giovedì 28 aprile 2016

TRAVERSATA DA OPUA (NZ) AD ANEYTIUM (VANUATU)

27°36.00' S 171°39.94'E
La mattina del 26 aprile alle 9.15 insieme a Giorgio di Waki ci rechiamo come da accordi all'ufficio della dogana per le pratiche di uscita dalla Nuova Zelanda. Tutto si svolge velocemente e senza intoppi; Giorgio è già pronto per partire, la sua destinazione è Noumea, Nuova Caledonia: ci salutiamo sul pontile augurandoci reciprocamente buon vento, ci sentiremo ogni giorno via radio SSB e poi ci rivedremo tra qualche mese, da qualche parte verso l'Indonesia.
Anche noi molliamo gli ormeggi, per fermarci qualche minuto dopo al pontile di distribuzione del carburante, che troviamo occupato da una grossa barca. Uno sguardo al nome scritto sul boma, Toululah Ruby III . ma sì, sono Paul ed Andy, una coppia di inglesi conosciuti nell'Arc Europe 2009 dai Caraibi a Lagos in Portogallo, quando tornavano a casa dal loro primo giro del mondo, ritrovati a Lanzarote (dove hanno trasferito la loro residenza terricola), e rivisti infine a Las Palmas nel 2012, in partenza come noi per attraversare di nuovo l'Atlantico. Ed ora eccoli qui, in Nuova Zelanda! Dalle barche, sbracciandoci, ci salutiamo calorosamente scambiandoci velocemente notizie sui progetti di navigazione. Ancora una volta abbiamo la prova di quanto il mondo sia davvero piccolo e di come il tempo non cancelli le amicizie che si creano per mare.
Rabboccato il serbatoio e riempite le taniche, siamo finalmente pronti a partire. La giornata è luminosa, il cielo sereno, prendiamo il mare sotto i migliori auspici.
E infatti va tutto bene a bordo: nei primi tre giorni le percorrenze delle 24 ore sono state 155, 160 e 179 miglia, nell'ultimo giorno il vento è aumentato a 25 nodi accompagnato da qualche groppo, e abbiamo già superato la metà del percorso.
Fin dall'inizio Lilli, Francesco ed io abbiamo assorbito bene i turni (2 ore di guardia e 4 ore di riposo), anche grazie alle discrete condizioni meteo-marine: mare poco mosso con 2-3 metri di onda, vento dal gran lasco al traverso dai 12 ai 20 nodi. Cielo in massima parte sereno, di giorno un bel sole e di notte la luna, calante da alcuni giorni, rischiara la nostra navigazione.
All'appuntamento radio serale sentiamo, finalmente senza i disturbi del marina, gli altri navigatori: Luigi a Papeete in Polinesia, Leopoldo arrivato da qualche giorno in Nuova Caledonia, naturalmente Giorgio di Waki che è a poche miglia da noi.
La prima notte un inconveniente ci ha tenuto in apprensione per alcune ore: è l'una di notte, Lilli di guardia mi chiama perché il pilota automatico è andato in allarme, si è disinserito e la barca ha perso la rotta. Prendo il timone e dopo aver zigzagato per un po' a destra e a sinistra inserisco nuovamente il pilota e tutto riprende normalmente.
Ma quando torno a dormire sento un rumore proveniente dalla sala motore, lo riconosco, è inconfondibile: l'elica non è bloccata e l'asse gira.
Nell'Amel SM la trasmissione è idraulica, perciò per evitare che l'asse giri e che l'elica aprendosi offra resistenza al moto è stato inserito un freno a disco idraulico; nelle altre barche, con trasmissione meccanica, si ottiene lo stesso risultato inserendo la marcia indietro con il motore spento.
In un primo momento non mi preoccupo molto, a parte il fastidioso rumore della trasmissione che gira, perderemo un po' di velocità, domani con il chiaro andrò a vedere perché il freno idraulico non funziona.
Ma in realtà non riesco a dormire molto, tormentato da interrogativi inquietanti: perché il freno ha smesso di funzionare tutto d'un tratto? Può essere che dopo l'allarme del pilota, serpeggiando per riportare la barca in rotta, si sia impigliato qualcosa sull'elica e questo abbia superato la forza frenante del disco?
Questa infausta evenienza mi pare plausibile: quando mi alzo, stimo la velocità della barca di 2 nodi inferiore rispetto a quella attesa con il vento in quel momento.
Bisogna andare a vedere sotto la barca, ma non è facile, ci sono 2-3 metri di onda e 18 nodi di vento, Lilli solo al pensiero che debba andare in acqua è preoccupata, e devo dire che non è la sola ... 
D'altra parte accendendo il motore potrei solo peggiorare la situazione e non è previsto che il mare si calmi o il vento cessi, quindi la cosa va risolta prima possibile; mettere le mani sul freno senza sapere cosa ha provocato il guasto è tempo perso...
Mi viene un'idea: la telecamera Gopro subacquea, fissata al mezzo marinaio ed immersa sotto il galleggiamento, ci farà vedere lo stato dell'elica e se c'è qualcosa di impigliato.
Detto fatto, togliamo le vele, la barca fila ancora a 3-4 nodi, ma nonostante la difficoltà di tenere il mezzo marinaio immerso perpendicolarmente, per effetto della velocità, l'esperimento riesce e ... sorpresa e sollievo: l'elica è libera e scintillante. Forse mi sono fatto influenzare dal calo di velocità, ma in effetti il vento non è stabile, e varia anche in direzione oltre che in intensità, la barca rolla molto, passando velocemente da 4 a 6 nodi di velocità.
Poco male, inizio l'indagine sul freno ed in poco tempo risolvo provvisoriamente il problema mettendo un nuovo spessore tra il pistone idraulico e la ganascia del ferrodo.
Alle 11.30 l'inconveniente è risolto: riprendiamo la navigazione, con l'asse nuovamente bloccato e Refola, compiaciuta, che torna a correre veloce e sicura sulle onde.

