Come sempre ligi alle regole, lunedì 23 giugno prima di partire facciamo lo scarico delle acque nere. Eseguita la doverosa operazione, lasciamo il marina di Marmaris diretti a Ekincik, distante 31 miglia.
Il vento è debole, 6-7 nodi da SE; la
nostra rotta è quasi tutta per 90°, quindi l’apparente sui 10 nodi ci consente
di aprire le vele e con l’aiuto del motore arrivare alle 12.
Nella grande baia ci sono due porticcioli,
uno situato sul versante NW e l’altro a SE. Decido di ancorare fuori dal
porticciolo di NW: applichiamo all’ancora il grippiale e caliamo il ferro su un
fondale di circa 15 metri. Eseguo la consueta manovra di prova di tenuta, dando
motore indietro, e velocemente realizzo che ci stiamo allontanando sempre più
dal grippiale e l’ancora sembra non tenere affatto! Che succede? Inverto la
marcia e inizio a recuperare la catena ma, … l’ancora non c’è, l’abbiamo persa!
O cacchio, fortuna che avevo messo il grippiale!
In fretta prepariamo l’ancora di
rispetto, una Fortless di 9 kg, con 12 metri di catena e 50 metri di tessile. Avanziamo
con Refola fino al galleggiante del grippiale, caliamo la Fortless e
finalmente scendo in acqua a vedere cosa è successo. L’acqua è limpida e c’è
una buona visibilità: l’ancora è lì ben impiantata, con la sua girella, si è “semplicemente”
staccata dalla catena! Andrea e Cristina mi raggiungono col dinghy; provano a
tirar su l’ancora utilizzando il cavo del grippiale ma quando arrivano a circa
2 metri dalla superficie non ce la fanno più. Ci spostiamo quindi sotto bordo a
Refola, io provvedo a legare l’ancora ad una drizza, che recuperiamo da
sovracoperta con l’aiuto del winch. L’ancora è di nuovo a bordo, ma che faticaccia!
Tolgo la girella e metto un grosso
grillo fissando il perno con filo di ferro, ma a questo punto non me la sento
di ripetere l’ancoraggio né di rimanere alla ruota affidati alla Fortless. La
tiriamo su ed entriamo al My Marina Yacht Club, il porticciolo a SE della baia,
equipaggiato con corpi morti rinviati in banchina (36°49’437N 28°33’.949E).
Il My Marina Yacht Club è gestito dall’omonimo ristorante (che al momento è chiuso per lavori ed aprirà a detta del titolare fra un paio di settimane), paghiamo 87 € a notte compreso acqua ed elettricità, ci sono bagni e docce ed un piccolo market; tutto sommato un prezzo economico, in confronto alle cifre che abbiamo trovato recentemente nei grossi marina turchi.
Il giorno seguente lo dedichiamo al
turismo, con l’eccezione di Cecilia che purtroppo da un giorno soffre di una
cistite acuta. Organizziamo un’escursione alla cittadina di Dalyan e al sito
archeologico di Kaunos, particolare perché il mezzo di trasporto sarà … una
barca a motore! La nostra guida/skipper viene a prenderci al marina, navighiamo
per un paio di miglia lungo costa in direzione SE e poi cominciamo a risalire
il sinuoso fiume Dalyan. Dalla barca ammiriamo le tombe scolpite nella roccia,
mentre dobbiamo rinunciare al sito archeologico di Kaunos perché siamo sprovvisti
di lire turche e non si può pagare con carta di credito.
Sulla via del ritorno, in barca, ci
fermiamo in prossimità della foce del fiume, perché ci è stato detto che questa
è un’area usata dalle tartarughe per depositare le uova. In effetti vediamo una
tartaruga, e molti cartelli che sembrano indicare i luoghi di deposito. Poco
distante, una spiaggia attrezzata con ombrelloni e lettini.
Alle 16.30 siamo di nuovo al marina e al
momento di pagare avviamo una trattativa con cui riusciamo ad ottenere un bello
sconto: 170 € al posto di 220!
Mercoledì 25 giugno lasciamo il My
Marina con destinazione Gobun Bay, a 18 miglia. Il vento, nullo alla partenza,
rinforza a metà mattina sui 10 nodi da SW e possiamo aprire le vele; con l’ausilio
del motore arriviamo a destinazione alle 14.35.
