua del gommone, che non teneva più bene e lasciava entrare un po’ d’acqua.

Festeggiamo, con un aperitivo serale potenziato, il ritorno di Angelo in barca.

Domani 14 giugno faremo rotta sulla Turchia.