lunedì 25 aprile 2016

OPUA, NUOVA ZELANDA 25 APRILE 2016

35°18,968' S 174°07,296' E
I giorni a Whangarei sono letteralmente volati: abbiamo completato i lavori
in acqua, come la sostituzione della sartia bassa effettuata dal rigger
Cspar, la sostituzione delle giranti del motore e del generatore, la
sostituzione del bozzello di rinvio del punto di scotta destro del genoa e
la registrazione del punto di scotta sinistro. Inoltre abbiamo fatto fare un
nuovo tendalino da sole, in previsione dei climi caldi e assolati che
troveremo vicino all'equatore indonesiano. Giusto per elencare i lavori più
importanti.
Il 20 aprile è arrivato Francesco che resterà a bordo per circa due mesi,
fino alle Solomon.
Il giorno seguente salpiamo alla volta di Opua, circa 80 miglia più a nord,
dove espleteremo le pratiche di uscita dalla Nuova Zelanda.
Compiamo il breve trasferimento in due tappe: la prima con poco vento, quasi
tutta a motore, la seconda invece a vela con un venticello sui 12-15 nodi,
ed un sole benaugurante. La sosta a Wangaruru Harbour per la notte
(35°22,140'S 174°21,281' E) si rivela azzeccata: ben protetta anche con
vento da est, fondale sabbioso sui 4-5 metri. Prima del tramonto ci
raggiunge Massimo, che sta facendo il percorso inverso da Opua a Whangarei,
lo invitiamo a cena e passiamo una simpatica serata in compagnia.
Il 22 aprile siamo ad Opua. Abbiamo individuato per il 26-27 una finestra
meteo adatta alla nostra partenza; nei giorni scorsi è stata segnalata una
depressione tropicale classificata uragano di cat.2 a nord-est delle Fiji,
e non vogliamo avere sorprese. Per sentire il parere di un esperto, inviamo
una mail al nostro routier Bob Mc Davitt, che ci conferma che la finestra è
buona.
È deciso, domani martedì 26 aprile affronteremo la tappa di 1100 miglia fino
alle Vanuatu (precisamente Aneytium). Bob veglierà sul nostro percorso, e
aggiorneremo anche voi strada facendo.