Gobun Bay è una piccola baia stretta e
lunga, ben riparata, le cui rive sono attrezzate con corpi morti. Anche qui l’ormeggio
è gestito dal ristorante omonimo (Gobun Restaurant, molto carino): se ceni da
loro usufruisci gratuitamente di ormeggio e assistenza, dei servizi di bagni e
docce. Pur avendo trovato la baia piuttosto affollata, troviamo posto sul
pontile vicino al ristorante (36°38’.581N 28°53’.611E).
L’acqua è pulita e invitante, ne approfittiamo per un bel bagno; la sera tutti a cena al ristorante, dove mangiamo bene spendendo 54 € a testa, relativamente poco visto che il conto comprende anche l’ormeggio.
Il mattino successivo, preso atto che
non abbiamo assicurato la nostra presenza serale al ristorante, ci fanno spostare
ad un ormeggio più esterno; i marinai ci assistono comunque nella manovra, porgendoci
il cavo per il corpo morto e prendendo le cime da fissare a terra. Assicurata
la barca nel nuovo posto, usciamo dalla baia con il dinghy per fare il bagno in
un’altra piccola ansa, a circa 1 miglio e mezzo di distanza. La sera, dopo il
solito aperitivo, ceniamo in barca. Poco dopo tutti a letto: domani ci aspetta
una lunga tappa, di 3 (tre) miglia, fino a Yassica Adasi.
Yassica Adasi è un’isoletta stretta e
lunga affiancata da altre come Kizil Ada, Zeytinli Adasi, Seytanli Adasi. Ci
troviamo al centro dell’ampia “Special Environmental Protection Area" (SEPA,
ovvero Area di Protezione Ambientale Speciale) di Fethiye – Göçek. In molte
zone l’ancoraggio è vietato per preservare la posidonia e l’ecosistema marino, ma
in realtà d’estate centinaia di imbarcazioni gettano l’ancora ad ovest di
Yassica Adasi e portano le cime a terra.
Visto che “così fan tutte”, anche noi
troviamo un posto: alle 11.15 gettiamo l’ancora su un fondale di 25-30 metri e
portiamo le cime a terra (36°42’.176N 28°55’.956 E).
Ci spostiamo con il dinghy per fare il bagno sulla costa est di Kizil Ada; all’escursione partecipa Cecilia, che sta meglio (i farmaci hanno funzionato), mentre Angelo rimane in barca per evitare che la sua anca si arrabbi di nuovo.
Rientrati in barca telefoniamo ai 5
marina di Gogek per assumere informazioni e prenotare la prossima sosta:
troviamo le condizioni migliori al marina comunale “Gogek Marina”. 137 € notte,
compreso acqua ed elettricità.
Passiamo un altro giorno di relax
girando pigramente con il dinghy tra le isole e domenica 29 giugno partiamo
alle 8.45 per fare le 3 miglia che ci separano dal Gogek Marina. Facciamo una
sosta al distributore per fare il pieno di carburante e, assistiti dal gommone
del marina, ci spostiamo nell’ormeggio assegnatoci (36°45’.188N 28°56’.415E).
Siamo in posizione strategica rispetto
al centro abitato; appena fuori dal cancello siamo in centro, pieno di negozi e
ristoranti. L’ultima sera decidiamo di passarla in un ristorante tipico: ottima
cena, alla fine della quale apprendo che l’equipaggio ha deciso di offrirmela.
Ne sono onorato.
La mattina del 30 giugno accompagno
Angelo, Cristina, Andrea e Cecilia al taxi che li porterà in aeroporto. Abbiamo
fatto una splendida crociera e devo dire che lasciarsi dopo settimane passate
insieme crea una certa emozione.
La sera stessa arrivano Giancarlo Lugli,
storico amico che ha già navigato molte volte su Refola, con suo figlio
Alessandro e la sua compagna Lidia. Ritrovarsi, ovviamente, è una gioia.
Aggiorno presso un agente la lista
d’equipaggio (pagando 100€), e il primo luglio siamo pronti a lasciare
l’ormeggio.