venerdì 8 aprile 2016

WHANGAREI, NUOVA ZELANDA 6 APRILE 2016

35° 44,471 S  174° 20,978 E
La quarta stagione del giro del mondo Refola è ufficialmente iniziata!
Dopo aver salutato con l’ormai consueta commozione parenti e amici, lasciamo Verona il 30 marzo,  voliamo da Venezia ad Abu Dhabi, da Abu Dhabi a Singapore e da Singapore a Sydney, dove ci fermiamo brevemente per un “tuffo nel passato”. Da sempre Lilli desiderava rivedere la città in cui, da giovane, aveva vissuto per otto mesi, e che aveva tanto amato. In effetti Sydney è davvero bellissima, seducente ed ospitale. Due giorni sono davvero pochi per conoscerla, ma riusciamo a sfruttare al meglio il tempo e l’efficientissimo sistema di trasporto metropolitano, scorrazzando in lungo e in largo tra metropolitana, autobus, ferry boat. Fortunatamente troviamo due limpide e calde giornate di sole, ultimi frammenti di un’estate che qui sta per finire.
Lunedì 4 aprile, sotto una pioggia battente, lasciamo Sydney alla volta di Auckland, dove arriviamo nel pomeriggio. La compagnia degli autobus ha cancellato la corsa che avevamo prenotato per Whangarei, dove ci aspetta Refola, e così passiamo una notte in un albergo non privo di fascino ma piuttosto vecchiotto (e senza ascensore!), proprio sotto l’alta torre in cemento che è il simbolo della città.
Siamo un po’ stravolti dalla lunghezza di questo viaggio e dal continuo cambio di fuso orario, non sappiamo mai bene se per il nostro organismo è giorno oppure è notte, ma non possiamo farci niente, prima o poi ci fermeremo e ritroveremo il giusto ritmo.
La mattina del 5 aprile di buonora saliamo sul primo autobus ed in tre ore siamo a Whangarei. Una piccola spesa per  avere qualcosa di fresco da mangiare e via, di corsa al cantiere.
Troviamo Refola in buona salute, un po’ impolverata in coperta, ma nel complesso OK.
Ad accoglierci c’è Giorgio di Waki, alle prese con gli ultimi lavori prima di mettere in acqua la barca, alla fine della settimana.
La lunghissima lista delle cose da fare è già pronta, e ogni tanto vi si aggiunge qualche nuovo elemento. Andremo in acqua il 12 aprile, quindi in meno di una settimana bisogna fare tutto: primer, antivegetativa, lucidatura opera morta (affidata al cantiere), riparazione salpa ancora, cambio olio, filtri e giranti per motore e generatore, ed altro ancora!
Le giornate sono dense e faticose, per fortuna allietate dalle cene che insieme ad altri navigatori italiani, Giorgio, Massimo e Iacopo, organizziamo nello spazio cucina/BBQ del cantiere.
Scriveremo nuovamente, più rilassati, quando saremo in acqua.

domenica 7 febbraio 2016

Nuovo look per il blog di REFOLA!


Cari amici, questo è il nuovo look dei nostri diari di bordo!

Le puntate precedenti della nostra avventura sono sempre consultabili, selezionando le stagioni nel menu qui accanto a sinistra, sotto la voce "DIARI DI BORDO".

Sempre nel menu qui accanto a sinistra, sotto la voce "PROGRAMMI DI NAVIGAZIONE" trovate il nostro itinerario per il 2016, insieme a quelli degli anni precedenti. 

La quarta stagione del GIRO DEL MONDO DI REFOLA inizierà ad Aprile 2016.

Dalla Nuova Zelanda ci dirigeremo a nord, verso Vanuatu, Salomon, Papa Nuova Guinea, Indonesia. La destinazione finale non è al momento ancora sicura: potrebbe essere Singapore, o Langkawi, in Malesia.

Come al solito scriveremo qui i nostri appunti di viaggio, le nostre impressioni e tante informazioni utili alla navigazione   



Il primo libro di REFOLA






Per i tipi della casa editrice "Il Frangente", è uscito nel gennaio 2016 il primo libro di Refola, in cui raccontiamo la prima parte del nostro viaggio, dal 2012 al 2013, dal Mediterraneo a Panama.

Il titolo è "REFOLA Giro del mondo a tappe".

Lo trovate in libreria e su Amazon, ma potete anche acquistarlo su www.ilfrangente.com

Buona lettura e buon vento !

domenica 29 novembre 2015

SIAMO DI NUOVO A CASA!


Una volta arrivati in Nuova Zelanda siamo stati travolti dalle mille cose da fare per preparare Refola all'invernaggio e noi stessi all'imminente partenza per l'Italia. Questo il motivo del nostro lungo silenzio, che colmiamo da casa raccontando gli ultimi giorni della terza stagione del nostro giro del mondo a tappe.
La sosta ad Opua dura solo un paio di giorni, il tempo di riprendere fiato dopo l'avventurosa traversata. Lunedì 2 novembre, insieme a Yaya, salpiamo alla volta di Whangarei.
Programmiamo una sosta per la notte a Tutukaka Harbour, dove ancoriamo su un fondale di 4-5 metri di sabbia/fango (35°37.033'S 174°32.121'E). Baia tranquilla, in cui ci eravamo fermati anche l'anno scorso. Fa sempre freddo ed i bagni in mare sono ormai un lontano ricordo.
Il giorno seguente, al momento di salpare, una nuova sorpresa: il verricello non funziona, siamo costretti a tirare su la catena a mano, fortunatamente in assenza di vento!
Prima di arrivare all'ingresso del canale che conduce a Whangarei, incontriamo stormi di uccelli che a centinaia banchettano sulla superficie del mare.


Abbiamo programmato l'arrivo con l'alta marea, poiché i fondali nelle ultime 3 miglia sono in qualche tratto inferiori ai 2 metri (noi peschiamo 2,05): alle 13.45 ormeggiamo al marina nel centro di Whangarei, Town Basin, dove ritroviamo Gerard e Claudine di Cassiopee.



Sostiamo al marina otto giorni, dedicati ai lavori di rimessaggio: lavaggio di scotte, drizze, cime di ormeggio, disarmo e piegatura del genoa, cambio olio generatore e motore e riparazioni varie.
Mercoledi 11 novembre ci spostiamo di 2 miglia ed ancoriamo davanti al cantiere Norsand, dove lasceremo la barca; siamo già stati qui lo scorso anno, pertanto siamo pratici del luogo e conosciamo le procedure di alaggio con il carrello che trainato da un trattore porterà Refola fuori dall'acqua.


Ultimi giorni per completare le manutenzioni: ripristino della massa nel pozzo della sentina, infruttuoso tentativo di sostituire la control box del salpaancora,  che cercherò di procurare in Italia.
Lunedì 16 novembre si parte: pullman per Aukland, poi volo a Melbourne, sosta tecnica a Kuala Lampur (Malesia), Dubai, Milano, dove arriviamo dopo circa 45 ore di viaggio.
Ora scriviamo da casa, dopo aver smaltito un po' alla volta il cambio di 12 ore di fuso orario; abbiamo circa 4 mesi per riprendere le nostre relazioni, coccolare i nostri anziani genitori e studiare il prossimo itinerario...

domenica 1 novembre 2015

ARRIVATI IN NUOVA ZELANDA

 Di lunghe traversate, ormai, ne abbiamo fatte diverse: tre dell'Atlantico, poi quella più lunga, dalle Galapagos alle Isole Marchesi, poi dalle Fiji alla Nuova Zelanda, e dalla Nuova Zelanda alle Vanuatu. In generale non ci siamo mai annoiati, ma questa ultima, dalla Nuova Caledonia alla Nuova Zelanda, è stata senz'altro la traversata più ricca di colpi di scena. Non è esattamente quello che uno desidera, in mare: cambiamenti troppo netti o repentini creano momenti di incertezza, e comunque impongono di prendere decisioni a volte difficili.
Lasciamo la Nuova Caledonia giovedì 22 ottobre. Coi nostri compagni di viaggio, Leopoldo da solo a bordo di “Yaya” (Gran Soleil 46), Gerard e sua moglie Claudine su “Cassiopee” (Amel SM gemella di Refola), concordiamo due appuntamenti radio SSB ogni giorno: alle 8 del mattino e alle 18, quando in frequenza ci sono anche gli altri navigatori italiani in Pacifico.
Il piano di navigazione che ci ha preparato il “meteo-guru” Bob prevede che ci spingiamo molto ad ovest (la linea diretta sarebbe SE), con un doppio zig-zag, sostanzialmente per evitare una profonda bassa pressione e mare grosso, che altrimenti incontreremmo sotto la latitudine 30° sud.

Gerard di “Cassiopee” non è molto convinto di questa strategia: parte due ora prima di noi e da subito tiene una rotta molto più diretta sulla Nuova Zelanda, ipotizzando anche di fermarsi a circa metà percorso a Norfolk (piccola isola appartenente all'Australia), per meglio valutare l'evoluzione meteo.
Noi invece, insieme a “Yaya”, ci teniamo su una rotta intermedia tra quella consigliata da Bob e quella scelta da Gerard, in modo da poter optare per l'una o per l'altra, quando la situazione fosse più definita.
I primi due giorni trascorrono tranquilli: navigazione veloce, con poca onda e nel sole.
Al terzo giorno di navigazione, 24 ottobre, siamo 70 miglia a NW di Norfolk. Una previsione meteo scaricata via radio SSB ci informa che la rotta consigliata da Bob non evita più la burrasca ed il mare grosso da sud, ma ci va dritto in mezzo. Gerard decide di fermarsi a Norfolk, mentre io invio una mail a Bob chiedendogli un aggiornamento del piano, e una valutazione sull'opportunità di fermarci anche noi.
Bob risponde subito: la sosta a Norfolk non ci conviene, ribadisce che per sfuggire la perturbazione è meglio proseguire per altre 48 ore verso SW, poi invertire la rotta a ESE e poi finalmente puntare a SE, solo quando il peggio sarà passato.
Salutiamo via radio Gerard (che con il senno di poi ha fatto la scelta migliore), e con Yaya  proseguiamo verso SW, con il vento da SE. Non stiamo andando precisamente in Nuova Zelanda (anzi Lilli conta le miglia che ci separano da Sydney e ci fa un pensierino), ma in compenso il mare è poco mosso e la navigazione confortevole.
Tengo sempre sotto controllo l'evoluzione meteo. Due volte al giorno scarico i grib files e “Subtropic” in testo, che descrive i movimenti dei fronti nel Pacifico occidentale a sud di 25° S. Man mano che andiamo avanti, purtroppo, queste previsioni non promettono niente di buono.  Sembra davvero difficile riuscire ad evitare la vasta perturbazione che incontreremo il 28-29 ottobre, con onda fino a 7 metri e venti di burrasca.
Abbiamo 12 ore di anticipo sul piano di Bob, e ce le teniamo strette perché potrebbero rivelarsi utili, al momento dell'incontro fatidico. Continuiamo a navigare comodi, ma con la sgradevole sensazione che la navigazione tranquilla stia per finire e che dobbiamo prepararci al peggio.
L'aggiornamento meteo del 26 ottobre ci annuncia che fra tre giorni, il 29, avremo vento da 30 nodi al traverso e onde da 5 a 7,5 metri. Ci siamo! Cerchiamo di guadagnare miglia e giocare d'anticipo, non si sa mai che la perturbazione decida di rallentare all'ultimo momento. Con Leopoldo concordiamo di aggiungere un ulteriore appuntamento via radio SSB, alle ore 13.

Mercoledì 28 ottobre, alle 7.30 del mattino, Lilli scarica via radio la posta elettronica e riceve una nuova mail di Bob:  “Attenzione! c'è un avviso di burrasca, con onde superiori a 5 metri. Se siete nella posizione prevista dal piano (31°09'S 168°15'E), mettete subito la prua a nord verso Norfolk e non fermatevi fino a 29° S; se non ce la fate, fate rotta su NE e appena possibile girate a nord. Datemi conferma di aver ricevuto questa mail e comunicatemi le vostre decisioni”.
Lilli era stata tranquilla fino a questo momento, ma mentre mi traduce il messaggio di Bob sento che la sua voce si incrina... All'appuntamento delle 8.00 aggiorno Leopoldo sulle nuove informazioni ricevute; anche lui resta abbastanza spiazzato, ma ci chiediamo: possiamo ignorarle?
A malincuore mettiamo prua a NE (Lilli tenta di scherzare dicendo “Addio Sydney, noi torniamo alle Fiji”), pensando già di doverci rassegnare ad allungare la traversata di ulteriori 3-4 giorni.
Ma non sono del tutto convinto, e d'altronde chi mi conosce sa che la parola “rassegnazione” compare poco nel mio vocabolario: scarico altri aggiornamenti meteo, e valuto che il nostro anticipo sul piano di Bob potrebbe consentirci di passare noi prima della perturbazione, invece che aspettare che passi lei. Invio quindi a Bob un'altra mail: lo aggiorno sulla nostra posizione, gli prospetto l'ipotesi di una rotta diretta sul North Cape della Nuova Zelanda, che si trova a 250 miglia, e chiedo il suo parere.
Nel giro di mezz'ora Bob risponde: “Le 100 miglia di anticipo che avete fanno una grande differenza: se riuscite a tenere una velocità media superiore ai 7 nodi, potete arrivare al North Cape prima della burrasca; le successive ultime 100 miglia sono sottovento alla costa, perciò più facili. Fatemi sapere cosa decidete”.
E qui le mie budella cominciano a contorcersi: quale sarà la scelta giusta? Meglio fuggire al maltempo ed aspettare che la situazione migliori o rischiare ed arrivare 3-4 giorni prima? Quante pagine sono state scritte su questo tema! Ma ora non stiamo facendo dispute teoriche; siamo per mare, anzi, in mezzo all'Oceano Pacifico, e tocca a me decidere, anche se sinceramente preferirei essere da un'altra parte...
Faccio una prova: metto prua a SE, direzione North Cape. Con genoa, randa e mezzana la barca fila a 8 nodi e il vento dovrebbe aumentare da nord. È la scossa di cui avevo bisogno: “Ok Lilli, andiamo diretti”. Sono le 11.30 del 28 ottobre. Invio a Leopoldo e a Bob una mail col mio nuovo piano di navigazione.
Leopoldo però non scarica la posta e apprende la notizia solo alle 13, al nostro appuntamento radio. Sulle prime, comprensibilmente, resta sconcertato; sono 5 ore che ha la prua a NE e io ribalto la frittata comunicandogli di aver virato a SE. Ci pensa un po': “Sì, forse è la cosa migliore - dice - ma la devo digerire, ci risentiamo alle 18”.
Nel frattempo il vento rinforza da nord e poi da nord-ovest, a 20-25 nodi in poppa, mentre il mare aumenta velocemente con onda da NW sui 3-4 metri; la velocità della barca raggiunge punte di 10-11 nodi, in planata sulle onde. Abbiamo fatto la scelta giusta! Se avessimo proseguito con rotta NE, ci saremmo trovati, per almeno 24 ore, a combattere questa situazione di bolina. Invece stiamo andando veloci col vento in poppa, finalmente verso la meta, e abbiamo un buon margine per arrivare al North Cape prima dell'arrivo della burrasca da SW. 
Dal momento che la velocità è adesso un fattore cruciale, teniamo monitorata la percorrenza ogni due ore, per verificare che sia sempre superiore a 15 miglia (7,5 nodi di media). All'appuntamento radio delle 18 gli amici navigatori ci chiedono subito di comunicare la nostra posizione e come sta andando, tutti sono in pensiero per noi e fanno il tifo perché riusciamo ad arrivare indenni. Anche Leopoldo ha digerito la nuova rotta ed è contento, la sua Yaya fila a 11 nodi.
Per la notte avevo già riavvolto la randa, perché con il vento girato a NW copriva il genoa; quando arriva il turno di Lilli avvolgo anche la mezzana, visto che le raffiche sono arrivate a 30 nodi.
Verso la fine del turno di Lilli arriva un groppo, con rinforzo di vento e una fitta pioggia: il genoa, che lavorava a 10-15° da fil di ruota, va a collo ed il pilota automatico entra in allarme. Lilli è nel panico, afferra il timone e grida per svegliarmi. Corro fuori, accendo il motore, riduco il genoa e piano piano riporto la barca in rotta. Ormai è quasi l'ora del cambio turno, per cui resto di guardia e spedisco Lilli, un po' scossa, a riposare.
Le ore passano e la Nuova Zelanda si avvicina di 15/18 miglia ogni due ore. Nei momenti in cui il vento cala e  la velocità scende sotto i 7 nodi, ci diamo “un aiutino” col motore.
La mattina del 29 ottobre l'aggiornamento “Subtropic” ci avverte che la bassa che stiamo tentando di evitare, in spostamento verso est, ha aumentato la sua velocità da 5 a 20 nodi. Dovrebbe arrivare al North Cape verso mezzanotte, ma noi possiamo ancora farcela, perché dovremmo raggiungere il capo verso le 22.30 (LT New Zeland), dopo di che saremo sottovento alla costa, perciò l'onda non dovrebbe infastidirci più di tanto.
Noi arriviamo a North Cape puntuali, ma la bassa, birichina, è in anticipo di un'ora: non appena doppiamo il capo il vento rinforza da SW a 20-25 nodi. Dopo mezz'ora di assaggio, abbiamo 30-35 nodi di vento reale e 35-40 di apparente: con il genoa ridotto ad un fazzoletto di 13 mq. e la randa  ridotta come mai prima d'ora, filiamo a 8 nodi. La falchetta è quasi in acqua, le onde ci prendono al mascone e spazzano la coperta, ma la barca non batte e accelera sotto raffica senza straorzare. Il pilota automatico lavora bene con piccoli angoli di timone e questo mi rassicura, ma in ogni caso non stacco gli occhi dagli indicatori del vento. Il cielo è nuvoloso, ma il mare si illumina diventando argentato e scintillante ogni volta che la luna, piena, trova un varco tra le nuvole.
Quando inizia il turno di Lilli, alle 23, riduciamo ulteriormente la randa. La manovra riesce agevolmente e la barca reagisce bene alle raffiche; il ventone continua fino alle 2.00, quando riprendo il turno io. Poco dopo scende a  20-25 nodi, così aggiungo un po' di tela e continuiamo a viaggiare a 7-8 nodi di velocità.
All'alba entriamo nella grande Bay of Islands, il vento è calato ulteriormente sui 15-20 nodi, sempre da SW, e ci consente di andare a vela fino a 3 miglia dall'arrivo.

Alle 10.00 del 30 ottobre arriviamo ad Opua; Leopoldo, che abbiamo raggiunto durante la notte, è a meno di un miglio da noi. Ormeggiamo al pontile della quarantena, dove ci raggiungono subito i funzionari di dogana/immigrazione e la Bio-Security per le pratiche di ingresso in Nuova Zelanda. Stappiamo una bottiglia di Cartizze e poi ci concediamo un meritato riposo; questa volta abbiamo proprio la sensazione di aver guadagnato e sudato una meta. Per la prima volta, dopo una lunga traversata, non provo quel sottile dispiacere di veder finire una bella esperienza, ma prevale un grande senso di sollievo, e di soddisfazione.


Il piano originario di Bob prevedeva che avremmo dovuto percorrere 1326 miglia, la rotta diretta passante per Norfolk  sarebbe stata 915 miglia; noi ne abbiamo percorse 1249 in 8 giorni, alla media di 6,5 nodi.
Gerard è arrivato il giorno prima di noi, nel pomeriggio, dopo aver sostato 12 ore a Norfolk, senza tutte le nostre apprensioni e senza incappare nella burrasca che noi abbiamo preso per fortuna solo di striscio. Si vede che anche i meteorologi, come tutti, possono sbagliare.